giovedì 4 febbraio 2016

La grande fabbrica delle parole - Il prequel



Ci sono libri  davvero perfetti per essere usati in classe: 

La grande fabbrica delle parole

  
di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, Terre di mezzo edizioni


è stato per noi fonte di grandi e attente riflessioni, e, soprattutto, di nuovi progetti e attività, concretizzatesi nel nostro primo lapbook

È un libro davvero importante, questo, perché aiuta i bambini a riflettere, in maniera immediata ma non banale, sull’importanza delle parole, sul loro vero valore, ma anche sulla profonda espressività di un piccolo gesto - un sorriso, o un bacio lieve che sfiora il viso.

Li aiuta anche a mettersi a confronto con la tenerezza dei sentimenti (a quest’età, parlare d’amore, di innamorati, fa storcere più d’un naso), con la loro profondità, e con la consapevolezza che, spesso, tocca cercare dentro di noi per trovare il modo più vero e sincero per esprimere quel che davvero sentiamo.




C’è un paese dove le persone parlano poco.
In questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle.
Le parole più importanti, però, costano molto e non tutti possono permettersele.
Il piccolo Philéas è innamorato della dolce Cybelle e vorrebbe dirle “Ti amo”, ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio.
Al contrario Oscar, che è ricchissimo e spavaldo, ha deciso di far sapere alla bambina che un giorno la sposerà.
Chi riuscirà a conquistare il cuore di Cybelle?









 Come incomincia:

“C’è un paese dove le persone non parlano quasi mai. È il paese della grande fabbrica delle parole.
In questo strano paese, per poter pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle.
La grande fabbrica delle parole lavora giorno e notte. Dai suoi macchinari escono tutte le parole di tutte le lingue del mondo.
Ci sono parole più care di altre. Non si pronunciano spesso, a meno di non essere ricchissimi. Nel paese della grande fabbrica, parlare costa molto.
Chi non ha soldi fruga, a volte, nei cassonetti della spazzatura. Ma le parole che vengono buttate via non sono molto interessanti: ci sono un mucchio di carabattole e fichi secchi.”

DE LESTRADE A. – DOCAMPO V., La grande fabbrica delle parole, Terre di mezzo editore