venerdì 28 ottobre 2016

Frida e Diego Una favola messicana



Cerco sempre di essere molto sincera con i miei ragazzi, e quindi non è certo un mistero il fatto che io non ami Halloween e, con esso, tutte quelle ricorrenze che negli anni si sono svuotate di significato per assumerne sempre più uno solo: quello commerciale.

Quest’anno, però, il nostro progetto Dalle radici alla Terra ci ha accompagnato fin dalle prime settimane alla scoperta di nuovi popoli, delle loro culture e delle tradizioni.
Così, non mi sono fatta sfuggire l’occasione di leggere ai ragazzi

Frida e Diego
Una favola messicana


di Fabian Negrin, Gallucci


(qui l'imperdibile recensione di Elisabetta Cremaschi su Gavroche)

e di riflettere con loro sui suoi contenuti realistici e fantastici, sulla nostra Festa dei Morti e sulle consuetudini che la accompagnano.

Naturalmente, abbiamo parlato di Frida Kahlo e Diego Rivera, in attesa di conoscerli come artisti.





Come incomincia:

Messico, primo di novembre di un anno qualunque, il Giorno dei Morti è arrivato.

L’incarico toccato a Frida nei preparativi per la festa è semplice, provvedere alle calaveritas de azùcar, i dolci a forma di teschio. Senza i teschi di zucchero che Festa dei Morti sarebbe?
Dentro il negozio di dolci, Frida incrocia Diego. Il suo fidanzato sta andando via con le guance gonfie di leccornie. Tra i denti sporge un impertinente teschietto azzurro.
-Ciao, Diego.
-Mmmmh – risponde lui.
-Questa sera vieni anche tu al cimitero?
-Mmmmh.
-Allora a dopo – saluta lei.
-Mmmmh – si congeda lui senza smettere di rosicchiare il dolce.

NEGRIN F., Frida e Diego Una favola messicana, Gallucci