giovedì 5 novembre 2015

Le immagini della fantasia (33) e la poesia

C'è un punto preciso, un momento definito, credo, in cui i sogni che hai coltivato a lungo dentro di te incontrano quelli che neppure osavi immaginare.

Forse per me quel momento è oggi.

Scrivo da anni, e scrivo soprattutto testi che parlano il linguaggio semplice dei bambini. Da anni sognavo di pubblicare un libro vero, ed è accaduto pochi mesi fa.

Ma neppure nei sogni avrei mai immaginato di vedere il mio nome sulle pagine di un volume che negli anni ho acquistato con un misto di meraviglia e riverenza: il catalogo della Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia di Sàrmede


Le immagini della fantasia 33


(Magia tra le pagine, collage digitale, Giulia Orecchia)



(L'albero delle fiabe, collage digitale, Giulia Orecchia)




Cosa ci faccia un articolo scritto da me su un catalogo d'illustrazione per l'infanzia è presto spiegato, anche se ancora suona straordinario persino alle mie orecchie: devo a Monica Monachesi, direttrice artistica e curatrice della mostra e del volume, questa preziosa opportunità.

Ci conosciamo da meno di due anni (siamo entrambe orgogliosissime Enrichette) e qualche mese fa Monica ha pensato a me come sua consulente per la scelta delle filastrocche da selezionare per la sezione della Mostra riservata agli allievi della Scuola Internazionale di illustrazione Stepan Zavrel guidati da Linda Wolfsgruber.
Mi ha quindi chiesto un breve articolo che parlasse della mia passione per la poesia e dell'importanza che il suo “fomento” riveste nel'insegnamento.

Ecco ciò che, insieme a Monica, ho scritto per il catalogo:


Filastrocche saporite per immagini imbandite

Un viaggio nell'immaginario dei sapori per sognare, desiderare, inventare...
Filastrocche saporite per immagini imbandite è la sezione della Mostra riservata 
agli allievi della Scuola Internazionale di illustrazione Stepan Zavrel guidati da Linda Wolfsgruber.
Per offrire a tutti i visitatori un ottimo banchetto!



Chiara Carminati, curatrice con Fiona Waters del volume Tante rime per i bambini corte lunghe lunghissime, edito da Mondadori e da cui è tratta Sei talmente carotino con me, riguardo alla poesia utilizza il termine spagnolo “fomento”, nel cui suono si sente[...] una fiammata improvvisa, un calore di fiato, un segnale di fumo fatto per essere visto da lontano. Fomento ha in sé la fame, il nutrimento del fuoco.” (Perlaparola bambini e ragazzi nelle stanze della poesia, Equilibri).

Eccoli qui, insieme, nutrimento e poesia. E se ad essi aggiungiamo l'illustrazione d'autore, otteniamo i magnifici risultati che possiamo ammirare in questa sezione del catalogo e nella mostra da cui le immagini sono tratte.
È bella, la parola fomento, e lo è ancor più associata alla poesia. Fa pensare all'incitamento, alla passione, all'esplorazione, alla sperimentazione, ad un percorso lontano dalle definizioni da studiare a memoria, e invece vicino al creare, al costruire, allo smontare e rimontare, imparando a padroneggiare perfettamente le regole per poterle poi sovvertire.
Sono convinta che il compito di ogni insegnante sia fomentare la passione per la poesia ben oltre e al di là delle necessarie ed innegabili ricadute didattiche.
Non so quanto siano utili nella scuola i percorsi tematici, intensivi, sulla poesia, figli del tentativo di sviscerare il testo poetico in poche settimane, e che invece le sottraggono la dignità di un percorso continuo, calato nella quotidianità, nella pratica abituale, nella ritualità.
Fare poesia a scuola non vuol dire semplicemente spiegare, ed imparare, cosa siano le rime, le similitudini o le metafore, per verificare poi l'acquisizione dei contenuti, ma offrire ai bambini la poesia in modo che essa diventi una consuetudine, come la colazione del mattino, senza la quale si soffre il pungolo della fame che si placa solamente saziandola.
Mi piace pensare che per tutti i bambini, fin dalla più tenera infanzia, la scuola possa essere un lauto pasto dove consumare la poesia come un frutto che nutre e disseta in salute e freschezza, da ammirare e annusare, da cogliere e assaporare, da gustare da soli e in compagnia, con la buccia oppure senza, da cui estrarre il succo per conservarne il più a lungo possibile tutto l'aroma e il sapore.



Per chi desidera visitare, almeno virtualmente, la Mostra,