mercoledì 18 settembre 2013

A come Albero dell'Alfabeto


Trovo che alcuni libri, meglio ancora, alcuni autori, siano geniali, per la loro capacità di raccontare in modo semplice realtà che possono essere assai complicate.

Leo Lionni appartiene a pieno titolo alla schiera dei genii, e il suo libro,

 

L’albero alfabeto, edito da Bablibri, è perfetto per narrare i meccanismi di scrittura e lettura ai bambini. Le lettere, unite tra loro, diventano forti e formano le parole, che, a loro volta, unite formano le frasi. Tutto questo, però, a volte non basta: occorre formare frasi importanti, e farsi sentire, o meglio, ascoltare, anche dal Presidente.


C’è un evidente richiamo evangelico nella frase "pace in terra agli uomini di buona volontà" che le lettere, ormai in grado di riflettere su se stesse e sulla forza insita nello stare insieme e a seguito della richiesta del bruco di formare qualcosa di davvero importante, riescono a realizzare; ma credo che anche il più laico tra noi non possa che associarsi a questa esortazione.
 
E ora, ammirate la meraviglia della diversità, in sole tre opere d’arte…







 

lunedì 16 settembre 2013

La pedagogia della lumaca


Otto anni anni fa, ai tempi della mia prima prima, i miei bambini avevano il quaderno della lentezza: copertina azzurra, quadretto da mezzo centimetro, serviva per imparare a scrivere in stampato minuscolo e corsivo. L’imperativo era andare piano, lentamente.
I bambini si stupivano di questa richiesta, tanto più in quanto abituati, in altri ambiti, anche scolastici, a dover lavorare velocemente.

Ci ho ripensato spesso, leggendo le prime pagine di un affascinante libro suggeritomi da Francesca, collega delle medie,




del compianto Gianfranco Zavalloni, Ed. EMI.

Quanto è controcorrente, in un mondo come il nostro, chiedere ai bambini di andare lentamente? Quanta fatica facciamo, noi adulti per primi, a cambiare dei ritmi imposti da una vita che spesso rischia di non appartenerci e fatichiamo a riconoscere? E poi, questo riconoscimento, questa riscoperta di tempi diversi, più distesi e rispettosi, non rischiano forse di creare dei piccoli disadattati, in un mondo che chiede sempre di più e sempre più in fretta?

Non ho risposte certe e definitive, ma come sempre più spesso mi accade, domande aperte; io so solo che non considero una perdita di tempo utilizzare parte delle ore scolastiche a chiedere ripetutamente ai bambini di rimettere a posto banchi e sedie quando ci spostiamo, di raccogliere le carte da terra, di spegnere le luci quando non servono. Non considero una perdita di tempo accogliere uno a uno all’ingresso salutando ciascuno col proprio nome, né aspettare che il rumore si quieti per riprendere a parlare. Non considero una perdita di tempo interrompere l’attività a tavolino per fare un gioco in cerchio che ci aiuti a conoscerci meglio; non considero una perdita di tempo le ore passate in giardino a giocare con i coetanei o i compagni più grandi...

Non abbiamo più avuto il quaderno della lentezza, ma spero che molto del nostro stare insieme sia ancora caratterizzato dalla possibilità di regalare, a noi stessi e agli altri, il tempo necessario per ciascuno…

 
E a proposito di lumache



In una calda giornata d’estate Lumaca uscì dalla sua tana e cominciò a correre.
“Guarda Lumaca che sole grande che c’è oggi!”
E Lumaca rispose: “Non posso, non posso, devo andare!”
“Ciao Lumaca, senti che aria frizzante! Pizzica tutto il muso!”
“Sì, sì, ma non ho tempo, devo andare!”
Attraversò il ruscello sopra un ponte.
E correva. Sì, Lumaca andava così veloce che sembrava che corresse…
MONARI M., La corsa della lumaca, Zoolibri




Tre racconti di Guido Quarzo in cui l'autore, con estrema levità accompagnata dall'usuale sorridente ironia, tocca il tema assai delicato del "diverso" o, se vogliamo, dell'handicap. I tre bambini protagonisti dei racconti parlano un linguaggio proprio, in cui gli adulti, i "barbuti", c'entrano poco o niente e in cui invece, con grande maestria, si dà voce all"'interlocutore interno", quello che non giudica ma ascolta, non pone domande imbarazzanti ma lascia vivere a ognuno i propri ritmi e sogni, non fa della competizione un valore ma piuttosto una ridicola quanto assurda fissazione.

QUARZO G., Talpa Lumaca Pesciolino, Mottajunior

venerdì 13 settembre 2013

Una famiglia (Topini) molto allargata...

Avete presente il serpente che la Famiglia Topini incontra in galleria, il primo giorno di scuola?
Eccolo


 
 
E scommetto che una Mamma Topini così non l’avete mai vista, vero?


 
Insomma, stamattina è stato davvero uno spettacolo, con più di 250 bambini e ragazzi impegnati a mettere in scena una storia sconosciuta.
È la caratteristica dei nostri spettacoli: tutti in scena, dal più piccolo al più grande, ognuno indispensabile alla (im)perfetta riuscita di ciò che abbiamo messo in cantiere.
Oggi era la festa dell’accoglienza: i piccolissimi han fatto i topini
 

 
 
i grandi la galleria
 

 
 
e il serpente, e tutti gli altri il lunghissimo treno di topini che percorre la strada verso la scuola
 
 
 
Senza dimenticare le mamme, che ancora una volta ci hanno dato una bellissima mano
 

 
E i maestri? Si sono divertiti un sacco anche loro (non si vede, forse?)…
 

 
 

 
 
 
 

giovedì 12 settembre 2013

L'albero di Chissadove si trasforma...


Un post velocissimo (primo giorno di scuola, e domani grande festa con la Famiglia Topini, ci sono ancora millanta cose da fare!), ma due foto devo proprio pubblicarle:
 
l’albero di Chissadove con i suoi semini

 



si è trasformato nell’albero della classe, con gli autoritratti dei bambini

 

(lo so che sono due alberi diversi, ma non potevo fare differenze: le prime sono due!).

Buon inizio a tutti!
 

mercoledì 11 settembre 2013

A come asino


Da qualche giorno mi scervello per trovare un argomento giusto per l’ultimo giorno di vacanze. Ci ho pensato a lungo, poi ho avuto l’illuminazione: A come Asino (credo non ci sia nulla di più provocatorio)!

A mia discolpa posso solo dire che ho sempre amato gli asini più dei cavalli: mi piace il loro sguardo, la loro capacità di lavorare e adattarsi a richieste diverse. Io, poi, sono innegabilmente montanara: e l’asino è stato, fino a pochi decenni fa, il compagno di lavoro privilegiato dei contadini.

Certo anche per me, come per tutti, da piccola la parola ASINO era connotata negativamente: sentirsi dire “Sei proprio un asino!” non era certo un complimento, quarant’anni fa come ora. Mi sembra però di poter dire che negli ultimi tempi si assiste a una rivalutazione di questa umile bestia: prova ne sono due recenti libri di cui ho letto splendide e dotte (come sempre) recensioni sul già citato blog http://biblioragazziletture.wordpress.com/
Si tratta in particolare di
e
http://biblioragazziletture.wordpress.com/2013/08/20/una-vita-da-somaro/








ho raccontato uno dei miei libri preferiti


L’asinello Silvestro ama collezionare sassolini dalle forme e dai colori più strani, e un giorno ne trova uno bellissimo. È un sassolino magico che esaudisce i desideri!

Ma ai desideri bisogna stare attenti: quando si incontra un leone affamato può capitare di esprimere quelli più sbagliati…

Come incomincia:

“Silvestro Isadori abitava insieme al suo papà a e alla sua mamma in Via delle Ghiande, a Borgo Avena.

Uno dei suoi passatempi preferiti era raccogliere sassolini dalla forma e dal colore insoliti.

Durante le vacanze, in un sabato in cui pioveva a dirotto, Silvestro trovò un sassolino davvero diverso da tutti gli altri. Era di un rosso acceso, lucido e perfettamente rotondo, come una biglia. Mentre esaminava questa pietra straordinaria, Silvestro cominciò a rabbrividire, forse per l’eccitazione, e sentiva la pioggia fredda inzuppargli la schiena. –Quanto sarebbe bello se smettesse di piovere!- disse.

Con sua grande sorpresa, la pioggia cessò. Non poco alla volta, come fa di solito. No: molto semplicemente, SI FERMO’ DI COLPO. Le gocce sparirono prima ancora di arrivare a terra, le nuvole scomparvero, tutto era perfettamente asciutto e il sole splendeva come se la pioggia non ci fosse mai stata.”

STEIG W., Silvestro e il sassolino magico, Mondadori







I temi dell'unione e dell'amicizia, della vecchiaia e del viaggio, hanno reso questa fiaba un classico della tradizione di ogni tempo e lingua, per bambini e adulti allo stesso tempo. Gli animali protagonisti (un asino, un cane, un gatto e un gallo) sono accomunati dall'affiorante vecchiaia, arrivata improvvisamente ad impedire la vita di tutti i giorni al servizio dei loro ingrati padroni. Ma anche in una situazione così fosca e apparentemente senza via d'uscita, i quattro amici intraprendono un viaggio per improvvisare un'inedita carriera da musicisti. L'incontro fortuito con la tavola imbandita dei briganti rafforzerà l'unione dei compagni e si trasformerà nella scoperta di un luogo accogliente dove stare.



STANGL K., I musicanti di Brema, Corraiini






Asino chi legge racconta delle difficoltà di portare la letteratura, scritta e letta, in luoghi dove la passione per la pagina non è mai nata o si scontra con difficoltà insormontabili: a Napoli e nella periferia napoletana, in Irpinia, in Trentino, in Puglia, in Sicilia e in altre zone d'Italia. L'autrice, scrittrice ed esperta esterna di scrittura creativa, eternamente in viaggio fra treni e periferie, raccoglie cosi un bagaglio di storie, divertenti, assurde, tristi, dalle vicende dei figli dei capoclan napoletani ai timidi ragazzi della Nusco di De Mita, ai giovani pakistani di Bolzano, ai ragazzi che hanno lasciato la scuola a Frattamaggiore, restituendo una fotografia disincantata della scuola italiana e della percezione dello scrittore nelle scuole, oltre che un ritratto del Paese e un'idea forte di letteratura e di impegno che i nostri tempi tendono a cancellare. I ragazzi e i loro insegnanti sono qui, insieme ai luoghi, i veri protagonisti, con le pagine che scrivono, le loro storie e l'eterna domanda, che passa di generazione in generazione: perché in Italia si legge cosi poco? E perché tutti vogliono scrivere?

CILENTO A., Asino chi legge, Guanda



Un asino alle prese con un libro? C’è, ed è qui



Sempre tramite Caterina Ramonda ho scoperto l’esistenza del Biblioasino,



di cui potete leggere qui…http://biblioasino.blogspot.it/

E allora, buon inizio a tutti (asini compresi)!


lunedì 9 settembre 2013

A come accoglienza


Da qualche anno abbiamo l’abitudine di accogliere i nuovi alunni delle classi prime con un piccolo spettacolo tratto dagli albi illustrati per l’infanzia, di cui loro siano sia spettatori che protagonisti.
Cinque anni fa avevamo utilizzato

 

 (come potete vedere, io e Lisa eravamo l’insetto delle parole e il bruco)


Quest’anno abbiamo scelto di mettere in scena



Come incomincia:

“Nel bosco si avvicina l’autunno e mamma Topini è molto indaffarata. Domani i suoi sette topolini andranno a scuola per la prima volta.

Sette cappelli fabbricati con i tappi di bottiglia. Sette tascapani gialli. Sette paia di scarpe in guscio di noce. Tutto fatto da mamma Topini.

-Domani andrete a scuola. Questa sera, quindi, bisogna andare a letto presto-, dice la mamma.

Ma i sette piccoli rispondono: -Io non voglio andare a scuola perché è troppo lontana.

-Io non voglio andarci perché di mattina ho sonno.

-Io non voglio andarci perché fuori c’è il vento freddo.

-Io non voglio andarci perché non conosco gli altri bambini.

-Io non voglio andarci perché ci sono i cattivi.

-Io non voglio andarci perché lungo la strada ci sono i serpenti.

-Io non voglio andarci perché non voglio.”

YAMASHITA– IWAMURA, La famiglia Topini va a scuola, Babalibri



Ci sembra uno splendido modo per rassicurare i bambini (tutti hanno qualche paura, soprattutto nei confronti di qualcosa di nuovo come la scuola, ma una mamma attenta e previdente e tanti compagni fanno la differenza) e per raccontare in modo piacevole un nuovo inizio.

Questa mattina saremo impegnate a realizzare 54 orecchie da topo e un lungo serpentone di stoffa che ci aiutino a calarci nella parte. Lisa naturalmente sarà Mamma Topini ed io il narratore…

A breve le foto!


P.s.
A tante colleghe che hanno sfogliato il libro, i fili che la mamma stende come rotaie del treno hanno fatto venire in mente la lodevole iniziativa del pedibus, praticata con successo dove sia possibile avvalersi della collaborazione dei volontari.

venerdì 6 settembre 2013

A come albero


La scuola per i bambini incomincerà giovedì 12 settembre; per i maestri e le maestre è incominciata dieci giorni prima (forse per qualcuno non è mai finita!).

Ieri abbiamo avuto l’incontro di presentazione ai genitori dei futuri primini; oltre a tutti gli aspetti didattico-organizzativi, abbiamo scelto di porre l’attenzione su una spiccatamente educativo, magistralmente reso dal libro

di cui ho recentemente scritto qui http://apedario.blogspot.it/2013/08/chi-come-chissadove.html e la cui lettura ad alta voce è stata donata ai genitori presenti.

L’albero ci sembra un gran bel modo per incominciare la scuola; e allora, via con il valzer degli alberi nella letteratura per l’infanzia e nell’arte!



Un tempo esisteva l'albero Alfabeto dove sulle foglie vivevano le lettere. Un giorno arrivò una tempesta che spazzò via alcune lettere. La paura fu così tanta che le lettere sopravvissute si nascosero tutte insieme tra i rami più bassi dell'albero...

LIONNI L., L’albero alfabeto, Babalibri




Da due anni testo base per lo spettacolo della compagnia teatrale Nautai Teatro all'interno dei reparti pediatrici ospedalieri, una fiaba sulle possibilità dell'infanzia e della fantasia oltre le reali capacità fisiche. Prosa e poesia, fiaba e realtà si alternano in questo libro che narra di un vecchio albero che sogna di volare e di una bambina che con il suo amore e la sua fantasia gli permette di immaginare questo sogno come una realtà tangibile.

PAPINI A., L’albero e la bambina, Fatatrac



C'era un albero e c'era un bambino... L'albero, potente e silenzioso, osserva il bambino inventarsi ogni giorno un gioco nuovo. Passano le stagioni e, mentre le foglie crescono, muoiono e rinascono, il bambino diventa grande. Parte per un lungo viaggio ma sa che il suo amico sarà sempre lì ad aspettarlo.

NAVA E., L’albero e il bambino, Piemme  junior



Nero è un bimbo africano: la sua pelle è molto scura e lui si domanda il perché. Per avere una risposta dovrà affrontare un lungo viaggio fino al saggio Albero della vita. Lungo il cammino incontra molti animali e tutti hanno delle domande sul proprio aspetto. Perché la giraffa ha il collo lungo? Perché la balena non cammina? Perché lo struzzo non vola? A tutti loro l'Albero della vita darà delle risposte...

KANG Y., L’albero della vita, Sironi




Nel giardino di Marta c'è un grande albero di mele. Ogni anno regala intere cassette di frutti ed è il posto preferito per i giochi di Marta e del suo amico Martino. Ma un autunno una bufera spezza il tronco e lo abbatte. La mamma comprerà un alberello nuovo, ma proprio piccolo e così diverso dal grande albero di mele! Ma con un po' di pazienza crescerà e nascerà di nuovo una piccola mela e poi un'altra ancora... Una storia delicata e istruttiva. Un libro utile per comprendere il mondo della natura, divertendosi con piacevoli illustrazioni ricche di particolari.

KRUUSVAL C., L’albero di mele, Il castoro




C'era una volta un piccolo abete che non vedeva l'ora di crescere per diventare grande e bello come gli abeti che lo circondavano. Voleva andare via anche lui, come quegli alberi maestosi che all'avvicinarsi del Natale i boscaioli tagliavano e caricavano sui carri. Sarebbe arrivato anche il suo turno? L'abete era così impaziente che non si godeva i raggi del sole né l'aria fresca...

ANDERSEN H. C., L’albero di Natale, Rizzoli




Con un tale titolo si indica una raccolta di brevi novelle pubblicata nel 2003 ed indirizzata ad un pubblico di ragazzi, che ha come protagonisti alberi, piante ed animali. Permeata da una atmosfera tra l'animismo ed il realismo magico, usa la metafora per indurre a considerazioni più ampie sui valori universali quali l'amore, la fede, I'amicizia, la preservazione dell'ambiente minati dai ritmi convulsi della modernità.

SALMAWY M., L’albero del sicomoro, Falzea




Questa non è una storia inventata. Il piccolo dono racchiuso in questo libro è una foglia di Acero, e viene davvero dall'albero che era una pianta che fu un germoglio nato dal seme che sta nella terra che copre il campo che un giorno il fattore si comperò.

CLIMA G., Albero e foglia, La coccinella




Primavera, estate, inverno: le storie dell'albero Giovanni attraversano tutto l'anno. L'albero Giovanni c'è sempre: con le gemme piccole piccole, con le foglie fitte e grandi, o con i rami nudi. E ha anche tanti amici: bambini, uccelli, gatti... Perché Giovanni è un grande albero, forte, generoso, saggio e molto, molto paziente. Ma se qualcuno gli fa il solletico...

COSTA N., L’albero Giovanni e i suoi amici, Einaudi ragazzi




Sebastiano Ranchetti illustra una favola surreale senza testo: albero, gufo, serpente, uomini ... si comunicano in un sogno.

RANCHETTI S., L’albero gufo, Jaca Book





Come i grandi artisti, da Giotto a Saul Steinberg, hanno immaginato, disegnato, dipinto gli alberi. E come Pericoli li ha reinterpretati, nel suo album più personale.


PERICOLI T., Attraverso l’albero: una piccola storia dell’arte, Adelphi


Questa è la storia di un'adozione e racconta con dolcezza come i bimbi adottati possono mettere insieme i capitoli della loro storia e trovare il filo rosso che li lega. Mamma uccello ha un uccellino da accudire e si rende conto che da sola non può farcela. Allora decide di dare in adozione il suo piccolo. "Mamma Uccello guardò Gufo. Non le piaceva quello che aveva appena detto. Non voleva dire addio al suo piccolo. Tuttavia, lo ascoltò con calma quando lui cominciò a raccontare una storia. Sin dall'inizio del mondo disse Gufo, è successo tante volte che una mamma avesse un piccolo che amava, ma per quanto si sforzasse non riusciva a dargli ciò di cui aveva bisogno. Quando questo accadeva, qualche volta la mamma cercava qualcuno che l'aiutasse a trovare un'altra famiglia che amasse il suo piccolo e si prendesse cura di lui". Prefazione di Rosa Rosnati e Ondina Greco, psicologhe, che collaborano con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell'Università Cattolica di Milano.

BRODZINSKY A. B., C’era una volta un piccolo albero di gelso, San Paolo



Il signor Albero è grande e grosso, ma com'era da Piccolino? E quand'è che gli son cresciute tutte quelle belle foglie verdi? Ago e Pino vanno alla scoperta di tutti i suoi segreti...

TRAINI A., Com’è nato il signor Albero, Piemme




Juliet ha un sacco di pensieri che le complicano la vita: una sorellina noiosissima che la segue dappertutto, genitori che bisticciano di continuo, le due migliori amiche che sembrano fare apposta a metterla nei pasticci... Un giorno, però, sotto la tappezzeria della sua stanza, la bambina scopre il dipinto di un albero speciale.

MUSGROVE M., Juliet e l’albero dei pensieri, Piemme




"Quercia robusta quando sei triste, salice dolce quando ti abbraccia, tiglio profumato nei ricordi più belli. Quanti alberi diversi può essere una mamma!" Un racconto poetico, una favola dolce. È il desiderio di raccontare, in maniera semplice ma intensa, il rapporto complesso e profondo che c'è tra un bambino e la sua mamma. Attraverso brevi strofe, un bambino racconta e descrive tutti i momenti e le emozioni che nascono da una relazione tanto unica quanto imprescindibile. E lo fa usando la più semplice delle metafore, la sua mamma come un albero, il più bello e il più sicuro, il più docile e il più robusto. Ogni strofa è accompagnata da un'illustrazione suggestiva che conduce l'adulto e il bambino nell'atmosfera del sogno e della fantasia, magica e al tempo stesso vera come le stagioni.

PANZIERI L., Una mamma albero, Lapis