lunedì 29 agosto 2016

A ritrovar La leggerezza perduta (Apedario al Masetto - 1^ parte)


Quando ho cominciato a pensare al corso al Masetto, Apedario La scuola degli albi illustrati, non ho potuto fare a meno di immaginarlo iniziare in leggerezza: la stessa che avrei voluto avvolgesse questi ultimi giorni di vacanza che Carolina, Eleonora e Paola hanno deciso di passare con me, a casa di Giulia e Gianni.

Per questo motivo, il primo libro che ho scelto di portare con me non poteva che essere

La leggerezza perduta


di Cristina Bellemo e Alicia Baladan, Topipittori


E, come faccio sempre con i bambini, leggendo ho inaugurato le ore che avremmo passato insieme:

"C’era una volta, tanto tempo fa, un castello. Un castello di quelli che c’erano una volta, per l’appunto. Dentro al castello ci stava un borgo intero e a capo del borgo, e anche del castello, come si conviene, stava un re. Ma a guardarlo bene, quello non era mica un castello come gli altri."



"Butta di qua, butta di là, lancia da una parte, tira dall’altra, alla fine il castello si alleggerì. Si raddrizzò, smise di scricchiolare.

[…]

Il castello si alleggerì al punto che stava per prendere il volo, come i palloncini, e dovettero legarlo alla nuvola con delle funi.

Perciò qualcuno, nel chiuso della sua camera, qualche sogno, qualche amore, qualche pensiero, qualche desiderio, be’, se lo riprese indietro. Prima solo un pezzettino, per fare la prova, poi tutto intero, e il castello non calava di un millimetro.

Casomai tirava un po’ più in su.

Il Museo del Superfluo vennero a visitarlo in tanti, anche da lontano, anche da fuori mano.
Fu un avventura, quel giorno, e chi volle poté sapere quali sono le cose pesanti e quali sono le cose leggere."
 


Poi, insieme abbiamo riflettuto su cosa sia leggero o pesante per noi, adulti/insegnanti.

Abbiamo convenuto sulla leggerezza della gratuità -in cui ti avvicini alle cose e agli altri solo per il gusto di farlo-, del gioco, del fare, della valorizzazione delle competenze, dell’attenzione al benessere del bambino e della soddisfazione nel vedere come le cose funzionino quando ci si mette dalla parte del bambino e delle sue necessità.
E ci siamo lamentate della pesantezza degli adempimenti burocratici, del “devi fare perché sì”, delle lamentele, del non poter fare e dei suoi vincoli, delle relazioni a volte difficili con i genitori, dell’incompetenza degli adulti, delle conoscenze ipertrofiche, e soprattutto della valutazione, che Carolina ha efficacemente definito un imbuto, dove ad un certo punto tutto si strozza.
Ripensandoci a distanza di qualche giorno, mi appare tra le più importanti soprattutto questa riflessione, che credo abbia dato l’impronta al nostro lavoro insieme e ci abbia permesso di riconoscerci dentro lo stesso orizzonte: la consapevolezza dell’immensa fatica, e frustrazione, che molti insegnanti provano nel dover valutare ogni bambino, in quello che è un processo troppo delicato e complesso per poter semplicemente e riduttivamente essere definito da un voto.



Abbiamo in seguito provato a metterci "nei panni" dei bambini per comprendere cosa renda loro leggera la scuola: la possibilità di capirne i diversi linguaggi, l’autovalutazione, la consapevolezza, il sentirsi riconosciuti, giocare, il divertimento, fare, ascoltare le storie, la capacità di aiutarsi, il lavoro di gruppo; mentre i tempi compressi, la velocità, i ritmi, i compiti, le aspettative, il confronto, la gestione dello spazio classe, la disposizione dei banchi, lo stacco netto con la scuola dell’infanzia, la competitività, spettacoli e feste, possono davvero rendere pesante l'esperienza scolastica di un bambino.
 



Fedeli a questa direzione, non del tutto inattesa, ma certamente non programmata, il nostro primo, breve incontro insieme si è concluso con

I cinque malfatti


di Beatrice Alemagna, Topipittori

il libro perfetto per prendersi gioco e ridimensionare le aspettative che abbiamo nei confronti dei più piccoli.
Che sollievo, che magnifica sensazione di libertà, per un bambino ma anche per noi adulti, potersi riconoscere di volta in volta nel bucato, nel piegato, nel molle, nel capovolto, ma soprattutto nello sbagliato







e poter ridere di cuore al pensiero dello sconcerto di un PERFETTO...STUPIDO.







ERANO CINQUE.
CINQUE COSI MALFATTI.

IL PRIMO ERA BUCATO.
QUATTRO GROSSI BUCHI IN MEZZO ALLA PANCIA.

IL SECONDO ERA PIEGATO IN DUE,
COME UNA LETTERA DA SPEDIRE.

IL TERZO ERA MOLLE.
SEMPRE STANCO, ADDORMENTATO.

IL QUARTO ERA CAPOVOLTO.
NASO IN GIÙ E GAMBE IN SU.

E IL QUINTO… LASCIAMO PERDERE.
IL QUINTO ERA SBAGLIATO
DALLA TESTA AI PIEDI.
UN AMMASSO DI STRANEZZE.

UNA CATASTROFE.

NON RIUSCIVANO A CONCLUDERE
NIENTE NELLA VITA NÉ AVEVANO
VOGLIA DI FARE GRANCHÉ.
ABITAVANO IN UNA GRANDE CASA
SBILENCA CHE SAREBBE POTUTA
CROLLARE DA UN MOMENTO ALL’ALTRO.
DISCUTEVANO SPESSO SU CHI,
FRA LORO, FOSSE IL PIÙ MALFATTO.
QUESTO LI DIVERTIVA MOLTO.












PENSIERI LEGGERI

Leggerezza è un aereo di carta


Vedere la bellezza è leggerezza



A scuola di respiro


Leggere senza chiedere niente in cambio



L’orizzonte comune



Tempo vuoto



Leggera è… la scoperta!



Capovolgere l’imbuto



Leggerezza è una capriola



Lasciare andare la gelosia delle proprie idee


Poter imparare senza ansie


Inutile bellezza delle cose grandi e piccole