mercoledì 5 novembre 2014

Mercoledì al cubo (1): Non sarai mica arrabbiato?




 "Una delle forze della rete e dei social è la possibilità di mettere in contatto le persone: persone reali che in un mondo pre-facebook probabilmente non si sarebbero mai conosciute. Poi c’è la freschezza di alcune persone che organizzano e si vedono, si incontrano per davvero in un bar, ad un museo, ad un incontro, in un’aula e si piacciono. Gli interessi comuni spesso sono un buon punto di partenza, ma il ritrovarsi nel medesimo concetto di comunicazione e il decidere di collaborare sono cose diverse. Non ci si aspetta una cosa del genere. Spesso pur nel clima ricco e multiforme della comunicazione digitale l’idea di collaborazione e di creazione di reti ideali e reali rimane una chimera. 

Eppure quando con Antonella  http://apedario.blogspot.it/ , Barbara e Ilaria http://bricioledipollicino.blogspot.it/ ci siamo incontrate sul web e quando poi qualche mese fa ci siamo conosciute di persona lì è nato un seme che le Pollicine hanno custodito e che oggi spunta tentennante.

Noi oggi proviamo a mostrarvi come il rapporto tra blogger sia occasione di arricchimento, come ascoltare voci differenti non sia tradire, ma capire. Oggi lanciamo un Mercoledì al cubo, una rubrica a scadenza mensile (il primo di ogni mese!) in cui Scaffalebasso in rete con Apedario e le Briciole di Pollicino, proverà a esprimere il proprio particolare parere a riguardo di un libro: ognuno mostrerà il suo approccio, la sua lettura, il suo pensiero. Un circolo virtuoso di arricchimento reciproco e speriamo anche dei nostri lettori. "


  






La rabbia dei bambini spaventa a volte più di quella dei grandi: per questo genitori, insegnanti e educatori si trovano spesso disarmati di fronte alle sue manifestazioni, che appaiono tanto diverse e imprevedibili. Può darsi che ciò accada perché siamo stati abituati a non dare cittadinanza ai sentimenti negativi che proviamo, a negarli, a nasconderli nell'angolino più recondito di noi stessi. Purtroppo, però, sappiamo bene che è meglio affrontare ciò che ci spaventa, piuttosto che nasconderlo, persino ( e soprattutto) a noi stessi.

Il geniale Toon Tellegen, autore dei capolavori Lettere dal bosco, Donzelli



 Lettere dello scoiattolo alla formica e Il compleanno dello scoiattolo



editi da Feltrinelli Kids, torna con Non sarai mica arrabbiato?, edito da Rizzoli e illustrato da Marc Boutavant.




L'irace, l'elefante, il lombrico e lo scarabeo, l'oritteropo, il topo, il riccio, il toporagno, l'ippopotamo e il rinoceronte, lo scoiattolo e la formica, il rospo, lo scarabeo e il grillo, mettono in scena altrettante rappresentazioni, quantomai realistiche, di come la rabbia condizioni la vita di ognuno di noi, attraverso i meccanismi che la scatenano, e che risultano facilmente riconoscibili: la delusione, la mancanza di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, la competitività, la cocciutaggine, l'abbandono, la solitudine...

E così l'elefante ingaggia un litigio furibondo con se stesso, nel disperato tentativo di arrampicarsi sul pioppo; lo scarabeo e il lombrico fanno a gara a chi è più arrabbiato; l'oritteropo è costretto a stare a testa in giù per evitare d'arrabbiarsi; il riccio scopre e manifesta la rabbia solo attraverso la scrittura; la formica cerca di scoprire quanto lo scoiattolo tenga a lei rischiando di perderlo per sempre; lo scarabeo spiega al grillo come fare ad arrabbiarsi. Finché, alla fine, la rabbia scompare: e questo è un problema serio, tanto da far mormorare alla formica: “Temo il peggio”.


Non ho ancora utilizzato il libro in classe. Mi sono chiesta, però, se all'occasione l'avrei letto tutto, capitolo per capitolo, o se avrei scelto di volta in volta i brani più adatti ai contesti reali: penso ad esempio ai bambini “provocatori”, a cui mi ha fatto pensare il toporagno, che tenta in ogni modo di costringere lo scoiattolo a confessare la propria rabbia; oppure ai cocciuti, ippopotamo e rinoceronte, che arrivano ad improvvisare una danza pur di non cedere il passo l'uno all'altro; a quelli che faticano ad accettare ciò che continuamente avviene, indipendentemente dai nostri desideri e dalla nostra volontà, come l'irace, furioso col sole che si ostina a tramontare ogni sera. 

E penso soprattutto ai colori della rabbia, e ai suoi differenti nomi (l'irritazione, rosso chiaro, un'irritazione grigia e rugosa, una collera rosso scarlatto, una rabbia verdastra e un furore tutto bianco...e la malinconia azzurra, quasi trasparente), che il gambero mostra al topo. E ancora, a tutto ciò che si può fare con la rabbia, come suggerisce la formica al rospo: sotterrarla e ricoprirla con un sasso, dimenticarla o costruirle un muro attorno, mangiarla, nasconderla, farla andare alla deriva e cullarla con la risacca, lasciarla seccare fino a non vederla più, e anche cantarla, regalarla a qualcuno che sogna di essere, prima o poi, molto arrabbiato, ridere di lei, appallottolarla, darle un calcio o danzare con lei, accarezzarla, lasciarla sciogliere e farla evaporare, darle la caccia e, infine, buttarla via.

Penso a quanto sia sano, salutare, un simile percorso di riconoscimento, accettazione e superamento: perché, se la rabbia bisogna gettarla via, la contentezza, secondo la formica, va presa, e tenuta, così com'è.




Come incomincia Il rospo:

“Il rospo è arrabbiato e la formica gli spiega che cosa deve fare con la sua rabbia. Per esempio, la può soffiare via, come si soffia la polvere. La formica soffia via dalla sua spalla una rabbia immaginaria. La può anche fare a pezzi e poi spargerla in giro. La può sotterrare e ricoprire con un sasso.
-Un sasso?- domanda il rospo. –Dove ne trovo uno? E poi dovrei sollevarlo, e non è il mio forte.
-Basta un sasso piccolo, allora- dice la formica.
-Molto piccolo, allora- brontola il rospo.
-Puoi anche dimenticarla la rabbia- continua la formica. –O costruirle un muro attorno. Un bel muro alto e impossibile da tirare giù.
-O da scavalcare- dice il rospo.
-O da scavalcare- ripete la formica.”

TELLEGEN T., Non sarai mica arrabbiato?, Rizzoli