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mercoledì 13 giugno 2018

Mercoledì al cubo: Uno come Antonio

Antonio è un bambino vero, nelle sue posture ed espressioni. Lo si capisce fin dalla copertina:





“Antonio è molto più di quel che sembra.
Certo, a vederlo così, senza niente intorno,
è un bambino e basta.”


Dentro questa brevissima frase “è un bambino e basta.” ci sono gli infiniti e variegati mondi -e modi- in cui si può essere bambini.

Si può fare finta di scappare di casa, ma non tutti i giorni, utilizzando come varco verso spazi suggestivi e aperti un armadio tal quale a quello che porta a Narnia





Si può andare in edicola e tornare a casa con dei mostri colorati (quello su cui Antonio sta a spalletta ha davvero un muso da mostro selvaggio)


o scappare sotto al tavolo per non farsi baciare da zia Matilde. Si può essere molte altre cose, rivestire mille altri ruoli, soprattutto quelli che lasciano libero spazio alla fantasia e all’immaginazione: perché è solo in questo modo che il fondo della piscina può trasformarsi in un oceano popolato da polpi gialli (che abbiano preso vita staccandosi dal suo costume?), l’autobus in una foresta e il divano di casa in palco e platea.

Ma, soprattutto, Antonio è il miglior amico della voce narrante, che insieme a lui costruisce e vive antiche e sempre nuove avventure.


In queste settimane di fine quinta, in cui abbiamo ormai salutato le nostre alunne e i nostri alunni grandi, il passaggio è reso meno malinconico da questo ciclo continuo che si ripete ogni cinque anni. Non si fa in tempo a salutare per bene i grandi che già il pensiero dei piccoli che arriveranno a settembre preme e chiede spazio dentro di noi.

E così, Uno come Antonio, delle pluripremiate Susanna Mattiangeli e Mariachiara Di Giorgio, edito da Il castoro, di prepotenza, fin dalla sua prima lettura, comincia a evocare nuovi scenari e attività.

Sarebbe bello -penso- far scrivere ai genitori, i primi giorni di scuola, un testo sui propri figli: Una come Teresa, Uno come Giulio, Una come Fatima, Uno come Abram. Chiedere loro di sostituire non solo il nome, ma anche le attività, i giochi, le invenzioni dei propri figli a quelle di Antonio.

Quanti meravigliosi libri avremmo? Tanti quanti saranno i bambini di ogni classe, ognuno con la propria storia, il proprio vissuto, le proprie esperienze, i propri desideri, rifiuti, passioni.

Devo tenerlo bene a mente per settembre. Uno/a come…

Qui il post di Scaffale Basso
Qui il post delle Briciole



(immagini tratte dal blog dell'illustratrice Mariachiara Di Giorgio)

mercoledì 23 maggio 2018

Mercoledì al cubo - Come si legge un libro?


Come si legge un libro?

L’ho chiesto, senza aggiungere altro, due giorni fa su Facebook. 
Queste le prime risposte dei grandi:

Assaporandolo pagina dopo pagina...con calma senza ansia

1) accarezzare la copertina
2) sentire il profumo delle pagine
3) saltare all'ultima pagina e leggere il finale
4) immergersi nel libro e leggerlo tutto tutto ricordandosi del resto del mondo fino all'ultima pagina
5) leggere prefazione, presentazione dell'autore, ecc.ecc. tutto insomma
6) lasciare il libro in giro e di tanto in tanto aprire una pagina a caso e ricomincia re a leggere.
Almeno, io leggo così

Dimenticandosi di esserci, diventando il libro. Non so dirlo meglio di così.

...avvolgendosi nelle pagine, nelle righe e nelle parole...spegnendo il mondo caotico che ci circonda

Quando inizio a leggere non smetterei mai. E volo con la fantasia, fino alla fine a volte anche immaginando un diverso finale. Aspetto molto intrigante della lettura.

Non credo ci siano ricette.
Quando si raggiunge un libro è perché si cerca, si desidera qualcosa.
E ognuno lo fa a modo suo.

Ciò che conta non è il "come" ma il "cosa", fosse anche solo cercare una tregua, o il tentativo, seppure impacciato, di andare oltre se stessi.

Sdraiati. A pancia in su, poi sotto o di fianco con la testa appoggiata alla mano, ma rigorosamente allungati su qualsivoglia superficie

Leggendo la tua storia tra le righe.

Per riuscire a sentire la voce dell'autore...in silenzio!


Queste, invece, alcune tra le risposte delle mie e dei miei grandi, in questi ultimi giorni in cui ancora posso porre loro domande:

Ognuno può leggere un libro come vuole. Un libro si legge con i cinque sensi.

Un libro si legge aprendolo, leggendo un insieme di lettere che formano parole. Un libro si comincia a leggere dalla pagina 1 in su.

Dalla trama alla copertina al titolo, da sinistra a destra o da destra a sinistra, dall’alto in basso, dal basso all’alto, toccandolo, leggendolo in profondità, in superficie, seduti, in piedi, sdraiati…

Un libro si può leggere dalla copertina o dalla trama, saltando dentro qua e là oppure andando a leggere subito il finale. Il libro si può leggere dalle immagini almeno ti puoi mettere nei panni dei personaggi. Puoi leggere l’indice e innanzitutto scegliere uno che ti piace e non leggere una cosa che non ti piace perché se no ti annoi.

Un libro si legge lentamente fin quando vuoi e puoi decidere se leggerlo in mente o ad alta voce.

Sfogliando le pagine e devi immaginare quello che leggi. Se non hai fantasia, è difficile leggere un libro e diventa molto noioso.

Si legge da cima a fondo con delle interruzioni ogni tanto per immaginarsi come sono i personaggi, se non ha immagini.

Un libro si legge dall’inizio alla fine, ma se proprio vuoi perché non hai tempo leggi la fine e basta, così puoi scoprire se il libro ti piace o non ti piace. E la cosa più importante per leggere un libro è saper leggere.

Si legge con tutta la voglia che hai perché i libri ti salvano la vita e ti aiutano a vivere.

Un libro si legge imitando i personaggi nei minimi particolari per far divertire la gente che ti ascolta, ascoltando bene le parole che arricchiranno il tuo vocabolario mentale e imparerai a non fare più così tanti errori.
Sotto le coperte
in piedi
sul divano
per terra
in giardino
a scuola

dove vuoi tu.

Un libro si deve vivere dino in fondo, tutto d’un fiato e le pagine si girano rapidamente ad ogni battito di ciglia.

Un libro si legge con gli occhi, con il cervello e con l’immaginazione.

Si legge parlando, urlando. La nostra insegnante legge i libri, le piace leggere, ogni volta ci porta un libro, ce lo legge con la bocca, si sono dentro tantissimo lettere, più di un milione. Ci sta leggendo Wonder, mi fa annoiare troppo ma devo sentire cose succede.


Come si legge un libro? è anche il titolo di un nuovo albo, recentemente pubblicato da orecchio acerbo, scritto da Daniel Fehr e illustrato da Maurizio A.C.Quarello.






Come incomincia:


Ehi, lettore, che stai facendo?

Stai tenendo il libro sottosopra.

Guardaci!



Gira il libro nel nostro

verso! Non resisteremo

              molto così…



Aspetta,

hai girato il libro?



Scusaci, non credevamo

l’avresti fatto davvero,

e quindi abbiamo cambiato lato.

Così ora siamo ancora

Sottosopra!



Per favore, gira solo pagina.

Non girare il libro!



Stiamo per andare

dall’altra parte.



E adesso, non vedo l’ora di poterlo chiedere a quelle piccole e quelli piccoli. Mi tocca aspettare qualche mese, lo so. Ma ne varrà la pena.

Qui il post delle Briciole
Qui il post di Scaffale Basso

mercoledì 14 marzo 2018

Mercoledì al cubo: Una storia grande come la mano


Anne Herbauts ci ha da tempo abituati a libri inconsueti, spiazzanti, che lasciano ampio spazio all’immaginario. Ci si sente liberi, leggendo i suoi libri: così liberi che, a volte, può capitare di sentire la mancanza di una mano salda che accompagni e di una voce autorevole che spieghi.

Una mano grande come quella che dà il titolo all’albo

Una storia grande come la mano

di Anne Herbauts, Gallucci



Come incomincia:

“Una storia grande come la mano, 
allora sono cinque storie!”
esclamò il bambino, mostrando le dita. 
“Chissà, chissà, 
dipende tutto da come le conti”
disse Tigre.



E qui, fin da subito, il primo dei tanti richiami avvertiti fin dalla lettura iniziale: una tigre, anzi, una Tigre con la maiuscola, come quella piccola Tigre di Janosch che accompagna piccolo Orso nelle sue avventure quotidiane, in Oh, com’è bella Panama!, Kalandraka. O come la tigre di Calvin e Hobbes, viva e pensante nella vita a due con il piccolo protagonista, e improvvisamente inanimata all’apparire dell’adulto. E, ancora, Una tigre all’ora del tè, di Judith Kerr, Mondadori. Quante tigri benevole, nella letteratura per l’infanzia.

Il bambino, invece, “aveva la fortuna di avere un nome che cominciava con una Y.

Y. Come un ramo.
Un ramo nel nome. Lo chiamavano anche Piccolo Ramo.
Forse perché abitava sul limitare della foresta?”


È una strana foresta, quella di cui si parla: perché da essa, ogni notte, una marea risale e poi si ritrae, svaporando con un gusto di spuma, che par di sentir sulle labbra.

Un mattino, il dono portato dalla marea è un paio di stivali rossi. Perfetti per addormentarcisi, e sognare di camminare.
Mentre leggo, un nuovo richiamo: a Un grande giorno di niente, di Beatrice Alemagna, Topipittori, alle sue pozzanghere, ai suoi verdi, al suo fango. Alle sue tragedie. Le piccole e quelle più grandi.

E il girovagare di Piccolo Ramo e Tigre mi ricorda il viaggio apparentemente senza meta de L’orso che non c’era, di Oren Lavie, e Wolf Elrbruch, edizioni e/o.

Piccolo Ramo sale sulle spalle di una canzone che gli ritorna in mente per frammenti […]. 
Tigre pensa che sia ridicolo viaggiare a cavallo di una canzone.

Forse ridicolo come per un orso viaggiare a cavallo di una tartaruga?


Ma il libro prosegue, e gli incanti -e i rimandi-, non sono finiti.

L’immagine dietro un vetro della casa di Nonna Corteccia mi fa pensare agli acquerelli di Marina Marcolin.
E, finalmente, dopo un graffio di Gatto sulla mano, e la cura della ferita, e le tisane amare, e le torte deliziose, una storia, una storia grande come la mano (“Allora sono cinque storie!”), può incominciare.


Una storia per crescere
Una storia piccina picciò
Una storia a dieci dita
Una storia silenziosa
La storia di una mano


E poi, al mattino,

La marea si ritirerà, tra gli alberi, in un frusciare di foglie.
I tronchi saranno neri e immobili. Il vento cadrà. Sarà il mattino.
La foresta si scrollerà di dosso i canti degli uccelli.

[…]

Qui la versione delle Briciole
Qui la versione di Scaffale Basso





mercoledì 14 febbraio 2018

Mercoledì al cubo: Professione coccodrillo



Osservo il coccodrillo in copertina: non posso neppure affermare che mi guardi beffardo, consapevole della mia inettitudine a raccontar di libri quando di mezzo non ci sono dei bambini, dei ragazzi, a cui li abbia letti.
Che poi, leggerli. Ma come si fa a leggere un libro senza parole? Una maestra, poi, pagata per parlare, da mattina a sera, e che delle parole, oltre che fonte del proprio sostentamento, ha fatto una passione?
Chi mi conosce lo sa bene. Io e i silent non ci frequentiamo granché. Mi sembra sempre manchi qualcosa. 
Già, mancano le parole.
Eppure, a pensarci bene, le parole ci sono anche là, dove non sono scritte. Sono state nella mente di chi ha pensato la storia (in questo caso, Giovanna Zoboli). E poi, scritte per chi questa storia avrebbe dovuto illustrarla, Mariachiara Di Giorgio. Ancora, le parole sono dentro di noi, di fronte ad ogni immagine, mentre, in silenzio o ad alta voce, la storia ce la raccontiamo, o la raccontiamo ad altri, o da altri ce la facciamo raccontare. E, ad osservar bene, ci sono parole scritte dentro le tavole: il suono della sveglia

la porta che si chiude, i rumori della città che, con linee sinuose, corrono sopra e sotto il cavalcavia.

E poi, le parole delle insegne, dei cartelloni pubblicitari, delle fermate del metrò.

Quante parole ci stanno, dentro un vagone della metropolitana?

E cosa chiederà, il coccodrillo, alla fioraia?
E, se ancora ci mancassero le parole, ce ne sono scritte anche in lingue diverse: in arabo, ad esempio.
Poi, uno slargo. Lì, immagino le parole prendere il volo. Certo, non ne hanno bisogno, almeno per il momento, i due che si baciano sulla panchina. Ma dopo, oh, dopo sì che serviranno. E quante…
Il coccodrillo sembra giunto a destinazione. Il cancello è aperto, e una ragazza fortunata riceverà i suoi fiori.  
A questo punto, davvero le parole non servono più.
Il gran finale è arrivato.

Qui la versione di Scaffale Basso
Qui la versione delle Briciole



Qui, il libro raccontato dalla sua autrice.

mercoledì 13 dicembre 2017

Mercoledì al cubo: Colorama, ovvero Verdmelmet, verde super elastico e verde zuppa, un ponte tra grandi e piccolissimi






VERDMELMET
È un misto di verdi chiari scuri e quindi forma un verde simile a un colore strano

VERDE SUPER ELASTICO!
È un verde né troppo chiaro, né troppo scuro, e si chiama così perché ti puoi immaginare un colore che si tira, diventando elastico

VERDE ZUPPA
Ha la qualità di avere il colore zuppa anche se la zuppa non mi piace però è un bel colore




Una delle parole che più amo è ponte. Non c’è neppure bisogno di spiegarne il perché.
E, naturalmente, amo che i libri siano un ponte. 

Lo sono tra l'editore, l’autore, l’illustratore e il lettore.
Lo sono tra la parola e l’immaginazione, tra l'immagine e la fantasia.
Lo sono tra lettori diversi.
Lo sono in migliaia di modi.


Fino a ieri,  però, non avrei immaginato che

Colorama
 


di Cruschiform, L’ippocampo Ragazzi

 


sarebbe potuto diventare, oltre che un regalo inatteso per i  miei ragazzi, anche un ponte solidissimo tra loro e chi prenderà, tra pochi mesi, il loro posto.


Intanto, scrivevo, un regalo. Perché da molte settimane, con le Briciole e Scaffale Basso (qui e qui le loro versioni) avevamo deciso che questo sarebbe stato il nostro cubo di dicembre.
Ma io, naturalmente, arrivo sempre all’ultimo. E così, solo ieri ho trovato il tempo e l’occasione di sfogliarlo in classe davanti agli occhi ammirati dei ragazzi e di leggerne loro alcune pagine.














È iniziato così, come una sorta di divertissement in cui scegliere un pastello, utilizzarlo per colorare un quadrato, dargli un nome, reale o di fantasia, e scriverne poche righe di spiegazione.

E poi, in un attimo, quello che era iniziato per gioco è diventato, come spesso accade ai bei giochi, una cosa serissima. A questo punto, abbiamo pensato che questo lavoro, che tanto ci aveva divertito, potesse diventare il primo regalo per i piccoli che a settembre prenderanno il posto di questi ormai grandissimi. Che, devo dirlo, nei pochi minuti di ieri mi hanno reso davvero orgogliosa.

ARANCIASPRO
È un arancione aspro intenso come l’arancione del fuoco

ARANCIONE SOLE
L’arancione del sole ci serve perché se no sarebbe sempre inverno









BLU FELPA BLU
Si dice che il color blu felpa blu guarisca i gatti con il suo colore così intenso





















mercoledì 11 ottobre 2017

Mercoledì al cubo: Molly e Mae Due amiche, un viaggio


Da quando i miei alunni sono diventati ragazzi grandi, frequento in modo meno continuo la variegata produzione di albi illustrati. Fortunatamente, ho le amiche del Mercoledì al cubo, Barbara e Ilaria, le Briciole di Pollicino,  e Maria Polita di Scaffale Basso, a tenermi aggiornata sulle nuove uscite particolarmente interessanti.

Qui la versione delle Briciole.
Qui quella di Scaffale Basso.

In questi giorni, riflettevo sul fatto che ci sono alcune case editrici le cui pubblicazioni prediligo e utilizzo di frequente per i miei lavori in classe. Una di queste, che negli ultimi mesi ha pubblicato titoli davvero notevoli, è Terre di mezzo.

Così, mi accingo ad aprire l’albo scelto per il nostro Mercoledì al cubo con aspettative molto alte, curiosa di verificare se e quanto saranno rispettate.

L’illustrazione di copertina mi pare riprenda uno stile d'altri tempi, che ben si sposa a quello della panchina su cui sono sedute le due amiche, Molly e Mae, citate fin dal titolo.

Molly e Mae
Due amiche, un viaggio


di Danny Parker e Freya Blackwood, Terre di mezzo


Se avessi accanto a me un bambino, gli chiederei cosa si aspetta: un viaggio reale, fantastico, immaginato?

Le risguardie sono giocate sui toni di un azzurro molto chiaro e del giallo, che ben si fondono a creare il verde. E vien voglia anche a un adulto di tuffarsi, in questa campagna, e farci una corsa, per buttarsi tra l’erba alta.

Poi, due paia di gambe penzolanti dal bordo di quello che si rivelerà essere un sedile; e girando pagina, ecco una scala - una scala fissa, non mobile -, una rotaia e una vecchia stazione, che si affacciano sulla doppia pagina.

Così, la storia può finalmente cominciare. O forse, cominciata lo è già?

Perché Molly e Mae sono amiche, ce lo dice il titolo; anzi, forse lo sono appena diventate. E stanno per partire. E per un bambino, ma anche per alcuni adulti, l’avventura non inizia forse ancor prima della partenza? 

Vediamo le due amiche ridere, contare, nascondersi e trovarsi, masticare, prendersi una sgridata e appiccicarsi; in una doppia definita dal cartello ORARI, le osserviamo alle 8.24 farsi delle fotografie, alle 8.32 stare in equilibrio, alle 8.40 improvvisare un balletto, alle 8.45 scambiarsi caramelle e alle 9.05 segreti. Le 9.10 sono scandite da un Per sempre.

Intanto il VIAGGIO è davvero cominciato, e nella mente tornano i bambini che abbiamo incontrato nei nostri viaggi in treno.

C’è il tempo anche per litigare, e girarsi da un’altra parte, mentre il cielo, fuori, si tinge di grigio, la pioggia annacqua il panorama, i campi e le fattorie sbiadiscono.

Ma è forse la parola PONTE quella che maggiormente mi colpisce, in un richiamo davvero forte e immediato al potere delle parole che, così come feriscono, hanno però l'enorme potere di ricostruire ciò che pare spezzato.

Nel frattempo, è giunta la sera, e con essa la fine del viaggio.


Un libro che certamente si presta a una lettura su più livelli; un libro in cui ognuno di noi potrà riconoscere il proprio viaggio, e chi sono gli amici che lo accompagnano.

A questo link è possibile sfogliare alcune pagine del libro. 

mercoledì 14 giugno 2017

Mercoledì al cubo: Una storia che cresce


Una storia che cresce


 di Ruth Krauss e Helen Oxenbury


è un albo bucolico e fuori dal tempo (anche se, scoprendo dal sito della casa editrice che il racconto è del 1947, rifletto: sono passati 70 anni, e se penso a quanto il mondo è cambiato da allora, mi pare si sentano tutti), che ha il magico potere di riportare l’infanzia alla sua dimensione più semplice e naturale.

Il protagonista osserva tutto ciò che intorno a lui cresce; intanto opera le prime riflessioni, i primi confronti. È certamente un bambino estremamente diverso da quelli che noi frequentiamo, un bambino che ha tempo, a cui il tempo è stato regalato (quanto di più lontano dai nostri, così presi da mille frenetiche attività da non essere più capaci di annoiarsi, come probabilmente accadrebbe loro in una simile “giornata di niente”).

Il bambino osserva il farsi e disfarsi dei giorni, delle stagioni, della natura, accanto ad una mamma che risponde quieta, e rassicura. Osserva l’erba crescere, i fiori sbocciare, i frutti maturare, i pulcini e il cucciolo farsi polli e cane.

Tutto cambia, tutto cresce; solo per lui il tempo sembra passare senza portare cambiamenti.
Saranno un paio di pantaloni e una giacchetta pesante a fornirgli finalmente la prova tangibile di cui ha bisogno, e a dimostrargli che sì, anche lui sta davvero crescendo.




Come incomincia:


"Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli.

L’estate si avvicina. Sugli alberi crescono i boccioli.

L’erba cresce nel prato. Accanto al granaio crescono i fiori.

“Tutto sta crescendo”, dice il bambino alla mamma.

“Cresce l’erba. Crescono i fiori. Crescono gli alberi.”

“Cresceranno i pulcini?”, chiede il bambino.

“Sì, cresceranno”, risponde la mamma.

“Crescerà il cucciolo?”, chiede il bambino.

“Sì, crescerà”, risponde la mamma.

“Anche io crescerò?”, chiede il bambino.

“Certo, anche tu crescerai”, risponde la mamma.

Si allungano i giorni. Si accorciano le notti.

L’erba cresce più in fretta. I fiori crescono alti.

Le foglie degli alberi crescono e diventano grandi.

“Anche noi stiamo crescendo”, dice il bambino

al cucciolo e ai pulcini."

Ruth Krauss – Helen Oxenbury, Una storia che cresce, Il castoro


Qui la versione delle Briciole
Qui la versione di Scaffale Basso