lunedì 23 maggio 2016

Diario delle mie vacanze - fuori



Ci sono foto che, da sole, mettono allegria.








Sono foto che parlano di lavoro con le mani, di colori, chiacchiere, magari a voce troppo alta, macchie per terra e bicchieri d’acqua rovesciati. Sono foto che parlano di attività faticose da organizzare e portare a termine, in alcuni momenti addirittura caotiche, ma ricche di soddisfazione.
E che bello pensare che tutto questo è nato per arrivare fin qua:





Da tempo rifletto sui compiti per le vacanze, su quaderni operativi a volte sciatti o graficamente tristi, e soprattutto uguali per tutti. 

Ormai alla fine della terza, ho deciso di rischiare.

So bene che questa scelta può essere ambivalente: se da una parte alcune famiglie saranno contente, altre invece potrebbero sentirsi abbandonate su un terreno sdrucciolevole come quello dei compiti.

Lungi da me l’idea di cavalcare l’onda di compiti “emotivi”, simpatici, tutti basati sul gioco, il divertimento e la libertà: sono da sempre convinta che un po’ di esercizio, la scrittura, la lettura non abbiano mai rovinato nessuno, e che anzi, non solo servano a mantenere attenti e vigili i neuroni preposti allo scopo, ma abituino i bambini alla costanza nell’impegno.

Eppure, il libro dei compiti di italiano non mi convince più: come può un libretto uguale per tutti rispondere alle esigenze di ognuno?



Penso al modo in cui abbiamo fatto grammatica e sintassi quest’anno: i lapbook, il gioco, l’avvio al pensiero valenziale. Impossibile trovare tutto ciò in un libro di compiti per le vacanze.
Penso alla produzione dei testi: esperienze personali, rielaborazione fiabesca e giocosa, descrizione o narrazione di quadri, la poesia. Di tutto questo, poco potrebbero trovare i bambini in un libro.

E allora, il libro delle vacanze ce lo facciamo noi: e, anzi, ne faremo due.



























Un grandissimo grazie a Francesca Galimberti che con il suo corso di carte decorate 1 e 2  ci ha fatto scoprire tecniche nuove, davvero a misura di bambino.