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lunedì 28 settembre 2020

Io sono

Qualche giorno fa ho scritto che, forse, la cosa più bella della scuola è la possibilità per ciascuno di diventare vocabolario per un’altra persona, e che un altro lo sia per te.

La raccolta di aggettivi qualificativi che si possono attribuire alle persone, e quindi all’umanità, aveva l’evidente scopo di creare un bagaglio lessicale ricco e condiviso, in particolare per chi ha più di una lingua a cui attingere il proprio vocabolario, o per chi, per svariati motivi, ha un bagaglio meno pieno, e quindi meno adatto a spiegare l’infinità complessità della vita e del mondo.

E così, ancora una volta, proviamo a passare dall’umanità al singolo, in un’attività che permetta a ciascuno di riconoscersi come parte di un tutto, e allo stesso tempo distinto da esso.

È il grande nodo di uguaglianza e diversità, che permea molta parte del nostro stare insieme.

È la ricchezza di riconoscersi, appunto, uguali, ma diversi (oppure, diversi, ma uguali), che può passare anche attraverso la grammatica.

E allora, utilizziamo i nostri Aggettivi per l’umanità per incominciare a descriverci: abbiamo tutti una ricchezza di termini a cui attingere (quella che abbiamo realizzato durante la nostra ricerca), e a questo punto è più semplice scegliere gli aggettivi qualificativi che maggiormente ci definiscono, per scriverli e descriverli.









Scopriamo in questo modo gli agili e i goffi, i golosi e i gelosi (che sia, semplicemente, un’imprecisione?), i rockettari e i tranquilli… e, soprattutto, scopriamo che si può essere tristi o felici, profumati o puzzolenti, fortunati o sfortunati a seconda delle situazioni e dei contesti in cui ci troviamo a vivere.

Uguali, ma diversi. Diversi, ma uguali. Sempre.

martedì 16 ottobre 2018

Io - Io sono - Io so

Cinque anni fa, avevo cominciato il lavoro su lettura e scrittura in prima con A, P ed E (da qui il nome del blog, APEdario) perché le bambine e i bambini potessero formare, fin da subito, le prime sillabe.

Per questo nuovo ciclo ho pensato invece che sarebbe stato interessante presentare le vocali, per soffermarci in modo particolare sull’unione delle contigue I e O, a formare IO.

Mi pare sempre un nucleo denso di senso, questo: non, naturalmente, nella sua concentrazione egocentrica su se stesso, ma nella dimensione di riflessione sulle proprie caratteristiche e competenze, perché si possa, attraverso questo processo, più facilmente riconoscerle anche negli altri, e riconoscerle come diritti, per sé e per gli altri.

Siamo partiti dagli autoritratti, tutti realizzati con la massima cura, e che sempre mi paiono parlare il linguaggio di chi li ha disegnati, posizionati nello spazio foglio e colorati.











 
Poi abbiamo riflettuto insieme su quanti modi diversi ci siano per completare la frase

IO SONO

scrivendo via via le diverse proposte delle bambine e dei bambini, ragionando sui cambiamenti di genere di nomi e aggettivi e sulla necessità di scrivere solo ciò che davvero corrispondesse al reale stato d’animo (così, IO SONO FELICE suggerito da un compagno, sul quaderno di una bambina è diventato IO SONO COSÌ COSÀ -perché mi manca la mamma, ha aggiunto).





Per finire, una riflessione su ciò che ognuno sa fare. 



A completare il lavoro, la lettura di Tutto da me, di Wondriska, Corraini






In una classe, un bambino ha esclamato: Io so fare tutto.
La riflessione dei prossimi giorni partirà proprio da questa frase.





mercoledì 13 giugno 2018

Mercoledì al cubo: Uno come Antonio

Antonio è un bambino vero, nelle sue posture ed espressioni. Lo si capisce fin dalla copertina:





“Antonio è molto più di quel che sembra.
Certo, a vederlo così, senza niente intorno,
è un bambino e basta.”


Dentro questa brevissima frase “è un bambino e basta.” ci sono gli infiniti e variegati mondi -e modi- in cui si può essere bambini.

Si può fare finta di scappare di casa, ma non tutti i giorni, utilizzando come varco verso spazi suggestivi e aperti un armadio tal quale a quello che porta a Narnia





Si può andare in edicola e tornare a casa con dei mostri colorati (quello su cui Antonio sta a spalletta ha davvero un muso da mostro selvaggio)


o scappare sotto al tavolo per non farsi baciare da zia Matilde. Si può essere molte altre cose, rivestire mille altri ruoli, soprattutto quelli che lasciano libero spazio alla fantasia e all’immaginazione: perché è solo in questo modo che il fondo della piscina può trasformarsi in un oceano popolato da polpi gialli (che abbiano preso vita staccandosi dal suo costume?), l’autobus in una foresta e il divano di casa in palco e platea.

Ma, soprattutto, Antonio è il miglior amico della voce narrante, che insieme a lui costruisce e vive antiche e sempre nuove avventure.


In queste settimane di fine quinta, in cui abbiamo ormai salutato le nostre alunne e i nostri alunni grandi, il passaggio è reso meno malinconico da questo ciclo continuo che si ripete ogni cinque anni. Non si fa in tempo a salutare per bene i grandi che già il pensiero dei piccoli che arriveranno a settembre preme e chiede spazio dentro di noi.

E così, Uno come Antonio, delle pluripremiate Susanna Mattiangeli e Mariachiara Di Giorgio, edito da Il castoro, di prepotenza, fin dalla sua prima lettura, comincia a evocare nuovi scenari e attività.

Sarebbe bello -penso- far scrivere ai genitori, i primi giorni di scuola, un testo sui propri figli: Una come Teresa, Uno come Giulio, Una come Fatima, Uno come Abram. Chiedere loro di sostituire non solo il nome, ma anche le attività, i giochi, le invenzioni dei propri figli a quelle di Antonio.

Quanti meravigliosi libri avremmo? Tanti quanti saranno i bambini di ogni classe, ognuno con la propria storia, il proprio vissuto, le proprie esperienze, i propri desideri, rifiuti, passioni.

Devo tenerlo bene a mente per settembre. Uno/a come…

Qui il post di Scaffale Basso
Qui il post delle Briciole



(immagini tratte dal blog dell'illustratrice Mariachiara Di Giorgio)

venerdì 19 giugno 2015

Apedario si presenta con ... da IO a MIO a NOI

Ponendo l’attenzione sulle diverse individualità e su ciò che ci rende unici e speciali, certo corriamo il rischio di accentuare l’egocentrismo innato del bambino, che a questa età e in quest’epoca non è facile superare, e che rende la propria individualità semplicemente ed egoisticamente esprimibile con un piccolo aggettivo possessivo. Se IO sono al centro del mondo, sia del mio piccolo casalingo che di quello esterno, tutto sarà MIO, sottoposto alle mie necessità e ai miei desideri. La relazione equilibrata con l’altro si costruisce invece proprio a partire dal riconoscimento anche delle necessità e dei desideri altrui.


Da IO a MIO il passo è molto breve: per questo ho proposto in classe la lettura di due albi molto simili nel titolo


Gli animali della foresta cercano d’impossessarsi di un uovo. Ma avranno tutti una bella sorpresa…


Come incomincia:

“Nella giungla, nella terribile giungla…
un ranocchio trova un uovo! –Ah! Ah! Mio! Mio! Questo è mio!
Sss…Sss…Sss…-Mio! Mio! Questo è mio!- dice il serpente.
Flap! Flap! Flap! –Mio! Mio! Questo è mio!- dice l’aquila.
Hem! Hem!–Mio! Mio! Questo è mio!- dice il varano.

VAN ZEVEREN M., Mio! Mio! Mio!, Babalibri









Tre rane non sanno far altro che litigare e pensare per sé, fino a quando non corrono un serio pericolo, e il saggio rospo riesce a far comprendere loro che “insieme è meglio”.

Come incomincia:


“In mezzo al Laghetto dell’Arcobaleno, c’era un isolotto. Le sue spiagge erano piene di sassi lisci come uova, e fiori e felci coprivano le alture.


Sull’isolotto vivevano tre rane, Gianni, Piero e Lidia. Benché fossero fratelli, litigavano dall’alba al tramonto.

-Levati dall’acqua!- gridò Gianni, -L’acqua è mia!

-Via dall’isola!- urlò Piero, -La terra è mia!

-L’aria è mia! Strillò Lidia, mentre saltava in giro a caccia di farfalle.”


LIONNI L., È mio!, Fatatrac





Poi, messa in scena di  “è mio” con quattro straordinari attori, per nulla intimoriti dal pubblico; in seguito una riflessione verbale, scritta e disegnata,
su ciò che è MIO
e ciò che è di tutti





Un paio d'anni fa, in un post pubblicato sul blog dei Topipittori (http://topipittori.blogspot.it/2013/05/detesto-le-fotocopie.html) , affermavo categoricamente: “Detesto le fotocopie”. Avevo però fatto, come oggi, un’eccezione.

(Premessa:
adoro il tratto nitido e pulito del pennarello a punta finissima nero. Lo utilizzo fin da quando lavoravo nella scuola dell’infanzia, perché concentra l’attenzione, di chi disegna e di chi osserva la produzione, sul tratto grafico. Da qualche mese ho scoperto gli scarabocchi zen, che permettono anche ai bambini di lavorare in un clima disteso, con tempi lunghi, curando il tratto e realizzando delle piccole “opere d’arte”)

Ho quindi chiesto ai bambini di disegnare su un foglio di piccole dimensioni ( 1/8 di A4) il proprio autoritratto a corpo intero e di ritagliarlo con cura. Poi abbiamo incollato ogni figura su un foglio, che ho fotocopiato e distribuito ai bambini perché lo incollassero sul cartoncino e lo colorassero.


Da IO a NOI: questa è la nostra classe

giovedì 18 giugno 2015

Apedario si presenta con ... IO, IO SONO, IO SO

I + O = IO

Oggi il nostro lavoro subisce una brusca accelerazione: addirittura due vocali insieme!



L’unione di due semplici vocali fa scaturire un mondo intero: quello di un bambino che si differenzia dall’altro da sé, scoprendo la propria unicità, fino a quando…

Come incomincia:

(grandi sagome nere dei genitori, la mamma è in attesa)

( culla) IO

LA MIA MAMMA

IL MIO PAPA’

I MIEI NONNI

LA MIA PALLA

IL MIO CANE

LA MIA CASA


(il bambino è accanto alla mamma in attesa)


(il bambino è leggermente discosto dalla culla)


(dall’interno della culla si leva il fumetto) IO


COTTIN M., Io, Gallucci



Ho mostrato in classe questo splendido libro di Menena Cottin, Gallucci editore, che ha riscosso davvero molto successo. È quasi un silent book, con pochissime parole ad accompagnare delle semplici silhouette nere, ricche di significato.
Ho chiesto  ai bambini, aiutati dalle immagini, di leggere le poche parole presenti sul libro.


Il protagonista, IO, parla di sé in prima persona, riferendo ogni familiare, animale o oggetto, a se stesso, fin quando arriva un’altra individualità, un nuovo IO. E a quel punto, cosa succederà al primo IO?
I bambini mi hanno chiesto più volte di rivedere le immagini, alcuni chiaramente galvanizzati dall’idea che la maestra proponesse loro di riprodurre un’immagine dell’albo utilizzando, come nell’originale,  solo il nero (probabilmente demonizzato da genitori preoccupati dal suo significato nell’interpretazione del disegno infantile!)







 



(So bene che permettere ad ogni bambino di illustrare ciò che desidera per poi farsi dettare la relativa didascalia richiede tempi lunghi; ma mi chiedo spesso come potrei avviare i bambini ad una produzione individuale, personale, originale, se chiedessi a tutti di rappresentare la stessa illustrazione e soprattutto facessi scrivere una frase identica per tutti…)

Nella pagina successiva, al centro della prima riga ogni bambino ha scritto IO e sotto ha disegnato il proprio autoritratto


















Ho scritto alla lavagna la frase

IO SONO

e ho chiesto ai bambini di ricopiarla sul quaderno, completandola con il proprio nome.

Poi ho chiesto loro di riscriverla nuovamente, sotto due righe, e di completarla secondo l'indicazione

…UN BAMBINO/UNA BAMBINA





Poi, di nuovo, abbiamo scritto IO SONO.

Mi sono fermata e ho chiesto ai bambini cosa volessero aggiungere; uno di loro ha alzato la mano e ha detto BIONDO.

Un altro ha proposto FIERO (spiegando ai compagni che vuol dire essere felici di qualcosa che si è fatto - o di come si è-  ho aggiunto io).

A seguire, FELICE, BRAVO, DOLCE, BELLO, GENTILE, INTELLIGENTE, CONTENTO…

Ho chiesto loro che ognuno scrivesse solo la/le qualità che attribuiva a se stesso (se in questo momento non ti senti felice, non scrivere IO SONO FELICE)

Alcuni bambini hanno scritto tutte le frasi, altri solo una o due… Mi sembra importante che si sentano liberi, almeno nel parlare di sé.

Abbiamo contestualmente messo in atto una prima riflessione su maschile/femminile: come cambiano i nomi e gli aggettivi? Cambiano tutti? Cambiano allo stesso modo? Perché “intelligente” non cambia? Conosciamo altre parole che non cambiano genere?

(Altre domande…Che differenza c’è tra un bambino e una bambina, tra un gatto e una gatta, tra un maestro e una maestra? E, provocatoriamente, perché la femmina non si chiama“maschia”, o il maschio non si chiama “femmino”? E perché papà e Luca sono maschi, anche se finiscono con A?)


Spostiamo ora l’attenzione da IO SONO a IO SO: in fondo, basta togliere una piccola sillaba!

Quante cose sa già fare un bambino!


Scriviamo alla lavagna, e facciamo copiare


IO SO


e scriviamo tutte le azioni, i verbi, che i bambini sanno fare. Lasciamoli liberi di non scrivere i verbi in cui non si riconoscano delle competenze: anche questo è un passo importante nella consapevolezza di sé, delle proprie capacità, come dei propri limiti, che possono diventare, se lo si desidera, una molla per perseguire nuovi obiettivi.


Per leggere ancora



Un piccolo pinguino si sente perso in un vasto mondo, ma scoprirà un vero motivo per sentirsi importante.

Come incomincia:

“Il mondo è grande…e io sono piccolo.

Il mondo è rapido…e io sono piccolo.

L’oceano è profondo…e io sono piccolo.

Le montagne sono ripide…e io sono piccolo.”

DODD E., Io,L’ippocampo Junior





"Chi sono io?”

È questa la domanda che gli animali della foresta si sentono ripetere da uno strano cucciolo, smarritosi subito dopo essere uscito dall’uovo. Nessuno lo riconosce, anzi, ognuno di loro pensa solo a definirsi come il più alto, il più veloce, il più intelligente. Ma proprio quando il piccolo sta per mettersi nei guai, ecco una creatura che gli somiglia moltissimo, ma è molto, molto più grande…

Come incomincia.

È un giorno caldo caldo, all’interno di una giungla profonda profonda ed ecco che, da un uovo, nasce… una strana piccola creatura.

Si gratta…

sbadiglia…

apre i grandi occhi rotondi e comincia a guardarsi intorno.

-Chi sono io?- si chiede –Da dove vengo?- E subito, con passo incerto, s’incammina per scoprirlo, attraverso l’erba alta alta.

PHINN – ROSS, Chi sono io?, Campanila