martedì 5 gennaio 2016

#sololibribelli 7: L'enciclopedia degli asini dei ribelli e di altri geni



Il titolo di questo volume


L’enciclopedia degli asini dei ribelli e di altri geni


di Jean-Bernard Pouy, Serge Bloch e Anne Blanchard, edito da Rizzoli


e la famosissima linguaccia di Einstein (sovrastata da quelle che potrebbero essere due orecchie d’asino realizzate con un foglio di carta) che campeggia in copertina basterebbero da soli ad invitare alla lettura. Il valore aggiunto sta nei colori utilizzati, grigio e viola, e nella dedica:


A tutti quelli che, un giorno,
hanno sognato
dietro la lavagna
o vicino al calorifero.



Io, ad esempio.
Io che, dei primi giorni di scuola della prima elementare, conservo l’unico ricordo di me nell’angolino con le spalle alla classe, per aver lanciato un aeroplanino di carta. Unica scusante, il fatto che sapessi leggere e scrivere da oltre un anno: probabilmente mi annoiavo.


La prefazione mi fa sorridere, ma solo per tre righe:

Chi avrebbe scommesso su di loro quando erano giovani?
Ecco una galleria di ritratti di uomini che hanno segnato la storia, la letteratura, le arti o la scienza…malgrado i loro inizi poco promettenti.


Mi fermo: ritratti di uomini. Che non ci sia neppure una donna, qui dentro?
Faccio una cosa che solitamente evito, per non rovinarmi la sorpresa della scoperta: scorro l’indice. Ed eccola lì, una sola, a pag. 92: Agatha Christie.

Possibile che gli autori non siano riusciti a trovarne nessun’altra?

Rifletto, e mi chiedo: non sarà che per una donna era impossibile essere asina? In quale altro modo, se non eccellendo, avrebbe potuto trovare il proprio posto nel mondo, e dimostrare a se stessa e agli altri il proprio valore? (non vedo l'ora di discuterne in classe con i miei alunni, e soprattutto sono curiosa di sentire cosa ne pensano le femmine).




A scuola erano spesso considerati allievi mediocri, inetti, condannati al fallimento: veri e propri asini! In famiglia facevano disperare tutti per il loro carattere ribelle. Sonnecchiavano dietro la lavagna e collezionavano passi falsi.

Con il tempo, però, la storia ha reso loro giustizia, mostrandone la genialità. Questi personaggi dominano la nostra cultura scolastica come statue. Le enciclopedie e i musei li piazzano su un piedistallo, ma un piedistallo può vacillare…

È ora di vederli sotto un’altra luce: attraverso il racconto della loro scapestrata giovinezza.


E allora eccola qui, la scapestratat giovinezza di  quell'asino di Albert Einstein:


[…] il grosso Albert, soprannominato “papà orso”, non parla fino a 3 anni (almeno così dicono), odia qualsiasi attività fisica e passa il tempo a costruire castelli di carte.

[…] In ogni caso, a scuola è una catastrofe: è ritenuto lento, perché riflette ore prima di rispondere a una domanda e non riesce a imparare niente a memoria. Viene anche considerato un alunno difficile perché proprio non capisce il perché di regole e ordini. Inoltre, la totale mancanza di interesse per lo sport lo isola dai compagni. Conoscendolo più a fondo, però, si potrebbe notare che questo bambino cicciottello adora la matematica e il latino: si tratta di materie logiche, semplicemente.

[…] A scuola continua a sembrare un tipo strano. Inoltre è ebreo, e questo certo non facilita i rapporti con oi tedeschi. Che depressione. Uno dei suoi professori (un vero indovino, questo qui!) gli dice che nella vita non combinerà mai niente e che farebbe meglio a lasciare il liceo e rinunciare al diploma. Albert non se lo fa ripetere due volte e raggiunge i genitori in Italia per mangiare gli spaghetti. Insomma, in teoria un pessimo inizio per il premio Nobel…