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lunedì 30 agosto 2021

Incontro con l'autrice: Cristina Bellemo

19 aprile 2021, una data da ricordare



Succede che tu riesca a organizzare per le tue classi - finalmente, anche se online - un incontro con l’autrice.
 
Succede che l’autrice sia Cristina Bellemo, a cui ti unisce, oltre che una profonda stima per il lavoro che da anni ci regala occasioni di profonde riflessioni, anche una consonanza, che hai sentito risuonare ogni volta in cui c’è stata l’occasione di incontrarsi, ascoltarla, confrontarsi. 

Succede che bambine e bambini siano davvero molto emozionati per questa occasione: nel corso di questi tre anni insieme abbiamo letto molti suoi libri (Storia piccola ci ha accompagnato durante il primo incontro, a settembre 2018, con i genitori; abbiamo iniziato il 2021 con Pienovuoto, e proseguito con Il soldatino, per leggere, solo pochi giorni fa, Amelia. Tipi è lì, che ci aspetta, e ne troveremo un brano sul libro di testo del prossimo anno, in quarta). 

Succede, però, che a marzo si stia un mese in DAD, o DDI (che, con gli acronimi, pure le maestre si confondono). E così, tutto il lavoro di preparazione delle domande per l’intervista a Cristina lo prepariamo a distanza, ognuno scrivendo nel chiuso della propria cameretta, o al tavolo della cucina, o nel soggiorno dei nonni, e poi leggendo tutte le domande, e scegliendone una ciascuno/a.
 
Succede, ancora, che finalmente il 19 aprile Cristina si colleghi con noi, un’ora con ciascuna classe, e risponda con attenzione, rispetto, cura, a ogni domanda che le viene posta.

Succede, anche, che alla maestra dispiaccia che tutte queste parole (quelle pensate da bambine e bambini per Cristina, e le sue per ciascuno di loro, e per tutti), si perdano, come accade a volte, nella memoria, anche alle esperienze più belle. Così la maestra chiede alle bambine e ai bambini, attraverso un Modulo di Google che ormai sono espertissimi ad usare, di scrivere la domanda che ciascuno, ciascuna, le ha posto, e tutto ciò che si ricordano della risposta. 

Succede che alcune risposte siano molto ricche, complete, dettagliate. Succede, naturalmente, che altre lo siano meno. Così la maestra, in classe, completa con i ricordi condivisi ciascuna risposta dell’intervista (se ce ne fosse bisogno, un’ulteriore, e concreta, dimostrazione di quanto sia più potente, ed efficace, la memoria collettiva rispetto a quella individuale). 

Le interviste sono bellissime, e sono qui. Sono certa che ogni bambina e ogni bambino (più la maestra, e Cristina stessa) le custodiranno a lungo. 
La parola scritta può aiutare anche in questo. 


Intervista a Cristina Bellemo (3^A) 

Mi dai un dono? 
Ti regalo la mia parola preferita: sciabordio. 

Quando scrivi libri, prendi spunto da qualcosa oppure ti vengono in mente? Dipende, a volte le immagino a volte le vedo e prendo spunto. Spesso scrivo di notte perché il giorno è molto rumoroso per le macchine, chi suona il campanello e il telefono, invece la notte è tranquilla e la mia immaginazione può andare con tranquillità nel silenzio. 

Qual è l'ingrediente segreto per tutti i tuoi libri? 
Che domandona. (A questo punto, un compagno suggerisce: “L’amore”). È proprio la parola giusta, io stavo per rispondere: l’amore per la scrittura, ma non è solo quello, è anche l’amore che provo per le altre persone. 

Come trovi l'ispirazione giusta? 
A volte l'ispirazione arriva a caso, all'improvviso. Per esempio, una volta mio marito, tornato da un viaggio, mi ha regalato un quaderno e di colpo mi è venuta un'idea. Questo quaderno mi piace molto perché è molto strano, in particolare nell’apertura, ed è perfetto per scrivere delle poesie sulla notte, perché la copertina è blu notte con dei fiori dorati. 

Scrivi solo o leggi anche? 
Io leggo molto perché da piccola avevo pochi libri, e per lo più brutti, perché le persone a cui non piacevano li davano a noi. Poi, quando io e mio fratello abbiamo iniziato a studiare, abbiamo riempito la casa di libri. Ora passo più tempo a leggere che a scrivere. Mio marito dice che, quando prendo in mano un libro, sembra che lo sfiori, senza toccarlo. 

Qual è il libro che ti è piaciuto di più scrivere? 
Non ho un libro preferito. Mi piacciono tutti i libri che ho scritto. Se proprio devo sceglierne uno, direi Io e il falco, perché quando l’ho scritto mi è sembrato di vivere la stessa avventura del bambino. 




Hai sempre voluto fare la scrittrice? 
No. Non me lo sarei mai aspettata perché quando ero piccola avevo pochi libri ed erano brutti. Ma quando ho cominciato a studiare mi sono appassionata. E dopo sono diventata una giornalista e infine una scrittrice. 

Come ti sei sentita la prima volta che hai fatto la scrittrice? 
Ero felice e mi sono messa a saltellare per tutta la casa, solo che adesso sono meno atletica, però provo ancora lo stesso sentimento. 

Qual è il prossimo libro? Bella domanda (anche mia figlia si chiama Cecilia, quest'anno compie vent'anni…). Il mio ultimo libro, E la regina disse, sta per essere pubblicato dalla casa editrice Zoolibri, però ne sto scrivendo molti altri. Se ti facessi vedere la mia scrivania, ce ne sarebbero tantissimi, tra i quali uno che si intitola Quattro versi, poesie composte solo da quattro versi, quattro righe (ce l’ha fatto vedere, aveva la copertina con un soffione). 

Quanto tempo ci metti ad inventare un libro? 
Alcune volte ci metto molto tempo, anche anni, e altre volte poco tempo. 

Sei orgogliosa di quante persone leggono i tuoi libri? 
Più che orgogliosa sono grata, perché ringrazio le persone che hanno letto i miei libri. A volte mi dicono che nei miei libri hanno trovato un pezzo di sé stessi e a me fa tanto piacere, perché vuol dire che mi assomigliano. Sono molto orgogliosa di quante persone leggono e si divertono con i miei libri. 

Avrai conosciuto molte persone essendo una scrittrice molto famosa… 
Sì, ho conosciuto molte persone; oltretutto, essendo molto curiosa, mi piace conoscere nuove persone, soprattutto i bambini, perché mi danno molta ispirazione per i miei libri. 

Cosa ti ha ispirata a scrivere dei libri? 
I miei libri mi vengono in mente da qualche oggetto o persona. Mio marito l'altro giorno mi ha regalato un quadernino e da lì mi è venuta in mente una storia. Ad esempio, il libro Tipi è ispirato dai miei vicini. A 37 anni ho scritto il mio primo libro ispirato a mio figlio, dal titolo Il disegnatore di lune, perché lui le disegnava dappertutto: sui muri, sulle coperte, sui libri di scuola. 




I tuoi libri sono realistici.
Anche in quelli realistici, o ispirati a cose reali, c’è sempre un po’ di fantasia. E la fantasia mi fa pensare a Gianni Rodari, che aveva molta fantasia (la Fantastica). Il signor Pieno e il signor Vuoto possono essere persone reali, ma nei libri c’è una parte di realtà e una di fantasia. Per esempio, ne Il soldatino mi sono ispirata a me stessa perché da piccola mi sentivo obbligata dalle persone a rispettare le regole.




Come fai a inventare le storie? 
Io sono molto curiosa ed è quello che mi ispira. 

Come ci si sente a scrivere un libro che tutto il mondo può leggere? 
È una sensazione strana, perché una volta che il libro è stato pubblicato, non puoi più cambiare le parole, non puoi più cancellarle e non sai se può piacere ai lettori. Quindi sei sempre un po' indecisa. Dopo un po’ di tempo, però, mi calmo, e penso che sia giusto. 

Cosa hai provato a vedere il tuo libro pubblicato? 
Può succedere che pubblico un mio libro e mi viene il dubbio: forse ho sbagliato a scrivere o qualcuno nota un errore e tu non puoi più correggere il libro pubblicato, e così ti viene l'ansia e inizi a preoccuparti. Magari qualcuno ti dice: “Non mi piace” “È troppo lungo” o “È troppo corto”. 

Perché scrivi libri? 
Mi piace molto scrivere i libri e che tutti li leggano. 

Da quanto fa la scrittrice? 
Ho scritto il mio primo libro nel 2008, Parole di Natale




Quanti libri hai scritto nella tua carriera? 
Ho scritto 27/28 libri, molti tradotti in altre lingue. 

Hai scritto dei libri sullo spinosaurus aegiptyqus di Jurassic Park 3? 
No, per ora, ma da piccolo mio figlio mi chiedeva se potevo farlo. Perciò non ne ho già scritto uno, ma magari in futuro sì. 

I tuoi libri sono bellissimi perché mi piacciono. Grazie mille, sono felice, sono onorata. 


Intervista a Cristina Bellemo (3^B) 

Quanti libri fantastici hai fatto? E quanti realistici? 
Io ho fatto almeno due libri fantastici e tutti gli altri sono realistici. 

Perché hai scelto di fare la scrittrice e non la maestra? 
In realtà ho fatto la maestra, la giornalista e la scrittrice. Dopo un po' di anni passati a insegnare, ho iniziato a scrivere articoli e a fare interviste per i giornali. Poi ho iniziato a scrivere libri per bambini e romanzi. Ho capito che quello che mi appassiona di più è scrivere. Mi piacerebbe anche essere capace di illustrare i miei libri. 

Ti piace leggere? 
Si, mi piace molto. Tutti i libri che ho sulla sua libreria li ho letti. Anche quando finisco di scrivere un mio libro, lo rileggo decine di volte. Ogni volta che lo rileggo, aggiungo qualche particolare. Dedico più tempo a leggere che a scrivere. 

Quanti libri hai scritto? 
Faccio fatica a rispondere, credo di averne scritti 26,27 o 28. Molti di questi libri sono stati tradotti in altre lingue. 

Ti sei mai descritta?
Sì, mi sono descritta in alcuni miei libri, tipo Il soldatino, perché nell’infanzia ero sempre agli ordini dei miei genitori, così ero brava, come il soldatino che per essere bravo era sempre agli ordini del generale, anche se non voleva. Mi sono descritta anche nel libro Due ali, come se da un’aquila cadesse una piuma lenta lenta come me, fragile come me. 




Qual è il tuo animale preferito? 
La tartaruga, perché è lenta come sono io, e faccio le cose con molta calma. 

Hai mai scritto un manga? 
Io non ho mai scritto un manga, ma mio figlio sa come si fanno e ogni estate va a fare un corso. Mi piacciono molto e guardo gli anime con lui. Mi piacerebbe farli, ma non so se ne sarei capace. 

Qual è il tuo libro preferito tra i tuoi? 
È difficile, perché i libri sono una cosa molto importante; forse il mio preferito è Io e il falco, perché è stato per me come entrare nel libro e provare le emozioni dei protagonisti. 

Qual è il tuo libro che ha avuto più successo? 
25 storie di Natale, che è stato ristampato quattro volte e adesso è finito. 

Qual è il tuo colore preferito? 
Il mio colore preferito è l'azzurro perché mi ricorda il cielo. Prima mi piaceva l’arancione. 

Com'è nata l'idea di scrivere Pienovuoto
L'idea di scrivere Pienovuoto è nata prendendo spunto da altri libri sui contrari scritti da me. Per esempio, il libro che racconta di uno che per parlare piano doveva urlare e un altro per urlare doveva parlare piano. 




Ti piace leggere i tuoi libri? 
Sì, mi piace leggere i miei libri perché quando li scrivo dopo li rileggo decine e decine di volte per correggere gli errori del testo. 

Ma tu da piccola sognavi già di fare la scrittrice? 
No, non sognavo di fare la scrittrice perché in casa mia c'erano pochi libri da leggere, e anche brutti, perché le persone ci davano quelli che venivano scartati. Quando io e mio fratello siamo andati a scuola, abbiamo studiato tantissimo e comprato tanti libri, non solo per la scuola, ma anche che ci piacevano. Meno male che dopo ne ho scritti tanti io. 

Cosa ti ha ispirato a fare i libri? 
Tutto mi ispira a scrivere i libri, dalle cose belle alle cose brutte, le persone che osservo, gli animali. Io osservo molte cose e particolari, ad esempio la pelle, come sono vestite le persone, come parlano, perché sono curiosa. Tutto quello che vedo me lo conservo nella mente. 

Da quanto fai la scrittrice? 
Ho iniziato a 25 anni come giornalista e poi ho fatto la scrittrice. 

Perché hai scelto di scrivere e non disegnare? 
Il tempo che gli illustratori dedicano a disegnare io lo dedico alla scrittura. 

Ma come ti vengono queste idee? 
Queste idee mi vengono guardando la gente e la natura: sono una buona osservatrice.

sabato 10 aprile 2021

Dei foglietti, e delle verifiche

Ieri, in classe, c’è stato un momento in cui ho pensato di aver perso “i foglietti”.

“Ma Anto!” si è levato un coro. Le mie bambine e i miei bambini mi conoscono bene, e sanno che a volte mi capita di scordare dove ho messo quella o quell’altra cosa tanto importante.

Già, i foglietti. (Poi, fortunatamente, li ho ritrovati).

Ma cosa sono? E perché sono così importanti?

I foglietti sono il tentativo di dar voce a tutte e a tutti, di permettere a ognun* di dar forma al proprio pensiero, e soprattutto di evitare che ci sia chi si nasconde dietro il “già detto” dei compagni.

In molte situazioni in cui chiedo una riflessione, un suggerimento, una risposta, chiedo a ciascuna e a ciascuno di scrivere: altrimenti la selva delle mani alzate (spesso, le stesse) impedirebbe a chi ha bisogno di più tempo - o, semplicemente, teme maggiormente di esporsi - di contribuire con i propri pensieri all’arricchimento comune.

Invece i foglietti sono quieti. Non generano grosse ansie. Sono semplici fogli bianchi divisi in quattro. Ci si può scrivere a penna, a matita o a pennarello. Si può scrivere tutto quello che viene in mente. Si può cancellare, anche con qualche scarabocchio, si può riscrivere. E lo si può fare senza il timore della valutazione.

A proposito di valutazione: questa volta i foglietti servivano proprio a questo. A chiedere a bambine e bambini dei suggerimenti su come strutturare la prossima prova di verifica sui verbi.

Così, questa è l’ennesima occasione in cui sono davvero curiosa di leggerli, uno a uno, e di ricopiare quel che vi troverò scritto, e di rileggerlo, lunedì, in classe, per poi scegliere, insieme a loro, cosa fare nei giorni che seguiranno.

Il cammino è tutto da costruire, insomma. Ma non saprei fare altrimenti.




martedì 7 gennaio 2020

Per fortuna ci sei




Come (ri)cominciare un nuovo anno insieme?

Perché è vero che il 2020 è un anno tutto nuovo, ma è altrettanto vero che il tempo scolastico è scandito in modo diverso, e questo non è tanto un nuovo inizio, quanto un ritrovarsi, dopo una lunga vacanza.


Non mi affascinano particolarmente i buoni propositi, destinati fatalmente a infrangersi sul terreno scivoloso della quotidianità; mi piace però che ci sia qualcosa di semplice a rendere speciale il nostro rinnovato incontro.


Ripenso alle bambine e ai bambini; e, ancora una volta, ad affacciarsi prepotentemente alla mente sono i più fragili, i più difficili, i più complicati. Magari quelli che la vita la complicano anche a te.


Così penso che sia importante provare ad andare oltre la fatica (quella fatica non buona che sento aver condizionato i nostri ultimi giorni del 2019 insieme) e trovare il modo per dare spazio a ognuno di loro, al loro esserci, per sé e per/con gli altri. 


Penso alla scrittura, che ancora una volta mi sembra strumento privilegiato per comunicare -anche in modo intimo, privato - le cose più importanti.

Penso alla fortuna di vivere in questo mondo, dove i diritti sono garantiti; penso alle fortune, piccole e grandi, che ognuno di noi può contare nella propria vita; penso all’importanza di essere capaci di riconoscerle, queste fortune, e di farne tesoro.


Metto insieme tutto e ci penso nel tempo quieto delle vacanze (che, si sa, per gli insegnanti sono lunghe. Ma se non lo fossero, come potremmo immaginare e progettare tutto quel che poi realizzeremo a scuola?).


Ne parlo con la mia collega, che mi risponde con un “Ci stavo pensando anch’io”. Ed è una tra le frasi più belle ascoltate in questi primi giorni: perché parla di affinità oltre le necessarie differenze.


Ci ragioniamo, un po’ da sole e un po’ insieme. Pensiamo ai dettagli: quale il titolo? Come scrivere i nomi? Coccinelle o quadrifogli a far loro compagnia?


E poi, via: Per fortuna ci sei


Per fortuna ci sei: nel mondo, e qui. Per fortuna puoi fare la differenza con la tua presenza. Per fortuna i tuoi compagni e i tuoi insegnanti possono dirtelo, e scrivertelo, e mettere il biglietto nella busta che porta il tuo nome. E fare in modo di cogliere, e fermare, l’istante in cui qualcuno ha pensato: per fortuna ci sei.

A presto, con questi due:




sabato 17 novembre 2018

Silvestro e il sassolino magico



 

Di nuovo, un testo già utilizzato cinque anni fa torna ad accompagnarci alla scoperta di una nuova consonante, la S.

Lo fa, però, attraverso una nuova edizione, in cui, oltre il formato e la casa editrice, cambia la traduzione. E io, che ero affezionata a Silvestro Isadori, fatico a ritrovarlo con il cognome Somarelli.





L’asinello Silvestro ama collezionare sassolini dalle forme e dai colori più strani, e un giorno ne trova uno bellissimo. È un sassolino magico che esaudisce i desideri!



Ma ai desideri bisogna stare attenti: quando si incontra un leone affamato può capitare di esprimere quelli più sbagliati…



Come incomincia:



“Silvestro Isadori abitava insieme al suo papà a e alla sua mamma in Via delle Ghiande, a Borgo Avena.

Uno dei suoi passatempi preferiti era raccogliere sassolini dalla forma e dal colore insoliti.

Durante le vacanze, in un sabato in cui pioveva a dirotto, Silvestro trovò un sassolino davvero diverso da tutti gli altri. Era di un rosso acceso, lucido e perfettamente rotondo, come una biglia. Mentre esaminava questa pietra straordinaria, Silvestro cominciò a rabbrividire, forse per l’eccitazione, e sentiva la pioggia fredda inzuppargli la schiena. –Quanto sarebbe bello se smettesse di piovere!- disse.

Con sua grande sorpresa, la pioggia cessò. Non poco alla volta, come fa di solito. No: molto semplicemente, SI FERMO’ DI COLPO. Le gocce sparirono prima ancora di arrivare a terra, le nuvole scomparvero, tutto era perfettamente asciutto e il sole splendeva come se la pioggia non ci fosse mai stata.”




STEIG W., Silvestro e il sassolino magico, Mondadori



Come nella pubblicazione più recente, Amos e Boris, sempre edita da Rizzoli, William Steig ha il dono straordinario e potente di farci entrare immediatamente e nitidamente nella storia.

Siamo lì, con Silvestro, sotto la pioggia: e d’un tratto, il sassolino rosso tra le mani, non piove più.
Non, semplicemente, smette di piovere, ma la pioggia si ferma di colpo.

Tutto merito del sassolino rosso, certo: un sassolino magico davvero, così come lo ha rappresentato questa bambina, con le idee ben chiare rispetto al prima e al dopo (Ho disegnato due parti della storia, mi dice soddisfatta), al potere della magia, alla forza del desiderio.



I bambini parlano, i bambini scrivono: e mi piace osservare come evolvano le loro capacità, la loro concettualizzazione della lingua scritta. Da un lungo elenco di lettere, siamo passati alla successione di gruppi più o meno numerosi, in cui si cominciano a intravvedere le prime parole di senso.






Poi ci sono loro, che scrivono quasi correttamente fin da prima di cominciare la scuola, e per i quali la produzione scritta in autonomia può essere un modo efficace per continuare a parlare di ciò che hanno ascoltato e su cui hanno riflettuto.







 A scrivere s'impara scrivendo.

sabato 13 ottobre 2018

Come Ina, scriviamo



Credo davvero nella necessità che i bambini e le bambine siano protagonisti attivi del proprio apprendimento.
In questi mesi ho molto riflettuto sulle attività di scrittura spontanea proposte dalla mia amica Sandra ai suoi alunni. I suoi post sono diventati stimolo ad un pensiero nuovo, dove le competenze pregresse di ognuno fossero messe al centro dei rispettivi percorsi di apprendimento.
Così, dopo essere diventati lettori, tutti si sono trasformati in scrittori: non solo attraverso la capacità di ricopiare dalla lavagna, ma producendo scrittura in modo autonomo.
“Scrivi come sei capace” è diventato, anche per chi teme di non esserlo, la possibilità di provare, di mettersi in gioco; per l’insegnante, la dimostrazione che esistono, all’interno della stessa classe, livelli diversi di concettualizzazione della lingua scritta, e che è necessario conoscerli tutti per poter costruire percorsi che di tutti tengano conto, perché tutti vengano valorizzati.
Accanto a lunghe sequenze di lettere

possiamo trovare le prime parole – spesso il proprio nome, quello dei compagni, mamma e papà, ma anche i nonni e gli animali










Mi ha fatto molto sorridere incontrare i nani da giardino e Radio Due 

e scoprire che il pensiero bambino già opera importanti similitudini: al posto dei suoni duri di C e G, l’uso dell’H

al posto dei suoni dolci di G, la J.


La formica Ina, protagonista del libro  Ina la formica dell’alfabeto, di Matteo Terzaghi – Marco Zürcher, AER, ci ha accompagnato in questa prima tappa del nostro viaggio.




Ed è stato bello ripetere a gran voce la poesia che conclude il suo albo: poesia che ci ha permesso di operare i primi confronti tra le rime, in un gioco fonologico importante, che ripeteremo spesso, e che è diventata compito a casa, da condividere con un grande.


Che – questo mi sembra importante – non è sempre la mamma, e magari neppure il papà. Con un grande che può essere ogni persona maggiore che il bambino ha vicino a sé.
Il cammino contro gli stereotipi è quotidiano come il pane.

mercoledì 26 settembre 2018

Viva le fotocopie!

Chi mi conosce lo sa: anche se non amo le schede, le fotocopie, ci sono però delle attività che, pur prevedendo l’utilizzo della fotocopiatrice, negli anni mi sono parse sempre significative, perché mettono al centro le bambine e i bambini tutti, le loro conoscenze, le loro capacità, il loro pensiero.

Così, anche quest’anno, uno dei primi lavori sul quaderno di italiano è stato realizzato grazie alle fotocopie.
Dopo aver letto alcuni albi con protagonisti il cui nome iniziava con A (Anselmo, Anna, Alfredo, Amos), ho consegnato alle bambine e ai bambini un piccolo rettangolo di carta (1/16 di A4) e ho chiesto loro di disegnare, utilizzando il pennarello nero a punta finissima, cose, persone, parole che iniziassero con la lettera A.  (Mi sembra, questo di disegnare, e poi scrivere, ognuno sul proprio piccolo foglio, uno dei primi modi per dar voce a tutti, e a tutti riconoscere uguale diritto ad esprimersi, e uguale dignità. E, in questo caso, se la parola pensata inizia con un’altra lettera, nessun problema: la si tiene da parte per quando sarà appropriata.)




Ogni bambina e bambino ha poi mostrato alla classe il proprio disegno, permettendo in questo modo ai compagni di indovinare cosa fosse rappresentato. In seguito, abbiamo raggruppato i disegni di identici soggetti e per finire abbiamo fatto le fotocopie, che sono poi state ritagliate, incollate sul quaderno e colorate.
Ad accompagnarle, una parola per ogni immagine.

Ci si impiega molto tempo, a fare questo lavoro: ma ci si impiega molto tempo anche per imparare, e diventare grandi.
















A scrivere s’impara scrivendo.

lunedì 3 settembre 2018

Scrivi come sei capace - Sandra Minciotti

Scrivi come sei capace - Sandra Minciotti*


“Scrivi come sei capace”.
Questa è la proposta che i miei bambini si sono sentiti fare innumerevoli volte da quando, in settembre,  è iniziata questa emozionante e faticosa fase della loro vita.
Potevo leggere nei loro sguardi così trasparenti tutto lo stupore che questa richiesta provocava: “maestra, ma io non sono capace!”
Non è facile far capire ad un bambino di sei anni che tutto quello che sa fare ha un valore, che l’errore è un evento naturale, che iniziare la prima elementare non vuol dire saper già leggere e scrivere solo perché si conoscono le lettere dell’alfabeto, che alla maestra non interessa  la perfezione, che non sarà delusa. 
Non è facile affrontare una dolorosa paura. 
Per fare questo ci vuole coraggio, come ci vuole coraggio per imparare ad alzarsi presto tutte le mattine, a stare seduti per un po’ di tempo senza alzarsi dal banco, a rivolgere lo sguardo, ancor prima che la parola, a tutti quei bambini sconosciuti, a raccontare le proprie esperienze, a dire quello che si pensa anche se si ha paura che sia sbagliato o non interessi a nessuno, ad affrontare le prese in giro e gli “scherzi”, a gestire lo stress di gomme matite pastelli che misteriosamente e inesorabilmente svaniscono nel nulla,  a mostrare alla maestra il quaderno con la data pasticciata, a dire “maestra, mi aiuti ?”.  
Ci vuole coraggio per  crescere.
E quindi ben venga il tema annuale “Il coraggio vien leggendo”, proposto dal progetto regionale   Crescere Leggendo nell’ambito LeggiAMO 0/18, ,  che ha come obiettivo l’ educazione alla lettura e pone al centro la comunità e la sua capacità di favorire un ambiente educativo ricco di storie e di libri.

Per questo progetto, inserito nel POF dell’ IC di cui fa parte la scuola in cui lavoro,  è stato scelto nel mio plesso il sottotitolo “Noi dentro le storie”.

E proprio attraverso le storie, in particolare attraverso gli albi illustrati, i miei coraggiosi bambini hanno imparato a leggere e a scrivere.

Questa scelta nasce dalla convinzione che utilizzare gli albi illustrati nel processo di apprendimento della letto-scrittura sia efficace sia sul piano dell’acquisizione delle strumentalità di base, cosa che si può ottenere anche con i testi adozionali di metodo, sia su quello che riguarda la capacità, da parte dei bambini, di riflettere su se stessi, sulle proprie esperienze, allo scopo di acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie caratteristiche personali e della propria visione del mondo che li circonda.

Inoltre, confrontandosi con i personaggi degli albi e le loro storie, i bambini vengono stimolati  a sviluppare il piacere della lettura, e, cosa non secondaria,  la motivazione allo scrivere come narrazione del sé, nel fluire crono-logico e narrativo della propria esperienza.

Per ogni lettera dell’alfabeto presentata ho scelto un albo illustrato che fosse in qualche modo collegato alla lettera stessa, o attraverso il nome del personaggio o attraverso il contenuto.

Per mezzo di attività di ascolto, letture, conversazioni, produzione di testi collettivi, attività di scrittura spontanea e realizzazione di artefatti, in un’ottica trasversale tra le discipline di italiano e arte, i bambini hanno avuto la possibilità di apprendere attraverso una continua  riorganizzazione cognitiva rispettosa dei loro tempi, in un clima di inclusione e condivisione, in accordo con le life-skills individuate dall’OMS nel documento prodotto nel 1993, “Life Skills Education in Schools”.

L’approccio all’apprendimento della letto-scrittura attraverso gli albi illustrati assume quindi una prospettiva esistenziale con una valenza formativa del bambino in quanto persona.



ALBI CORAGGIOSI






INCONTRO CON PAROLE CHE RACCONTANO E DESCRIVONO


Durante e dopo l’ascolto  i bambini : pongono attenzione e colgono le parole-chiave del testo narrativo; scoprono e stabiliscono relazioni; riconoscono gli aspetti caratterizzanti dei protagonisti dei libri; ricordano e raccontano esperienze personali autobiografiche collegate ai testi ascoltati;  compongono-scompongono frasi-testo narrative e descrittive.












NOI VERSO LA SCRITTURA DENTRO LE STORIE

Nella fase di appropriazione del segno grafico, dell’ apprendimento della corrispondenza tra grafema e fonema, della costruzione del concetto di scrittura, i bambini: si identificano con i personaggi o le situazioni narrate negli albi illustrati; producono e copiano testi collettivi; producono parole/frase, brevi frasi o semplici testi che raccontino le proprie esperienze e le emozioni collegate ad esse in attività di scrittura spontanea (scrivi come sei capace); costruiscono un’idea di scrittura attraverso continui aggiustamenti cognitivi



ALBI ILLUSTRATI E ARTE
Nel percorso trasversale tra le discipline di italiano e arte, i  bambini: osservano illustrazioni/immagini e compiono inferenze sul testo; esprimono preferenze e valutazioni (secondo me); illustrano con tecniche diverse le frasi/testi prodotti.


NOI DENTRO LE STORIE
Nell’ultima fase del percorso, i bambini : ricordano e raccontano in forma scritta, attraverso attività di scrittura spontanea, esperienze personali autobiografiche collegate ai testi ascoltati;  condividono con i compagni attraverso la lettura le frasi/testo prodotte.

A fine anno è stata realizzata una mostra nei locali della scuola per condividere con le famiglie il percorso realizzato.
*Sandra è, insieme ad altre splendide persone, uno dei grandi doni del Masetto.
Sono affascinata dal suo approccio educativo e didattico, con particolare riferimento alla scrittura spontanea. Questo è il terzo post a suo nome che appare su Apedario. Trovate il primo qui.
Qui il secondo.