lunedì 28 novembre 2016

La cura del lunedì - Un grande giorno di niente



Credo non mi sia mai capitato di acquistare un libro e immediatamente leggerlo in classe, senza neppure averlo prima sfogliato.

Ma venerdì scorso, quando ho detto ai ragazzi che nella busta di carta avevo due albi appena comprati, subito mi hanno chiesto: “Ce li leggi?”

E siccome uno dei due era


Un grande giorno di niente


di Beatrice Alemagna, Topipittori


non ho saputo dir di no; così, ho scoperto il libro leggendolo con loro.





Come incomincia:

“Eravamo lì per la centesima volta.
Io e mia madre nella solita casa di vacanza.
 Con la solita foresta. E la solita pioggia.

 



Ogni giorno mia mamma scriveva in silenzio, mentre io uccidevo i marziani. 

 


Schiacciavo un bottone, per ore, pensando a mio padre, a tutto quello che mi avrebbe mostrato fuori di qui.
Un sacco di meraviglie.

Un pomeriggio, come sempre, mia mamma ha brontolato: -Smettila con quel gioco! Devi proprio stare lì tutto il giorno a non far niente?
Sì, esatto. Non volvo fare proprio niente.
Solo uccidere i miei marziani.”

ALEMAGNA B., Un grande giorno di niente, Topipittori





Appena fuori, ho sentito che tutta la noia del mondo si era data appuntamento in giardino, 
sotto la pioggia.
Ho stretto forte il mio gioco.



Questa frase ci ha lasciati ammutoliti.
Sono sicura che in quel momento eravamo tutti e 27 lì, in quel giardino, sotto la pioggia battente, con un videogioco (o un libro, un pupazzo, una costruzione Lego) stretto tra le mani.
La nostra unica salvezza.

Tanto che molti hanno scelto di disegnare proprio il momento in cui il gioco cade nell’acqua.







Prima che cominciassero a disegnare, in quel clima assorto che spesso solo la lettura condivisa di un libro regalato riesce a generare, avevo chiesto che nel contempo scrivessero parole o frasi sul retro del foglio. C'è chi ha copiato il testo riferito all'illustrazione.
 
E chi invece ha scritto molte tra le parole che in quel momento gli sono affiorate nel cuore e nella mente:

Sassi, acqua, dolore, nebbia, oscurità, tristezza, buio, terremoto, preoccupazione, paura, silenzio, spiriti, alberi, pioggia, ghiaccio, bagnato, bambino.








Ma cosa ci rimane, dopo aver perduto quella che si credeva l'unica salvezza, in un giorno di niente?
Ci si dispera, si piange, si soffre.
Poi, però, si rialza la testa e si riprende il sentiero; può bastare un odore, per ricordare cose preziose.


 




Poi, ho preso un sentiero.
C’erano tantissimi funghi.
Mi hanno ricordato un odore: quello della cantina del nonno, dove da piccolo nascondevo le cose preziose.
Lo avevo dimenticato.



Ma per trovare le cose preziose, soprattutto le più lontane, o dimenticate, nella memoria, nel tempo o nello spazio, bisogna scavare, affondare le mani nella terra…




E dopo essere ruzzolati più e più volte - quanti ruzzoloni si fanno nella vita, si può guardare il mondo, la vita, da un'altra prospettiva:


Quando sono arrivato in fondo alla collina, il mondo era al contrario.




Mamma, mi sono arrampicato su un albero!


Che grande, immenso grido di crescita, conquista e libertà!