martedì 3 novembre 2015

Mercoledì al cubo (12): L'Orco che mangiava i bambini


Questo dodicesimo Mercoledì al cubo racconta  di un libro uscito un paio d'anni fa dall'immaginazione fervida e dal tratto nero e acuto di Fausto Gilberti


L'Orco che mangiava i bambini
e appena ristampato da Corraini.

Qui la versione delle Briciole di Pollicino  
Qui la versione di Scaffale Basso 


Un paio di anni fa i miei bambini ed io eravamo in prima, e l'Orco mi sembrò fin da subito il libro perfetto per presentare la vocale O.


24 ottobre 2013

Come tutti gli orchi, anche l’Orco adora i bambini, soprattutto quelli golosi di dolciumi. Se invece preferiscono mangiare cereali, yogurt, zucchine o melanzane, gli causano dei terribili disturbi, tanto da farlo addirittura finire d’urgenza in ospedale o vomitare tutta la notte. E allora, bambini, attenti a quello che mangiate, perché l’Orco è vivo, vegeto e…affamato!
 
Come incomincia:

“C’era una volta un Orco brutto e cattivo. Non si lavava mai e quindi era sporco e puzzolente. Aveva molti difetti e nessun pregio.
Come tutti gli orchi famosi mangiava i bambini.
L’Orco aveva delle preferenze: gli piacevano solo i bambini golosi, golosi di zucchero, caramelle, patatine, bibite gassate, eccetera eccetera.”

GILBERTI F., L’Orco che mangiava i bambini, Corraini Edizioni 2012













L’Orco goloso di O


Dopo aver letto loro l'albo, ho chiesto ai bambini di dire, e in seguito disegnare, dentro una grande O contornata sul quaderno, cose, persone o animali che iniziassero con la vocale O. 




 

A questo punto, è possibile operare già una prima divisione in sottoinsiemi: in questo modo si cominciano a porre le prime basi per la classificazione dei nomi comuni. Possiamo disegnare tre sagome identiche di Orco e inserire nella pancia del primo le cose, in quella del secondo gli animali, nell’ultima le persone.





Altre possibili attività

Una particolarità del libro proposto è l’illustrazione in bianco e nero, che ben si presta ad essere riprodotta dai bambini per mezzo di un pennarello a punta sottile.

Chiediamo quindi agli alunni di disegnare l’Orco il più possibile simile al protagonista della storia. Poniamo particolare attenzione agli occhi, enormi e accostati: due O con una piccolissima pupilla al centro.


Scriviamo in seguito alla lavagna la frase


L’ORCO E’ UN ORRIBILE MOSTRO


e chiediamo ai bambini di evidenziare, ripassandole con un colore diverso, le O.

Riflettiamo su una particolarità della parola ORCO: la vocale O è sia iniziale che finale. Chissà se qualche bambino saprà trovare altre parole simili: ORSO, ORTO, ORRENDO, ORNITORINCO, ORITTEROTOPO…



Il menu dell’Orco


La storia termina con due pagine da completare, dal titolo


IL MENU DELL’ORCO INVENTALO TU…


IL TUO MENU INVENTALO TU…


Proponiamo ai bambini di realizzare insieme un cartellone, su cui avremo disegnato un enorme Orco: all’interno della pancia, incolliamo tante tessere bianche su cui scriveremo, in stampato maiuscolo e con un pennarello nero, tutto ciò di cui può essere goloso il nostro Orco. Accettiamo ogni proposta dei bambini, aiutandoli però a riflettere sul fatto che all’Orco piacciono solo i bimbi golosi.

Chiediamo in seguito ai bambini di disegnare (o di provare a scrivere) sul proprio quaderno, sotto la scritta


IL MIO MENU


i cibi preferiti.



I contrari


È possibile un’ulteriore riflessione grammaticale, a partire dai contenuti del testo.

La storia inizia così:


“C’era una volta un Orco brutto e cattivo. Non si lavava mai e quindi era sporco e puzzolente. Aveva molti difetti e nessun pregio.”


Dopo aver riflettuto con i bambini su cosa siano pregi e difetti (qualità positive e negative), scriviamo alla lavagna i difetti dell’Orco, che è


BRUTTO

CATTIVO

SPORCO

PUZZOLENTE


Chiediamo in seguito ai bambini di trovare invece i CONTRARI di questi difetti, i pregi, e scriviamoli accanto ai precedenti.

Abituiamo i bambini, fin d’ora, al pensiero critico: è vero che abbiamo definito l’essere BELLO un pregio, ma osserviamo che anche chi è BRUTTO può possedere grandi qualità. A questo proposito, suggeriamo la lettura del sempreverde Sembra questo, sembra quello


di E. Agostinelli, Salani, che si conclude così:

Sembra questo, sembra quello, sembra brutto, invece è bello,
sembra un cesto, ma è un cappello,
sembra un monte, ma è un cammello
L'importante è di capire
che si può sempre sbagliare
e che spesso non vuol dire
quel che sembra e come appare.