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martedì 22 dicembre 2020

Il Natale, le tradizioni, l'educazione civica e la pandemia

Ci sono tradizioni a cui è difficile rinunciare: la tombola di Natale, che da anni la mia collega Chiara organizza in classe, ne è uno tra gli esempi. Quest’anno, però, sarebbe stato difficile mantenere i premi tradizionali nel rispetto scrupoloso delle regole antiCovid. Così, ancora una volta è stato un vecchio libro, appena ripubblicato da Bianconero edizioni, a darci l’idea (e che tutto si potesse, di nuovo, apparentare a quella disciplina bella, necessaria e necessariamente trasversale, da ben prima che diventasse obbligatoria, ovvero educazione civica, l’ha resa ancor più preziosa).


Il libro vecchio è Un mazzo di jolly, Nord-sud edizioni; quello nuovo, Jocker: l’autrice è Susie Morgenstern, recentemente vista e ascoltata in conversazione con Barbara Ferraro.

Un anziano maestro giunge, nuovo, in una classe quinta, e regala a ciascun alunno o alunna un mazzo di jolly:  

UN JOLLY PER RESTARE A LETTO

UN JOLLY PER NON ANDARE A SCUOLA

UN JOLLY PER ARRIVARE A SCUOLA IN RITARDO

UN JOLLY PER PERDERE IL QUADERNO DEI COMPITI

UN JOLLY PER NON FARE I COMPITI

[…]

 

Non potevamo certo lasciarci sfuggire un’idea tanto geniale, e così, dopo aver ascoltato tutti i consigli di bambini e bambine:

 

PREMI PICCOLI:

Allungare un pochino arte

Fare cinque minuti in più di arte

Poter a volte fare una piccola pausa durante l’ora di lezione

Portare il proprio animale domestico in classe

Parlare senza alzare la mano

Parlare con il compagno di banco durante la lezione

Sdraiarsi sul banco

Niente compiti per una settimana

Arrivare in ritardo

[…]

 

PREMI GRANDI

Decidere i posti in classe

Giocare con l’altra classe

Un’ora di intervallo

Fare il dopomensa più lungo

Aggiungere un intervallo al pomeriggio

Avere arte due volte a settimana

Fare una gita/uscita

Ricominciare il giro delle parole belle il lunedì

Saltare la lezione che non ti piace per tre volte

[…]

 

ecco i premi della nostra tombola natalizia 2020…

 






Chissà se sarà passata l’idea che siano meglio molti premi da condividere con compagne e compagni che uno solo di cui usufruire da soli!

 


 

 

 

giovedì 12 novembre 2020

La mia scuola ha un nome da maschio

La mia scuola ha un nome da maschio: si chiama Goffredo Qualcosa. io però la chiamo scuola e quindi è femmina. Chissà che cosa fa quando non ci siamo. Chissà se rimane ferma tutto il tempo ad aspettarci. Noi no, noi ci muoviamo sempre e la mattina la troviamo al solito posto. Qualcuno arriva per primo, mentre gli altri entrano tutti insieme di corsa. C’è chi è in ritardo anche oggi e la scuola gli apre lo stesso il portone, ma è l'ultima volta.

I genitori la guardano da fuori, parlano sempre tra loro e vanno via; i maestri invece stanno lì e la vedono da dentro. Noi non ci fermiamo a guardare, mentre i bidelli ci dicono che non si corre per le scale.

La mia scuola è di quelle normali, con un cancello e i disegni appesi. Alcune invece sembrano torte, altri scarponi; ce ne sono fatte di terra, di pietra, di fango o di marmo. Ci sono scuole morbide e comode o dure che pungono. Strette e alte o basse e larghe. La scuola però può essere tutta diversa: a volte è un albero e basta, o una strada, o un muretto.

Susanna Mattiangeli – Agostin Comotto, La mia scuola ha un nome da maschio, Lapis

 

La mia scuola mi piace così tanto che il lunedì sono felice che inizi una nuova settimana. Di questi tempi, tutte le mattine mi sveglio e una delle prime cose che penso è: “Che fortuna, anche oggi possiamo andare a scuola!”.

La mia scuola ha un enorme giardino, in cui ci riversiamo all’intervallo e nel dopo mensa. Da settembre, non possiamo più mischiarci con le altri classi, così lo spazio è diviso a settori, ogni classe ha il proprio, ci gioca e lo colonizza, che vuol dire che ogni foglia, ogni sasso, ogni ago di pino, ogni insetto o lombrico è di proprietà di quella classe, e se per caso uno di un’altra classe fugge con un sasso o una foglia, ci sarà sempre qualcun altro che urla: “Ce l’ha rubato!”.

La maestra

 

Da quest’anno, a scuola, c’è una nuova materia: si chiama educazione civica e, si sa, non è nuova per niente, un po’ perché si faceva già anni e anni fa, ma, soprattutto, perché alcuni insegnanti la fanno tutti i giorni, a lungo, più volte al giorno.

La differenza? Che bisogna quantificarla (33 ore all’anno), giocarsela ai dadi tra docenti di diverse discipline, progettarla e, soprattutto, ahimè, valutarla.

E che differenza ci sarà tra la valutazione del comportamento e quella di educazione civica? Dovremo fare le verifiche, test di comprensione, a risposta multipla e/o aperta? E se uno/a mena il compagno ma conosce tutte le risposte, in educazione civica avrà dieci (o, pardon, eccellente)?

Insomma, i quesiti aperti sono molti, e naturalmente passeranno anni prima che si riesca a dar loro risposte sensate; nel frattempo, un’altra riforma ci arriverà tra capo e collo, tingendo di nuovo quel che, per molti, a tratti odora d’antico: e il profumo non è detto sia sempre gradevole.

In ogni caso, noi educazione civica la incominciamo da qui, dalla lettura di questo libro di Susanna Mattiangeli e Agustin Comotto. Perché, che la scuola sia un diritto, oltre che un dovere, tocca proprio tenerlo a memoria…