venerdì 2 ottobre 2015

Prepararsi a una verifica



In questi giorni sto riflettendo con i bambini sulla loro crescita, sulle conquiste dei due anni trascorsi insieme, su ciò che ci attende e a cui dobbiamo prepararci.

Un argomento non semplice, ma che è necessario affrontare, è quello delle verifiche. 

Ci sono bambini che, al solo sentirle nominare, mostrano segni di disagio; altri per cui la verifica è l’occasione per manifestare le proprie competenze. Lì in mezzo, la maggior parte dei bambini, che certo non le amano, ma le vivono come una sorta di medicina necessaria.


Per i primi due anni, sono stata molto cauta nell’uso del termine e, soprattutto, di una valutazione numerica negativa: ho preferito chiedere ai bambini di rileggere e correggere, a casa o a scuola, se necessario con l’aiuto dell’adulto. Certo, sul registro mi è capitato di dover segnare qualche cinque (pochissimi, e naturalmente nessun voto più basso) in caso di non raggiungimento, neppure parziale, degli obiettivi.

Da quest’anno, però, vorrei che i bambini cominciassero a confrontarsi con le proprie difficoltà, per imparare a riconoscerle e a superarle: ci sono situazioni oggettive ed obiettive che pregiudicano alcune “prestazioni” (penso all’ortografia o alla lettura per un dislessico, o alle tabelline per un discalculico), ma ci sono anche bambini che dimenticano di fare i pochissimi compiti assegnati, che consistono quasi sempre nella lettura e correzione del lavoro svolto in classe, o che affrontano l’impegno scolastico con superficialità, convinti, dal mondo in cui vivono e da buona parte degli adulti, che nella vita occorra evitare a tutti i costi quel che costa fatica.

Ieri ho detto ai bambini che da quest’anno, il nostro modo di prepararci alle verifiche sarà pressoché costante: chiederò ai bambini quanto si sentano sicuri rispetto ad una determinata competenza da acquisire e formeremo le coppie di lavoro in vista della verifica affiancando a chi si sente in difficoltà un compagno più sicuro. 

Certo, è un rischio: durante il primo tentativo, anche alcuni bambini che affermavano di sentirsi sicuri hanno mostrato difficoltà. Ma compito dell’insegnante credo sia aiutare ognuno a prendere consapevolezza, senza drammi e senza enfatizzazioni, delle proprie capacità e dei propri limiti. E pazienza se questo comporterà qualche estemporaneo scivolone…