Inizia così uno degli albi che più amo, e che da anni
leggo in classe e ai genitori delle mie bambine e dei miei bambini.
C’era una volta l’infinito.
E dentro l’infinito c’era una
galassia
E dentro la galassia c’era un
pianeta.
E dentro il pianeta c’era un
continente.
In più occasioni ho raccontato
delle letture e delle attività ad esse collegate. Quest’anno, Storia
piccola, di Cristina Bellemo e Alicia Baladan, Topipittori, ci ha
fornito le giuste suggestioni anche per creare delle produzioni personali con cui
augurare Buon Natale alle famiglie.
Insieme siamo arrivati a
scrivere “E dentro il paese c’era una via.E dentro la via c’era una
casa.”
Tutti hanno poi proseguito,
in autonomia: “E dentro la casa c’era una famiglia.” Molti han
continuato: “E dentro la famiglia ci sono io.”.
E così, a seguire, ho potuto
leggere versi bellissimi, di un nonno perduto che sta dentro il papà, di
fratelli gemelli che stanno uno dentro l’altro (e dei segreti che stanno dentro
ciascuno di loro), dell’infinito che sta dentro ciascuno di noi, in un
movimento ciclico e perpetuo.
Ci sono tradizioni a cui è difficile rinunciare: la tombola
di Natale, che da anni la mia collega Chiara organizza in classe, ne è uno tra
gli esempi. Quest’anno, però, sarebbe stato difficile mantenere i premi tradizionali
nel rispetto scrupoloso delle regole antiCovid. Così, ancora una volta è stato
un vecchio libro, appena ripubblicato da Bianconero edizioni, a darci l’idea (e
che tutto si potesse, di nuovo, apparentare a quella disciplina bella,
necessaria e necessariamente trasversale, da ben prima che diventasse
obbligatoria, ovvero educazione civica, l’ha resa ancor più preziosa).
Il libro vecchio è Un mazzo di jolly, Nord-sud edizioni;
quello nuovo, Jocker: l’autrice è Susie Morgenstern, recentemente vista e
ascoltata in conversazione con Barbara Ferraro.
Un anziano maestro giunge, nuovo, in una classe quinta, e
regala a ciascun alunno o alunna un mazzo di jolly:
UN JOLLY PER RESTARE A LETTO
UN JOLLY PER NON ANDARE A
SCUOLA
UN JOLLY PER ARRIVARE A
SCUOLA IN RITARDO
UN JOLLY PER PERDERE IL
QUADERNO DEI COMPITI
UN JOLLY PER NON FARE I
COMPITI
[…]
Non potevamo certo lasciarci
sfuggire un’idea tanto geniale, e così, dopo aver ascoltato tutti i consigli di
bambini e bambine:
PREMI PICCOLI:
Allungare un pochino arte
Fare cinque minuti in più di
arte
Poter a volte fare una
piccola pausa durante l’ora di lezione
Portare il proprio animale
domestico in classe
Parlare senza alzare la mano
Parlare con il compagno di
banco durante la lezione
Sdraiarsi sul banco
Niente compiti per una
settimana
Arrivare in ritardo
[…]
PREMI GRANDI
Decidere i posti in classe
Giocare con l’altra classe
Un’ora di intervallo
Fare il dopomensa più lungo
Aggiungere un intervallo al
pomeriggio
Avere arte due volte a
settimana
Fare una gita/uscita
Ricominciare il giro delle
parole belle il lunedì
Saltare la lezione che non
ti piace per tre volte
[…]
ecco i premi della nostra
tombola natalizia 2020…
Chissà se sarà passata l’idea che siano meglio molti
premi da condividere con compagne e compagni che uno solo di cui usufruire da
soli!
Ho osservato a lungo, nei giorni scorsi, i volti di questi
neonati: ho guardato le bocche tonde, nascoste dal ciuccio o sorridenti, gli
occhi chiusi o spalancati sul mondo, i nasi quasi sempre invisibili (ma quanto
è difficile disegnare un naso?), la pelle rosata o marrone, chiara o scura, i
capelli di un colore spesso diverso da ora. Ho fatto caso a chi proprio non riusciva
a capacitarsi del fatto che, una volta disegnato sul davanti il volto, dietro poi
dovessero esserci solo capelli, e la pelle.
Ho osservato le fasce che si rincorrevano, davanti e
dietro, la cura nel colorarle e decorarle, le parole che vi apparivano (i nomi
di tutti i compagni o solo di alcuni, i giochi preferiti, l’espressione STO
BENE).
Ho letto, e talvolta corretto, le frasi scelte per
accompagnare alcuni passaggi dei libri letti nelle ultime settimane. Ho sorriso,
pensando a quanto ogni frase parlasse la lingua intima di ciascun bambino e
ciascuna bambina che l’aveva scritta.
Li ho osservati destreggiarsi nello scrivere su pagine
completamente bianche, nel trovare lo spazio, nel decidere come usarlo, per poi
scegliere se continuare a scrivere o completare con i disegni.
Ho notato come alcuni abbiano finito in fretta, e altri paressero non terminare mai. Come alcuni avessero fretta di chiudere il proprio
sacchettino trasparente, e altri abbiano lavorato fino allo scadere del tempo.
Ho assegnato come compito per le vacanze la lettura con
mamma e/o papà di tutto il libretto.
Li abbiamo accompagnati sotto la pioggia battente di un
pomeriggio buio, ciascuno con lo zaino in spalla, il cuscino da lavare e il
proprio regalo in mano. E ci siamo salutati sfiniti dall’ultimo giorno di
scuola prima delle vacanze natalizie.
Così, ancora una volta, ho pensato: non chiamateli
lavoretti.
Si è
capaci di prendere i fiocchi di neve con la lingua con la faccia all’insù
Puoi
sognare quanto vuoi ma basta che sia giorno oppure sera
Possiamo
costruire le trappole di legno
Possiamo
saltare nelle pozzanghere
Si può
urlare quanto si vuole!!!!!!!!!!!
Si può
non andare al lavoro
Credono
che nell’arcobaleno c’è il rosa pelle
Dobbiamo
spiegargli la matematica ma credono di saperla
Si è
capaci di saltare sul trampolino senza farsi venire i crampi
Si può
farsi valere
Può
essere che sia una necessità solo mia, questa di voler trovare per forza un
senso a tutto ciò che facciamo insieme a scuola; inserire anche una festa
importante, per bambini e adulti, come il Natale, dentro un orizzonte di
significato più ampio, che contenga tutti, e tutti valorizzi, nel rispetto di
unicità e differenze. Forse alle bambine e ai bambini non importa poi così
tanto: ma importa a me, e al senso che voglio dare al mio lavoro con loro.
Così
continuiamo a riflettere sul mondo bambino, e sulle peculiarità che lo
differenziano da quello adulto: c’è un piccolo libro molto bello, che mi riporta
indietro di più di vent’anni, all’infanzia di mio figlio maggiore, e che scelgo
di leggere loro.
101
buoni motivi per essere un bambino, di Beatrice Masini e Anton Gionata
Ferrari, I Delfini Bompiani,si lega facilmente, e mi pare in modo
sensato, a ciò su cui abbiamo riflettuto insieme fino ad ora: la nascita di un
bambino, la sua essenza, le sue possibilità, tra diritti e doveri.
Dopo
aver letto le prime pagine, chiedo alle bambine e ai bambini di continuare da
soli la produzione scritta:
poi,
il giorno dopo, continuiamo la riflessione, e le condivisioni dei pensieri, con
il magnifico Si può, di Giusi Quarenghi e Alessandro Sanna, Franco
Cosimi Panini Editore.
Ancora
una volta, rifletto sull’immensa capacità della Quarenghi di affermare ciò che
più conta in un linguaggio poetico (che valore aggiunto, questo!) schietto, e
chiaro per tutti: che grande verità quella che questa bambina ha ripreso sul
suo quaderno!
E
poi, ancora, leggiamo insieme un libro che racconta, in parole semplici, la
Convenzione Internazionale per i diritti dell’infanzia, appena divenuta
trentenne: e nulla ci sembra più facile che riscrivere diritti e doveri delle
bambine e dei bambini.
Natale
sta davvero arrivando, e noi gli stiamo andando incontro.
Quando sono nato, ho
assaporato l’aria che mi circondava.
Quando sono nato, ero
cieco.
Quando sono nata, io
vedevo solo il buio.
Quando sono nato, non
avevo ancora visto niente.
Quando sono nata, ho
visto cose nuove quando ne sono uscita.
Quando sono nata., ho
incominciato a vivere.
Quando sono nato, mentre
dormivo sentivo solo il silenzio.
Quando sono nato,
piangevo perché ero piccolo piccolo piccolo.
Quando sono nato, non
sapevo che il Natale era così bello.
Quando sono nato, non
sapevo che alcune cose facevano tanto male.
Quando sono nata, era
molto comodo dentro la pancia della mia mamma.
Quando sono nato, nella
pancia della mamma sentivo tutto quello che sentiva lei.
Quando sono nata, c’erano
tante persone vicino a me, però la persona che era più vicina a me era la mia
mamma.
Quando sono nato, avevo
zero anni.
Quando sono nata, non
sapevo ancora il mio nome.
(Bambine e bambini di sette anni liberamente
ispirati da Quando sono nato, di Isabel Minhós
Martins e Madalena Matoso, Topipittori)
Il
Natale, a scuola, mi mette sempre in una situazione complessa: da un lato mi
piace pensarlo come un momento intenso di riflessione e condivisione in classe;
dall’altra so che è molto facile scivolare, anche con i bambini, sul crinale
delle banalità, delle frasi fatte, del buonismo che non incide davvero su un
cambiamento positivo dei comportamenti.
Eppure,
il significato più vero e profondo del Natale, per credenti e non, è
semplicemente la nascita: ciò che davvero origina ognuno di noi, e che tutti
condividiamo.
Il
saggio di Silvia Vecchini, “Una frescura al centro del petto” L’albo
illustrato nella crescita e nella vita interiore dei bambin, Topipittori,
mi pare davvero un importante strumento di riflessione, capace di ricomporre
questa mia ricerca tra religiosità e spiritualità: e se da una parte c’è il mio
sentimento umano, religioso, dall’altra c’è la coscienza laica del mio essere
insegnante, nella consapevolezza dell’assoluta necessità di riconoscere e dare
cittadinanza alla dimensione spirituale di tutte le bambine e di tutti i bambini.
Così
chiedo loro Che cos’è il Natale? e tra le risposte, le più varie, spunta
anche: Il Natale è un regalo a Gesù, che è il suo compleanno e
festeggiamo il suo compleanno in tutto il mondo.
Tutti conoscono il nome Gesù, che è già stato
scritto, insieme a Vangelo (prima ancora, con CHI e CHE, c’erano stati chiesa
e moschea) nel lungo elenco di parole con GE. Ancora una volta, confermo
che sì, il Natale per i cristiani è il ricordo della nascita di Gesù: ma quanto
è più bella l’espressione il suo compleanno?
Per molti altri, invece
Il Natale è l’amore, col punto esclamativo,
perché a me piace dirlo gridando, solo che non potevo dirlo gridando perché se
no disturbavo tutte le lezioni
Il Natale è una festa incredibile
Il Natale è una gioia, è una gioia perché si
festeggia tutti insieme e si cantano delle canzoni
Il Natale è come un regalo che si scarta
Il Natale è tutto quello che c’è dentro alla
felicità, alla gioia, all’amore
A Natale non importano i regali, importa la
compagnia
Il Natale è un regalo che ti senti dentro
Il Natale è l’opportunità per vedere tutta la
propria famiglia
Il Natale è un regalo quando ci sono tanti
giochi che ti fanno sorprendere
Il Natale è un momento dove vuoi entrare nel
cuore delle persone e ascoltarle
Una
nascita al centro della storia, quindi. E allora, ad accompagnarci nella
scoperta del suo mistero, che fin dagli inizi è in ciascuno di noi, è ancora
una volta un albo edito da Topipittori: Quando sono nato, di Isabel Minhós Martins e Madalena Matoso.
Lo leggo, una prima
volta di fronte a loro. E poi ancora, mentre scrivono il completamento della
frase Quando sono nato…
Alcuni riprendono i
pensieri, le suggestioni suggerite dal testo; altri si fanno arditi, e immaginano,
ricordano, raccontano:
Una
stella è una lampada in cielo, una
stella è un desiderio. Una
stella è un segno di pace,
una
stella è quel che ci piace. Una
stella è luce sul cammino, una
stella è il cuore di un bambino. Una
stella è bella da guardare, una
stella ci insegna ad amare. Una
stella illumina la via, una
stella è pace e magia.
Classi 1^, scuola primaria Carimate
Da qualche settimana, le
stelle guidano davvero il nostro cammino.
L’han fatto, sin dal primo
lunedì di dicembre, con l’animazione per tutti i bambini e le bambine, le
ragazze e le ragazze dei nostri due plessi, del magnifico racconto La volpe e la stella, di Coralie
Bickford-Smith, Salani.
Come incomincia:
“C’era una volta una volpe che abitava
nel profondo di una fitta foresta.
Volpe era piccolo e gli alberi erano
molto più alti delle punte delle sue orecchie. Per questo si sentiva intimidito
e aveva paura ad allontanarsi dalla sua tana. Eppure, per quel che Volpe poteva
ricordare, ogni volta che si era svegliato di notte, c’era sempre stata la luce
calma e serena di Stella. Insieme creavano sentieri attraverso gli
alberi, Stella rischiarava le ombre davanti a lui. Stella era l’unica amica di Volpe.
Stella illuminava la strada per Volpe
mentre lui andava a caccia di scarafaggi e si buttava tra le spine
aggrovigliate.
Stella osservava mentre Volpe dava la
caccia ai conigli e correva tra i cespugli. Anche quando cadeva la pioggia, Volpe
era contento. Chiedeva a Stella di splendere attraverso le nubi, in modo che
lui potesse ballare al ritmo tamburellante della pioggia. Tutta la felicità di Volpe dipendeva
dalla luce tremolante di Stella. E così era sempre stato.”
BICKFORD–SMITH C., La volpe e la
stella, Salani
Abbiamo poi riletto il libro, in classe,
e ho subito chiesto alle bambine e ai bambini cosa fosse e cosa facesse una
stella.
Una
stella è qualcosa che ti protegge, ognuno ha la propria stella.
Una
stella è una lampada che sta in cielo.
Una
stella è un desiderio.
Tra queste prime risposte,
si celava già l’inizio della nostra poesia, ma ancora non lo sapevamo.
E poi, ancora:
Una
stella è una magia.
Una
stella è il mio cuore. Una
stella è per aiutarci nel buio. Una
stella è la forma di una stella. La
stella è la luce del mio cammino. La
stella è il mio amore. Una
stella è il miglior amico del cuore. Una
stella è un segno di amore. Una
stella è una lampadina perché di notte fa la luce. La
stella è un segno per tutti noi della pace. La
stella è una che fa la luce. La
stella è il cuore di un bambino.
Le frasi dei bambini erano scritte, esattamente com’erano
state pronunciate. E per qualche giorno se ne sono state lì, tranquille. Poi
alcune sono emerse, più o meno lentamente, e la poesia ha preso forma.
Nel frattempo, prendevano forma anche alcune idee dei
bambini sul regalo da realizzare per le famiglie:
Un
sacchetto con un filo legato sopra con dentro un cioccolatino
Una
scatola piccolina di latta, poi ci mettiamo dentro tanti tanti cuori finché non
la riempiamo tutta, poi prendiamo un foglietto bianco, ci stampiamo tutti sopra
un bacio, con il burro cacao o il rossetto, come Zeb e la scorta di baci
Un
cartoncino, poi facciamo un cuore, lo coloriamo di rosso, poi facciamo un buco
dentro il cuore e facciamo una collana
Si
può prendere una scatola lunga, magra, e mettere dentro il vino Facciamo
un bigliettino di carta e poi ne facciamo due, anzi, io ne faccio tre perché
c’è anche mio fratello, e poi glieli diamo
Prendiamo
una piccola scatolina… un cartoncino, lo trasformiamo in un cubetto di cartone,
e dentro ci mettiamo due cuori e facciamo un disegno con del cartone, come la
scatolina, e facciamo la famiglia
Possiamo
fare un disegno con tutta la famiglia, scrivere il nostro nome, poi facciamo
una scatolina dove mettere dentro qualcosa, poi possiamo fare un biglietto
della classe e possiamo mettere dei regali, dei baci e delle stelline
Ed ecco tornare le stelline, con piccole scatoline, e un
biglietto, o magari due o tre, se ci sono dei fratelli…
Volevamo che il regalo fosse realizzato interamente dalle
mani dei bambini e delle bambine, e che fosse davvero gratuito: così, abbiamo incominciato
col preparare la carta acquarellata e ripassare il contorno di una stellina
modello, in modo da averne alcune. Le altre sono state realizzate su F4 bianchi e
decorate a piacere. Dietro, i nomi dei destinatari.
È ancora presto perché i bambini possano realizzare in autonomia delle
piccole scatole; così ho chiesto loro di disegnare con i pastelli su un foglio A4
un’illustrazione natalizia. Seguendo le semplici istruzioni di un tutorial, abbiamo realizzato una bustina per ognuno (a tutti gli effetti, questo è stato,
insieme alla ricomposizione dei versi poetici, l’unico intervento adulto in
tutto il lavoro).
Abbiamo incollato la poesia sul biglietto augurale, anch’esso
realizzato dai bambini e fatto stampare in tipografia, e inserito il tutto
nella bustina.
Ed ecco i nostri regali di Natale finalmente pronti.