giovedì 29 ottobre 2020

20/22 buone ragioni per regalare un libro a una scuola

I libri e la lettura sono parte viva e quotidiana delle nostre giornate in classe.

È così da sempre, e non sono certo le singole iniziative o progetti a fare la differenza.

Quest’anno, più che mai, la possibilità di continuare a leggere, a scuola e a casa, è garantita dal prestito dei libri della biblioteca di classe, che per noi è routine del venerdì (è così bello poter avere un nuovo libro da leggere nel fine settimana!). L’adesione all’iniziativa #ioleggoperché ci permetterà di integrare la nostra biblioteca con libri regalati dalle famiglie, acquistati presso le librerie gemellate.

Per motivare l’iniziativa e le famiglie alla partecipazione, abbiamo riflettuto su una bellissima pubblicazione




 20 buone ragioni per regalare un libro a un bambino, Topipittori



Le bambine e i bambini hanno scritto ciascuno la propria buona ragione. Insieme, attraverso una votazione e successivo ballottaggio tra le combinazioni più votate, necessariamente diverse per le due classi, abbiamo scelto la coppia di colori da utilizzare per la scrittura. Come nell’edizioni originale, bambini e bambine si sono dati grande libertà nella scelta dei caratteri e del loro corpo: hanno realizzato il progetto iniziale su un foglio A4 e l’elaborazione finale su un F4, prediligendo i pennarelli a punta grossa e sottili per la vivacità del colore.

I due brevissimi video sono quindi frutto di un lavoro meditato, condiviso e nella maggior parte dei casi davvero accurato.





Ci sono davvero molte buone ragioni per regalare un libro a un bambino, a una bambina, a una scuola…

martedì 20 ottobre 2020

I racconti del tavolo, ovvero Ode al piego di libri

Ho quest’enorme fortuna: che, a volte, le persone che fanno i libri mi regalano i libri che fanno. Ed è meraviglioso aprire queste buste (PIEGO DI LIBRI, c’è scritto, che già mi pare un’espressione bellissima, perché è un ossimoro, un libro non si può piegare, se si piega non è un libro, ma vabbé) e scoprire il regalo che contengono.

In questo caso, avevo già visto il libro – o, meglio, la sua copertina – alla Cornice, ma non l’avevo proprio sfogliato, per non rovinarmi la sorpresa. Così, quando è arrivato, l’ho aperto come si apre un regalo prezioso e me lo sono gustato come una tisana ai frutti di bosco.





C’era tutto: un titolo evocativo, un’autrice e un illustratore tra i miei preferiti, una casa editrice che pubblica gioielli, un prologo che spiega - ma non tutto. E, a seguire: su ogni pagina di sinistra un’immagine e su quella di destra un racconto, da continuare, combinare, completare, assemblare, modificare… con tanto di righe già predisposte per la scrittura.

Ho pensato che le bambine e i bambini si meritassero le parole di una scrittrice, e le immagini di un illustratore, un’occasione ghiottissima per scrivere in libertà, ma con mani sapienti che accompagnano. Perché chi non ha provato un brivido di paura davanti al foglio bianco, o non si è trovato a corto di idee, quando voleva cominciare una storia?

“In questo libro il foglio bianco è una tovaglia candida, che l’illustratore Simone Rea ha steso sul tavolo, apparecchiandolo poi nei modi più diversi e inaspettati.

È un bel punto di partenza: guardando le sue immagini suggestive e misteriose, si possono scatenare in voi nuove idee per inventare delle storie. Le sentirete bollire sul fondo, poi pian piano venire a galla…

Si è divertita a provarci la scrittrice Chiara Carminati, che ne ha tirato fuori 16 tracce per altrettanti racconti. Sono degli assaggi, dei ritagli, degli spunti per fare spuntini… con un’unica ricetta: completare le parti mancanti.”

E allora, per incominciare, nulla di meglio di una storia dentro la storia. (E comunque la morale è: non lasciare mai la finestra aperta, e neppure un cappuccino incustodito sul tavolo di cucina)













giovedì 8 ottobre 2020

The best part of me

La mia parte del corpo preferita è il cuore perché batte forte forte e mi piace sentire il rumore tum tum tum tum. Serve per far vivere un essere umano e così siamo contenti tutti e non moriamo neanche un po’ cioè sei ancora tutto vivo.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi, i miei occhi azzurri e limpidi con cui vedo tutto, vedo gli altri, vedo la mamma, vedo l'arcobaleno, vedo la maestra, la scuola e così via, ma la mia cosa preferita da vedere è la neve cadere.

La mia parte del corpo preferita è il cervello perché mi comanda, mi dice quando fermarmi e quando proseguire, se fare questa cosa oppure no e mi aiuta molto in tante altre situazioni.

La mia parte del corpo preferita sono i capelli perché sono lunghi e folti, un po’ biondi, quando sono nervosa ci gioco, li arrotolo attorno al dito e li tocco quando sono molto morbidi.

La mia parte del corpo preferita sono le mani perché mi salvano quando cado di faccia.

 

Non so bene quanto tempo sia passato, né se fossimo insieme al Masetto (era l’estate del 2017) o a Bonconvento, nei nostri successivi incontri – diventati necessari per stare bene e ritrovare stimoli, carica, passione - a casa di Ilaria. Non ricordo nemmeno se ce ne parlò personalmente o se ne lessi in un suo post su Fb.

Ricordo solo che fu Anna Forlani a farmi scoprire il volume fotografico The best part of me. Children talk about their bodies in pictures and words, di Wendy Ewald, Little, Brown and Company, Hachette Book Group (New York, 2002). 



Ho pensato subito a quanto sarebbe stato bello mostrarlo in classe e lavorarci con bambine e bambini. Poi, molte cose sono successe.

È sicuramente passato molto tempo. Il libro mi è tornato in mente sia durante la redazione di A più voci, il sussidiario dei linguaggi scritto con Marta Vitali per Pearson, sia qualche mese fa, quando il Festival Tuttestorie – il tema di quest’anno è Corpo a corpo Racconti, visioni e libri dentro e fuori di me - propose di partecipare all’installazione #SiamoAPezzi inviando le foto di alcuni particolari del proprio volto. Ho ripensato ad alcune immagini scattate quando eravamo in prima, alle bocche sdentate di bambine e bambini (poche cose mi fanno tenerezza come una piccola bocca con qualche finestra). Ieri, sul sito del Festival, ho trovato questa immagine.

 

(dalla pagina Fb del festival Tuttestorie)

Da qualche giorno, in classe, stiamo lavorando sull’identità personale: da “Io sono” a “Se fossi…”. Tra le varie proposte di completamento di quest’ultima attività, tra i vari Se fossi un colore… un animale… un gioco… un oggetto… ho pensato di terminare la produzione scritta individuale con Se fossi una parte del corpo, sarei…

E, subito, ho mostrato il volume e le sue immagini, facendomi aiutare, nella traduzione testuale, da due bambini che in famiglia parlano anche l’inglese.

Poi ho chiesto loro quale fosse la parte del corpo preferita. Le risposte sono tutte qui:

La mia parte del corpo preferita sono le braccia perché si può darsi la mano.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché mi aiutano a guardare e hanno dei bei colori tipo il mio che è marrone e sono fondamentali per guardare la tua famiglia e i tuoi amici.

La mia parte del corpo preferita è il braccio perché posso dare i pugni in faccia.

La mia parte del corpo preferita sono le braccia perché almeno posso prendere le cose e anche guidare il trattore e anche scrivere e anche sganciare il carro dal trattore.

La mia parte del corpo preferita è il cervello perché è intelligente e serve per comandare le altre parti del corpo. Il mio cervello mi aiuta a scuola ad esempio facendo matematica, storia, geografia, italiano.

La mia parte del corpo preferita sono le mani perché posso toccare cose morbide, dure, ma le mani mi aiutano anche a grattarmi e a dare qualcosa a qualcuno, per questo le mani per me sono molto importanti, mi aiutano a scrivere testi, poesie ma anche a scrivere libri.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché sono azzurri e mi permettono di vedere molto lontano, di guardare le cose attorno a me, di vedere cibi, dipinti, film, cartoni, gli attori famosi e molte altre cose.

La mia parte del corpo preferita è il cuore perché batte forte forte e mi piace sentire il rumore tum tum tum tum. Serve per far vivere un essere umano e così siamo contenti tutti e non moriamo neanche un po’ cioè sei ancora tutto vivo.

La mia parte del corpo preferita sono le gambe perché corro veloce come un fulmine così quando giochiamo al mostro nessuno mi prende, anche quando facciamo ginnastica.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi, i miei occhi azzurri e limpidi con cui vedo tutto, vedo gli altri, vedo la mamma, vedo l'arcobaleno, vedo la maestra, la scuola e così via, ma la mia cosa preferita da vedere è la neve cadere.

La mia parte del corpo preferita sono le orecchie perché posso ascoltare le mie amiche, gli altri e il bellissimo suono del violoncello.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché con loro posso vedere il mondo e cose meravigliose, anche se quando ero piccola i miei occhi avevano i canali lacrimali troppo piccoli mi piacciono così e ora sono guarita.

La mia parte del corpo preferita è il cervello perché mi comanda, mi dice quando fermarmi e quando proseguire, se fare questa cosa oppure no e mi aiuta molto in tante altre situazioni.

La mia parte del corpo preferita sono i capelli perché sono lunghi e folti, un po’ biondi, quando sono nervosa ci gioco, li arrotolo attorno al dito e li tocco quando sono molto morbidi.

La mia parte del corpo preferita sono le mani perché mi salvano quando cado di faccia.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché sono azzurri e perché mi piacciono così.

La mia parte del corpo preferita sono le gambe per inciampare, camminare, correre, cadere, saltare, calciare e stringere.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi, posso esplorare il mondo, vedere i colori, le persone, oggetti e animali.

La mia parte del corpo preferita sono le orecchie così posso sentire i segreti delle persone e saprò se avranno 10 i bambini oppure 0 e sentirò chi è bocciato e chi è promosso e sentirò cosa mi compreranno al mio compleanno e sento le alette del drone che si preparano a prendere il volo e far aria nei miei capelli e sentirò il rumore del drone.

 

La mia parte del corpo preferita sono le gambe perché posso correre.

La mia parte del corpo preferita il cuore perché senza il cuore nessuno di noi potrebbe vivere.

La mia parte del corpo preferita sono le gambe perché sono loro che mi hanno fatto imparare a camminare. Loro mi fanno tirare forte, mi fanno imparare come crescere perché anche da grande saranno alte, muscolose e belle.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché vedo voi e vedo tutto il mondo e tutto quello che mi piace.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché sono lucidi, brillanti e bellissimi.

Le mie parti del corpo preferite sono le guance perché sono morbide e perché sono come degli antistress.

La mia parte del corpo preferita è il cuore perché senza cuore non si è felici e secondo me è l'organo più importante del corpo e il cuore serve anche a giocare con i nostri amici.

La mia parte del corpo preferita sono le gambe perché mi piace correre.

La mia parte del corpo preferita è la bocca perché posso mangiare, parlare, bere, dire cose importanti.

La mia parte del corpo preferita è il naso per annusare le cose profumate o cose puzzolenti, cose buone e cose non buone e le matite e il mare profumatissimo.

La mia parte del corpo preferita è il cervello perché deve pensare, così sei intelligente e pronto.

La mia parte del corpo preferita è il cervello perché è più importante di tutti perché ragioni, sei intelligente e serve anche per pensare cosa devi fare, per parlare, cosa devi scrivere e per giocare a calcio e essere un nerd.

La mia parte del corpo preferita sono le mani perché si possono dare i pugni, prendere le cose, stringere le mani e le mie mani sono grandi e bianche.

La mia parte del corpo preferita è la bocca perché posso assaporare tutto, posso mangiare la pasta al forno di mia mamma, l'insalata, il cioccolato, lo zucchero filato. La mia bocca è normale, posso anche parlare bene e dire cose importanti.

La mia parte del corpo preferita è il cuore perché ti aiuta a vivere.

La mia parte del corpo preferita sono le braccia perché così posso abbracciare la mamma e papà e tutto il mondo. La mia parte del corpo preferita è il cuore perché non smette mai di battere.

La mia parte del corpo preferita sono i muscoli perché sono molto forti e mi servono per tenere le cose ed è una parte più importante di me.

La mia parte del corpo preferita sono gli occhi perché posso vedere il mondo attorno a me e vedere gli amici e perché sono brillanti.

sabato 3 ottobre 2020

"Che cosa sono?" si chiede il bambino

Succede che, per il tuo compleanno, ti regali l’ultimo libro di poesia di Bernard Friot, Buchi nel vento. Poesie a passeggio, Lapis (succede anche che una bambina, leggendo le indicazioni bibliografiche, dica bruchi invece che buchi, ma questa è un’altra storia). 




Lo leggi subito, e scopri una poesia che si intitola Io sono.


Hai da pochi giorni proposto alle bambine e ai bambini delle tue classi su una produzione scritta con lo stesso titolo: un elenco di aggettivi qualificativi da definire, per definirsi.

Questa poesia ti regala però una prospettiva nuova: la domanda da porsi non è più “Come sei?” ma “Che cosa sei?”.

Mostri – naturalmente da debita distanza – il libro in classe, e leggi ad alta voce la poesia. Nel frattempo, l’hai trascritta e fotocopiata, perché ognuno possa leggerla in autonomia.

E poi, naturalmente, proponi a bambini e bambine di provare a rispondere proprio alla domanda che dev’essersi fatto Bernard (lo conosco, di persona – ci siamo incontrati alla Cornice - e mi vanto con loro della sua amicizia), provando a seguire l’identica struttura delle strofe.

Le prime (per alzata di mano, non devono averci pensato più di due minuti) letteralmente ti stordiscono:

Io sono un fiore che sboccia, dice il bambino, in primavera,

e semino altri fiori.

Io sono un arcobaleno, dice il bambino, e nasco

da acqua e sole.

Io sono il vento, dice il bambino, e soffio

una brezza tiepida tra i tuoi capelli.

Io sono la pioggia, dice il bambino, e bagno

la sabbia in riva al mare.

 

Così chiedi che ciascuno scriva i propri versi, e poi scelga quelli da regalare alla classe, per comporre una poesia collettiva. E, in dono, ricevi le prime copie.

Che altro desiderare?












Io sono un cane, dice il bambino, e ti accompagnerò

ovunque andrai.

Io sono un uccello, dice il bambino, e volo

leggero in un cielo infinito.

Io sono la pioggia, dice il bambino, e accarezzo

le piante verdi e mature.

Io sono la pioggia, dice il bambino, e bagno

la tua testa con le mie lacrime.

Io sono un tesoro, dice il bambino, e contengo

piccoli sogni.

Io sono un sentiero, dice il bambino, e ti porto

in passaggi segreti.

Io sono una quercia, dice il bambino, e apprezzo

gli alberi.

Io sono la luna, dice il bambino, e illumino

tutto il cielo.

Io sono la neve, dice il bambino, soffice e lieve, un po’ bagnata e fredda,

ma calma.

Io sono il vento, dice il bambino, tranquillo

e leggero.

Io sono un alfabeto, dice il bambino, e sembro

un ABCD e anche EFG.

Io sono un leone, dice il bambino,

perché mi sento un re.

Io sono una stella cadente, dice il bambino,

luminosa come il diamante.



mercoledì 30 settembre 2020

Tutti quanti contano

Nelle scorse settimane, grazie alla libreria La Cornice, per ben tre volte ho avuto l’opportunità di incontrare online un gruppo di insegnanti e appassionati di letteratura per l’infanzia. Insieme, abbiamo condiviso letture e riflessioni, costruendo una ricca bibliografia che, sempre, mi pare il frutto più ricco e gustoso di queste occasioni.

Ho scoperto libri sconosciuti, o di cui avevo solo sentito parlare: sentirli raccontare, vederli fisicamente in mano ad altri, ha fatto scattare in me il desiderio di impadronirmene.



Il primo, che davvero considero imperdibile, è Tutti quanti contano, di Kristin Roskifte, Emme Edizioni: un libro davvero unico, in cui la matematica, e la sua progressione, danno il via a un imprecisato numero di osservazioni, considerazioni, riflessioni.

Un libro che ben si sposa al lavoro che stiamo facendo in classe su grammatica e umanità, su uguaglianza e diversità, e sulla necessità, per ciascuno, di esserci e di fare la propria parte.

Il libro ha appassionato anche chi, a volte, tende ad annoiarsi durante la lettura: il meccanismo di indagine, che non permette facili soluzioni, è avvincente e intrigante. Le bambine e i bambini fanno ipotesi, avanzano suggerimenti, mettono in discussione quanto appena affermato. E, devo dire, questo mi sembra davvero un modo interessante di procedere e di ragionare insieme. 



E, dunque: chi fra i membri di questa famiglia adora leggere libri, e chi ha una fidanzata segreta? E, nella pagina accanto, chi ha paura di perdersi qualcosa, e chi si sente solo?



Ancora: è davvero facile scoprire chi è infastidito dal condomino che non partecipa al lavoro collettivo, ma lo è altrettanto scoprire chi adora far crescere i germogli, o chi si mette tutti i giorni per quindici minuti a testa in giù?

 


Esiste una sola risposta valida? Perché?

 

E, ancora: ci sono illustrazioni in cui è possibile cogliere l’indizio che ci permetterà di rispondere alla domanda in pagina, o a una posta precedentemente, o, ancora, a un’altra che troveremo più avanti.

E, se proprio vogliamo risposte certe, basta inquadrare il QRcode della risguardia finale, e avremo addirittura sei pagine dense dei segreti del libro: ma siamo davvero certi che le domande siano finite?



 

lunedì 28 settembre 2020

Io sono

Qualche giorno fa ho scritto che, forse, la cosa più bella della scuola è la possibilità per ciascuno di diventare vocabolario per un’altra persona, e che un altro lo sia per te.

La raccolta di aggettivi qualificativi che si possono attribuire alle persone, e quindi all’umanità, aveva l’evidente scopo di creare un bagaglio lessicale ricco e condiviso, in particolare per chi ha più di una lingua a cui attingere il proprio vocabolario, o per chi, per svariati motivi, ha un bagaglio meno pieno, e quindi meno adatto a spiegare l’infinità complessità della vita e del mondo.

E così, ancora una volta, proviamo a passare dall’umanità al singolo, in un’attività che permetta a ciascuno di riconoscersi come parte di un tutto, e allo stesso tempo distinto da esso.

È il grande nodo di uguaglianza e diversità, che permea molta parte del nostro stare insieme.

È la ricchezza di riconoscersi, appunto, uguali, ma diversi (oppure, diversi, ma uguali), che può passare anche attraverso la grammatica.

E allora, utilizziamo i nostri Aggettivi per l’umanità per incominciare a descriverci: abbiamo tutti una ricchezza di termini a cui attingere (quella che abbiamo realizzato durante la nostra ricerca), e a questo punto è più semplice scegliere gli aggettivi qualificativi che maggiormente ci definiscono, per scriverli e descriverli.









Scopriamo in questo modo gli agili e i goffi, i golosi e i gelosi (che sia, semplicemente, un’imprecisione?), i rockettari e i tranquilli… e, soprattutto, scopriamo che si può essere tristi o felici, profumati o puzzolenti, fortunati o sfortunati a seconda delle situazioni e dei contesti in cui ci troviamo a vivere.

Uguali, ma diversi. Diversi, ma uguali. Sempre.

lunedì 21 settembre 2020

Aggettivi qualificativi per l'umanità

Io non lo so, se questa necessità di far confluire tutte le attività svolte a scuola dentro un unico percorso di senso sia davvero utile, per le bambine e i bambini. O se lo sia più per me, nella continua ricerca di un equilibrio tra pedagogia e didattica.

C’è che nel PIA avevo dichiarato di dover lavorare sugli aggettivi qualificativi. E l’abbiamo fatto, con una classe in giardino e con l’altra in aula (che, per scendere, avremmo dovuto ridurre il tempo dell’intervallo, anch’esso in giardino, e a volte bisogna pur fare delle scelte difficili).

A giro, ci siamo chiesti: “Come può essere una persona?”, e abbiamo provato a risponderci. Io, intanto, scrivevo tutti gli aggettivi in un file, che poi abbiamo salvato e che ci è servito per una riflessione sul significato di ciascuno.

Perché non tutti abbiamo lo stesso bagaglio lessicale; e quel che è chiaro e semplice per qualcuno, può non esserlo per qualcun altro. Così, il giorno dopo abbiamo chiamato l’attività Aggettivi qualificativi per l’umanità (perché, come altro si possono definire uomini, donne, bambine, bambini, anziani, giovani, ragazze e ragazzi?), e dopo un paio di esempi, ciascuno ha provato a dare le proprie definizioni di ciò che caratterizza l’umanità: che può essere amichevole, bella, gentile, generosa, curiosa, disponibile, amorevole, pensierosa, golosa, libera, intelligente, interessante, giocosa, divertente, felice, vanitosa, fortunata, coraggiosa, pensierosa, goffa, agile, maldestra, rilassata, abbronzata, sopravvissuta, selvaggia, guerriera, rassegnata  […] ma anche brutta, ossessionata, antipatica, stupida, assassina, arrabbiata, tradita, cattiva, minacciosa, bugiarda, prepotente, disgustata, tradita, odiosa, sfortunata, puzzolente…






E di tutto ciò, quel che più mi premeva era leggere e condividere le loro definizioni: perché è importante sapere che “prepotente è quando una persona è forte e picchia le persone, così fanno tutto quello che vuole e si vanta della sua forza” o “disponibile, se c’è bisogno di aiuto per una persona non esita un attimo ad aiutarla” o, ancora, “amorevole, se è gentile, affettuosa e ama tutti”. E che, a volte, per essere felici, basta tenere il proprio gatto tra le braccia.

Perché, forse, la cosa più bella della scuola è la possibilità per ciascuno di diventare vocabolario per un’altra persona, e che un altro lo sia per te.