giovedì 16 marzo 2017

Amelia che sapeva volare

Nei giorni scorsi ho letto ai miei ragazzi un albo che amo molto, oltre che per il suo valore oggettivo e per la storia che racconta, per il legame affettivo con la sua autrice.
Ho incontrato questo libro prima ancora che lo diventasse.

Quando ho conosciuto la sua autrice, Mara Dal Corso, Amelia era una storia; una storia molto simile a ciò che è diventata poco più di due anni fa nelle pagine di un albo illustrato da Daniela Volpari e edito da EDT – Giralangolo.




Raccontavo ieri ai miei ragazzi che Mara è per me una persona speciale: la dimostrazione di quanto sia vero che spesso l'amicizia non conosce distanze.
Mara fa parte, come me e altre 14 splendide "ragazze", dell'Enrico di Ferro. Ci siamo conosciute tre anni fa: non avrei potuto trovare, per percorrere quel tratto di strada, compagne migliori.

Credo sia stato subito chiaro a ognuna di noi che, tra tutte le storie presentate su quest'isola privata, quella di Mara era probabilmente l’unica pronta per spiccare il volo. E così, dopo tre fine settimana intensissimi e qualche mese di “sedimentazione”, la sua Amelia è partita davvero, destinazione la collana Sottosopra della casa editrice EDT – Giralangolo, che della lotta agli stereotipi di genere ha fatto il proprio cavallo di battaglia.

Amelia è Amelia Earhart, prima aviatrice a sorvolare in solitaria l’Atlantico, nel 1932. Una bambina, una donna, che non ha paura di pensare in grande, di immaginare, e realizzare, ciò che fino a quel momento sembrava impossibile.









 

 

Credo che anche Mara abbia realizzato un sogno che credeva impossibile... E il mio libro ha due dediche speciali!



 
Come incomincia:
“Mi chiamo Amelia, ho dieci anni e so volare.
Allo specchio sono diversa, mi sistemo gli occhiali e parto.
Ho un quaderno.
Ci incollo le foto di donne di grandi imprese.
Un giorno ci sarò anch’io.
Nel campo, dietro casa dei nonni, caccio grilli e serpenti.
Mi riempio le tasche di insetti, fiori, vermi e ranocchi per la mia collezione.”
DAL CORSO M., Amelia che sapeva volare, EDT Giralangolo
Cos'è Enrico di Ferro? Un simbolo: della passione, dell'impegno, della costanza, della tenacia, dell'amore per ciò che si è scelto o che ti ha scelto. Enrico di Ferro siamo noi, 16 Enrichette e una famosa scrittrice/editrice per insegnante, noi che siamo diventate amiche anche nella vita vera, oltre che su Facebook. Noi che ci incontriamo in Fiera a Bologna, una volta l'anno, ma che cerchiamo, in quel luogo virtuale che è diventato l'Enrico di Ferro, di continuare a riempirci la vita di bellezza, di libri, di parole, di immagini.

" [...] La mattina dopo, quando il sole li svegliò, arrivò una carrozza con otto cavalli bianchi, che avevano pennacchi bianchi sul capo e i finimenti d’oro; e dietro c’era il servo del giovane re, il fedele Enrico. Il fedele Enrico si era così afflitto, quando il suo padrone era stato trasformato in ranocchio, che si era fatto mettere tre cerchi di ferro intorno al cuore, perché non gli scoppiasse dall’angoscia. Ma ora la carrozza doveva portare il giovane re nel suo regno; il fedele Enrico vi fece entrare i due giovani, salì dietro ed era pieno di gioia per la liberazione. Quando ebbero fatto un tratto di strada, il principe udì uno schianto, come se dietro a lui qualcosa si fosse rotto. Allora si volse e gridò: “Rico, qui va in pezzi il cocchio!” No, padrone, non è il cocchio,
bensì un cerchio del mio cuore,
ch’era immerso in gran dolore,
quando dentro alla fontana
tramutato foste in rana.”
Per due volte ancora si udì uno schianto durante il viaggio; e ogni volta il principe pensò che il cocchio andasse in pezzi; e invece erano soltanto i cerchi, che saltavano via dal cuore del fedele Enrico, perché il suo padrone era libero e felice."   (Da"Il Principe Ranocchio",  Fratelli Grimm)