venerdì 9 febbraio 2018

Il senso di una delusione


Se stai leggendo questa lettera, è perché sai cosa sia la delusione.

Ti aspettavi una valutazione diversa, sicuramente migliore, rispetto a quella che hai trovato sulla tua scheda. In una disciplina, o in più di una. Potrebbe essere capitato altre volte, a scuola e soprattutto nella vita. E, ci duole dirlo, capiterà ancora.

La definizione di delusione, sul vocabolario Treccani che spesso consultiamo, è “[…] sentimento di amarezza di chi vede che la realtà non corrisponde alle sue speranze”.

Cercando ancora in rete, abbiamo trovato un’altra definizione, leggermente diversa:
“sentimento di tristezza, sfumato di rabbia, che nasce quando vediamo disattese le nostre aspettative, quando la realtà non corrisponde a ciò che credevamo, o speravamo.” (Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/D/delusione)

Quindi potresti essere amareggiato/a, triste, addirittura arrabbiato/a. Non sappiamo quale di questi tre aggettivi corrisponda maggiormente a quel che provi ora. Magari uno più di un altro; forse, invece, un sottile, o potente, miscuglio di tutti e tre.

Ci sono molti motivi per cui potresti essere deluso/a: noi crediamo però che si possano essenzialmente ricondurre a due. Potresti essere deluso/a perché pensi che qualcuno dei tuoi insegnanti sia stato ingiusto nel valutare i tuoi apprendimenti, le tue competenze, nella disciplina che ciascuno di noi insegna; oppure potresti essere deluso/a perché, nonostante il tuo impegno, non sei riuscito/a a raggiungere gli obiettivi (che purtroppo a volte, a scuola, devono essere semplificati e simbolizzati da un voto) che ti eri prefisso/a.

C’è un’ultima possibilità, che forse non hai ancora preso in considerazione. Noi, però, non possiamo fingere che non esista; anzi, è un nostro preciso dovere, di insegnanti e di adulti che educano, fare in modo che tu la prenda in considerazione. Potresti essere deluso/a anche se, dentro di te, sei consapevole di non aver fatto tutto quel che avresti potuto per essere davvero soddisfatto/a di te stesso.

Tanti anni fa (i tuoi insegnanti erano tutti molto giovani), Alberto Manzi, un famoso maestro che aveva tenuto delle importantissime lezioni di italiano anche in televisione, e in questo modo aveva insegnato a leggere e a scrivere a molti analfabeti, decise di scrivere sulla scheda di valutazione di ogni suo alunno, al posto del giudizio: “Fa quel che può, quel che non può non fa.”

È una frase su cui in questi giorni abbiamo riflettuto molto, e che probabilmente ha condizionato i nostri giudizi. Abbiamo pensato che il lavoro di chi fa davvero tutto quel che può debba essere valorizzato; però, in questi anni passati insieme, ed in particolare in questi ultimi mesi, abbiamo avuto anche la sensazione che non tutti abbiano sempre fatto tutto quel che avrebbero potuto.

Può essere mancato l’impegno, oppure l’attenzione in classe, la concentrazione, lo studio costante, un’organizzazione adeguata del lavoro, l’esecuzione dei compiti a casa o delle correzioni. Forse il comportamento in classe, non sempre adeguato, ti ha impedito di dare del tuo meglio, e ti sei accontentato/a di quel che potevi raggiungere col minimo sforzo possibile.

Se pensi che questo possa essere, almeno in parte, il motivo per cui il voto che hai ricevuto non è all’altezza delle tue aspettative, superare questa delusione è davvero quasi esclusivamente in tuo potere.

Se invece pensi che qualcuno di noi sia stato ingiusto, o sei deluso/a nonostante nei mesi scorsi tu abbia messo in campo tutto il tuo impegno, ci sembra importante che ne discutiamo insieme: tu, i tuoi insegnanti, i tuoi genitori.

In entrambi i casi, ci teniamo a sapere cosa ne pensi

                                                                       I tuoi maestri


(Lettera consegnata alle ragazze e ai ragazzi delusi dopo la lettura del documento di valutazione)