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sabato 16 aprile 2016

Lettera aperta agli editori di scolastica



 


La fine della terza e della quinta rappresentano sempre una bella opportunità: è il momento di scegliere il libro di testo che ci accompagnerà per i due o tre anni successivi. 

Per un insegnante il libro di testo è LO strumento più efficace per lavorare in classe: dalla sua scelta dipende gran parte dell’attività successiva.

È però vero anche il contrario: il libro deve essere giusto per l’insegnante, per il suo stile educativo e didattico, per l’idea che egli ha di scuola. Per questo non esiste Il miglior libro di testo. Credo però che esistano degli imprescindibili criteri per la scelta.

Tra i libri visionati in queste settimane, la parola che mi colpisce maggiormente, spesso strillata in copertina, come nella peggiore stampa, è facilitazione, che rischia di diventare il paradigma attraverso cui misurare la bontà del testo: e se è vero che per alcuni bambini la facilitazione può essere a volte (e sottolineo a volte) necessaria, il criterio di ridurre e semplificare tutto, non credo sia sempre efficace, soprattutto da un punto di vista educativo.

Dico spesso ai bambini, e ci credo davvero, che siamo nati per fare cose difficili: se l’uomo si fosse fermato alle cose facili, saremmo ancora alla preistoria, senza il fuoco, la ruota e la scrittura.

Non si può vivere ricercando il minor sforzo possibile: e se questo è vero in generale, credo debba valere anche, caso per caso e valutando attentamente ogni attività, per i bambini con difficoltà specifiche. Quindi, ben vengano le possibilità di facilitazione, ma non indiscriminate, e soprattutto lasciate sempre alla scelta libera e attenta dell’insegnante.

Sfoglio con attenzione i libri: e a volte è davvero deludente trovare testi di poche righe, una paginetta al massimo, proposti a bambini di 10/11 anni, che ormai dovrebbero padroneggiare la lettura, affrontandone anche stili e temi più complessi. 
Mi si dirà: e i bambini con DSA? E i bambini con BES? È qui che servono i testi facilitati, quindi con la possibilità di ingrandirne i caratteri, di passare dallo stampato minuscolo al maiuscolo o di tradurne i contenuti nelle lingue delle etnie maggiormente presenti in Italia. Questo si può già fare con gli strumenti on line, ed è bene che ogni possibilità di inclusione venga potenziata: ma ciò non vuol certo dire ridurre, semplificare, banalizzare tutto per tutti. Ed è un rischio che mi sembra stiamo correndo.

Sfoglio i libri, e trovo ancora la divisione in tipologie testuali. Mi chiedo: serve davvero, questo, ai nostri ragazzi? O piuttosto servono testi che aiutino a riflettere, discutere, comprendere, condividere, la complessità del mondo moderno, passando attraverso la storia, la geografia, l’educazione alla convivenza, la poesia, la grammatica, la sintassi, il lessico? E allora, al di là della differenza tra mito e leggenda, fiaba e favola, testo descrittivo o argomentativo, proponiamo libri di testo fertili, ricchi di collegamenti interdisciplinari, di spunti di riflessione, di punti di vista diversi, di proposte di lettura diverse.

Sfoglio i libri, e molti mi sembrano, se non fratelli, almeno cugini: stesse letture (a volte proprio gli stessi brani), stessi autori di riferimento, stesse poesie (in uno ho trovato ancora La fontana malata… ma c’è dell’altro, nel mondo, ormai, anche in poesia!)

Sfoglio i libri, e purtroppo di tutti mi colpisce l’assoluta sciatteria della grafica. Mi chiedo se non sia ora che gli insegnanti ricordino agli editori che tocca proprio alla scuola, soprattutto laddove non lo fa la famiglia, condurre i bambini attraverso una ricerca di bellezza e di senso, che certo non è veicolata dalle immagini sciatte e banali utilizzate per accompagnare i testi. Vogliamo, per favore, chiedere agli editori di aiutarci davvero a fare il nostro lavoro, con attenzione e rispetto, educando alla cura e al bello?

E allora vi lascio con Una modesta proposta
 








 

mercoledì 9 marzo 2016

Cosa rende "buono" un libro di testo?



Finalmente cominciano ad arrivare i primi libri di testo per le nuove adozioni: chi mi conosce sa con quanta impazienza io attenda questo momento, che mi permette di sfogliare, leggere, confrontare…

Per farlo, ho bisogno di molto tempo, perché da questa scelta, così individuale e personale, dipende gran parte del lavoro che svolgerò nei prossimi due anni.
Non a caso, lo scorso anno, quasi al termine della seconda, chiesi di poter effettuare il cambio di adozione che risentiva ancora degli ultimi, negativi effetti di quella che si chiamava “adozione quinquennale” e che prevedeva che i testi adottati non venissero cambiati per un intero quinquennio.
Naturalmente il testo scelto dalle colleghe ormai 7 anni prima era perfetto per loro e la loro didattica, ma non rispettava minimamente il mio stile; e così, finalmente, per le mie due terze ho potuto adottare un libro che mi ha davvero aiutato a lavorare meglio.


Ora, tra la 3^ e la 4^, un nuovo, importante cambiamento.
Ma cosa  rende ai miei occhi un testo scolastico davvero buono ed efficace, ovvero un significativo e utilissimo compagno di viaggio per i miei ragazzi e per me?



In primo luogo, una scelta completa, valida e varia, delle letture proposte, che devono spaziare dai classici alle ultime novità, con un occhio sempre attento ai temi della convivenza. Ai miei occhi, meglio un libro corposo che smilzo: peserà un po’ più negli zaini, ma permetterà maggiori opportunità di scelta. E quel che non si legge durante l’anno, può sempre diventare lettura estiva.

È fondamentale che ci sia molta poesia, e non necessariamente la stessa che leggiamo da decenni su tutti i libri di testo: i ragazzi hanno bisogno di confrontarsi anche con proposte innovative, fresche, che parlino la loro lingua.

Una buona importanza rivestono anche l’impaginazione, la scelta del corpo del carattere e dell’interlinea: ho visto libri con una scelta di testi dignitosa riservare un carattere minuscolo ai riferimenti bibliografici, mentre io chiedo sempre ai ragazzi di leggere autore, titolo e casa editrice, che spesso ci danno informazioni essenziali per la comprensione del testo.
Nelle classi, poi, sono presenti bambini con difficoltà specifiche di lettura: un carattere minuscolo e l’interlinea troppo stretta non li aiuteranno certo a leggere più scorrevolmente.

Personalmente, trovo fastidiosi -e oserei dire irritanti- l’eccesso di immagini, colori, riquadri, sottolineature: a volte mi sembra di avere sottomano, più che un libro, un opuscolo pubblicitario, tra l’altro mal fatto e neppure in grado di raggiungere lo scopo prefisso. Com’è possibile, per un ragazzino, orientarsi in mezzo a quella giungla disordinata di informazioni e messaggi, comprendendo quelli davvero essenziali?

Certo, se a tutto quel che desidero si unissero anche una scelta accurata delle immagini (spesso i bambini stessi si accorgono di quanto poco concordino col testo) e un libro operativo su carta opaca che eviti l’incessante e dispendioso ricorso alle fotocopie, avrei trovato il libro perfetto per me, e credo anche per i miei ragazzi.


Per ora è arrivato questo, e, a parte qualche perplessità su quel di più posticcio appiccicato al titolo, mi sembra ben fatto...