Sappiamo bene che la
felicità (o, per chi teme di ab-usare di questa parola, la serenità, il
benessere) sono condizioni strettamente individuali, che come tali difficilmente
possiamo riconoscere in un’unica definizione.
Per questo motivo mi ha
molto incuriosita l’articolo apparso su la Lettura, l’inserto del Corriere
della Sera di domenica scorsa, Le parole per descrivere la felicità in 26 lingue.
Così, il giorno dopo, l’ho
letto in classe ai miei ragazzi, selezionando tra i 26 termini quelli che
maggiormente potessero essere per loro significativi:
Balikwas Saltare improvvisamente in un’altra situazione e sentirsi sorpreso. Tagalog
Chrysalism Amniotica tranquillità di essere in casa durante la tempesta. Inglese,
neologismo
Engentar Desiderare di stare soli, ricercare una serena solitudine. Spagnolo
Fargin Orgoglio e sincera felicità per il successo di qualcun altro. Yiddish
Hygge Senso di calore, atmosfera accogliente e amichevole. Danese
Jugaad Trovare soluzioni innovative, improvvisate e geniali, utilizzando quello
che si ha. Hindi
Kanyirninpa Abbraccio protettivo e salutare. Pintupi
Lagom La giusta misura, né troppo né troppo poco. Svedese
Mepak Il piacere delle piccole cose. Serbo
Nunchi Capacità di interpretare gli sguardi e di leggere le emozioni altrui.
Coreano
Orenda Il potere di cambiare il mondo a dispetto di un destino avverso. Urone.
Passeggiata Camminata piacevole, tranquilla e rilassata. Italiano
Ramé Caotico e gioioso insieme. Balinese
Samar Sedersi insieme per raccontare storie all’ora del tramonto. Arabo
Ubuntu Umanità verso gli altri, sentirsi parte di una grande comunità. Bantu.
Poi ognuno ha scelto il
termine che più lo rappresentasse (a me sarebbe piaciuto anche “gli somigliasse”),
ne ha spiegato il motivo e ha scritto un breve episodio di cui fosse
protagonista.
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