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martedì 16 ottobre 2018

Io - Io sono - Io so

Cinque anni fa, avevo cominciato il lavoro su lettura e scrittura in prima con A, P ed E (da qui il nome del blog, APEdario) perché le bambine e i bambini potessero formare, fin da subito, le prime sillabe.

Per questo nuovo ciclo ho pensato invece che sarebbe stato interessante presentare le vocali, per soffermarci in modo particolare sull’unione delle contigue I e O, a formare IO.

Mi pare sempre un nucleo denso di senso, questo: non, naturalmente, nella sua concentrazione egocentrica su se stesso, ma nella dimensione di riflessione sulle proprie caratteristiche e competenze, perché si possa, attraverso questo processo, più facilmente riconoscerle anche negli altri, e riconoscerle come diritti, per sé e per gli altri.

Siamo partiti dagli autoritratti, tutti realizzati con la massima cura, e che sempre mi paiono parlare il linguaggio di chi li ha disegnati, posizionati nello spazio foglio e colorati.











 
Poi abbiamo riflettuto insieme su quanti modi diversi ci siano per completare la frase

IO SONO

scrivendo via via le diverse proposte delle bambine e dei bambini, ragionando sui cambiamenti di genere di nomi e aggettivi e sulla necessità di scrivere solo ciò che davvero corrispondesse al reale stato d’animo (così, IO SONO FELICE suggerito da un compagno, sul quaderno di una bambina è diventato IO SONO COSÌ COSÀ -perché mi manca la mamma, ha aggiunto).





Per finire, una riflessione su ciò che ognuno sa fare. 



A completare il lavoro, la lettura di Tutto da me, di Wondriska, Corraini






In una classe, un bambino ha esclamato: Io so fare tutto.
La riflessione dei prossimi giorni partirà proprio da questa frase.





venerdì 5 agosto 2016

Prima di me



Un albo intenso e poetico, davvero fecondo di suggestioni e pensieri.

Quante volte ci siamo chiesti: Cos’ero prima di me? E dove?



La risposta che Luisa Mattia ci dà in quest’albo, da lei magnificamente scritto e altrettanto splendidamente illustrato da Mook per Topipittori




inizia con

“[…]
Mi faceva il cielo.
Mi faceva, dico, perché
ero niente dentro tutto quanto.
Ero niente dentro tutti.
Ero tutti e tutto.
Mi faceva il tutto. Proprio.
Mi faceva con le mani e la sabbia.
E l’acqua nella sabbia.
Morbida, la sabbia.
Molle, la mia forma.


Mentre leggo, non posso fare a meno di farlo da un duplice punto vista, anzi, da due punti di vista opposti: quello del non credente e quello del credente.
E mi pare di poter dire che Luisa Mattia riesce nell’impossibile, coniugando due istanze tanto diverse: scrivere un testo in cui narra l’origine e il racconto della vita come parte degli elementi, permettendo nel contempo a chi crede di leggere nel cielo, nel tutto, in quel “mi faceva con le mani e la sabbia”, e poi via via, acqua, luce, vento, tuono, fino alla parola, l’opera del Dio creatore. 


 









E intanto immagino la lettura di quest’albo in classe, le riflessioni e le conversazioni con i ragazzi, ormai grandi, i diversi punti di vista, le diverse interpretazioni. E un lavoro di rielaborazione e produzione poetica, e un’attività artistica con i timbri…
Manca poco più di un mese!


P.S.
Mentre leggevo, non ho potuto fare a meno di riprendere tra le mani Lupo Sabbioso L’incontro, e in particolare il capitolo La foto della vacanza in bicicletta. Quasi una lettura introduttiva.