Ho scritto alla lavagna la frase
IO SONO
e ho chiesto ai bambini di ricopiarla sul quaderno, completandola con il proprio nome.
Poi ho chiesto loro di riscriverla nuovamente, sotto due righe, e di completarla secondo l'indicazione
…UN BAMBINO/UNA BAMBINA
Poi, di
nuovo, abbiamo scritto IO SONO.
Mi sono fermata e ho chiesto ai bambini cosa volessero aggiungere; uno di loro
ha alzato la mano e ha detto BIONDO.
Un
altro ha proposto FIERO (spiegando ai compagni che vuol dire essere felici di
qualcosa che si è fatto - o di come si è- ho aggiunto io).
A
seguire, FELICE, BRAVO, DOLCE, BELLO, GENTILE, INTELLIGENTE, CONTENTO…
Ho
chiesto loro che ognuno scrivesse solo la/le qualità che attribuiva a se stesso
(se in questo momento non ti senti felice, non scrivere IO SONO FELICE)
Alcuni
bambini hanno scritto tutte le frasi, altri solo una o due… Mi sembra
importante che si sentano liberi, almeno nel parlare di sé.
Abbiamo contestualmente messo in atto una prima riflessione su maschile/femminile: come cambiano i nomi e gli aggettivi? Cambiano tutti? Cambiano allo stesso modo? Perché “intelligente” non cambia? Conosciamo altre parole che non cambiano genere?
(Altre domande…Che differenza c’è tra un bambino e una bambina, tra un gatto e una gatta, tra un maestro e una maestra? E, provocatoriamente, perché la femmina non si chiama“maschia”, o il maschio non si chiama “femmino”? E perché papà e Luca sono maschi, anche se finiscono con A?)
Spostiamo ora l’attenzione da IO SONO a IO SO: in fondo, basta togliere una piccola sillaba!
Quante cose sa già fare un bambino!
Scriviamo alla lavagna, e facciamo copiare
IO SO
e scriviamo tutte i verbi, le azioni che i bambini sanno fare. Lasciamoli liberi di non scrivere i verbi in cui non si riconoscano delle competenze: anche questo è un passo importante nella consapevolezza di sé, delle proprie capacità, come dei propri limiti, che possono diventare, se lo si desidera, una molla per perseguire nuovi obiettivi.
Per leggere ancora
Un piccolo pinguino si sente perso in un vasto
mondo, ma scoprirà un vero motivo per sentirsi importante.
Come incomincia:
“Il
mondo è grande…e io sono piccolo.
Il mondo
è rapido…e io sono piccolo.
L’oceano
è profondo…e io sono piccolo.
Le
montagne sono ripide…e io sono piccolo.”
È questa la domanda che gli animali della foresta
si sentono ripetere da uno strano cucciolo, smarritosi subito dopo essere
uscito dall’uovo. Nessuno lo riconosce, anzi, ognuno di loro pensa solo a
definirsi come il più alto, il più veloce, il più intelligente. Ma proprio
quando il piccolo sta per mettersi nei guai, ecco una creatura che gli somiglia
moltissimo, ma è molto, molto più grande…
Si
gratta…
sbadiglia…
apre i
grandi occhi rotondi e comincia a guardarsi intorno.
-Chi
sono io?- si chiede –Da dove vengo?- E subito, con passo incerto, s’incammina
per scoprirlo, attraverso l’erba alta alta.
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