C’è un tratto che credo
debba accomunare i bambini e gli adulti che vivono o lavorano con loro: la
curiosità. Sono convinta che essa sia uno tra i requisiti fondamentali per
fare, di un insegnante, un buon insegnante.
I nostri sono, senza dubbio,
tempi in cui la curiosità può trovare infinite strade per ramificarsi e cercare
risposte, oltre che per stimolare nuove domande. E se ciò vale per gli ambiti
in cui pian piano ci siamo costruiti, con gli studi o la professionalità, una competenza,
è ancor più vero per tutti quelli che, pur suscitando il nostro interesse, non
conosciamo approfonditamente.
E così l'ignoranza, quell’ignoranza buona che non ti fa vedere l’ora di
scoprire quel che prima non conoscevi, diventa anch'essa un valore.
Forte di questa convinzione, quando si è trattato di scegliere un’attività di
scrittura per il corso al Masetto, mi è tornato in mente il post Lettera a un sasso scritto e
condiviso da Giovanna Zoboli per Doppiozero. Un pezzo che ho molto amato e che periodicamente torno a leggere, convinta che ogni volta abbia qualcosa da dirmi.
Ho chiesto quindi ai partecipanti di portare un sasso, o di raccoglierlo durante le uscite sul posto.
(regalo di Federica)
A quel punto, ho pensato ad una bibliografia di
riferimento, narrativa e per immagini, in parte suggerita dall’articolo stesso. In uno dei pomeriggi trascorsi insieme, ho narrato ai ragazzi le attività realizzate negli anni scorsi a scuola con i bambini, utilizzando ad esempio Un sasso nella strada delle mie amiche Barbara e Ilaria.
(piccola bibliografia)
Infine, dopo la lettura condivisa dell'articolo di Giovanna Zoboli, ognuno ha scritto la propria Lettera a un sasso:
Caro
sasso,
mi piace sentirti nel palmo della mia mano. Tu come
ti senti lì?
Ami il calore della mia pelle, la forza delicata
della mia stretta?
Quante onde hai conosciuto, audaci e potenti, capaci
di addolcire i tuoi spigoli?
Hai aperto la tua porta segreta alla forza
dell’acqua?
Ricami di schiuma ti sono entrati dentro,
nuvole dense di pioggia raccolgono in te la voce
della tempesta.
La senti la forza delicata e calda della mia mano?
Sandra
Caro
sasso piatto e lucente,
qual è il tuo nome?
Quale cammino hai percorso prima di incontrare il
mio passo?
Sei stato riva o sentiero?
Vetta o fondale?
Fondamenta o camino?
Quale storia ha levigato la tua pelle di pietra?
Quanto pesa il tuo cuore di sasso?
La mia mano ti soppesa….
Dipenderanno da me i tuoi balzi sul mare?
Sarà per il solo merito della mia mano se danzerai,
prima di diventare sirena?
E se invece sparirai nell’acqua con un tonfo sordo,
sarà colpa solo del tuo peso, della tua forma inadatta?
Non è dalla tua forma né dalla mia mano che dipende
il tuo volo, ma da quanto la mia mano ha considerato il peso del tuo cuore di
polvere.
Caro sasso, prima di lanciarti su questo specchio di
mare, devo sapere chi sei.
Anna
Caro
Sasso
Dove sei stato finora?
Appena ti ho visto ti ho riconosciuto.
Ti volevo proprio così.
Sei liscio come una gigantesca biglia colorata.
I tuoi colori sono sfumature di grigio e
acquamarina.
Il mare che ti ha solo sfiorato, ha giocato appena
con i tuoi bordi taglienti.
Tagli, buchi, fessure si sono insinuate e ti hanno
un poco scalfito.
Ma a me piaci così.
Mi piaci così come sei.
Chiara
Ciao
sasso,
mi chiamo Francesca perché sono nata il 4 ottobre,
giorno di San Francesco.
Nobile causa eh, ma nome banale, non mi ha mai
entusiasmato.
E tu? Perché ti chiami sasso?
Certo che anche con te potevano fare di meglio.
Senti, facciamo una cosa: cambiamoci il nome!
Per un po’, per gioco, per vedere che effetto fa.
Parto io.
Dunque, potrei chiamarti… PASSO!
Ma no, sei troppo pigro per un nome così dinamico,
non ti si addice.
Fammi pensare…
TASSO?
Mmm TASSO non è male. Ma tutti quei rimandi
all’animale, ti manderebbero in confusione.
Pensa: “Ho un TASSO nella scarpa, devo toglierlo!”
Oppure: “ Ho calciato un TASSO sulla strada…” sai
gli animalisti poi che casino, li avresti sempre tra i piedi!
No, TASSO non mi piace.
Ti chiamerò… MASSO!
Fatti vedere, girati un po’…no, sei troppo piccolo,
poi mi inizieresti a soffrire di manie di grandezza.
CASSO no eh! Ti riderebbero tutti dietro!
Sai te: “Piacere Luca” “ Piacere CASSO!” e giù le
risate.
Aspetta. Ho un’idea. Prendo il dizionario e torno.
Ho trovato!
LASSO. Ti chiamerò LASSO!
LASSO= aggettivo.
Significato: STANCO, AFFATICATO, SFINITO.
Scusa eh, non ti offendere, ma da quando ho iniziato
a parlarti non hai spiaccicato una parola.
Non ti sei mosso. Non un’obiezione, non un sorrisino.
Oh, ognuno ha il nome che si merita!
Si è fatto tardi.
Ciao LASSO. Sei bello eh, ma sulla socievolezza
avrei qualcosa da dire.
Ah, dimenticavo… come hai detto che mi chiamo io?
----------------------
Va be', dai, Francesca va benissimo.
Francesca
Buongiorno
sasso, stai bene? - ..... - Stai? - Eh - - Dove ti metto, stai? Sei bianco,
sasso, anche di dentro? Non per mettere in dubbio la tua pienezza, sasso, ma
nascondi, che so, delle trabecole? E poi, volevo sapere, dopo Szymborska e
Zoboli hai lasciato entrare qualcun altr*?
Michele
Ti
penso,pietra di lava,
penso a quando eri magma,esplosione,bagliore.
Da quali viscere della terra provieni???
Di fronte a te tocco il mio limite,
il mio finito.
Tu,un oggetto sacro.
Ti ascolto.
Mi parli di vento furioso,
di sabbia,di fiori rosa,
di antiche leggende.
In te sento il buio,
e il luccicare improvviso di stelle.
Penso che sia amore.
Annamaria
Ti ho trovato non so più nemmeno dove.
Mi chiedo chi ti abbia posato sulla mia
strada.
So che ho pensato che eri rotondo, quasi un
ovetto...e ho avuto il primo sospetto.
Poi ho scoperto che anche la mia pancia
sarebbe diventata tonda tonda
e speravo che restasse a lungo una
pancia di tutto rispetto.
Non avevo idea che per farla crescere avrei
dovuto fare tanta fatica.
Quando tutto è successo ti ho portato
con me.
Ti ho fatto scivolare nella busta con la
spazzola e la crema per il viso.
Mi servivi da amuleto e fra le lacrime mi hai
strappato un sorriso.
Giorno dopo giorno io ti venivo a
toccare e tu tenevi chiuso dentro il mio universo: le mie speranze, i miei
sogni segreti, la mia lotta.
Eri un sasso nonna perché mi ascoltavi e
dicevi le preghiere con me.
Ora che la tempesta è passata non riesco
a pensarti sasso.
Mi segui nello zaino di scuola, nella
borsa, nella valigia delle vacanze.
Un giorno forse ti riposerò sulla strada
di qualcuno perché tu possa essere di nuovo ciò che vuoi.
Federica
Caro
sasso,
siamo state accusate di aver commesso un misfatto.
Con quella canicola, le caviglie ghiacciate e
l’acqua del lago chiazzata di aloni unti, il pomeriggio ci gravava addosso.
Forse eravamo un po’ annoiate.
Ti abbiamo raccattato sul greto smosso.
Forse pensavamo di farti un piacere.
D’altronde – devi riconoscerlo – luccicavi un po’
troppo.
Forse eri pirite grezza, forse no. Ma che importa?
In quel momento ci piacevi.
Un sasso dovrebbe comportarsi in maniera sobria. Non
dare nell’occhio.
Un sasso dovrebbe attenersi al suo ruolo naturale:
presentarsi grigio, goffo, greve; giacere conficcato tra le erbe qualsiasi;
restare buono sul ciglio della strada o, al massimo, costituirne il fondo se
proprio vuole sentirsi importante.
Invece tu ti facevi notare. Volevi attirare la
nostra attenzione: ammettilo.
Non puoi negare che vi sia, in questa vicenda, un
elemento di corresponsabilità.
No potevamo resisterti e ti abbiamo rapito.
L’abbiamo fatto in un impeto di passione, però. Volevamo averti tutto per noi.
Ti abbiamo conservato in un sacchettino morbido, arancione. Tu non protestavi.
Giacevi inerte. Pensavamo ti piacesse
Ci dispiace, sasso.
È andata così.
Abbiamo promesso che ti avremmo riportato dai tuoi
fratelli, ma non siamo in grado di riconoscere la medesima spiaggia, il punto
giusto.
Anche se nulla sarà più come prima, per te,
confidiamo nella tua capacità di adattamento, che dicono straordinaria.
Ci hanno invitate a chiederti scusa. Pensiamo di
averlo fatto nel migliore dei modi, con questa lettera accorata e, soprattutto,
con qualche onesto consiglio per il tuo futuro.
Cecilia