lunedì 7 settembre 2015

Storia piccola, la grammatica e i Libri P.I.P.Pi.

Su Apedario si inaugura oggi una nuova rubrica: i Libri P.I.P.Pi (o, più semplicemente, Pippi), ovvero i Libri Per I Più Piccoli. Un appuntamento a cui pensavo da mesi, vista la crescita in età del blog e, soprattutto, dei miei bambini, che con i loro lavori, le loro riflessioni, le conversazioni, i disegni, il blog lo fanno tutti i giorni.
Temevo che, centrando Apedario sull'attività didattica, si perdesse la sua natura originaria: quella di un blog che segue con particolare attenzione gli albi illustrati e li utilizza per insegnare a leggere e a scrivere. Temevo di perdere l'allenamento, e soprattutto di trovarmi impreparata quando, tra tre anni, sarò nuovamente in prima con i miei nuovi bambini, che quest'anno incominciano la scuola dell'infanzia.


Ho già scritto cosa penso riguardo le coincidenze e i colpi di fortuna: ma che il libro

Storia piccola


di Cristina Bellemo e Alicia Baladan, edito da Topipittori


fosse sullo scaffale dello Spazio Laboratorio La Cornice proprio venerdì, giusto in tempo per permettermi di inaugurare la rubrica, credo sia molto più che una semplice coincidenza.

Intanto, ho la fortuna, sempre grazie a La Cornice e, soprattutto, a Tommaso, di conoscere personalmente Cristina e Alicia, che due anni fa proprio qui presentarono La leggerezza perduta. Due belle persone, capaci di immergersi in un mondo piccino come quello del Laboratorio e fomentare il desiderio di poesia e di bellezza, colmandolo con parole e immagini.
La stessa coppia si ripresenta qui ed ora; scrivo mentre mi accingo a sfogliare il libro per la prima volta.


Non so se sarei riuscita a riconoscere dalla copertina il tratto di Alicia Baladan senza sapere chi fosse l'illustratore: e questo mi pare il segno della capacità di rinnovarsi e di mettersi a servizio della storia, accettando il cambiamento.
Credo anche di ricordare, da alcuni post di Paolo Canton, che la riuscita della stampa di questa speciale tonalità di rosso non sia stata semplice: e mi chiedo quanto lavoro, attenzione, cura, siano necessari per arrivare ad un albo il più possibile perfetto.


Apro il libro. La risguardia è ordine e delicatezza: gli alberi si stagliano puliti sul fondo chiaro, dove i sentieri formano una trama semplice e garbata.
Questa sobrietà, questa pulizia, continuano anche su colophon e frontespizio, dove nuovi alberi, di forme e colori diversi, sono al centro della scena, mentre autori ed editore sembrano ritrarsi per far spazio all'immagine.

Giro pagina, e mi ritrovo, attratta come sono dalle parole e dalla forma che assumono sulla pagina quanto dalle immagini, già rapita dal susseguirsi di due parole: 

E dentro

C'era una volta l'infinito.
E dentro l'infinito c'era una galassia.
E dentro la galassia c'era un pianeta.
E dentro il pianeta c'era un continente.
E dentro il continente c'era uno stato.
E dentro lo stato c'era un paese.
E dentro il paese c'era una collina.
E sopra la collina c'era un castello.
E in quel castello c'era una stanza.
E in quella stanza c'era un principe.

Principe Beniamino.



Immagino i visi e le espressioni dei bambini mentre leggerò queste righe, e prendo nota del fatto che, mentre leggevo, molti pensieri diversi mi hanno attraversato la mente: ma quello che non devo assolutamente dimenticare è che questo incipit è perfetto per riprendere con i miei bambini la grammatica, e con essa la distinzione tra articoli indeterminativi e determinativi.

Cosa c'è di più chiaro di l'infinito che contiene una galassia, una tra le tante?

Ma poi, una galassia diventa la galassia, perché è proprio quella che ci interessa, una sola tra le tante, e dentro la galassia c'è un pianeta, che nel verso successivo (verso, certo, perché questa prima pagina non è nient'altro che poesia, o filastrocca, in ogni caso un luogo in cui il ritmo e il suono delle parole concorrono in modo essenziale al loro significato) diventa a sua volta, ormai è chiaro, il pianeta. E così via.
E poi dentro, sopra, quello, quella. E la corretta scrittura di c'era.
E Principe Beniamino, alla fine della pagina, un verso solitario, diviso dalla strofa precedente, e senza articolo, neppure quello determinativo – però con due maiuscole (vi ricordate, bambini, quando si usano le maiuscole?).


La grammatica, dicevo, certo. Perché la amo, perché dà forma e significato alla parola. Perché, per fortuna o purtroppo, raramente dimentico di essere una maestra, e da maestra ho sempre fatto grammatica a partire dai libri e dai testi letti in classe, senza mai dividere la riflessione linguistica dalla lettura e dalla scrittura, e possibilmente su un unico quaderno, perché tutto sia unito, collegato.

Ma il libro prosegue, e le parole mi hanno distolto dall'immagine successiva: solo ora forse posso capire perché la ricerca di quella speciale tonalità di rosso sia stata così complessa.


Giro nuovamente pagina, ed eccolo, Principe Beniamino.

Anzi:

C'era una volta Beniamino.

Un bambino, un bambino come tutti, anche se nato da una Reginamamma e un Repapà. Un bambino fortunato, non tanto perché Principe, ma perché potrà crescere e imparare “ [...] le cose. E le parole musica delle cose, e le parole che fanno le cose.”

Non posso impedirlo: penso ai tanti, troppi bambini che non potranno crescere, non potranno imparare. A quelli che hanno avuto almeno l'onore del ricordo, e del cordoglio del mondo, perché divenuti simbolo, e ai tanti, troppi, di cui non conosceremo mai il nome.

Beniamino cresce, e con le parole crea il mondo: il suo e quello dei suoi genitori, che per la felicità cavalcano, danzano, piantano un albero d'olivo, si tuffano



fanno posto nel lettone, spalancano porte, ridono. E poi, quando Beniamino è pronto, dopo una festa grande quanto quella per la sua nascita, Reginamamma e Repapà di fermano e...

In quell'istante che era dentro un minuto.
E in quel minuto che era dentro un'ora.
E in quell'ora che era dentro un giorno.
[...]”


Non posso proprio svelarvi il finale: posso solo dirvi che è il finale perfetto.

http://www.topipittori.it/it/catalogo/storia-piccola 


 
Un'ultima cosa, a proposito dei Libri Pippi: io credo che spesso, quando ci si trova di fronte alla letteratura per l'infanzia, distinguere tra libri per grandi o per piccoli perda di significato. Lo facciamo per comodità, per abitudine, per darci delle regole, per classificare (cosa, questa, in cui l'uomo è maestro).

Storia piccola inaugura i Libri Per I Più Piccoli: ma provate a leggerlo ad alta voce alla prima assemblea dei genitori, magari dei nuovi iscritti, e diventerà immediatamente un libro per tutti.