mercoledì 22 febbraio 2017

Chi sta dietro i miei occhi? - Formazione con Hans Hermans



Partecipare a un corso di formazione condotto da Hans Hermans, Leone Nano, è accettare di rinunciare alle certezze, ascoltare domande a cui non sappiamo dare risposta, riflettere sul significato mai scontato delle parole.

Fare formazione con Hans è essere consapevoli, una volta di più, della responsabilità magnifica e terribile di essere insegnanti.




Dobbiamo avere il coraggio di combattere per la nostra identità
Io quando racconto le storie voglio essere ascoltato, non solo per la mia vanità, ma perché sto lavorando sulla voce, sui tempi, sul contenuto
Noi dobbiamo essere soprattutto un esempio di quello che un bambino potrà essere da adulto
La parola deve cambiare, deve arricchire, deve essere uno stimolo
Non c’è niente che insegna come l’amore, anche per la propria materia
L’alfabeto – la parola
Il mistero: oggetto che diventa soggetto




La creazione di Adamo (particolare), Michelangelo, Cappella Sistina, Roma


Il passaggio in cui oggetto diventa vita è il mistero
Questo passaggio sarà per sempre un segreto e va rispettato. La scuola parte dopo, quando la vita è entrata dentro di noi, dentro qualsiasi oggetto che è diventato soggetto. Con i bambini non dobbiamo provare a risolvere il mistero, perché non ce la faremo mai.
Queste due dita che si toccano è la lingua, è diventare, crescere, stare nel mondo.
Chissà come mai l’albero non sbaglia; il faggio sa come diventare un faggio.
Il gatto sa. Siamo noi gli sfortunati, perché non sappiamo, perché parliamo.
Noi siamo coloro che non sanno. La scuola è il luogo dove si insegna il non sapere.
Abbiamo chiesto ai bambini cos’è l’alfabeto. Sono le lettere, non le parole.
 




Uno degli alfabeti che sta rischiando di scomparire è l’alfabeto del buio.
Noi a volte siamo capaci di vedere con le orecchie.
Una parola che dobbiamo reinserire è nonostante. Io ti amo nonostante.
Dobbiamo imparare a guardare e a far capire al bambino che noi della maggior parte degli alfabeti conosciamo solo le prime tre lettere.
Gli aborigeni sentono tutto, tranne le nuvole; l’unico alfabeto che non puoi dire, che non ha un suono.
Un alfabeto che si sente soprattutto d’inverno: non c’è niente di così bello che poter stare ancora dieci minuti a letto, e intanto ascolti. Non sento niente. Vuoi vedere che ha nevicato? La macchina che passa parla l’alfabeto della neve, non quello dell’asfalto. Un grande desiderio che ho io è andare a terra e sentire quel che dice un fiocco di neve.
Io vorrei imparare a cadere senza far rumore come un fiocco di neve.






L’alfabeto delle foglie che cadono è un alfabeto molto silenzioso.

Non a tutte le foglie piace cadere. È una nostra idea che alle foglie piaccia cadere.
L’alfabeto del pesco è favoloso, perché il mondo è favoloso.
Che alfabeto ha dentro di sé per capire che può sbagliare una volta, ma poi può rifiorire?
L’alfabeto della lumaca; sa scrivere solo il proprio il testamento.




È necessario avere la consapevolezza che l’alfabeto dell’altro è molto difficile da capire
Chi ci sta dietro i miei occhi? Dietro i miei occhi ci sto io.
Uno dei modi per incontrare l’altro sono gli occhi. Ci incontriamo attraverso lo sguardo.
Per questo motivo serve leggere in profondità. Basta leggere in superficie, perché è sottoposta alla legge dell’erosione.







Quando la mia superficie comincia a mostrare i segni dei tempi, e non ho imparato a guardare in profondità, io per l’altro divento noioso.
Uno dei simboli forti del mondo è l’albero: l’albero ha una parte visibile e una invisibile. E quella invisibile non sono solo le radici. Non si può guardare neppure dentro l’albero. Le foglie sono l’albero che parla, le parole che escono dall’albero. L’alfabeto del faggio si esprime anche attraverso la foglia.
Cambiamento reale non è cambiamento superficiale



 






Un paese senza scuola è un paese perso, e perciò chiedo a tutti gli insegnanti di non portare dentro la scuola i propri problemi.