venerdì 21 novembre 2014

L'albero e il bambino



Un libro splendido, tra natura e poesia, ci ha incantato e tenuto avvinti: L’albero e il bambino



di Emanuela Nava, Piemme Junior, la storia di un’amicizia profonda tra l’albero che si fa voce e il bambino che si trasforma per mezzo suo.



C'era un albero e c'era un bambino.
L'albero aveva molti nomi e anche il bambino ne aveva.
L'albero si chiamava Ombra, Gioco, Vento, Parola.
Il bambino si chiamava Picchio, Cinciallegra, Barca, Luna e Stelle.
In primavera l'albero aveva la chioma ampia e arruffata.
In inverno il bambino guardava l'albero dalla finestra della sua casa e pensava che la sua casa fosse una nave e il prato bianco di neve un mare di ghiaccio. Ogni anno il bambino faceva il giro delle stagioni con gli occhi che scrutavano i segni delle cose che nascevano e morivano.
Nascevano le foglie, i fiori, i frutti sui rami dell'albero. Nascevano e poi appassivano e morivano per lasciare il posto alle foglie, ai fiori e ai frutti che sarebbero nati dopo di loro.
"Tutto va e tutto torna," pensava il bambino. "E l'albero sa aspettare."
Anche il bambino sapeva aspettare. Aspettava le parole dell'albero: i sibili, i fruscii, i mormorii sommessi tra le fronde.
"Come ti chiami oggi, bambino?"
"Mi chiamo Picchio"
E il bambino picchiava piano sulla corteccia dell'albero per scoprire se all'interno del tronco fosse nascosta una tana segreta.















Un testo magnifico che, dopo una prima lettura, i bambini hanno ascoltato una seconda volta per scoprire quali nomi nella storia iniziassero per vocale, e quindi dovessero essere preceduti da l’: un’attività intensa e di grande concentrazione, che ha visto molte mani alzarsi e voci levarsi, alla ricerca del nome giusto