mercoledì 28 aprile 2021
A PIÙ VOCI: TARDIVE SCOPERTE E AVVENTURE DI UN MAESTRO RILUTTANTE.
sabato 10 aprile 2021
Dei foglietti, e delle verifiche
Ieri, in classe, c’è stato un momento in cui ho pensato di aver perso “i foglietti”.
“Ma Anto!” si è levato un coro. Le mie bambine e i miei bambini mi conoscono bene, e sanno che a volte mi capita di scordare dove ho messo quella o quell’altra cosa tanto importante.
Già, i foglietti. (Poi, fortunatamente, li ho ritrovati).
Ma cosa sono? E perché sono così importanti?
I foglietti sono il tentativo di dar voce a tutte e a tutti, di permettere a ognun* di dar forma al proprio pensiero, e soprattutto di evitare che ci sia chi si nasconde dietro il “già detto” dei compagni.
In molte situazioni in cui chiedo una riflessione, un suggerimento, una risposta, chiedo a ciascuna e a ciascuno di scrivere: altrimenti la selva delle mani alzate (spesso, le stesse) impedirebbe a chi ha bisogno di più tempo - o, semplicemente, teme maggiormente di esporsi - di contribuire con i propri pensieri all’arricchimento comune.
Invece i foglietti sono quieti. Non generano grosse ansie. Sono semplici fogli bianchi divisi in quattro. Ci si può scrivere a penna, a matita o a pennarello. Si può scrivere tutto quello che viene in mente. Si può cancellare, anche con qualche scarabocchio, si può riscrivere. E lo si può fare senza il timore della valutazione.
A proposito di valutazione: questa volta i foglietti servivano proprio a questo. A chiedere a bambine e bambini dei suggerimenti su come strutturare la prossima prova di verifica sui verbi.
Così, questa è l’ennesima occasione in cui sono davvero curiosa di leggerli, uno a uno, e di ricopiare quel che vi troverò scritto, e di rileggerlo, lunedì, in classe, per poi scegliere, insieme a loro, cosa fare nei giorni che seguiranno.
Il cammino è tutto da costruire, insomma. Ma non saprei fare altrimenti.
mercoledì 3 febbraio 2021
Qui dentro, ovvero Cosa c'è nella nostra mente?
Da settimane riflettiamo e lavoriamo in classe sul cervello, su cosa sappiamo al riguardo, su cosa può fare, su ciò che contribuisce o meno alla sua salute.
Nei giorni scorsi, in ciascuna classe, ho chiesto di scrivere per tre minuti ciò che fa bene e, di seguito, ciò che fa male al cervello. Poiché non avremmo potuto scrivere tutto ciò che era stato pensato da ciascuno, ho chiesto ad ognuno, per due volte, di scegliere e leggere ad alta voce una riflessione che aveva scritto, con la raccomandazione di non ripetere ciò che era già stato espresso dai compagni. Ho scritto ogni singola parola dettata da bambini e bambine, e nei giorni successivi abbiamo impostato un testo collettivo, in cui riportare ciò che la maggior parte di noi condividesse circa i pensieri di ciascuno. Per far questo, abbiamo votato, per alzata di mano, ogni singola voce, e abbiamo scritto solo ciò che veniva di volta in volta approvato dalla maggior parte di bambine e bambini.
Il passo successivo? Verificare la fondatezza di alcune ipotesi.
Questa mattina abbiamo riflettuto insieme su ciò che fa bene o male al cervello.
La maggior parte di noi pensa che al cervello faccia bene: passeggiare, riflettere, non avere brutti vizi, l’acqua, imparare, avere un po’ di zuccheri, vivere, la logica, mangiare (soprattutto cibi sani), lo sport, liberarsi dei brutti pensieri, sbagliare, l’intelligenza, capire, pensare, dormire, respirare, abbracciare le persone a cui vuoi bene, la poesia, prendere l’aria fresca, studiare, coccolare i propri sogni, apprezzare le persone per come sono, l’amicizia, la compagnia, memorizzare, la felicità, la strategia, disegnare, rilassarsi, immaginare, osservare, muoversi, la scuola, calcolare, immagazzinare tutte le cose belle e importanti, ridere, i profumi di cose che fanno bene…
La maggior parte di noi pensa che al cervello faccia male: non pensare, mangiare troppo zucchero, pensare cose sbagliate nei confronti degli altri, non bere acqua, i pugni, la cattiveria, i pensieri bruttissimi, i videogiochi, soprattutto quelli violenti, guardare troppo il telefono e il tablet, l’alcol, il fumo, non fare amicizia, morire, rimuginare, ridere degli altri, non andare a scuola, rompere le cose di proposito, mangiare cibi non sani, litigare, il mal di testa, le parolacce, pensare che certe persone non abbiano dei diritti, non mangiare, perdere molto sangue, non studiare, dire bugie, avere dei tic, guardare la televisione per troppo tempo, non aiutare chi ne ha bisogno, le cose brutte intorno a noi, la gelosia… (Classe 3^A)
Ieri mattina abbiamo riflettuto insieme su ciò che fa bene o male al cervello.
La maggior parte di noi pensa che al cervello faccia bene: dormire, amiche e amici, studiare, l’affetto, la mamma, la scuola, lo sport, imparare, i compiti, le maestre, immaginare, pensare, la felicità, l’ossigeno, la pizza, i pensieri positivi, leggere, la natura, la famiglia, rilassarsi, la musica, i pensieri belli, il passato (non di verdura), i cugini, la salute, calcolare, il presente, gli animali, i libri, i fratelli e le sorelle, respirare, i film, la libertà, gli hamburger, le informazioni nuove, ridere…
La maggior parte di noi pensa che al cervello faccia bene: essere senza amici, non respirare, il morte, il veleno, il Covid19, i videogiochi, soprattutto quelli violenti, fumare, pensare male degli altri, lo stress, l’inquinamento, l’odio, le prese in giro, non stare nella natura, battere la testa, il razzismo, la cattiveria, stare lontano dalle persone che ami, pensare agli amici che non ti vogliono più, disubbidire, non avere ossigeno, le persone negative, la solitudine, internet se usato nel modo sbagliato…(Classe 3^B)
giovedì 24 dicembre 2020
Storia piccola, l'infinito e il Natale
C’era una volta l’infinito.
Inizia così uno degli albi che più amo, e che da anni leggo in classe e ai genitori delle mie bambine e dei miei bambini.
C’era una volta l’infinito.
E dentro l’infinito c’era una galassia
E dentro la galassia c’era un pianeta.
E dentro il pianeta c’era un continente.
In più occasioni ho raccontato delle letture e delle attività ad esse collegate. Quest’anno, Storia piccola, di Cristina Bellemo e Alicia Baladan, Topipittori, ci ha fornito le giuste suggestioni anche per creare delle produzioni personali con cui augurare Buon Natale alle famiglie.
Insieme siamo arrivati a scrivere “E dentro il paese c’era una via. E dentro la via c’era una casa.”
Tutti hanno poi proseguito, in autonomia: “E dentro la casa c’era una famiglia.” Molti han continuato: “E dentro la famiglia ci sono io.”.
E così, a seguire, ho potuto
leggere versi bellissimi, di un nonno perduto che sta dentro il papà, di
fratelli gemelli che stanno uno dentro l’altro (e dei segreti che stanno dentro
ciascuno di loro), dell’infinito che sta dentro ciascuno di noi, in un
movimento ciclico e perpetuo.
E dentro il tutto c’è il niente.
E dentro il pieno c’è il vuoto.
E dentro l’universo c’è un
atomo.
(M. 8 anni e qualche mese)
E allora, buon Natale a tutti e a ciascuno.
martedì 22 dicembre 2020
Il Natale, le tradizioni, l'educazione civica e la pandemia
Ci sono tradizioni a cui è difficile rinunciare: la tombola di Natale, che da anni la mia collega Chiara organizza in classe, ne è uno tra gli esempi. Quest’anno, però, sarebbe stato difficile mantenere i premi tradizionali nel rispetto scrupoloso delle regole antiCovid. Così, ancora una volta è stato un vecchio libro, appena ripubblicato da Bianconero edizioni, a darci l’idea (e che tutto si potesse, di nuovo, apparentare a quella disciplina bella, necessaria e necessariamente trasversale, da ben prima che diventasse obbligatoria, ovvero educazione civica, l’ha resa ancor più preziosa).
Il libro vecchio è Un mazzo di jolly, Nord-sud edizioni; quello nuovo, Jocker: l’autrice è Susie Morgenstern, recentemente vista e ascoltata in conversazione con Barbara Ferraro.
Un anziano maestro giunge, nuovo, in una classe quinta, e regala a ciascun alunno o alunna un mazzo di jolly:
UN JOLLY PER RESTARE A LETTO
UN JOLLY PER NON ANDARE A SCUOLA
UN JOLLY PER ARRIVARE A SCUOLA IN RITARDO
UN JOLLY PER PERDERE IL QUADERNO DEI COMPITI
UN JOLLY PER NON FARE I COMPITI
[…]
Non potevamo certo lasciarci sfuggire un’idea tanto geniale, e così, dopo aver ascoltato tutti i consigli di bambini e bambine:
PREMI PICCOLI:
Allungare un pochino arte
Fare cinque minuti in più di arte
Poter a volte fare una piccola pausa durante l’ora di lezione
Portare il proprio animale domestico in classe
Parlare senza alzare la mano
Parlare con il compagno di banco durante la lezione
Sdraiarsi sul banco
Niente compiti per una settimana
Arrivare in ritardo
[…]
PREMI GRANDI
Decidere i posti in classe
Giocare con l’altra classe
Un’ora di intervallo
Fare il dopomensa più lungo
Aggiungere un intervallo al pomeriggio
Avere arte due volte a settimana
Fare una gita/uscita
Ricominciare il giro delle parole belle il lunedì
Saltare la lezione che non ti piace per tre volte
[…]
ecco i premi della nostra tombola natalizia 2020…

Chissà se sarà passata l’idea che siano meglio molti premi da condividere con compagne e compagni che uno solo di cui usufruire da soli!
lunedì 14 dicembre 2020
Paleontologi, mutande e... grammatica
Da qualche giorno rifletto più insistentemente del solito sulla grammatica, sul suo significato, sull’importanza del suo insegnamento, fin dalla primaria. Cerco di capire come si possa coniugare uno studio attento e sistematico delle regole e delle strutture grammaticali con la passione, la curiosità, il divertimento. Certo, mi dico, sarà sicuramente difficile, ma non voglio pensare che sia impossibile.
“L’uomo è nato per le cose difficili” dico sempre a bambine e bambini quando si lamentano “altrimenti saremmo ancora all’età della pietra”.
Quindi, a partire dai risultati di una verifica dal sapore molto antico e tradizionale, decido di immaginare come “giocare la grammatica”.
Dobbiamo consolidare la conoscenza di articoli determinativi, preposizioni semplici e articolate; nello stesso tempo, vorrei che cominciassimo, insieme, a riflettere sulla sintassi e sulla centralità/necessità del verbo all’interno della frase.
Chiedo a ciascuno di completare una tabella vuota con preposizioni semplici, articoli determinativi e le proposizioni articolate che si formano dalla loro unione. Poi chiedo di ritagliare le caselle della tabella, e di aggiungere nomi comuni di cosa, di animale e di persona. Immaginando una variazione del famoso “binomio fantastico” rodariano, incominciamo a mettere insieme articoli e nomi, preposizioni semplici e articolate e altri nomi, e a disporli in modo ordinato. Nascono così:
LE PECORE SULLA NAVE
LA TEIERA TRA GLI IPPOPOTAMI
L’APE SULL’AEREO
Rapidamente, condividiamo il pensiero che, così come sono scritti, queste successioni di parole non formino alcuna frase, e della necessità di un verbo a renderle, appunto, significative.
Ed ecco ciò che otteniamo:
LE PECORE SULLA NAVE SONO AFFOGATE.
LA TEIERA SI SPIACCICA TRA GLI IPPOPOTAMI.
L’APE È SULL’AEREO. / L’APE SULL’AEREO PUNGE UNA PERSONA.
Ma è sull’evoluzione del binomio fantastico: IL PALEONTOLOGO DELLE MUTANDE che si gioca la partita decisiva. Perché, intanto, bisogna trovare un verbo che “funzioni”: e i primi ad essere scelti sono HA/INDOSSA. Faccio però notare che, in questo modo, DELLE non è più una preposizione articolata (come nella costruzione originale), ma un articolo partitivo (li abbiamo studiati da poco). Ed ecco che qualcuno suggerisce il verbo ROMPE, a cui si collega direttamente L’ELASTICO, che va a completare la frase IL PALEONTOLOGO ROMPE L’ELASTICO DELLE MUTANDE.
Non starò a dire delle risate scroscianti; e tantomeno di quanto mi paia sempre importante imparare divertendosi…
lunedì 30 novembre 2020
Proposte per una verifica
Uno degli sforzi più importanti che cerchiamo di compiere
quotidianamente è il tentativo di non ridurre la scuola a quel che il
distanziamento fisico parrebbe indicare: una sequela di attività da svolgere da
soli, in totale autonomia, senza il contributo di ciascuno e di tutti alla
costruzione dell’apprendimento comune.
Resto convinta che nessun limite esterno possa condizionarci tanto quanto
quelli che noi stessi ci siamo costruiti. Proprio per questo, cerchiamo di confrontarci
ogni giorno su quanta parte dei nostri apprendimenti possiamo continuare a
costruire insieme.
Così, mi pare sempre necessario riflettere, con bambine e bambini, sulla costruzione delle verifiche, in particolare di quelle relative alla grammatica: decidere insieme quali esercizi inserire e ragionare con loro sulle diverse possibilità ci permette sia di capire cosa sia davvero efficace, sia di prepararci, insieme, per essere il più possibile pronti. Senza dimenticare la necessaria condivisione circa la necessità di differenziare le prove a seconda delle difficoltà di ciascuno.
Ed ecco le proposte delle due classi, su cui, nei prossimi giorni, dovrò ragionare per bene:
· scrivere tutte le preposizioni e abbinare le parole, collegando quelle che “stanno meglio”
· collegare la preposizione articolata corretta che si forma unendo preposizione semplice e articolo
· preparare una tabella vuota in cui inserire le preposizioni semplici, gli articoli determinativi e le preposizioni articolate che si formano
· piegare il foglio a metà e inserire gli articoli nelle categorie giuste
· scrivere i nomi e aggiungere l’articolo corretto
· scrivere nomi che siano accompagnati da l’, un o un’
· colorare i quadratini che contengono la forma corretta dell’uso dell’apostrofo
· scrivere su due colonne la preposizione semplice + l’articolo determinativo e la preposizione articolata in disordine, poi colorare allo stesso modo quelle corrispondenti
· scrivere delle frasi con gli articoli e le preposizioni
· tabella da completare con le preposizioni semplici e articolate
· scrivere delle frasi aggiungendo gli articoli dati
· piccolo testo in cui cerchiare con colori diversi articoli determinativi, indeterminativi e partitivi
· tabella con forme corrette e sbagliate dell’uso dell’apostrofo
· scrivere delle parole che prevedono l’uso dell’apostrofo che debbano essere riscritte in forma corretta
· correggere delle frasi in cui ci siano degli errori nell’uso dell’apostrofo
· esercizio vero o falso
· scrivere nomi accompagnati da un o un’









