venerdì 17 aprile 2015

Il più delle volte / non serve sprangare le porte





Il più delle volte
non serve sprangare le porte
bruciare ogni fuso
vietarne il possesso, proibire l’uso
ci sarà sempre
una porticina aperta, una vecchina che fila
una scoperta
qualcosa che non sai neppure cos’è
uno sbaglio fatto apposta per te.
Non sempre, ma a volte
occorre pungersi
sanguinare un poco
dormire tutto il sonno
che viene dopo
sorbirlo come una medicina
per svegliarti diversa
da com’eri prima.

Silvia Vecchini – Arianna Vairo, In mezzo alla Fiaba, Topipittori




Sono giorni che giro con questo libro nella borsa. Ce l’ho messo in settimana, mi serviva a scuola, poi (si sa come vanno queste cose) a scuola abbiamo fatto altro e il libro è rimasto lì, chiuso e silenzioso. Però, a modo suo, mi parlava; e ho capito che aspettava solo il momento giusto perché lo aprissi.

Ieri l’ho fatto, e ho subito trovato quel che mi serviva: non tanto per i miei bambini (abbiamo appena letto Rosaspina, e lì, tra la pagina 12 e la 13, con un braccio sotto il capo, gli occhi socchiusi e il corpo forse percorso dalle impronte del castello c’è proprio lei), ma per me, mamma prima ancora che maestra. E per le mamme, i papà, i nonni e le nonne dei miei bambini, tutti noi tentati di 


“sprangare le porte
 bruciare ogni fuso
vietarne il possesso, proibirne l’uso”


Che fatica, riconoscersi in questi versi; ma quanta verità!
Vorremmo impedire ad ogni modo che i nostri figli debbano entrare a contatto col dolore, la sofferenza, il sonno che pare morte. Vorremmo sprangare, bruciare, vietare, proibire, ma…


“ci sarà sempre
una porticina aperta, una vecchina che fila
una scoperta
qualcosa che non sai neppure cos’è
uno sbaglio fatto apposta per te.”



E se, almeno per un attimo, smettessimo di essere madri, padri, insegnanti, ci ricorderemmo che senza quello sbaglio fatto apposta per noi, quel poco o tanto sangue, quel poco o tanto sonno che viene dopo, non saremmo quel che siamo ora: diversi da com’eravamo prima.
 

Considero uno dei più bei regali della Fiera di Bologna 2015 aver conosciuto Silvia Vecchini e suo marito Sualzo, due splendide persone, prima ancora che due autori grandiosi.