giovedì 8 agosto 2013

CHI come Chissadove


Sono una profana, e forse sto dicendo una bestialità, ma la copertina di questo albo


illustrato con delicatezza dal giovane e talentuoso Philip Giordano (qui http://www.philip-giordano-pilipo.com/ il suo blog), mi ha fatto immediatamente pensare a “L’albero della vita “ di Klimt.
 

Per quest’opera ho una predilezione legata, come spesso mi accade, a momenti significativi passati con i miei ormai ex alunni e a un’attività che ha saputo stimolare passione e impegno e produrre risultati talvolta inattesi. Irrazionalmente non ho potuto fare a meno di pensare che con questo libro sarebbe avvenuto lo stesso.

Proprio questa mattina, con la mia amica Daria, che come me avrà le prime a settembre, ci si chiedeva “Con cosa iniziamo?”. Una risposta è stata: “Forse con la A di albero: mi sembra che ci sia così tanto, dentro…”

Ecco, nel pomeriggio, una possibile concretizzazione di questa risposta, ricca di significato come solo a volte ciò che è casuale riesce ad essere: Chissadove, una storia perfetta per i bambini, pensati dalla prima alla quinta, e tanto più per i genitori, che ce li affideranno per cinque anni…Proprio di fiducia si parlava ieri.



I piccoli semi di un albero sono impazienti di crescere e diventare a loro volta alberi, per poter finalmente parlare. Ognuno di essi vola via, chi lontano, chi vicino vicino, chi forse a chissadove.

Tutti tranne uno, che rimane attaccato all’albero. “Solo per un giorno!”, dice l’albero all’inizio, ma i giorni passano, e di motivi per non staccarsi l’albero e il seme ne trovano in quantità. Finché un mattino, una gazza…

 
Come incomincia:

 
In mezzo alla collina c’era un albero ricco di piccoli semi che crescevano silenziosi e impazienti di diventare alberi per poter un giorno parlare.
Per dire buongiorno”, “buonasera” e persino “precipitevolissimevolmente”…
Beh, forse non tutti ci riusciranno.
Un giorno fiorito arrivò il vento che accarezzò i rami e l’albero salutò i piccoli semi che iniziarono così il lungo viaggio per chissadove.
Per diventare alberi c’è chi volò al caldo sud,
c’è chi volò al freddo nord,
c’è chi volò, vicino vicino, dentro un vaso su un balcone.
E c’è chi andò, lontano lontano, forse a chissadove.
“Oh…” disse l’albero quando vide un piccolo seme attaccato alla sua chioma: “Sei ancora qui? Se non ti sbrighi perderai il vento!”
Ma il piccolo seme non si mosse. “Se non ti sbrighi perderai i tuoi amici!”.
Niente, il piccolo seme non si mosse.

 
VALENTINI – GIORDANO, Chissadove, zoolibri





Perché forse, riflettevo, al primo incontro con i genitori, prima ancora di parlare del materiale,  dell’organizzazione della giornata scolastica o delle regole, è necessario parlare di questi “semi”, che vengono affidati alla scuola, agli insegnanti, per tanta parte di tante giornate; perché se non c’è la necessaria fiducia, e la necessaria capacità di separare, e separarsi, per alcune ore, per il tempo passato in un ambito diverso da quello domestico, in un ambiente dove legami e dinamiche relazionali cambiano (e io genitore mi devo fidare se l’insegnante mi dice che mio figlio a scuola si comporta in un modo che io non riconosco…), tutto diventa più difficile, faticoso, a volte insormontabile. Perché se io insegnante non parlo occhi negli occhi con ogni genitore, fidandomi di lui e chiedendogli di fidarsi di me, della mia professionalità, del mio buonsenso, della buonafede con cui talvolta commetterò gli inevitabili errori (di cui chiederò scusa per primi ai bambini), allora mi manca quella capacità di educare educandomi, di tirare fuori da ogni bambino il meglio che può dare, chiedendo l’identica cosa a me stesso.