venerdì 22 novembre 2013

R come rabbia

C’è un sentimento, spesso considerato socialmente inaccettabile, che invece è importante riconoscere, accettare, contenere, per poterlo poi manifestare in modo controllato: è la rabbia.




È la storia di Roberto e di una giornata bruttissima: lo si capisce immediatamente dalla sua espressione in prima pagina. Anche papà lo fa arrabbiare, e così, appena arrivato in camera, ecco apparire... la Cosa.

 
Come incomincia:

"Roberto ha passato una bruttissima giornata.

-Ehi tu! Levati quelle scarpacce!- gli dice papà.

-Ecco fatto!- gli risponde Roberto.

Per cena ci sono gli spinaci.-Piuttosto non mangio!- esclama Roberto.

-Sali in camera tua- dice papà -e scendi solo quando ti sarai calmato.

-Non ci penso neanche- risponde Roberto.

E lassù, nella sua camera, Roberto sente una Cosa terribile che sale...sale, sale, fino a quando...

RRRRRRRHAA,

esce fuori all'improvviso.

-Ciao-gli dice la Cosa, -cosa facciamo?

-Tt...tutto quello che vuoi- risponde Roberto.

D'ALLANCE' M., Che rabbia!, Babalibri
 
Ecco come due bambini hanno reinterpretato graficamente il momento culminante del racconto:
 







Poi ho scritto  alla lavagna

IO MI ARRABBIO QUANDO...

 

e ho chiesto ai bambini di ricopiare la frase e rappresentare graficamente una situazione che provoca la loro rabbia.
Motivo di moltissime arrabbiature sono i fratelli, specie maggiori
 

 

 


 
(qui alla maestra è sfuggito un FA)
 
l’accoppiata genitori-cibo

 



 

 
 

o, peggio ancora, mamma e parrucchiera
 

 
 
 
e le esclusioni dai giochi da parte degli amici