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lunedì 21 aprile 2014

Gianni testa fina

Il mio regalo di Pasquetta è una fiaba presa in prestito ai fratelli Grimm; leggetela, rileggetela e studiatela per bene, poi raccontatela a chiunque vi capiti intorno. Non smetteranno di chiedervela!


Gianni testa fina (Grimm)

La madre di Gianni domanda: -Dove vai, Gianni?-. Gianni risponde: -Da Ghita-. -Non far sciocchezze, Gianni.- -Niente sciocchezze. Addio, mamma.- Gianni va da Ghita. -Buon giorno, Ghita.- -Buon giorno, Gianni. Cosa mi porti di buono?- -Niente porto, dare.- Ghita gli regala un ago. Gianni dice: -Addio, Ghita-. -Addio, Gianni.- Gianni prende l'ago, lo ficca in un carro di fieno e, dietro al carro, torna a casa. -Buona sera, mamma.- -Buona sera, Gianni, dove sei stato?- -Da Ghita.- -Cosa le hai portato?- -Niente portato, lei dato.- -Cosa ti ha dato?- -Ago, dato.- -Dove hai l'ago, Gianni?- -Ficcato in carro di fieno.- -Che sciocco, Gianni! Dovevi infilarlo nella manica!- -Fa niente, un'altra volta.-
-Dove vai, Gianni?- -Da Ghita.- -Non far sciocchezze, Gianni.- -Niente sciocchezze. Addio, mamma.- Gianni va da Ghita. -Buon giorno, Ghita.- -Buon giorno, Gianni. Cosa mi porti di buono?- -Niente porto, dare.- Ghita regala a Gianni un coltello. -Addio, Ghita.- -Addio, Gianni.- Gianni prende il coltello, lo infila nella manica e va a casa. -Buona sera, mamma.- -Buona sera, Gianni. Dove sei stato?- -Da Ghita.- -Cosa le hai portato?- -Niente portato, lei dato-. -Che cosa ti ha dato?- -Coltello, dato.- -Do ve hai il coltello, Gianni?- -Infilato nella manica.- -Che sciocco, Gianni! Dovevi metterlo in tasca!- -Fa niente, un'altra volta.-
-Dove vai, Gianni?- -Da Ghita.- -Non far sciocchezze, Gianni.- -Niente sciocchezze. Addio, mamma.- Gianni va da Ghita. -Buon giorno, Ghita.- -Buon giorno, Gianni. Cosa mi porti di buono?- -Niente porto, dare.- Ghita gli regala una capretta. -Addio, Ghita.- -Addio, Gianni.- Gianni prende la capra, le lega le zampe e se la ficca in tasca. Quando arriva a casa è soffocata. -Buona sera, mamma.- -Buona sera, Gianni. Dove sei stato?- -Da Ghita.- -Cosa le hai portato?- -Niente portato, lei dato.- -Cosa ti ha dato?- -Capra, dato.- -Dove hai messo la capra, Gianni?- -Ficcata in tasca.- -Che sciocco, Gianni. Dovevi legarla a una corda!- -Fa niente, un'altra volta.-
-Dove vai, Gianni?- -Da Ghita.- -Non far sciocchezze, Gianni.- -Niente sciocchezze. Addio, mamma.- Gianni va da Ghita. -Buon giorno, Ghita.- -Buon giorno, Gianni. Cosa mi porti di buono?- -Niente porto, dare.- Ghita gli regala un pezzo di lardo. Gianni lo lega a una corda e se lo trascina dietro. Vengono i cani e mangiano il lardo. Quando arriva a casa, tiene in mano la corda e nient'altro. -Buona sera, mamma.- -Buona sera, Gianni. Dove sei stato?- -Da Ghita.- -Cosa le hai portato?- -Niente portato, lei dato.- -Cosa ti ha dato?- -Pezzo di lardo, dato.- -Dove hai messo il lardo, Gianni?- -Legato alla fune, menato a casa, rubato i cani.- -Che sciocco, Gianni! Dovevi portarlo in testa!- -Fa niente, un'altra volta.-
-Dove vai, Gianni?- -Da Ghita.- -Non far sciocchezze, Gianni.- -Niente sciocchezze. Addio, mamma.- Gianni va da Ghita: -Buon giorno, Ghita-. -Buon giorno, Gianni. Cosa mi porti di buono?- -Niente porto, dare.- Ghita regala a Gianni un vitello. Gianni se lo mette in testa e il vitello gli pesta la faccia. -Buona sera, mamma.- -Buona sera, Gianni. Dove sei stato?- -Da Ghita.- -Che cosa le hai portato?- -Niente portato, lei dato.- -Cosa ti ha dato?- -Vitello dato.- -Dove hai il vitello, Gianni?- -Messo sulla testa, pestato la faccia.- -Che sciocco, Gianni! Dovevi legarlo e condurlo alla greppia!- -Fa niente, un'altra volta.-
-Dove vai, Gianni?- -Da Ghita.- -Non fare sciocchezze, Gianni.- -Niente sciocchezze. Addio, mamma.- -Buon giorno, Ghita.- -Buon giorno, Gianni. Cosa mi porti di buono?- -Niente porto, dare.- Ghita dice: -Voglio venire con te-. Gianni lega Ghita a una fune, la mena davanti alla greppia e l'attacca per bene. -Buona sera, mamma.- -Buona sera, Gianni. Dove sei stato?- -Da Ghita.- -Che cosa ti ha dato?- -Ghita venuta con me.- -E dove l'hai lasciata?- -Menata con la corda, legata alla greppia, messo l'erba davanti.- -Che sciocco, Gianni! Dovevi essere gentile e gettarle gli occhi addosso!- -Fa niente, un'altra volta.- Gianni va nella stalla, cava gli occhi a vitelli e pecore e li getta in faccia a Ghita. Allora Ghita s'infuria, strappa la corda, corre via, e addio sposa di Gianni!
 

mercoledì 3 luglio 2013

S come storia




Una storia “incatenata”, in cui il bambino protagonista guarda le figure e conosce, del libro che sta leggendo, già molte cose, tutte interessanti. Ma sarà quando la mamma finalmente gli leggerà il libro, che a sua volta il bambino potrà diventare lettore, aggiungendo nuovi e imprevedibili particolari.
Da quel momento la storia prenderà vita, per trasformarsi ad ogni narrazione: il bambino la narrerà all’orso che da sempre fa colazione con lui. A sua volta l’orso la leggerà al trenino, che correrà dalla palla…via via fino al sole, che sarà tentato di tenere il libro tutto per sé.

Un libro in cui “la storia” diventa “le storie”, in un continuo crescendo di avventure e legami, che tengono avvinto il lettore, per sapere “come va a finire”.

Come incomincia:

“C’era una volta una storia. La storia abitava in un libro.
Il libro era di un bambino. Ma il bambino non sapeva leggere. Però, guardava le figure, così della storia sapeva già molte cose: tutte cose interessanti.
Come la valigia in cui viaggiava il cane verde, la donna che aveva in testa un pappagallo, e il gatto che ballava sulle zampe davanti.
Una sera, la mamma lesse la storia al bambino. Era una storia meravigliosa. Insieme alle parole, le figure uscirono dal libro. Allora, i segni neri riempirono la valigia del cane.

ZOBOLI – ENGMAN, C’era una volta una storia, Topipittori


Da dove vengono le storie?

Dopo la lettura del libro, chiediamo ai bambini da dove vengano le storie, e trascriviamo tutte le risposte.
 Lavoriamo sulle loro idee (le più probabili saranno dai libri, dalla bocca di chi legge o racconta, dai nonni, dal cervello…) e riflettiamo insieme su come si possa inventare una storia. Chiediamo loro chi desideri raccontare ai compagni e all’insegnante una storia, già conosciuta oppure inventata. Incentiviamo e curiamo questi momenti in cui la narrazione, da parte dei bambini, si sostituisca alla lettura da parte dell’insegnante.
Possiamo anche preparare una storia che racconteremo ai bambini (meglio utilizzare una fiaba poco nota: io ho una predilezione per Gianni testa fina dei Grimm 
http://www.navediclo.it/gianni-testa-fina_grimm ); in questo modo li abitueremo all’ascolto sia del narrato che della lettura.
Se lo riteniamo opportuno, possiamo invitare dei “narratori” esterni: colleghi particolarmente capaci, nonni di grande esperienza…