martedì 20 maggio 2014

Senza nome ovvero Prima grammatica


Da qualche giorno, a scuola, riflettiamo sull’importanza di dare un nome ad ogni cosa, animale o persona. Nomi comuni e nomi propri.

A volte, però, c’è anche chi un nome non ce l’ha: è il caso del protagonista di “Senza nome”, di Silvana D’Angelo e Valerio Vidali, Topipittori.






Si tratta di un cane, che, pur adorando i nomi di personaggi famosi (Aramis, Shakespeare o Tiberio Gracco), trova che Baraban gli stia a pennello, ma si accontenterebbe anche solo di un semplicissimo Bill.





Il padrone lo porta al parco a passeggiare, pretendendo che faccia amicizia con i suoi simili



salvo poi sgridarlo perché si è sporcato
 



Il suo vero nome, invece, non lo sente da un pezzo, anzi, talvolta gli viene persino il sospetto di non averlo mai saputo: il suo padrone, infatti, sempre troppo affannato, stanco o distratto, lo chiama semplicemente “tu”, oppure “pigrone”, “sporcaccione” o “capriccioso”.




Finché un giorno il gatto Pirata, bianco, sporco e senza un occhio, con una semplice riflessione lo costringe a una decisione drastica.





Ma il cane ha bisogno di trovare la sua identità, e così se ne va di casa



 prima davanti a una pasticceria



poi accanto a una scolaresca che si appresta a partire per una gita

infine in biblioteca





Eppure, a sera, la sua ricerca è ancora infruttuosa



finché scopre che la sua fuga ha finalmente scosso il suo padrone, al punto da costringerlo a tappezzare i muri della città di richieste di aiuto: ed eccolo lì, il suo NOME.




Come finisce:

“Che buffa cosa, un nome. In fondo in fondo, di cosa è fatto?
D’aria. Poche lettere appena.
Ma senza nome, chi lo sa se c’ero veramente?”

D’ANGELO – VIDALI, Senza nome, Topipittori


Ci sono molte riflessioni possibili a margine di questo albo: il nome proprio (ma anche quello comune) e la sua importanza. La scelta di un nome, il suo significato. Il desiderio, talvolta, a seconda di umori o di esperienze, di cambiare il proprio nome. La distinzione tra nomi "importanti" e nomi più umili. I nomi scintillanti dei prodotti che ogni giorno ci assordano dalla tv. I nomi nuovi dei bambini che arrivano da lontano, e che qui trovano casa. Il diritto ad avere un nome. La ricchezza di nomi che si può trovare in una biblioteca. E, su tutto, l'amore contenuto in un nome, scelto apposta per noi; un amore, però, da non dare mai per scontato, e da nutrire di gesti e parole.
Non so se serva spiegare tutto questo ad un bambino: forse, basta leggere il libro...