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giovedì 7 giugno 2018

Dentro le quinte. Parole per un passaggio


Il mondo di un insegnante, delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, è fatto anche, in gran parte, di parole: parole dette, lette, scritte, a volte solo pensate. Parole che riempiono un tessuto di giorni lungo e largo, nella maggior parte dei casi, ben cinque anni. Parole di cui è possibile trovare traccia sui quaderni e, da oggi, per noi, dentro un piccolo libro:

Dentro le quinte. Parole per un passaggio

(ph. Tommaso Falzone)

è il frutto della riflessione e selezione attenta di alcune parole del nostro vocabolario che particolarmente si prestano a raccontare questo nostro ultimo anno insieme.
Parole come amicizia, accoglienza, abbandono, caos, gelosia, h, maturità, merenda, ortografia, silenzio, ultimo giorno, zaino.
Parole su cui, nel corso delle scorse settimane, ognuno ha scelto di scrivere, liberamente. Parole poi trascritte sul quaderno, perché non se ne perdesse neppure una. Parole che ho scelto -quattro per ognuno- a raccontare in modo significativo e intenso questo nostro ultimo anno insieme.
Parole che non se ne andranno. Parole che rimarranno, a raccontarci come eravamo.

AIUTO

L’aiuto a scuola e ovunque è importante. Aiutare chi è in difficoltà e aiutare a far rialzare le persone dopo una caduta. Quando si parla di aiuto non si intende dire: “Dai, faccio ‘sta cosa e poi chissenefrega”, ma essere consapevoli di aiutare e di provare a dare qualcosa in più per il mondo. Questo per me vuol dire aiutare. 

CAOS
Questa è la classe del caos
appena la maestra sale, boom, scoppia il caos.
Il caos non manca mai,
in tutta la scuola ci sentiamo solo noi.
Se ci fosse un concorso sul caos, lo vinceremmo noi.
Devo dire la verità: certe volte nel caos ci sto alla grande,
altre volte no, sembra di essere in discoteca.
Ci sentiamo anche dall’ultimo piano della scuola.
Questa è proprio la classe del caos. 

FAMIGLIA
Per me i miei compagni sono come una famiglia, perché siamo cresciuti insieme appassionatamente, da germogli fino a diventare degli alberi. 

GRAMMATICA
La grammatica ti serve per imparare a scrivere, leggere e parlare in modo corretto. Mi piace la grammatica perché ha gli avverbi, ad esempio meravigliosamente. La grammatica è meravigliosamente spassosa.

SGUARDI
In classe gli sguardi ci sono sempre: sguardi strani, sguardi fuori dalla finestra, sguardi nel vuoto… insomma, ci sono sguardi per ogni cosa. A me piace un sacco lo sguardo nel vuoto, perché è come se per qualche istante non fossi più in classe. A volte sto così concentrato che passano minuti. Gli sguardi più rari sono quelli degli innamorati, perché si guardano per qualche secondo e poi si girano, così nessuno li scopre. Ci sono gli sguardi divertenti: solo guardandolo o guardandola in faccia ti metti a ridere.

giovedì 22 febbraio 2018

Dentro le quinte - parole per un passaggio


A volte, c’è bisogno di un progetto. Per superare una delusione, per recuperare entusiasmo, per riannodare una trama sfilacciata. Quando qualcosa finisce, ed è facile sentirsi orfani. Forse è altrettanto facile che la compiutezza di ciò che è ormai concluso, e il distacco che ne deriva, faccia sentire ancora più acuto il senso di inadeguatezza.

Il progetto che mi serviva è nato nella manciata di ore tra un pomeriggio complicato e la mattina successiva. Pensavo da tempo a qualcosa che raccogliesse dentro di sé gli anni trascorsi insieme: ragazze, ragazzi e insegnanti. Ma la forma, quella continuava a sfuggirmi.

L’esperienza di Io potrei essere tutto, l’antologia poetica nata nella primavera di due anni fa, è ancora viva dentro di noi. Ma è utile, e necessario, andare oltre, e pensare a qualcosa di nuovo.

O, perché no, di antico.

Più di vent'anni fa -insegnavo ancora alla scuola dell’infanzia- con i miei bambini avevo realizzato il Vocabolario bambino, un fascicoletto fotocopiato che raccoglieva le definizioni, le riflessioni, i pensieri bambini su parole d’uso quotidiano. Ricordo bene le pause, i sospiri, gli errori sintattici.





Così ho pensato che sarebbe stato bello ripercorrere una strada simile.

Prima ho chiesto alle ragazze e ai ragazzi di pensare alcune parole significative di questo ultimo anno insieme. Parole da definire o da descrivere, su cui costruire un breve racconto, una poesia, due versi o il ritornello di una canzone. Parole come abbandono, aiuto, amicizia, attenzione, barare, bellezza, bullismo, collaborazione, competizione, compiti, comprensione, confusione,   correzioni, crescita, delusione, desideri, difficoltà, dimenticanze, distrazioni, divertimento, fiducia, gelosia, gite, grammatica, gruppi, imbarazzo, imparare, insieme,  intervallo, Invalsi,  invenzioni, legame, libri,  litigi, maestri, maturità, noia, note, novità, panico, pace, parole, penne, pianto, pipimpipera, poesia,  preparazione, prestare, primo giorno, quadrimestre, quinta, rabbia, racconti, responsabilità, ricordi, risata, saluto, scrittura, scuola, silenzio, soddisfazione, sogni,  solidarietà, stanchezza, studio, testi, ultimo anno, urla, valutazione, vergogna, verifiche, voti, zaino

Ne è nato una sorta di Alfabeto della quinta, da arricchire via via, in cui ritrovarsi e tra cui scegliere, di volta in volta, una parola su cui sentirsi completamente liberi di scrivere.





Confusione

Nella mia classe 
c’è
tanta confusione
e so bene 
che cos’è
è quando tante 
vocine si mettono
a parlare, e poi
si alzano e alzano e 
alla fine non si
capisce niente.
C’è qualcuno
che parla
a voce alta
chi invece per
farsi sentire deve
urlare
alle maestre questo
non piace 
ma a me sì
perché mi
fa capire che 
qui
non sono 
solo.


Prestare
Prestare tra amici è un buon modo: quando qualcuno è senza qualcosa intervengono i compagni simpatici e anche quelli che non ci piacciono. Senza dubbio ti renderai utile aiutando e prestando sarai gentilissimo. Se ti piace condividere, avrai prestato moltissime cose. Se non ti piace condividere, avrai prestato poche cose. Alla 5^ di Montesolaro piace condividere, questo è sicurissimo e utilissimo per farsi voler bene.


Zaino
Lo zaino è sempre troppo pesante e troppo piccolo.
Lo zaino è un oggetto che quando vado a scuola porto quaderni, libri e astucci, però quando non porto qualcosa è colpa mia. Lo zaino per me è un mezzo di trasporto.









Faccio ancora fatica a immaginare la forma che prenderà questo lavoro, di qui a qualche settimana, quando sarà ora di impaginarlo e inviarlo al tipografo.

Eppure so che era proprio questo ciò di cui le ragazze, i ragazzi ed io avevamo bisogno.

sabato 20 gennaio 2018

È faticoso, essere maestr* in quinta


È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché per anni hai cercato di seguire i ritmi di ognuno, non preoccupandoti poi così tanto, pensando ogni volta “lo faremo l’anno prossimo”, e ora sai che non ci sarà un anno prossimo. Cioè, ci sarà, ma ognuno per proprio conto, tu da una parte e loro dall’altra. E al massimo v’incontrerete in cortile, improvvisamente timidi, imbarazzati e in cerca di cose divertenti e intelligenti da raccontarvi (no, come va alle medie non conta).

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché vorresti finalmente vedere i frutti, dopo tanto seminare: e non è che i frutti maturino sempre così facilmente. E se i semi non avessero attecchito? E se tu non avessi innaffiato, concimato, nutrito, sostenuto nel modo giusto? Se avessi dato troppa acqua, troppa luce, troppo concime, troppo sostegno? O troppo poco, che chissà se è meglio o peggio.

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché hai avuto quasi cinque anni per guardare, ascoltare, leggere, intuire. E comunque ti accorgi che, forse, di qualcuno hai capito poco, o quasi nulla. E anche chi ti sembrava d’aver compreso, a volte sfugge, nella necessità di crescere, staccarsi, andare.

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché, anche se le tue mani vanno, da sole, verso un viso, o una testa, da carezzare, la mente a volte le ferma, chiedendoti se quel gesto sia ancora gradito. Perché le lacrime dei 10anniquasi11 fanno ancora più male dei 6quasi7. Perché i dolori sono spesso più celati. Perché la strafottenza e il sorriso irridente non sempre riescono a nascondere la paura, la sofferenza, la timidezza, il disagio.

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché, come coi figli, a volte non vedi l’ora che se ne vadano, mentre, nello stesso istante, vorresti che non se ne andassero mai.

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché crescono, sudano, scalpitano, fremono. Perché sono piccoli e grandi. Perché non sono né piccoli né grandi. Perché vogliono essere piccoli e grandi. Perché non vogliono essere né piccoli né grandi. Perché sono i più grandi tra i piccoli e i più piccoli tra i grandi. Perché hanno le idee confuse. E tu con loro.

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Perché gli ormoni sono potentemente in circolo, il cuore salta i battiti o sfonda la cassa toracica, le gambe si allungano di scatto per fare uno sgambetto pensando sia un buon modo per attirare l’attenzione, le stringhe sono perennemente slacciate, i capelli lunghi un’ora raccolti e l’altra sciolti, quelli corti sempre troppo corti, le unghie rosicchiate o smaltate, le maniche in bocca, le penne pure. Perché bevono, e vanno in bagno, vanno in bagno, vanno in bagno.

A volte, ti chiedi se davvero siano passati 5 anni.

È faticoso, essere maestr* in quinta.

Po ci pensi, e ti accorgi che le cose più belle della tua vita ti sono spesso costate una gran fatica.