lunedì 7 luglio 2014

Posta per la Tigre

A volte mi dispiace per le nuove generazioni, le “native digitali”. Forse non sapranno mai quant'è bello ricevere una lettera, in carta e inchiostro, colorata o addirittura profumata, scritta di getto o meditata per ore, giorni. Forse non conosceranno mai l'attesa del postino, la corsa per le scale, il gesto di infilare la mano nella fessura per estrarre la busta, se ci si è scordati la chiave.
Forse mancherà loro il piacere dell'attesa, quella che aumenta il desiderio, che fa fremere e a volte addirittura sospirare.

Rileggo le parole della piccola Tigre:

Quando tu sei via, io mi sento sempre tanto sola. Perché non mi scrivi una lettera? Mi renderesti felice.”

A volte, basta poco per la felicità: l'inchiostro blu nella sua bottiglietta, una penna di canarino, della carta da lettere e una busta.

Ma l'amicizia ha bisogno di cure; rischia di arrivare troppo tardi, quando la piccola Tigre non ha sbucciato nessuna cipolla e non ha cotto nessuna patata, non ha spazzato i pavimenti e nemmeno bagnato i fiori. Non ne ha avuto voglia, perché si è sentita tanto sola. E quando il piccolo Orso è tornato a casa, della lettera non le importa più: finalmente lui è tornato!

E allora bisogna fare in modo che le lettere arrivino proprio al momento giusto, quando c'è bisogno di loro: esattamente come in Lettere dello scoiattolo alla formica, in cui il vento non sbaglia un sospiro, e indirizza ogni missiva al destinatario giusto e al momento perfetto.

Quanto bisogno avremmo, anche noi, di qualcuno che ci scrivesse, quando ci sentiamo soli?



Posta per la Tigre!



 
Ancora la piccola Tigre e il piccolo Orso di Janosch.
Ancora due amici che vivono insieme, condividendo ciò che sono e ciò che sanno fare.
Ancora una storia che parla di amicizia, nostalgia, ricordi... e di penne di canarino.
Questa volta, però, si parla anche di lettere, posta aerea e telefoni. Si parla, anche, di felicità.


Pescò due pesci: uno per mangiarlo e uno per potergli regalare la vita.
Così l'avrebbe reso felice, perché la felicità è una bella cosa per tutti.”


Come incomincia:

Un giorno, in cui il piccolo Orso stava andando come al solito al fiume a pescare, la piccola Tigre gli disse: -Quando tu sei via, io mi sento sempre tanto sola. Perché non mi scrivi una lettera? Mi renderesti felice.
-Va bene- disse il piccolo Orso e prese subito l'inchiostro blu nella sua bottiglietta, una penna di canarino, con cui si può scrivere molto bene, della carta da lettere e una busta.
Arrivato al fiume, per prima cosa infilò un verme all'amo e poi lanciò la lenza in acqua. Quindi prese la penna e intingendola nell'inchiostro scrisse una lettera.

-Cara Tigre,
ti comunico che sto bene.
E tu, come stai? Non dimenticare
di sbucciare le cipolle
e cuocere le patate,
perché forse ci sarà pesce per cena.
Un bacio dal tuo amico Orso.

Infilò la lettera nella busta e la chiuse. Pescò due pesci: uno per mangiarlo e uno per potergli regalare la vita. Così l'avrebbe reso felice, perché la felicità è una cosa bella per tutti.

JANOSCH, Posta per la Tigre, Piemme Junior


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