giovedì 23 novembre 2017

Riprendiamoci la scuola


C’è una parola che credo dovrebbe stare al centro dei pensieri di ognuno: è la parola benessere.

Essere bene, stare bene, noi e le persone che sono intorno a noi. Perché il benessere si propaga a cascata, e i suoi effetti benefici durano ben oltre il momento contingente.

Ci penso spesso, tanto più in giorni come questi, in cui pare che molto, intorno, rischi di minacciare questo stato. Mi è stato però insegnato che ogni cosa che accade è anche, prima di tutto, di mia responsabilità. Così, da sempre mi chiedo cosa possa fare io per prima, per garantire benessere a me e a chi mi viene affidato ogni giorno: cosa possiamo fare, noi insegnanti, per noi stessi e per i nostri ragazzi.

E mi vien voglia di ripartire da quelli che recentemente ho chiamato “poteri”: senza enfasi, perché, davvero, sono tutti in nostro potere.

Possiamo sorridere: perché anche il sorriso, come lo sbadiglio, è contagioso.

Possiamo accogliere, perché è nell’accoglienza che si dà relazione.

Possiamo, dobbiamo, nell’accoglienza e nella relazione, essere fermi, e con fermezza agire, parlare, ascoltare, rispondere: perché la fermezza non è rigidità, ma consapevolezza di ciò che si è, dei propri limiti, delle proprie capacità, delle proprie competenze.

Possiamo, dobbiamo, muoverci nell’assoluto rispetto, chiedendolo per noi e per chi vive con noi, e dandolo ad ognuno, senza riserve.

Possiamo pretendere che vengano riconosciute la nostra professionalità e la nostra autonomia, dimostrando in ogni momento di essere pronti a risponderne.

Possiamo, insegnanti e alunni, riprenderci la scuola, che è casa nostra, e farne ogni giorno un luogo di benessere.