martedì 14 novembre 2017

Un passo indietro


Servono, i passi indietro: per avere una prospettiva più ampia, per evitare di soffermarsi troppo su un unico dettaglio, per provare a cambiare direzione.

Spesso, un passo indietro è il movimento più semplice per adeguare il proprio punto di vista a quello altrui, o per ritrovare chi si è attardato. A volte, un passo indietro può aiutarci a scendere da quel piedistallo che potremmo esserci costruiti da soli.

Da ogni passo indietro, possono sicuramente nascere nuovi passi avanti.

Se c'è qualcosa che in questi 30 anni di scuola ho imparato,  è a non intestardirmi.
Capita, a volte, che un’attività, un progetto, una lettura cui tengo in modo particolare, si rivelino inadeguate ai ragazzi, o non diano i risultati sperati e attesi.
Me ne faccio una ragione, e vado oltre, nella consapevolezza che anche i fallimenti hanno sempre qualcosa da insegnare.




Quando ho nascosto la copertina del libro che mi apprestavo a leggere nelle due classi, non l’ho fatto tanto perché i ragazzi fossero invogliati a indovinarne il titolo, ma piuttosto per evitare che proprio dal titolo potessero trarre indicazioni che avrebbero svelato loro il mistero ben prima del finale. Mi aspettavo che la lettura li appassionasse e li coinvolgesse tanto quanto era successo a me. 
Non è andata così.
Certo, sembrava ascoltassero attentamente; qualcuno ipotizzava misteri ben celati, o trame avvincenti. Ma quando, dopo la lettura dei primi capitoli,  ho chiesto loro cosa ne pensassero, molti mi hanno risposto che il libro era noioso, o che non era il loro genere.
Così ho pensato di fermarmi, non senza prima aver chiesto a tutti di provare a indovinarne il titolo, ben sapendo che sarebbe stato molto difficile, dopo la lettura di così pochi capitoli.











Eppure molti di loro hanno scritto proprio il titolo della prima edizione del romanzo di Clive Barker, La casa delle vacanze, che in questa nuova pubblicazione è diventata

La casa degli anni scomparsi







Nessuno però ha indovinato il nuovo titolo, proprio quello che mi aveva spinto a ricoprire il volume.
A questo punto, senza svelare nulla del seguito per non rovinare la sorpresa a chi vorrà proseguirne la lettura, ho chiesto loro di provare a immaginare le ragioni di questo titolo. E anche in questo caso, le risposte mi hanno parlato dei ragazzi molto più di quanto l’insieme di poche parole potrebbe far immaginare:


Perché dal pezzettino di libro che abbiamo letto secondo me gli anni passavano e scomparivano senza che nessuno si ricordasse che erano già passati

Forse perché Harvey non tornava più a casa e stava sempre lì

Perché gli anni in quella casa passavano troppo velocemente

Perché magari tutti quei bambini che andavano nella casa delle vacanze non tornavano più a casa

Perché Harvey, visto che era stato molto tempo in quella casa, ogni volta che andava a dormire si dimenticava i suoi genitori e il suo passato

Secondo me è perché in ogni giornata passavano le stagioni, e quindi ogni giornata era come un anno, e le giornate passate magari a non fare niente erano come anni passati in casa a non fare niente

Perché ogni volta che in quel libro si arrivava a febbraio, si tornava indietro a gennaio e gli anni non passavano mai

Harvey, in questa casa delle vacanze… il tempo passava, lui stava lì anni e anni e quando si ricordò che doveva tornare a casa, i suoi genitori gli dissero che era stato fuori un’ora

Perché magari là dentro ci son persone, tipo alcuni maggiordomi, che son stati lì da bambini, poi non se ne sono resi conto ed è passato il tempo

Per me s’intitola così perché in questa casa ci sono tutte cose belle che fanno piacere ai bambini che ci vanno, e quindi fanno dimenticare le cose che sono successe prima, quando non erano in questa casa

Per me questo titolo è stranissimo perché racconta come Lulù che è stata lì tantissimi anni, racconta queste avventure, che però sembrano vere ma non lo sono 

Perché loro stanno là, si divertono e fanno tutto quello che vogliono, quindi può passare pure un anno o due, e non se ne rendono neanche conto, pensano che è passato pochissimo

Questo titolo mi fa pensare che se il titolo è La casa degli anni scomparsi, un capitolo “Prigionieri”, mi ha fatto pensare che quando entravi lì non potevi più uscire e così passavano tutti questi anni restando lì

Per me si intitola così perché lì le giornate passavano in fretta, e pure le stagioni, e quindi, visto che andava tutto veloce, non tenevi più conto di quanti anni restavi lì, ad esempio come Lulù

Però Lulù s’è resa conto di quanti anni sono passati…

Per me gli anni scomparsi indicano gli anni di Harvey… gli anni di Harvey nel posto della casa segreta

Per me La casa degli anni scomparsi è come se ogni giorno invecchi di un anno, perché ogni sera c’era Halloween e Natale, perciò ogni giorno che passa per i tuoi genitori è un anno passato senza di te