mercoledì 3 maggio 2017

La nostra classe, ovvero un cielo che ti accoglie



Martedì 2 maggio

Mi attende un pomeriggio di correzioni, e so già che col trascorrere delle ore mi toccheranno molte emozioni diverse: la soddisfazione, il divertimento, che a tratti potrebbe sconfinare nell'allegria, a volte la preoccupazione, l’ansia, lo scoramento.

Guardo i quaderni, così diversi tra loro per calligrafia, ortografia, sintassi, contenuti. Mi riassale, come spesso accade, il timore di non aver fatto abbastanza, di non aver dato il meglio.
Che non tutti i ragazzi arrivino a piena maturazione, che in questo caso significa una competenza sicura e disinvolta nella produzione scritta, mi pare sempre più demerito mio che la risultanza di altri, molteplici fattori.

E mentre leggo, m’interrogo su alcuni passaggi: ad esempio perché nella descrizione oggettiva di gruppo, questi abbiano scritto “Abbiamo molte prese elettriche e due bambini sono mancini (mi sfugge il nesso). Cinque bambini non sono italiani ma quattro sono di colore”.

Mi interrogo sì, perché sono certa che in classe non abbiamo mai usato l’espressione di colore – siamo naturalmente tutti di colore, chi più chi meno chiaro o scuro, caso mai. Mi chiedo da chi sia uscita, e come mai, e come mai gli altri non l’abbiano messa in discussione.

“La nostra classe è composta da ventisei alunni, tra cui undici ragazze e cuindici (sic! Cuindici…) ragazzi. Alla maggior parte di bambini non piace la scuola, ad alcuni invece sì” (Avranno fatto un mini sondaggio, prima di scrivere, si saranno basati sulla composizione del loro gruppo di quattro o rappresentano un campione percentualmente valido della classe?)

nonostante sia già passato, abbiamo ancora decorazioni di Halloween (che sia ora di toglierle?).

Scopro che ci sono raccoglitori d’anelli, che c’è una discrepanza sul numero di maschi e femmine – un gruppo ha scritto quattordici maschi e dodici femmine -, che ci sono dubbi, peraltro legittimi, sull’ortografia di beige (scritto beash).

In un gruppo si sono presi la briga di misurare i lati delle piastrelle, e il loro numero (sbagliando, perché hanno scritto 114, mentre i due lati sono 20 x 25, e intanto abbiamo fatto matematica e, contestando l’affermazione che la classe fosse quadrata, pure geometria). Non soddisfatti, han misurato pure il piano dei banchi, 44 x 69,5 cm.

Scopro che per qualcuno “La nostra classe è molto grande e piena di sorprese inaspettate e colori che ti scioccano.”

Per altri “La nostra classe è molto grande, disordinata, lucente e colorata. Ci sono molti libri, molti cartelloni, molti bambini, una lavagna. Siamo in 28 e siamo molto confusionari.”

Scopro neologismi su cui, con sommo dispiacere, dovrò intervenire: “La nostra classe è bianca e verde, è molto arredata e le arredazioni le abbiamo fatte noi per il tema dell’anno. […] Appese ai muri ci sono carte geografiche per tutte le convenienze.”





Continuo a leggere, e a correggere, e tra le descrizioni soggettive, quelle con cui ognuno ha completato in autonomia il testo, scopro nuove frasi su cui riflettere:

La nostra classe è molto grande e spaziosa come un cielo che ti accoglie e accetta persone di tutti i tipi.


La nostra classe è molto bella e mi fa emozionare ogni volta che arrivo a scuola: io mi siedo e la classe mi accoglie.

La nostra classe è chiassosa, e io alcune volte vorrei che non fosse così. […] La nostra classe la vorrei più calma, con un insegnante maschio e con un campo da calcio. Vorrei anche che alcune volte ci portate a pescare e in gita.

Però questa classe mi dà una forza così forte quando le voci sono basse; quando sono forti invece sento come l’impressione di essere solo, tutti parlano forte, nessuno invece parla con me, o se parla con me non è di sicuro sottovoce.

Vorrei tutto di inglese perché mi piace non offenderti Anto anche le tue materie sono belle.

Questa classe non è grande ma è bella. Esprime un po' di noia e poca felicità.


C'è ancora tanto da lavorare...