martedì 10 novembre 2015

Prima c'era un fiore...



Ci sono libri che se ne stanno per anni pazienti e quieti negli scaffali, fiduciosi che prima o poi arriverà anche il loro turno.

Ora che l’ho usato con i bambini, mi sembra impossibile non averlo fatto prima. Eppure

Prima c’era un fiore



di Angela Nanetti e Pia Valentinis, Mottajunior


era sul mio scaffale poetico ormai da qualche anno. Eppure non mi aveva ancora chiamato.

Poi è successo. Qualche giorno fa, durante la ricerca di libri sugli alberi, questo libro mi è parso perfetto nel suo racchiudere in sé tutto il senso della vita stessa.



Come incomincia:

PRIMA… DOPO… E POI?

SULL’ALBERO C’ERA UN FIORE, UN FIORE TUTTO BIANCO. AVEVA CINQUE PETALI E SORRIDEVA AL SOLE.
E PRIMA?
C’ERA UNA GEMMA VERDE, CHE NASCONDEVA UN SEGRETO.
E PRIMA?
C’ERA UN RAMO NUDO, CHE TREMAVA DAL GELO.

PRIMA ERA INVERNO E L’ALBERO DORMIVA.

E DOPO?
LA PRIMAVERA HA RIPORTATO IL SOLE.
E DOPO?
IL RAMO SI È SVEGLIATO E HA MESSO UNA GEMMA.
E DOPO?

LA GEMMA SI È DISCHIUSA E HA MOSTRATO IL FIORE.

E POI?
POI È ARRIVATA UN’APE E HA BACIATO IL FIORE.
POI È VENUTO IL VENTO E GLI HA RUBATO I PETALI.
POI È RIMASTO UN FRUTTO, PICCOLO COME UN DENTINO.

E POI?
IL SOLE L’HA SCALDATO, L’ALBERO L’HA NUTRITO E IL FRUTTO È DIVENTATO GRANDE, COME IL CUORE DI UN BAMBINO.
E POI?
POI È ARRIVATO UN UCCELLO E L’HA MANGIATO!

NANETTI A. – VALENTINIS P., Prima c’era un fiore, Mottajunior




Pare davvero di sentire una voce bambina:

E POI? E POI? E POI?

Invece il libro si sviluppa in capitoli diversi, ognuno guidato da semplici parole:

DOVE?

ADESSO

SOPRA…SOTTO

 



ovvero tutti quei connettivi logici e temporali tanto importanti per costruire un pensiero, che si traduce in frase, in discorso orale o testo scritto, completo, ricco e corretto.



 

 

 




 

 







 





 








E così, utilizzando alcune di questi parole tanto semplici e importanti, i bambini hanno prima scritto le frasi per compito;





Poi, nelle due classi, abbiamo pensato a delle storie, che si sviluppassero utilizzando tutte queste parole:


C'era una volta il drago Alfredo che viveva dentro una caverna. Quando si arrabbiava sputava fuoco fuori dalla sua gigantesca bocca. Prima era amico di tutti, dopo si infuriava e poi iniziava ad arrostire tutto quello che aveva davanti.
Sopra di lui abitava un re, che avrebbe tanto voluto riprendersi l'oro che il drago gli aveva sottratto.
Una mattina il re si svegliò molto presto ed esclamò: “Adesso basta. Oggi ho preso un'importantissima decisione: domani andrò a riprendermi quel che mi appartiene, perché un re senza il suo oro non è un re!”.
Sotto la grotta scorreva un fiume, che si gettava nel lago dietro il bosco, dove il re diede appuntamento al drago.
Mentre i due combattevano, gli elfi suonavano la tromba. Il drago, stordito dal rumore, cadde a terra e morì. Il re si precipitò nella grotta a riprendersi l'oro.
Il giorno dopo, appena sveglio, Sua Maestà esclamò: “Ieri è stata davvero una magnifica giornata!”


 
Sopra un albero c'era un nido di uccello e sotto c'era un buco.
Un giorno l'uccello scivolò dal nido e vi cadde dentro.
Prima cercò di volare via, dopo scoprì di essere ferito e poi si aggrappò a una radice.
Mentre pigolava disperatamente, arrivò un unicorno; dietro di lui però c'era un troll, che lo colpì e lo fece sbattere contro l'albero.
L'uccellino gridò: “Adesso chi mi salverà?”
Il troll, sghignazzando, esclamò: “Oggi è il mio giorno fortunato, domani è il mio compleanno e ti spennerò per arrostirti.” Prese l'uccellino e lo portò dentro la sua caverna, dove, in cucina, sua moglie aveva già la pentola sul fuoco. Quando il troll cercò di buttare l'uccellino dentro la pentola, uno scoiattolo, che aveva visto tutto, lanciò una ghianda in testa al troll, che lo rincorse fuori dalla caverna. L'uccellino riuscì a fuggire e volò davanti al brutto muso del troll, cinguettando allegramente: “Dovevi arrostirmi ieri!”



C'era una volta Giacomino, un avventuriero che aveva le armi e andava a caccia di dinosauri. Prima li scovava, dopo combatteva contro di loro e poi, quando li aveva sconfitti, recuperava le gemme. Giacomino, però, non sapeva che quelle gemme appartenevano a dei mostri e che prendendole avrebbe scatenato l'inferno.
Un giorno, mentre mangiava dentro la sua caverna, i mostri diedero l'assalto: scavarono una galleria sotto il terreno e sbucarono di sorpresa proprio dietro Giacomino. Quando l'avventuriero si accorse della trappola in cui era caduto, si rese conto che un masso stava per cadere sopra di lui. Fortunatamente, furono i mostri a finire sotto il masso: tutti, tranne il capo, che scappò con le gemme fuori dalla caverna. Giacomino gridò: “Dove sarà andato? Adesso sono troppo stanco: mi faccio un pisolino e ci penserò domani!”
Quando la mattina dopo si svegliò, esclamò: “Ieri è stata una giornata terrificante, ma avevo promesso che oggi avrei scovato il mio nemico. Quando me lo troverò davanti agli occhi, lo farò a fettine!” Ma proprio in quell'istante, vide le gemme al loro posto e si accorse che era stato tutto un sogno!