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lunedì 28 settembre 2020

Io sono

Qualche giorno fa ho scritto che, forse, la cosa più bella della scuola è la possibilità per ciascuno di diventare vocabolario per un’altra persona, e che un altro lo sia per te.

La raccolta di aggettivi qualificativi che si possono attribuire alle persone, e quindi all’umanità, aveva l’evidente scopo di creare un bagaglio lessicale ricco e condiviso, in particolare per chi ha più di una lingua a cui attingere il proprio vocabolario, o per chi, per svariati motivi, ha un bagaglio meno pieno, e quindi meno adatto a spiegare l’infinità complessità della vita e del mondo.

E così, ancora una volta, proviamo a passare dall’umanità al singolo, in un’attività che permetta a ciascuno di riconoscersi come parte di un tutto, e allo stesso tempo distinto da esso.

È il grande nodo di uguaglianza e diversità, che permea molta parte del nostro stare insieme.

È la ricchezza di riconoscersi, appunto, uguali, ma diversi (oppure, diversi, ma uguali), che può passare anche attraverso la grammatica.

E allora, utilizziamo i nostri Aggettivi per l’umanità per incominciare a descriverci: abbiamo tutti una ricchezza di termini a cui attingere (quella che abbiamo realizzato durante la nostra ricerca), e a questo punto è più semplice scegliere gli aggettivi qualificativi che maggiormente ci definiscono, per scriverli e descriverli.









Scopriamo in questo modo gli agili e i goffi, i golosi e i gelosi (che sia, semplicemente, un’imprecisione?), i rockettari e i tranquilli… e, soprattutto, scopriamo che si può essere tristi o felici, profumati o puzzolenti, fortunati o sfortunati a seconda delle situazioni e dei contesti in cui ci troviamo a vivere.

Uguali, ma diversi. Diversi, ma uguali. Sempre.

lunedì 21 settembre 2020

Aggettivi qualificativi per l'umanità

Io non lo so, se questa necessità di far confluire tutte le attività svolte a scuola dentro un unico percorso di senso sia davvero utile, per le bambine e i bambini. O se lo sia più per me, nella continua ricerca di un equilibrio tra pedagogia e didattica.

C’è che nel PIA avevo dichiarato di dover lavorare sugli aggettivi qualificativi. E l’abbiamo fatto, con una classe in giardino e con l’altra in aula (che, per scendere, avremmo dovuto ridurre il tempo dell’intervallo, anch’esso in giardino, e a volte bisogna pur fare delle scelte difficili).

A giro, ci siamo chiesti: “Come può essere una persona?”, e abbiamo provato a risponderci. Io, intanto, scrivevo tutti gli aggettivi in un file, che poi abbiamo salvato e che ci è servito per una riflessione sul significato di ciascuno.

Perché non tutti abbiamo lo stesso bagaglio lessicale; e quel che è chiaro e semplice per qualcuno, può non esserlo per qualcun altro. Così, il giorno dopo abbiamo chiamato l’attività Aggettivi qualificativi per l’umanità (perché, come altro si possono definire uomini, donne, bambine, bambini, anziani, giovani, ragazze e ragazzi?), e dopo un paio di esempi, ciascuno ha provato a dare le proprie definizioni di ciò che caratterizza l’umanità: che può essere amichevole, bella, gentile, generosa, curiosa, disponibile, amorevole, pensierosa, golosa, libera, intelligente, interessante, giocosa, divertente, felice, vanitosa, fortunata, coraggiosa, pensierosa, goffa, agile, maldestra, rilassata, abbronzata, sopravvissuta, selvaggia, guerriera, rassegnata  […] ma anche brutta, ossessionata, antipatica, stupida, assassina, arrabbiata, tradita, cattiva, minacciosa, bugiarda, prepotente, disgustata, tradita, odiosa, sfortunata, puzzolente…






E di tutto ciò, quel che più mi premeva era leggere e condividere le loro definizioni: perché è importante sapere che “prepotente è quando una persona è forte e picchia le persone, così fanno tutto quello che vuole e si vanta della sua forza” o “disponibile, se c’è bisogno di aiuto per una persona non esita un attimo ad aiutarla” o, ancora, “amorevole, se è gentile, affettuosa e ama tutti”. E che, a volte, per essere felici, basta tenere il proprio gatto tra le braccia.

Perché, forse, la cosa più bella della scuola è la possibilità per ciascuno di diventare vocabolario per un’altra persona, e che un altro lo sia per te.















mercoledì 16 settembre 2020

Riordino (alfabetico) in giardino

Fra pochi giorni compirò 53 anni.

Non sono certo una giovane maestra, e talvolta fatico ad adeguarmi ai nuovi stili e approcci educativi e didattici. Penso però che sia importante conoscerli, per cogliere il meglio di ciascuno, e adattarlo ai contesti e alle situazioni.

Non ho mai fatto molta didattica all’aperto; abbiamo (quasi) sempre lavorato in aula, magari cambiando il setting o privilegiando il lavoro a coppie, a piccoli gruppi o il tutoring tra pari.

È di questi giorni, però, una riflessione necessaria: quanto è importante, laddove possibile, poter stare fuori, econtinuare a imparare? Probabilmente, molto.

Così scendiamo in giardino, e ci sediamo in cerchio: un cerchio larghissimo, con cui occupiamo buona parte del campo da basket. Abbassiamo la mascherina, inspiriamo ed espiriamo. Quanto bene ci fa?

Stiamo ripassando il riordino alfabetico, e lo facciamo muovendoci. Chiedo ai bambini di disporsi, a distanza di sicurezza, secondo l’ordine alfabetico del registro, ovvero per cognome. Poi, tutto cambia: l’ordine è quello del nome, e in una classe capita che l’ultimo, evangelicamente, diventi il primo. Ci sono nomi con la stessa iniziale, e occorre guardare la seconda o la terza lettera. Ma ormai siamo capaci, e lo facciamo, con l’aiuto di tutti, senza nemmeno bisogno della parola scritta.

Ci sediamo di nuovo. Chiedo di guardare, toccare, ascoltare, annusare. Non possiamo gustare, ma rimedieremo all’intervallo. Quali cose, animali, persone, riempiono i nostri sensi? E, per ognuno di essi, quanti aggettivi qualificativi possiamo trovare, sempre guardando, ma anche toccando, ascoltando, annusando?

Ecco. Non ho inventato nulla di nuovo, lo so. Ma sono stata costretta a far quel che ho sempre fatto in un modo diverso, che alle bambine e ai bambini certo non dispiace.

E, quindi, perché non continuare a provarci?




(Nella foto, l’immagine del lavoro in classe: una parola per ciascuno, da scrivere e riordinare insieme, sul quaderno. Perché la maestra è vecchia, e ai vecchi esercizi, comunque, non rinuncia).

 

sabato 12 settembre 2020

Voli, famiglie... e grammatica

Ho iniziato a pensare all’accoglienza delle nostre bambine e dei nostri bambini qualche settimana fa, alla fine del mese di luglio. I tempi erano maturi, il desiderio di tornare a scuola, dopo tanti mesi, intenso, e la mente pronta a condividere riflessioni con colleghi di ogni dove.

In questo modo, è nato il gruppo Fb Settembre 2020 primaria, dove per settimane ci siamo confrontati, immaginando percorsi e attività a partire da Il volo della famiglia Knitter, di Guia Risari e Anna Castagnoli, Bohem.




Sono state settimane dense e proficue, di scambi, suggestioni, idee.

Poi, il 1° settembre, noi siamo partiti, quasi da soli - davvero, come dice Claudio Milani, pionieri in questa nuova, complicata, surreale avventura.

Con bambini e bambine, nei giorni scorsi ci siamo ritrovati, ci siamo abituati a nuove regole, abbiamo sbagliato (l’errore più bello? Una bambina che mi è corsa improvvisamente incontro e mi ha abbracciata, ricordandosi nell’istante stesso in cui succedeva che ora non si può), abbiamo riascoltato le nostre voci, lavorato insieme e da soli, letto libri e giocato in giardino.

Il primo giorno, il cuore delle parole belle; il secondo, la videolettura alla Lim del nostro primo libro insieme, proprio Il volo della famiglia Knitter.

La lettura di quest’albo ha suggerito, nel gruppo Fb citato prima, una ricchissima bibliografia che, a cascata, ha creato nuove idee, percorsi, suggestioni.

Io desideravo esplorare con bambine e bambini il significato della parola famiglia, alla ricerca delle diverse sfumature di senso che può acquisire; e mi piaceva anche l’idea di uscire dall’idea chiusa di famiglia come rete di legami parentali, ma aprirla alle relazioni sociali. Per questo, ho condiviso con i colleghi del gruppo questi spunti:

“[…] Che cos’è una famiglia? Domanda aperta con discussione, documentazione delle diverse risposte (penso che nei prossimi mesi sarà ancora più utile avere un blog di classe, o comunque un luogo virtuale dove tenere traccia del percorso), riflessione su quante famiglie esistano al mondo (vedere bibliografia allegata). In un tema come questo, penso sia davvero necessario fare molta attenzione sia a evitare gli stereotipi che a non ferire/urtare le diverse sensibilità.

La famiglia-classe: davvero possiamo considerarla una famiglia? Perché sì? Perché no? Cosa le servirebbe per essere una vera famiglia? Quali sono i comportamenti più corretti perché la scuola sia sempre più, per tutte e tutti, luogo di benessere?

La SCUOLA, casa delle famiglie-classi: come vivere al meglio tutti i suoi spazi? Come renderli il più possibile abitabili, belli e sicuri per ciascun abitante? Quali attenzioni sono necessarie, per bambine e bambini dalla 1^ alla 5^? Cosa non può mancare? A cosa dovremo stare particolarmente attenti, soprattutto in questi mesi?”

Ho chiesto quindi alle bambine e ai bambini di definire cosa sia famiglia:

La famiglia è un gruppo di persone che si amano

La famiglia è la cosa più importante del mondo e c’è sempre un legame fra tutti

È una composizione tra animali oppure esseri umani, che comunque sono anche animali

La famiglia è una scorta infinita d’amore

Una famiglia sono le persone più importanti per noi

Famiglia è come una casa

La famiglia serve a stare insieme

Poi, arricchiti dalle riflessioni altrui, ognuno ha scritto sul proprio quaderno la definizione scelta.









Il nostro rientro anticipato al 1° settembre era giustificato dai PIA di classe: per continuare, ho quindi pensato che sarebbe stato bello legare il tema famiglia a uno dei contenuti non affrontati nei mesi della chiusura, ovvero gli aggettivi qualificativi.



Abbiamo letto insieme La mia famiglia selvaggia, di Laurent Moreau, orecchio acerbo: poi, come suggerito dall’albo, ogni bambina e bambino ha raccontato alcuni componenti della propria famiglia attraverso alcune similitudini. 














Infine, abbiamo sottolineato tutti gli aggettivi qualificativi presenti nel testo.

Ancora una volta, la buona letteratura e la grammatica hanno camminato insieme. E non smetto di pensare che questo sia un buon modo di continuare a imparare.

 

giovedì 5 ottobre 2017

Una grammatica viva, per costruire il pensiero



Da sempre mi piace che la grammatica sia materia viva, e vitale: per questo motivo non riesco a pensarla come un ambito strettamente definito, e predeterminato, un’ora o più la settimana in cui sviscerarne regole e categorizzazioni.
 
Sono invece convinta che si faccia grammatica ogni volta che si riflette su una parola, il suo suono, il suo significato, la sua etimologia, passando per ogni pensiero, bambino o adulto, che porti a una ricerca di senso sul linguaggio e il suo utilizzo.

Non a caso, cerco il più possibile di fare in modo che la grammatica, intesa come ortografia, morfologia, sintassi e lessico, sia contestuale alle attività svolte in classe; per questo motivo, preferisco che i bambini, soprattutto nelle prime tre classi, abbiano un solo quaderno da utilizzare sia per la produzione scritta che per la riflessione linguistica. In questo modo l’attività acquista una maggior organicità, e la grammatica è sempre strettamente collegata ai temi e agli argomenti affrontati in classe anno per anno.


 


Scrive Francesco Sabatini, linguista e presidente onorario dell’Accademia della Crusca, in un libro che mi ha tenuto compagnia la scorsa estate: “[…] il tema basilare della grammatica: come il nostro cervello costruisce la frase, senza la quale non ci formeremmo una conoscenza del mondo e non faremmo ragionamenti.”

SABATINI F., Lezione di italiano, Mondadori 2016




È questa la definizione di grammatica che faccio mia: una grammatica per la vita, per costruire il pensiero, per dargli parola e voce, per conoscere il mondo, gli altri e noi stessi.


Una base forte per continuare a lavorare in classe con i ragazzi; e proprio su questa base, contestualmente alla riflessione sul pensiero, e sul lavoro dell’insegnante, che dovrebbe stimolare in ogni alunno questa competenza fondamentale, ogni ragazzo ha riflettuto, prima da solo, poi collettivamente, sulle qualità che dovrebbero caratterizzare insegnanti e alunni e sulle azioni che essi compiono all’interno della scuola.

È stato davvero interessante seguire la lettura di ogni ragazzo, chiedere spiegazioni, confrontarsi, verificare quali aggettivi qualificativi e quali verbi siano stati aggiunti dopo la lettura da parte dei compagni e quali invece non siano stati condivisi.