martedì 9 maggio 2017

Noi abitiamo dentro il nostro corpo e siamo fatti di parole, ovvero Finalmente un insegnante senza apostrofo



 Ieri, finalmente, il desiderio di più di un alunno, e cioè avere un insegnante senza apostrofo, (lo ha espresso recentemente in forma scritta F., maschio decenne, ma sono sicura sia condiviso da molti), si è nuovamente avverato: Hans Hermans ci ha, ancora una volta, avvinto per due ore con le sue parole.


Ha iniziato leggendo La mia pelle , di Giusi Quarenghi, tratta da E sulle case il cielo, Topipittori

La mia pelle. Ancora
non riesco a capire
se finisco sulla pelle
o se sulla pelle
comincio
Mi contiene
la mia pelle mi protegge ma
appena qualcosa la tocca io
sono lì sulla pelle
a sentire
Io sono dentro
chi bacia la mia pelle bacia me
Io sono fuori
se la mia pelle si ferisce io
sono ferito. Io sono dentro
sono quello che non si vede
Io sono fuori, sulla mia pelle
vado incontro al mondo
Nella mia pelle incotnro te
Nella tua pelle

Giusi Quarenghi



 


Hans:
Ce lo siamo già chiesto l’altra volta, ma me lo chiedo tutti i giorni: Io, dove abito?
È vero che ho un indirizzo, ma io non abito là sempre.
Dove abito, io?
Qual è la nostra casa vera?


I ragazzi:
 La pancia
La pelle 
Siamo noi la nostra casa


Hans:
Sì e quasi no
Io sto nel mio corpo, ma in realtà, il corpo è tuo? Fa tutto quello che tu vuoi?
Provate a sentire il battito del vostro cuore, poi, quando lo avete sentito, fatelo rallentare, poi ditegli: Basta, non battere più.
Riuscite?


A volte capita che i bambini (ma anche gli adulti, aggiungo io) dicano: È più forte di me. 
È strano, perché sembra che dentro di noi abiti qualcuno più forte di noi.
Ma se io non riesco a far smettere di battere il cuore, o a smettere di respirare, il corpo è mio o fa un po’ quello che vuole?

Il corpo non è tuo. Il corpo è di se stesso. Il mio corpo è la mia casa.
Cosa porto di mio dentro il mio corpo?


I ragazzi:
I sentimenti
I gusti
L’energia
I pensieri
Le parole


Hans:
Noi abitiamo dentro il nostro corpo e siamo fatti di parole.

Quello a cui vorrei farvi pensare è
Io, chi sono?
Dalle radici alla terra c’è tutto quello che non è visibile; dentro ognuno di noi ci sono tante parole, e se non le rendo visibili rimango sconosciuto agli altri.
La parola che non viene ascoltata, ha valore?
La parola prende peso quando c’è qualcuno che la ascolta.

Se dico una parola, quella parola se n’è andata, o quella parola è ancora dentro di me?

Ed io intanto penso, e ricordo ai ragazzi, Ma dove sono le parole?






Poi Hans, con il kamishibai, legge L’albero e la strega, di Gek Tessaro, Artebambini






Hans:
Più passato hai, più il futuro diventa leggibile.
Per questo, la vostra maestra (sic) ed io riusciamo a vedere le donne e gli uomini che diventerete
Voi siete uomini/donne bonsai – Io dico ben-sai

Allo stesso modo, dentro la foglia ci sta l’albero; dentro di te ci sta l’uomo, la donna che diventerai, e anche i tuoi genitori, i tuoi nonni, i tuoi antenati






















Hans: 
Ascoltare lentamente è soprattutto ascoltare i silenzi che si trovano tra le parole
Il silenzio umano è fatto di parole non dette
Quando lascio il silenzio tra due parole, ci son dentro altre parole
Per imparare ad ascoltare lentamente, devi avere una persona che ti parla lentamente