lunedì 13 settembre 2021

Abitare le storie



Li abbiamo lasciati bambine e bambini. Li ritroveremo domani, dopo poco più di tre mesi, ragazze e ragazzi.

Non abbiamo assistito in prima persona a ciò che è avvenuto in questo tempo estivo: uno scatto di crescita da cui eravamo lontani, e che, proprio per questo, si farà notare in tutta la sua evidenza.

Non sarà solo una questione di centimetri: ci saranno volti ed espressioni differenti, sguardi più timidi o, al contrario, sicuri. Ci saranno voci con timbri forse diversi, posture e abitudini acquisite in tempi e luoghi altri da quelli che abitualmente condividiamo. Ci saranno nuove aspettative, desideri, necessità.

Forse saremo cambiati anche noi, o staremo per farlo: ricordo un alunno del ciclo precedente che, a fine quinta, scriveva di un mio cambiamento, negli ultimi anni di scuola. Un cambiamento non gradito.

Mi sono interrogata spesso su quanto fosse realistica – e condivisa – questa sua percezione; su quanto i miei cambiamenti fossero indotti dai loro o, piuttosto, dalla necessità di recuperare proprio gli scatti di crescita che mi ero persa via via, e che mi interrogavano, chiedendomi di essere un’insegnante diversa, come se anch’io dovessi cambiare muta per far spazio a una nuova me, in relazione con loro.

Leggevo, proprio ieri, il post di una libraia che, a proposito di accoglienza, chiedeva agli insegnanti di lasciar stare i libri e lasciar fare ai bambini, perché gli insegnanti valgono più di qualsiasi storia. Io invece ho pensato che le storie valgano altrettanto, e non solo come valore assoluto, ma ancor più per la relazione e il legame che creano con chi le fa proprie o le dona agli altri. Forse le storie sono gli spazi sempre nuovi che abitiamo mentre, insieme, continuiamo a crescere.

Perciò sono qui, in questo tempo piccolo che mi separa dall’incontro con le mie “nuove” ragazze e i miei “nuovi” ragazzi, a riflettere ancora una volta su ciò che sarà, e a confidare in un percorso che costruiremo insieme, dove, ancora una volta, abiteremo le storie ed esse ci abiteranno.

Perché, si sa, non si finisce mai di imparare, di crescere e di cambiare, e farlo insieme è ancora più bello.

 

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