Visualizzazione post con etichetta castello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta castello. Mostra tutti i post

sabato 18 aprile 2015

Castello











Castello

In cima al monte sorgeva un castello
Com’era grande, com’era bello
Io l’ho guardato, ho ricordato
In quel castello ci sono già stato
Son stato re, son stato fante
Sono partito bandito viandante
Ora son piccolo, ora son solo
Mi son perduto nel viaggio nel volo
Ho attraversato la terra ed il mare
Ora lasciatemi entrare

A.  Abbatiello – B. Tognolini, Alfabeto delle fiabe, Topipittori
 














giovedì 16 aprile 2015

Fiabe al castello (1): Rosaspina



 


Rosaspina

C'era una volta un re e una regina che ogni giorno dicevano: "Ah, se avessimo un bambino!" Ma il bambino non veniva mai. 

 


Un giorno, mentre la regina faceva il bagno, ecco che un gambero saltò fuori dall'acqua e le disse: "Il tuo desiderio sarà esaudito: darai alla luce una bambina."

La profezia del gambero si avverò e la regina partorì una bimba così bella 

 

che il re non stava più nella pelle dalla gioia e ordinò una gran festa. Non invitò soltanto i suoi parenti, amici e conoscenti, ma anche le fate perché‚ fossero benevole e propizie alla neonata. Nel suo regno ve n'erano tredici, ma siccome egli possedeva soltanto dodici piatti d'oro per il pranzo

 

 dovette rinunciare a invitarne una.

Dopo la festa, le fate diedero alla bimba i loro doni meravigliosi: la prima le donò la virtù, la seconda la bellezza, la terza la ricchezza, e così via, tutto ciò che si può desiderare al mondo. Dieci fate avevano già formulato il loro auspicio, quando giunse la tredicesima che voleva vendicarsi perché‚ non era stata invitata. Ella disse ad alta voce: "A quindici anni, la principessa si pungerà con un fuso e cadrà a terra morta." Allora si fece avanti la dodicesima, che doveva formulare il suo voto; certo non poteva annullare la spietata sentenza, ma poteva attenuarla e disse: "La principessa non morirà ma cadrà in un sonno profondo che durerà cento anni."

Il re, sperando di poter preservare la sua bambina da quella grave disgrazia, ordinò che tutti i fusi del regno fossero bruciati. Frattanto, nella fanciulla si adempirono i voti delle fate: ella era così bella, virtuosa, gentile e intelligente, che non si poteva guardarla senza volerle bene. Ora avvenne che proprio il giorno in cui compì quindici anni, il re e la regina erano fuori ed ella rimase sola nel castello. Giro dappertutto, visitò ogni stanza a piacer suo e giunse infine a una vecchia torre. Salì una stretta scaletta che la condusse fino a una porticina. Nella serratura c'era una chiave arrugginita e quand'ella la girò, la porta si spalancò: in una piccola stanzetta c'era una vecchia con un fuso che filava con solerzia il suo lino.





"Oh, nonnina," disse la principessa, "che cosa stai facendo?" - "Filo," rispose la vecchia, e assentì con il capo. "Come gira quest'aggeggio!" esclamò la fanciulla, e prese in mano il filo per filare anche lei. Ma non appena lo toccò, si compì l'incantesimo ed ella si punse un dito.



Come sentì la puntura, cadde a terra in un sonno profondo.


 E il re e la regina, che stavano rincasando, si addormentarono anch'essi con tutta la corte. I cavalli si addormentarono nelle stalle, i cani nel cortile, le colombe sul tetto, le mosche sulla parete; persino il fuoco che fiammeggiava nel camino si smorzò e si assopì, l'arrosto smise di sfrigolare e il cuoco, che voleva prendere per i capelli uno sguattero colto in flagrante, lo lasciò andare e si addormentò anche lui. Tutto ciò che aveva parvenza di vita, tacque e dormì.


Intorno al castello crebbe una siepe di fitte spine, che ogni anno diventava sempre più alta 

 

finché‚ arrivò a cingerlo completamente e a ricoprirlo tutto; così non se ne vide più nulla, neanche le bandiere sul tetto. Ma nel paese si diffuse la leggenda di Rosaspina, la bella addormentata, come veniva chiamata la principessa; e ogni tanto veniva qualche principe che si avventurava attraverso il roveto tentando di raggiungere il castello. Ma non riuscivano a penetrarvi perché‚ le spine li trattenevano come se si fosse trattato di mani, ed essi si impigliavano e morivano miseramente.


Dopo molti, molti anni, giunse nel paese un altro principe; un vecchio gli parlò dello spineto che circondava un castello nel quale una meravigliosa principessa di nome Rosaspina dormiva con tutta la corte. Già suo nonno gli aveva narrato che molti principi avevano tentato di penetrare fra le spine ma vi erano rimasti imprigionati ed erano miseramente periti. Allora il giovane disse: "Io non ho timore: attraverserò i rovi e vedrò la bella Rosaspina." 

 


Il vecchio cercò di dissuaderlo in tutti i modi, ma egli non gli diede retta.

Ora, proprio il giorno in cui il principe tentò l'impresa erano trascorsi cento anni. Quando si avvicinò al roveto, non trovò che fiori bellissimi che si scostarono spontaneamente al suo passaggio, ricongiungendosi alle sue spalle, sicché‚ egli passò illeso. 


 

Giunto nel cortile del castello

 

 vide cavalli e cani da caccia pezzati che dormivano, distesi a terra; sul tetto erano posate le colombe con le testine sotto l'ala. Quando entrò, le mosche dormivano sulla parete e il cuoco, in cucina, tendeva ancora la mano per afferrare lo sguattero

 
 mentre la serva sedeva davanti al pollo nero che doveva spennare.

Egli andò oltre e vide dormire tutta la corte e in alto, sul trono, dormivano il re e la regina. Proseguì ancora e il silenzio era tale che egli udiva il proprio respiro. Finalmente giunse alla torre e aprì la porta della cameretta in cui dormiva Rosaspina. Giaceva là, ed era così bella che egli non riusciva a distoglierne lo sguardo. Si chinò e le diede un bacio.

E, come l'ebbe baciata, Rosaspina aprì gli occhi, si svegliò e lo guardò tutta ridente. Allora scesero insieme e il re, la regina e tutta la corte si svegliarono e si guardarono l'un l'altro stupiti. I cavalli in cortile si alzarono e si scrollarono; i cani da caccia saltarono su scodinzolando; le colombe sul tetto levarono la testina da sotto l'ala, si guardarono intorno e volarono nei campi; le mosche ripresero a muoversi sulle pareti; il fuoco in cucina si ravvivò, si mise ad ardere e continuò a cuocere il pranzo; l'arrosto ricominciò a sfrigolare, il cuoco diede allo sguattero uno schiaffo che lo fece gridare, e la serva finì di spennare il pollo.

Poi furono celebrate con gran fasto le nozze del principe e di Rosaspina, 

 

che vissero felici fino alla morte.


venerdì 19 luglio 2013

C come Castello di Compleanno (senza dimenticare Biagio)

Ci sono libri di cui potrei raccontare per ore.
Ci sono libri che potrei sfogliare per ore, e non mi annoierei.
Ci sono libri che mi rimandano indietro negli anni (non tantissimi) e hanno il potere forte e tenero di riportarmi là, in un tempo sospeso, dove ci si può chiudere in una piccola bolla e scomparire per un po’.





“Biagio e il castello di compleanno” è uno di questi libri.


Sarà il formato (grande, impegnativo), sarà l’assoluta genialità dell’autore (Claude Ponti), sarà che era uno dei preferiti della mia piccola, ormai tredicenne. Sarà che ci abbiamo passato interi pomeriggi a cercare il pulcino con la testa nel fungo (c’è sempre, in ogni doppia pagina, provare per credere) e a riconoscere almeno alcuni degli invitati alla festa di compleanno di Violetta Candita, sarà la pienezza avvolgente delle illustrazioni…ma di un libro così, non potete proprio fare a meno!



Mancano dieci giorni al compleanno di Violetta Candita e i suoi amici pulcini, sotto la supervisione di Biagio, il pulcino mascherato, decidono di festeggiarla costruendo un castello incredelizioso.
I pulcini vanno a prendere tutti gli ingredienti necessari per preparare il miglior castello di compleanno. Gli invitati che partecipano alla festa sono numerosissimi e vi ritroviamo moltissimi personaggi dei libri o dei fumetti per bambini: da Max e i suoi mostri selvaggi a Peter Pan, da Tom & Jerry a Babar, da Dragon Ball a Betty Boop…La festa è riuscitissima  e dura tanto da perdere il conto dei giorni…

Come incomincia:

"E' l'ora della sveglia drindrin. Biagio, il pulcino mascherato, sveglia tutti gli altri pulcini. Hanno solo dieci giorni per preparare la festa di compleanno di Violetta Candita. Non un giorno nè un minuto di più.
Oggi, per l'appunto, è il primo giorno. Dopo di che resteranno solo nove giorni. Tutte le mattine i pulcini si alzano nello stesso modo, saltando il più in alto possibile sui letti.
Violetta Candita è la migliore amica dei pulcini e ogni pulcino è il suo miglior amico. Per la sua festa costruiranno il più incredelizioso dei castelli. Sarà una grande sorpresa.
PONTI C., Biagio e il castello di compleanno, Babalibri



Proposte per la didattica: lingua italiana

La consonante C (dura)

Per tutti i bambini, o quasi, il compleanno è un appuntamento magico, in cui si realizzano desideri e si è assoluti protagonisti di un festa importante per la famiglia e gli amici.
Se non lo abbiamo già fatto, proponiamo ai bambini di realizzare il treno (o l’albero, o meglio ancora il castello) dei compleanni; per il primo, avremo necessità di una lunga parete dove appendere 12 vagoni, uno per ogni mese dell’anno, al cui interno scrivere i nomi o incollare i ritratti dei festeggiati, accanto alla data di nascita. Per il secondo, invece, è sufficiente allestire la sagoma semplice di un albero, che cambierà a seconda delle stagioni, ma che soprattutto ospiterà ogni mese i festeggiati. Nel caso del castello, le fotografie o i ritratti dei festeggiati potrebbero apparire alle finestre, o tra i merli. Ricordiamoci di riservare particolare attenzione ai bambini che compiono gli anni nel periodo estivo, dando loro la possibilità di festeggiare tutti insieme prima della fine della scuola.
Rendiamo sempre speciali i compleanni dei bambini festeggiati in classe, offrendo loro una poesia, una lettura particolare, un bigliettino realizzato dai compagni…


Se lo riteniamo opportuno, scriviamo alla lavagna e facciamo ricopiare sul quaderno l’elenco dei mesi dell’anno affiancato dalla data e dal nome del festeggiato.




P.S. ...solo una piccolissima riflessione, su quella magnifica parola, incredelizioso: provate solo a immaginare quanto potrà essere divertente scoprire da dove arriva questa parola nuova di zecca e provare con i bambini ad inventarne altre!