sabato 3 ottobre 2015

Nonni, acrostici e biglietti

Ci sono delle cose
che solo i nonni sanno,
son storie più lontane
di quelle di quest’anno.
Ci sono delle coccole
che solo i nonni fanno,
per loro tutti i giorni
sono il tuo compleanno.
Ci sono nonni e nonne
che fretta mai non hanno:
nonni e nipoti piano
nel tempo insieme stanno.


Bruno Tognolini
































venerdì 2 ottobre 2015

Prepararsi a una verifica



In questi giorni sto riflettendo con i bambini sulla loro crescita, sulle conquiste dei due anni trascorsi insieme, su ciò che ci attende e a cui dobbiamo prepararci.

Un argomento non semplice, ma che è necessario affrontare, è quello delle verifiche. 

Ci sono bambini che, al solo sentirle nominare, mostrano segni di disagio; altri per cui la verifica è l’occasione per manifestare le proprie competenze. Lì in mezzo, la maggior parte dei bambini, che certo non le amano, ma le vivono come una sorta di medicina necessaria.


Per i primi due anni, sono stata molto cauta nell’uso del termine e, soprattutto, di una valutazione numerica negativa: ho preferito chiedere ai bambini di rileggere e correggere, a casa o a scuola, se necessario con l’aiuto dell’adulto. Certo, sul registro mi è capitato di dover segnare qualche cinque (pochissimi, e naturalmente nessun voto più basso) in caso di non raggiungimento, neppure parziale, degli obiettivi.

Da quest’anno, però, vorrei che i bambini cominciassero a confrontarsi con le proprie difficoltà, per imparare a riconoscerle e a superarle: ci sono situazioni oggettive ed obiettive che pregiudicano alcune “prestazioni” (penso all’ortografia o alla lettura per un dislessico, o alle tabelline per un discalculico), ma ci sono anche bambini che dimenticano di fare i pochissimi compiti assegnati, che consistono quasi sempre nella lettura e correzione del lavoro svolto in classe, o che affrontano l’impegno scolastico con superficialità, convinti, dal mondo in cui vivono e da buona parte degli adulti, che nella vita occorra evitare a tutti i costi quel che costa fatica.

Ieri ho detto ai bambini che da quest’anno, il nostro modo di prepararci alle verifiche sarà pressoché costante: chiederò ai bambini quanto si sentano sicuri rispetto ad una determinata competenza da acquisire e formeremo le coppie di lavoro in vista della verifica affiancando a chi si sente in difficoltà un compagno più sicuro. 

Certo, è un rischio: durante il primo tentativo, anche alcuni bambini che affermavano di sentirsi sicuri hanno mostrato difficoltà. Ma compito dell’insegnante credo sia aiutare ognuno a prendere consapevolezza, senza drammi e senza enfatizzazioni, delle proprie capacità e dei propri limiti. E pazienza se questo comporterà qualche estemporaneo scivolone…






giovedì 1 ottobre 2015

Alfabeti nel mondo e in classe

È fin troppo facile, direi semplicistico, ridurre la presenza dei bambini figli di etnie e culture altre alle innegabili difficoltà che si incontrano nel cammino dell’integrazione: non è mai facile aprirsi al nuovo, al diverso, allo sconosciuto, tanto più quanto ci è stato insegnato di fidarci solo di ciò che conosciamo. Ed è altrettanto banale, naturalmente, affermare la ricchezza che questa diversità porta in sé e con sé: ma anche ciò che è banale, a volte, può servire ad aprire nuove strade da percorrere insieme.
 
Nel mio girovagare sul web ho scoperto un sito che mi ha permesso di affrontare con i bambini la complessità dei codici della comunicazione: http://www.applidea.it/educazioneinterculturale/htm/alfabeti.htm


Nelle nostre classi sono presenti bambini le cui famiglie provengono da Marocco, Sri Lanka, Pakistan, Equador,  Ghana, Grecia, Giappone. È stato naturale chiedere loro di scrivere per noi alcune lettere/segni della propria lingua:









Naturalmente non sono sicura che siano stati scritti esattamente: quel che so con certezza è che è stato un piacere per tutti provare a copiare questi nuovi segni, che in questo modo sono diventati ricchi di significato.