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sabato 16 novembre 2019

La misura della fatica, e L'Isola Schifosa


La misura della fatica di questi primi due mesi di scuola la dà il numero di post (9) su Apedario dal 12 settembre ad oggi.

E se è vero che mi ero ripromessa di scrivere meno, e meglio, è altrettanto vero che, in questi due mesi, di cose da raccontare ce ne sarebbero state moltissime: perché in classe, con le bambine e i bambini, siamo stati bene, ci siamo ritrovati e ri-conosciuti, abbiamo dato voce ai genitori, abbiamo scoperto chi siamo e cosa pensano gli altri di noi, abbiamo letto albi imperdibili e continuato a dirci parole belle e a darci abbracci colmi d’affetto. Abbiamo scritto, disegnato, discusso e raccontato, corso e giocato, mangiato e festeggiato. 


La fatica non è in classe, no.

La fatica è quella tutt’intorno, e permea ogni cosa.

Non ho alcuna voglia di stilarne un elenco: ognuno ha le proprie, e le sente tutte, sulla pelle e dentro la testa. Non è questo che mi preme.


Mi preme dire invece che ogni giorno le bambine e i bambini chiedono che io legga. Spesso chiedono anche: Ce lo rileggi?

Che il prestito bibliotecario riscuote sempre un gran successo, e chi dimentica il libro a casa e non può prenderne uno nuovo ha spesso quell’aria smarrita che mi mette voglia di sovvertire la regola (ma non si può); e ormai capita che si porti a casa il libro nuovo non solo il venerdì, ma anche in settimana, se si è già finito quello prima.

Che ci sono libri capaci di spezzare ogni resistenza, ed essere ancora una volta ben oltre i progetti e le giornate dedicate. Provate a leggere L’Isola Schifosa di William Steig, Rizzoli: mi direte poi se davvero serve la giornata della gentilezza.





Perché hai un bel ripetere che l’espressione Che schifo! è davvero una di quelle che proprio non vuoi sentire, e che, almeno a scuola, dobbiamo provare a trovare delle valide alternative.

Ma non c’è nulla di più schifoso della cattiveria gratuita, e del goderne. E un piccolo fiore può segnare l’inizio del cambiamento.

Un testo magnifico, ricco di parole che fanno strabuzzare gli occhi e regalano alla lettura ad alta voce una musicalità, un ritmo impareggiabili. E le tavole di Quentin Blake sono da mangiare con gli occhi.


Abbiamo realizzato un magnifico pannello, con l’Isola Schifosa e quella meravigliosa; ma naturalmente (ah, la stanchezza!) ho scordato di fotografarlo.

martedì 26 marzo 2019

Il gomitolo azzurro




Il gomitolo azzurro, di Silvia Vecchini e Ekaterina Trukhan, La Spiga, è un piccolo libro che subito mi ha fatto pensare, con l’affetto di sempre, alla sua autrice: come lei è semplice, garbato, vero.
Una storia che si dipana, proprio come il gomitolo che i bambini hanno definito protagonista, intorno a due temi che mi pare stiano molto a cuore a Silvia: gentilezza e generosità. Stanno molto a cuore anche a me; forse anche per questo sento una profonda sintonia con chi ne scrive.

Come incomincia:

Isadora abita in una casa nel bosco con la sua pecora azzurra.
Le piace preparare conserve e marmellate che vende in paese col suo furgoncino rosso.
In primavera Isadora tosa la sua pecora e con la lana ricava un enorme gomitolo azzurro.
Isadora ama molto lavorare a maglia.
Un giorno appare in cielo una nuvola scura che annuncia l’inverno.
Il freddo si avvicina. Ma Isadora non ha ancora la legna per il camino.
Andrà a prenderla in paese il giorno dopo.

VECCHINI S. – TRUKHAN E., Il gomitolo azzurro, Eli-La Spiga

Così, dopo aver letto ad alta voce il libro, abbiamo riflettuto insieme su Isadora, nonna che mai nega il proprio aiuto a chi bussa alla sua porta: anzi, lo accoglie e se ne prende cura, senza nulla aspettarsi in cambio. Ho parlato della facilità nel fare del bene a chi amiamo, e della difficoltà (mia per prima) ad essere gentile e generosa con chi non lo ho con me. Ho chiesto loro se conoscessero persone come Isadora; qualcuno ha detto di no, molti hanno pensato ai genitori, o ai nonni; ed è stato bello sentire i nomi di alcuni compagni.

Mi sono detta convinta che chi, come Isadora, è capace di trattare gli altri e il mondo ogni volta nel modo più corretto e giusto, troverà una reciprocità che lo accompagnerà sempre su questa strada, e continuerà a farlo, anche senza alcuna ricompensa.








E poi, con il nostro gomitolo azzurro, abbiamo realizzato le nostre ragnatele dell’amicizia, in classe e sui fogli.












domenica 27 gennaio 2019

Io sto con Vanessa


Un libro senza parole.
Un libro senza parole arrivato in dono alla maestra in un paese speciale, in un’occasione speciale, da colleghe speciali.
Un libro senza parole per scoprire e gustare insieme, in silenzio, le immagini.
Un libro senza parole da rileggere una seconda volta, aggiungendo le parole e raccontando noi la storia, come siamo capaci. Una storia che ognuno porterà a casa, appiccicata sul quaderno, per poterla rileggere con un grande.
Un libro senza parole con la copertina nascosta, per provare a indovinarne il titolo.
Un libro senza parole per riflettere in modo semplice e concreto sull’esclusione, la solitudine, e il potere dei piccoli gesti che cambiano il mondo.
Un libro senza parole per cominciare fin da piccoli a fare Memoria. Quella stessa Memoria che occorre fare ogni giorno.
E per la maestra, una domanda in più: quale fortissima empatia scatta, nella mente di un bambino di sei anni, da fargli esclamare, di fronte all’immagine del “bullo” ormai rimasto solo “Povero bullo!” , e che fa il paio con la domanda finale nell'altra classe: "Ma dov'è finito quel bambino arrabbiato?"?
(La parola bullo è uscita dalla bocca di un bambino, in una delle due classi, durante il racconto)






IO STO CON VANESSA
(BAMBINI E BAMBINE RACCONTANO LA STORIA DI UN LIBRO SENZA PAROLE)


LA MAESTRA STAVA DICENDO AI BAMBINI: “BAMBINI, C’È UN’ALUNNA NUOVA”.
POI DICE: “BAMBINI, SCRIVIAMO”.
UNA BAMBINA ALZA LA MANO.
GLI ALTRI GIOCANO, SOLO CHE LA BAMBINA NUOVA NON HA UN’AMICA, QUINDI NON SA CON CHI GIOCARE.
TUTTI I BAMBINI ESCONO DALLA SCUOLA. UN SACCO DI BAMBINI.
PERÒ LA BAMBINA NUOVA ESCE ANCORA TRISTE DALLA SCUOLA.
LA BAMBINA NON HA NESSUN’AMICA, PER CUI NON PARLA CON NESSUNO.
QUEL BAMBINO STA TRATTANDO MALE LA BAMBINA NUOVA. LUI SI È ARRABBIATO CON LEI. FORSE STA DICENDO: “EHI, TE, VATTENE DALLA MIA SCUOLA, È SOLO MIA.” LA BAMBINA HA DETTO UNA COSA SBAGLIATA.
LA BAMBINA PIANGE PERCHÉ IL BAMBINO SI È ARRABBIATO CON LEI.
ADESSO LA BAMBINA È TRISTE PERCHÉ IL BAMBINO L’HA TRATTATA MALE. UNA BAMBINA LA STA GUARDANDO E DOPO UN PO’ ALLA FINE È UN PO’ TRISTE PERCHÉ LA BAMBINA NUOVA È STATA SGRIDATA.
POI LA BAMBINA CORRE A CASA TRISTE, E L’ALTRA BAMBINA È DALL’ALTRA PARTE A GUARDARLA.
POI LÀ C’È UN GRUPPO DI AMICHETTI, E LA BAMBINA COL VESTITO GIALLO GLI CORRE A DIRE CHE LA BAMBINA È TRISTE E CHE BISOGNA ANDARE A FARLE COMPAGNIA COME AMICI, E ALLORA SONO TRISTI ANCHE LORO.
LA BAMBINA COL VESTITO GIALLO VA A CASA, ENTRA, POI VA A GIOCARE CON I SUOI FRATELLI E SORELLE, VA A LETTO, SCENDE E STA GUARDANDO DALLA FINESTRA. (PERÒ PRIMA METTE IL PIGIAMA).
DALLA FINESTRA VEDE LA NUOVA COMPAGNA. LA CASA DELLA BAMBINA NUOVA E LA CASA SUA SI VEDONO ENTRAMBE.
STA DORMENDO, SI SVEGLIA, SI PREPARA, FA COLAZIONE. LE È VENUTA UN’IDEA.
STA USCENDO DI CASA E STA CORRENDO PER ANDARE A SCUOLA. È IN RITARDO.
È ANDATA A CHIAMARE LA SUA AMICA PER ANDARE A SCUOLA INSIEME.
STANNO FACENDO AMICIZIA. SI DANNO LA MANO.
STANNO ANDANDO ANCHE LORO A SCUOLA.
LA BAMBINA COL VESTITO GIALLO CHIEDE A UN ALTRO SE VUOLE ESSERE AMICO DELLA NUOVA COMPAGNA E ANDARE A SCUOLA INSIEME, E ADESSO STANNO DIVENTANDO TUTTI AMICI DELLA BAMBINA NUOVA.
SONO ARRIVATI UN SACCO DI BAMBINI E SONO TUTTI AMICI, PERCHÉ LORO VANNO TUTTI INSIEME A SCUOLA.
IL BAMBINO CHE PRIMA ERA ARRABBIATO CON LA BAMBINA NUOVA ORA NON È PIÙ ARRABBIATO, PERCHÉ TUTTI I BAMBINI VOLEVANO ESSERE AMICI DELLA BAMBINA NUOVA, E SE NO LUI POI RIMANEVA DA SOLO.
IL BAMBINO HA LA FACCIA TUTTA ROSSA, PERCHÉ TUTTI STANNO ANDANDO A SCUOLA CON LA BAMBINA NUOVA, E LUI SI VERGOGNA.
TUTTI SEGUONO LE DUE BAMBINE E ENTRANO IN CLASSE. IL BAMBINO È ARRABBIATO, TANTO ARRABBIATO.
POI STANNO MANGIANDO TUTTI INSIEME.
MA DOV’È FINITO QUEL BAMBINO ARRABBIATO?


È ARRIVATA UNA NUOVA BAMBINA E L’ALTRA BAMBINA ALZA LA MANO PER CHIEDERLE COME SI CHIAMA, E POI QUANDO C’È LA MERENDA TUTTI VANNO FUORI A GIOCARE E LA BAMBINA NUOVA, VISTO CHE NON HA AMICI, È SEDUTA SULLA PANCHINA.
TUTTI STANNO ANDANDO A CASA INSIEME, E LEI È DA SOLA.
LEI SI SENTE SOLA PERCHÉ NON HA NESSUN AMICO IN CLASSE, NON HA MAI GIOCATO CON NESSUNO E ALLORA SI SENTE UN POCHINO DA SOLA.
LA BAMBINA STA TORNANDO A CASA E POI È ARRIVATO UN BAMBINO CHE L’HA SGRIDATA E LE HA DETTO: “EHI, TU, CHE COSA CI FAI QUI?”
GLI DICE DI ANDARE VIA PERCHÉ È ARRABBIATO.
HA INCONTRATO UN BULLO.
LA BAMBINA NUOVA RITORNA A CASA, TRISTE E SOLA.
PRIMA VA VIA IL BULLO SORRIDENDO E POI LEI SI SENTE DA SOLA E SCAPPA A CASA CHE PIANGE.
C’È ANCHE UNA BAMBINA COL VESTITO GIALLO CHE SI ACCORGE CHE LEI È TRISTE E SOLA CHE PIANGE.
LA BAMBINA NUOVA ENTRA IN CASA E TUTTI GLI ALTRI VANNO A CASA LORO.
LA BAMBINA COL VESTITO GIALLO LA GUARDA MENTRE STA PER ENTRARE IN CASA, POI PARLA COI SUOI AMICI E TUTTI VANNO A CASA TRISTI.
LA BAMBINA COL VESTITO GIALLO ENTRA IN CASA, VA SUL LETTO E GUARDA FUORI DALLA FINESTRA.
VEDE CHE SI È FATTO BUIO E SI È MESSO A PIOVERE, E DA LONTANO VEDE CHE LA BAMBINA NUOVA STA PER DORMIRE TRISTE E STA QUASI PER PIANGERE.
LA MATTINA DOPO LA BAMBINA CON IL VESTITO GIALLO SI VEGLIA, SI RICORDA DELLA BAMBINA TRISTE, ESCE DI CASA DI FRETTA E VA A CASA DELLA BAMBINA NUOVA.
BUSSA E LE DICE SE VUOLE DIVENTARE SUA AMICA E ANDARE A SCUOLA INSIEME A LEI.
TUTTI VANNO A SCUOLA INSIEME ALLA BAMBINA NUOVA CHE PRIMA ERA TRISTE, E ADESSO È FELICE PERCHÉ VA A SCUOLA CON I SUOI COMPAGNI NUOVI.
LORO DIVENTANO AMICI.
ARRIVA TUTTA LA GENTE DELLA SCUOLA E TUTTI VOGLIONO DIVENTARE SUOI AMICI.
C’È ANCHE IL BULLO, FA LA FACCIA CON LE GUANCE ROSSE.
SI CHIEDE: “MA COSA STA SUCCEDENDO?”
IL BULLO CON LA FACCIA TUTTA ROSSA È IMBARAZZATO, E SI VERGOGNA PERCHÉ NON VUOLE PIÙ FARE QUELLO CHE HA FATTO. ORA LUI NON HA PIÙ AMICI (POVERO BULLO!).
TUTTI GLI ALTRI ENTRANO A SCUOLA.

mercoledì 4 marzo 2015

Mercoledì al cubo (5): L'Orso che non c'era, ovvero I fiori sono più Bellissimi che 38


I fiori sono più Bellissimi che 38”




È forse questa la frase che, più di ogni altra, raccoglie l'essenza di questo libro. 
Un libro sulla ricerca di sé, del proprio Io più vero, quello che ci rende, tutti, molto gentili, felici e anche belli.





Come incomincia:

C'era una volta, Tanto Tempo Fa, un Prurito.

Non era un Prurito grandissimo.
Non era un Prurito da niente.
Era un Prurito normale.
E il Prurito desiderava una bella grattatina.

Tanto Tempo Fa.

Dopo un po', diciamo più o meno un quarto d'ora dopo Tanto Tempo Fa, il Prurito vide un albero, e subito cominciò a grattarsi contro la sua corteccia.
Ma a quel punto accadde una cosa molto strana: il Prurito cominciò a crescere. In effetti, più si grattava e più cresceva.

-Divertente- pensò il Prurito continuando a grattarsi.
Non passò neanche un minuto che il Prurito cominciò a ricoprirsi di pelliccia, e alla pelliccia spuntarono braccia e gambe e persino un naso. E dopo pochissimo istanti il Prurito cominciò ad assomigliare moltissimo a...un orso.

LAVIE O. - ERLBRUCH W., L'Orso che non c'era, edizioni e/o


Perché ognuno di noi, Tanto Tempo Fa, forse era un Prurito (o vogliamo chiamarlo Sogno, Desiderio, parole più profonde, più importanti di un semplice, ridicolo, Prurito?).
E a furia di grattarsi, quel Prurito (o, se preferite, quel Sogno, quel Desiderio) diventò quel che è ora. Quel che ognuno di noi è ora: orsi alla ricerca di se stessi, della propria identità, tra gentilezza, felicità e bellezza. Perché, forse, ci sono poche altre cose per cui valga la pena vivere.



Ma lasciamo parlare i bambini:

Il titolo è un po' strano, perché dice: “L'orso che non c'era”

Io non capisco perché nella storia prima dice che era tanto tempo fa e poi era il primo orso; ma come fa ad avere già amici vecchi se era il primo orso?

A me è sembrato strano perché quando era sulla tartaruga, l'orso ha chiesto: “Ci stiamo perdendo?” e la tartaruga ha detto sì, e l'orso non si accorgeva che lei lo stava portando non si sa dove

Però nella seconda pagina c'erano due orsi

Io lo so perché; perché alla fine anche lui si è visto allo specchio e ce n'erano due, e pure all'inizio ce n'erano due

Secondo me perché nel racconto che tu hai letto avevi detto che si era girato da tutte e due le parti e non trovava nessuno, perché era il primo orso, perché forse volevano far vedere che si stava girando

Mi sembra strano che il prurito diventava un orso

Secondo me c'erano due orsi nella seconda pagina perché volevano far vedere che più si grattava, più cambiava

A me la cosa più strana è come ha fatto la tartaruga a prendere l'orso e a portarlo, perché la tartaruga è più debole e l'orso è più forte

Forse il primo orso era leggerissimo

A me era strano quando il pinguino che non so come faceva a pensare a tante cose in una volta sola

A me è strano come fa a pensare a tutto perché non l'ha ancora incontrato e non sapeva se l'orso era simpatico

Per me è strano perché se il titolo è “L'orso che non c'era”, perché c'è l'orso?

Poi quando si guardava allo specchio è perché c'era dentro un altro orso

Era lo stesso orso che si rispondeva

Era lo stesso orso che cercava di capire se era il primo o l'ultimo

Mi sembra strano che quella tarrtaruga è un taxi e che un albero è una bussola...molto strano!

Il prurito si trasforma.

C'è una parte che si deve tenere il libro in un altro modo.

Il protagonista non sa chi è.

Il protagonista non sa niente.

Si fa guidare da una tartaruga che non sa neanche dove va.

L'orso è nato da se stesso.

L'orso è nato dal prurito.

Il libro si sfoglia normale, poi c'è una pagina che bisogna girarla.

L'orso si parla allo specchio da solo.

Il pinguino parla.

L'orso non conosceva niente, ma si dirigeva dove gli indicava l'albero: nel libro c'era scritto che si voleva dirigere verso colazione ma sentì una voce. Era la tartaruga che chiedeva chi voleva un taxi.

I pidocchi...il prurito si grattava da solo.




 


 



 



È un libro che parla di gentilezza, felicità, bellezza: e di cos'altro dovremmo avere bisogno?


CHE COSA VUOL DIRE ESSERE MOLTO GENTILI?



  • Prestare le cose agli altri
  • non lasciarli soli
  • aiutare tutti
  • devi giocare con loro
  • bisogna fare amicizia
  • insegnare alle persone
  • devi volergli bene
  • non deluderli mai
  • salutare gli altri
  • usare dei buoni termini, che gli parli dolcemente
  • se è in difficoltà, lo aiuti

  • Quando ti cade una cosa e l'altro la vede e viene e te la rende
  • se qualcuno si fa male poi lo aiuti
  • aiutare un amico
  • se qualcuno cade dalla bici e si rompe una gamba, chiami l'ospedale e lo porti lì
  • quando uno è in difficoltà e uno lo aiuta
  • come quando uno ti dice: “Mi aiuti a scegliere, non so, qualcosa?” tu lo aiuti e sei molto gentile
  • quando ti invita una persona a casa a mangiare, gli dici che è molto gentile





COSA VUOL DIRE ESSERE FELICI?



  • Che niente ti dà fastidio
  • fare quello che ti piace
  • è tipo divertirsi
  • aiutare gli altri
  • fare amicizia con tutti
  • stare con gli amici e divertirsi
  • stare accanto a una persona qualunque
  • quando giochi con tutti
  • quando fai la tua cosa preferita
  • giocare con i tuoi amici
  • invitare l'amico a casa tua
  • far contenti tutti i bambini

  • Quando la mamma ti fa un regalo sei felice
  • se tua mamma ti dice: “Andiamo a prendere il gelato”
  • quando tipo qualcuno t'invita a casa sua, sei felice
  • quando la mamma ti porta al parco
  • quando è il tuo compleanno
  • quando prendi un cane
  • quando la mamma ti dà un palloncino
  • quando dici a qualcuno di comprarti una cosa che ti piace tanto
  • quando la mamma, il papà e tuo fratello sono a casa con te, tu sei felice
  • quando tu sei senza merenda e qualcuno te la presta





COSA VUOL DIRE ESSERE MOLTO BELLI?



  • Per esser belli bisogna avere dei bei capelli
  • vestirsi in un modo bello, carino
  • comprare dei prodotti per i capelli
  • ci si deve ordinare
  • curarsi bene il viso
  • profumare sempre
  • essere affascinanti
  • bisogna avere tanti muscoli
  • essere decenti, andare da qualche parte vestiti bene
  • essere chic
  • Quando uno è elegante
  • quando vanno a una festa reale
  • quando ti vesti bene
  • quando qualcuno fa il modello
  • quando uno è sexy...vuol dire bello, attraente
  • quando uno è stiloso
  • mio cugino dice “avere la cresta”
  • vuol dire che è famoso
  • avere i capelli come El Sharawi
  • andare a una sfilata...io so che cos'è una sfilata, è quando delle donne si vestono bene, vanno in pubblico e fanno un altro giro...anche gli uomini
  • quando vai a un matrimonio
  • quando ti trucchi



    Trovare degli amici era bello, ma trovare vecchi amici era molto meglio.

    Piano- disse la Tartaruga -è l'unico modo per arrivare da qualche parte in questa Foresta.