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sabato 10 aprile 2021

Dei foglietti, e delle verifiche

Ieri, in classe, c’è stato un momento in cui ho pensato di aver perso “i foglietti”.

“Ma Anto!” si è levato un coro. Le mie bambine e i miei bambini mi conoscono bene, e sanno che a volte mi capita di scordare dove ho messo quella o quell’altra cosa tanto importante.

Già, i foglietti. (Poi, fortunatamente, li ho ritrovati).

Ma cosa sono? E perché sono così importanti?

I foglietti sono il tentativo di dar voce a tutte e a tutti, di permettere a ognun* di dar forma al proprio pensiero, e soprattutto di evitare che ci sia chi si nasconde dietro il “già detto” dei compagni.

In molte situazioni in cui chiedo una riflessione, un suggerimento, una risposta, chiedo a ciascuna e a ciascuno di scrivere: altrimenti la selva delle mani alzate (spesso, le stesse) impedirebbe a chi ha bisogno di più tempo - o, semplicemente, teme maggiormente di esporsi - di contribuire con i propri pensieri all’arricchimento comune.

Invece i foglietti sono quieti. Non generano grosse ansie. Sono semplici fogli bianchi divisi in quattro. Ci si può scrivere a penna, a matita o a pennarello. Si può scrivere tutto quello che viene in mente. Si può cancellare, anche con qualche scarabocchio, si può riscrivere. E lo si può fare senza il timore della valutazione.

A proposito di valutazione: questa volta i foglietti servivano proprio a questo. A chiedere a bambine e bambini dei suggerimenti su come strutturare la prossima prova di verifica sui verbi.

Così, questa è l’ennesima occasione in cui sono davvero curiosa di leggerli, uno a uno, e di ricopiare quel che vi troverò scritto, e di rileggerlo, lunedì, in classe, per poi scegliere, insieme a loro, cosa fare nei giorni che seguiranno.

Il cammino è tutto da costruire, insomma. Ma non saprei fare altrimenti.




mercoledì 2 ottobre 2019

Verifiche, valutazioni e... tempo





Che poi, si sa, a scuola le verifiche tocca proprio farle.

Si può certamente disquisire sulle modalità, e ragionare su quali siano più a misura di bambina e di bambino, quali le più inclusive, divertenti, personalizzate o individualizzate.

Resta il fatto che, una volta fatte, bisogna pure valutarle: e se ci sono colleghe e colleghi per cui questo non è mai stato e non sarà mai un problema, ci sono pure quelli per cui ogni volta è disperante stabilire i criteri di valutazione (sì, lo so, ci sono le rubriche, ma io ancora devo capire cosa sono e come utilizzarle).

Per dire: dopo esserci esercitati, in classe, insieme e a coppie sul riordino alfabetico, m’è toccato farci la verifica. E mi è toccato pure valutarla.

Senonché, in italiano spesso la valutazione non è matematica. E scusate il gioco di parole.

Perché: come valuto chi ha fatto due errori in trenta minuti, e chi nessuno in sessanta?

Questa volta – era la prima – ho infatti introdotto la variabile tempo, appuntandomi i minuti necessari per ogni bambina o bambino che avesse completato entrambi gli esercizi, e dando un tempo massimo di sessanta minuti per la consegna (anche perché, diciamocelo, può un bambino o una bambina di sette anni lavorare in autonomia per più di un’ora?).

Tempo di consegna scritto anche sul quaderno: e non tanto per le bambine e i bambini, ma soprattutto per i genitori.

E qui si è resa necessaria una “lettera d’accompagnamento”:

Gentili genitori, 
poche righe per motivare l’appunto sul tempo impiegato per lo svolgimento della verifica sul riordino alfabetico: fino ad ora, non ho mai chiesto alle bambine e ai bambini di svolgere verifiche a tempo, ma, semplicemente, di lavorare con ordine e impegno secondo i propri ritmi. Riguardo l’attività di oggi, però, era necessario, ai fini della valutazione, tenere in considerazione anche questa variabile: il tempo minimo impiegato per lo svolgimento dei due esercizi è stato di 30 minuti. Al termine di 60 minuti ho chiesto a tutti, anche a chi ancora non avesse completato il lavoro, di consegnare, soprattutto perché tale tempo mi sembrava la richiesta massima per un’attività autonoma di un alunno/a di inizio seconda. Il completamento dell’attività verrà realizzato insieme in classe.
L’indicazione del tempo impiegato per lo svolgimento non serve quindi al/la singolo/a bambino/a, ma ai rispettivi genitori, per comprendere se il ritmo di lavoro del/la proprio/a figlio/a è lento/adeguato/rapido rispetto ai parametri minimo/massimo. Ci auguriamo che per i bambini sia semplicemente una prima occasione di riflessione sulla propria capacità di gestire il tempo; un percorso che sarà sicuramente lungo, ma in cui non dovrà mai mancare il supporto e l’incoraggiamento di insegnanti e famiglie.
Grazie per l’attenzione
Maestra Antonella (riflessione condivisa con le colleghe)


Perché anche il tempo, che sia tanto o poco quello impiegato da ogni bambina o bambino, dipende da infinite variabili: dalla conoscenza dell’argomento, dalla memoria, dall’interesse, dalle competenze di ognuno, dalla capacità di mantenere adeguati concentrazione e impegno, dalla felpa che cade, dall’astuccio da spostare, le gambe da sgranchire, il panorama da guardare, la mano da alzare, la matita da temperare, la gomma da raccogliere, le conferme da chiedere…

Devo continuare?



martedì 18 settembre 2018

Si può fare?


Come si diventa protagonisti attivi, scientemente agenti, motori del cambiamento?
Me lo chiedo da tempo, ma in particolare da ieri, quando, a proposito delle mie perplessità sull’obbligatorietà della valutazione numerica in prima, o quantomeno al termine del primo quadrimestre della prima, la mia amica Lucia ha scritto: “[…] siccome siamo in tanti a pensarla così, dovremmo trovare il modo di far valere questa nostra istanza, magari per provare a cambiare qualcosa”.
Così ora mi chiedo, vi chiedo: è vero che siamo in tanti a pensare che la valutazione del processo di apprendimento delle bambine e dei bambini di sei anni non possa e non debba obbligatoriamente passare attraverso un voto numerico, espresso a pochi mesi dall’inizio della scuola, senza la necessaria e approfondita conoscenza pregressa, da parte degli insegnanti, del percorso che ha portato ogni bambina, ogni bambino, al momento del suo ingresso alla scuola primaria?
Perché la valutazione numerica, che alla fine del primo quadrimestre non ha valore amministrativo, viene ritenuta obbligatoria da alcuni dirigenti, mentre in altri istituti da anni viene approvata dal collegio docenti una piccola ma significativa sperimentazione, che permette agli insegnanti di valutare - che valutare dobbiamo, e lo sappiamo bene - al termine del primo quadrimestre, solo attraverso un giudizio globale?
Io vorrei che da questo momento provassimo a fare la conta, per capire se davvero siamo in tanti: e, se così è, che cominciassimo a riflettere, anche con l’aiuto di chi ne sa più di noi, su come agire concretamente per chiedere che questa possibilità sia data, in maniera chiara, legittima e univoca, non individualmente interpretabile, a tutti gli insegnanti che credono nella valutazione come processo formativo e non sommativo, e che temono le insicurezze e i danni che la valutazione numerica può generare in bambini così piccoli (in particolare in quelli maggiormente in difficoltà) e nelle loro famiglie.
Ho rubato il titolo di questo post (aggiungendo solo il punto interrogativo) al libro di Davide Tamagnini. Lui ha aperto la strada. Mi piacerebbe che tutti quelli che ci credono potessero percorrerla, legittimamente giustificati.




lunedì 17 settembre 2018

Anselmo, la scuola e i (brutti) voti

Mi fa sorridere pensare che, dal 2008, per ben tre volte, Anselmo abbia accompagnato i primi giorni di scuola miei e dei miei piccoli alunni.








Mi fa sorridere perché davvero quest'anno mi ero ripromessa di cambiare: non amo le attività ripetute, negli anni sempre uguali a loro stesse.
Eppure, anche quest’anno Anselmo mi ha chiamato.
Con il suo orecchio piegato, la sua preoccupazione, i suoi pensieri tristi, ha dato voce a qualche lacrima inattesa caduta in questi giorni, a uno sguardo timoroso, a una testolina che si poggiava sul banco.
Così, ancora una volta, Anselmo è venuto a scuola con me; e non so se sia perché, nel corso degli anni, è diventato più esperto e sicuro di sé, ma le nuove bambine e i nuovi bambini hanno interpretato le sue paure in modo totalmente inatteso.



Dopo aver letto il libro, ho chiesto loro: Cos’ha di speciale Anselmo?

Le orecchie
Anselmo parla.
Parla col suo amico.
Gli dice che è bella la scuola.
Anselmo all’inizio tremava.
Perché non voleva andare a scuola.
Perché aveva paura.
Della scuola.
Pensava che è brutta, invece è bella.


Di nuovo, ho chiesto: Anche voi avevate un po’ di paura come Anselmo?

Io sì. Avevo paura perché ci sono i compiti.
Perché si fanno tanti compiti.
Io per niente paura.
Io avevo un po’ paura per i voti.
Per le note.
Quelle che fanno ai maleducati.

Io ho paura dei brutti voti.


Lo ammetto. Questa risposta mi ha spiazzato. Che una bambina o un bambino di sei anni tema la scuola perché ci sono i compiti, mi pare sia nell’ordine naturale delle cose. Mi pare invece lo sia, o debba esserlo, meno la consapevolezza bambina che la scuola è dispensatrice di voti, in particolare di brutti voti.
Ancora una volta, mi sono confermata nella convinzione di quanto sia ingiusto un sistema di valutazione che fin dal primo quadrimestre della prima ci obbliga a utilizzare il voto numerico per codificare, quantificare, incasellare un processo di apprendimento di cui non conosciamo l’inizio, le basi, e che a fine gennaio 2019 avremo potuto verificare e valutare per soli 4 mesi; e soprattutto quanto questo sistema sia particolarmente ingiusto per chi parte con le sue piccole o grandi difficoltà. Proprio come Anselmo.


Come incomincia:

"Questo è Anselmo. 
Ha cinque anni e nove mesi, come me.
Siamo nati lo stesso giorno. 
Ad Anselmo piacciono le carote, ma soprattutto, quando andiamo in automobile, gli piace viaggiare sul ripiano di dietro, perché si vede meglio che dal finestrino e si possono salutare i cani e i gatti nelle altre macchine.”

ZOBOLI G. – MULAZZANI S., Anselmo va a scuola, Topipittori 











 

venerdì 9 febbraio 2018

Il senso di una delusione


Se stai leggendo questa lettera, è perché sai cosa sia la delusione.

Ti aspettavi una valutazione diversa, sicuramente migliore, rispetto a quella che hai trovato sulla tua scheda. In una disciplina, o in più di una. Potrebbe essere capitato altre volte, a scuola e soprattutto nella vita. E, ci duole dirlo, capiterà ancora.

La definizione di delusione, sul vocabolario Treccani che spesso consultiamo, è “[…] sentimento di amarezza di chi vede che la realtà non corrisponde alle sue speranze”.

Cercando ancora in rete, abbiamo trovato un’altra definizione, leggermente diversa:
“sentimento di tristezza, sfumato di rabbia, che nasce quando vediamo disattese le nostre aspettative, quando la realtà non corrisponde a ciò che credevamo, o speravamo.” (Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/D/delusione)

Quindi potresti essere amareggiato/a, triste, addirittura arrabbiato/a. Non sappiamo quale di questi tre aggettivi corrisponda maggiormente a quel che provi ora. Magari uno più di un altro; forse, invece, un sottile, o potente, miscuglio di tutti e tre.

Ci sono molti motivi per cui potresti essere deluso/a: noi crediamo però che si possano essenzialmente ricondurre a due. Potresti essere deluso/a perché pensi che qualcuno dei tuoi insegnanti sia stato ingiusto nel valutare i tuoi apprendimenti, le tue competenze, nella disciplina che ciascuno di noi insegna; oppure potresti essere deluso/a perché, nonostante il tuo impegno, non sei riuscito/a a raggiungere gli obiettivi (che purtroppo a volte, a scuola, devono essere semplificati e simbolizzati da un voto) che ti eri prefisso/a.

C’è un’ultima possibilità, che forse non hai ancora preso in considerazione. Noi, però, non possiamo fingere che non esista; anzi, è un nostro preciso dovere, di insegnanti e di adulti che educano, fare in modo che tu la prenda in considerazione. Potresti essere deluso/a anche se, dentro di te, sei consapevole di non aver fatto tutto quel che avresti potuto per essere davvero soddisfatto/a di te stesso.

Tanti anni fa (i tuoi insegnanti erano tutti molto giovani), Alberto Manzi, un famoso maestro che aveva tenuto delle importantissime lezioni di italiano anche in televisione, e in questo modo aveva insegnato a leggere e a scrivere a molti analfabeti, decise di scrivere sulla scheda di valutazione di ogni suo alunno, al posto del giudizio: “Fa quel che può, quel che non può non fa.”

È una frase su cui in questi giorni abbiamo riflettuto molto, e che probabilmente ha condizionato i nostri giudizi. Abbiamo pensato che il lavoro di chi fa davvero tutto quel che può debba essere valorizzato; però, in questi anni passati insieme, ed in particolare in questi ultimi mesi, abbiamo avuto anche la sensazione che non tutti abbiano sempre fatto tutto quel che avrebbero potuto.

Può essere mancato l’impegno, oppure l’attenzione in classe, la concentrazione, lo studio costante, un’organizzazione adeguata del lavoro, l’esecuzione dei compiti a casa o delle correzioni. Forse il comportamento in classe, non sempre adeguato, ti ha impedito di dare del tuo meglio, e ti sei accontentato/a di quel che potevi raggiungere col minimo sforzo possibile.

Se pensi che questo possa essere, almeno in parte, il motivo per cui il voto che hai ricevuto non è all’altezza delle tue aspettative, superare questa delusione è davvero quasi esclusivamente in tuo potere.

Se invece pensi che qualcuno di noi sia stato ingiusto, o sei deluso/a nonostante nei mesi scorsi tu abbia messo in campo tutto il tuo impegno, ci sembra importante che ne discutiamo insieme: tu, i tuoi insegnanti, i tuoi genitori.

In entrambi i casi, ci teniamo a sapere cosa ne pensi

                                                                       I tuoi maestri


(Lettera consegnata alle ragazze e ai ragazzi delusi dopo la lettura del documento di valutazione)


sabato 2 dicembre 2017

A proposito di prove Invalsi

Nella nostra classe, un libro (fascicolo Invalsi - Ndr) non può racchiudere tutto quello che abbiamo fatto in questi anni.

F., 10 anni


Le prove Invalsi sono delle verifiche mandate dallo Stato per verificare se gli alunni e le maestre stanno facendo il loro dovere.
A., 10 anni


La differenza tra le prove Invalsi e le verifiche per me è che nelle verifiche sai quanto hai preso, il tuo voto, invece nelle prove Invalsi non lo sai perché dopo le consegni e non le rivedi più.


Ci sono decisioni che non posso, e non voglio, prendere da sola.
Mi piace condividerle con i ragazzi, ragionare con loro, valutare pro e contro, confrontandoci e contemplando la possibilità di cambiare idea.

Una tra le tante questioni aperte di questi mesi riguarda la mia posizione circa le prove Invalsi: non le demonizzo, ma credo sia molto limitante che il mio lavoro - il lavoro di ogni insegnante -  venga valutato solo sulla base dei risultati di una prova standardizzata, che non tiene in alcun conto tutta una serie di attività, e relative competenze, che i ragazzi possono aver raggiunto in questi anni, oltre a quelle relative alla comprensione e ad un certo tipo di riflessione sulla lingua. Soprattutto, dentro questo tipo di prova non potrà mai esserci spazio per documentare, valorizzare e valutare il processo, il percorso individuale e collettivo necessario ad acquisire le molteplici competenze di una ragazza, un ragazzo, al termine della scuola primaria: dov'è il pensiero critico? Dove l'argomentazione del proprio pensiero, delle proprie opinioni? Dove la capacità di esprimersi oralmente e attraverso lo scritto? Dove una riflessione sulla lingua che si fa strumento e stile unico e personale per la scrittura?

Ma tant’è: le prove Invalsi sono legge, e alla legge non mi sottraggo, pur esprimendo tutte le mie perplessità in merito.

Quel che invece ancora non sono riuscita a decidere è se, e in che modo, preparare i miei ragazzi a queste prove: certo, mi pare di farlo ogni giorno, attraverso la riflessione, il ragionamento, la condivisione, il confronto. Ma da tempo sono sul mercato strumenti operativi – ovvero, libri di schede – che riprendono le prove degli anni passati e permettono ad insegnanti e alunni di lavorare su di esse in modo collettivo e/o individuale.

Che fare? Suggerirne l’acquisto oppure evitarlo, continuando a dedicare più tempo ad altro?
La domanda non è oziosa, né retorica; così ho deciso di farmi aiutare dai ragazzi stessi, e nei giorni scorsi ho chiesto loro, per cominciare, se sapessero spiegare cosa sono e a cosa servono le prove Invalsi:

Sono delle prove che voi fate per far capire ai professori delle medie se qualcuno magari ha più difficoltà o chi va meglio in certe materie, e lo vedono dai risultati

Sono delle prove di comprensione che decide lo Stato di fare

Io credo che siano delle prove per sapere come ci stiamo preparando in tutto l’anno e anche per sapere quali argomenti… per esempio, 3 bambini sbagliano un argomento e 28 ne sbagliano un altro, e sarà il caso di riprendere l’argomento che hanno sbagliato i 28 bambini e non quello che hanno sbagliato in pochi

Per me sono delle prove che noi dobbiamo fare, almeno voi capite cosa siamo incerti e cosa l’abbiamo capito quando l’avete spiegato, almeno chi andrà a Carimate potrete dirlo ai professori delle medie, almeno sanno cosa devono ripassare
Per me le prove Invalsi sono delle prove che aiutano le maestre a capire se hanno spiegato bene durante la lezione e se i bambini possono affrontare altri argomenti
Per me le prove Invalsi non servono molto ma servirebbe di più un’interrogazione a fine quinta
Secondo me le prove Invalsi è come se ti danno una rinfrescata alla mente e ti fanno ricordare le cose che hai imparato nei cinque anni
Per me sono dei test 
Sono delle prove che… cioè, non sono valutate, solo quando devi passare, ad esempio alle medie, oppure alle superiori
Ti fanno dei test per vedere cos’hai imparato durante gli anni, dipende se sei alle elementari, alle medie o alle superiori
Oltre a vedere se hai ascoltato e se hai imparato, serve anche per gli insegnanti, per capire se insegnano bene o no
Per me le prove Invalsi sono delle prove che vengono fatte due volte per le elementari e che spiegano il modo in cui le insegnanti insegnano e dicono cose sbagliate o giuste per vedere se gli alunni imparano meglio
Sono delle prove per prepararsi agli esami
Le prove Invalsi sono delle prove che ti possono aiutare o sono anche per capire se sei pronto per andare alle medie e fare quello che ti chiedono
Le prove Invalsi sono uguali alle verifiche, però più semplici ma allo stesso tempo anche un po’ difficili
Le prove Invalsi sono delle prove che vengono valutate e mandate in un centro scolastico per valutare le insegnanti
Secondo me sono delle prove per capire se gli alunni hanno capito bene le cose che gli spiegano le maestre e se sono pronti alle medie
Le prove Invalsi sono dei test per verificare se un alunno ha imparato e ascoltato oppure no
Le prove Invalsi sono delle verifiche mandate dallo Stato per verificare se gli alunni e le maestre stanno facendo il loro dovere


Mi pare che non tutti abbiano chiaro che differenza ci sia tra verifiche e prove Invalsi, così chiedo loro di spiegarlo:
La differenza per me è che nelle verifiche sai quanto hai preso, il tuo voto, invece nelle prove Invalsi non lo sai perché dopo le consegni e non le rivedi più
C’è una differenza particolare: che le verifiche sono su un argomento, invece le prove Invalsi sono su tutti gli argomenti
Le verifiche sono delle schede, invece le prove Invalsi devi fare praticamente tutto un libro
Le verifiche servono alla maestra per vedere se un alunno ha capito quello che stava spiegando, e le prove Invalsi servono per vedere se le maestre hanno insegnato quello che c’era da insegnare per quell’anno
Una verifica viene valutata e serve per la maestra, per vedere se gli alunni hanno ascoltato e hanno capito l’argomento che ha spiegato, invece le Invalsi non vengono valutate e servono allo St… alle persone più grandi per vedere se la maestra ha svolto bene il suo lavoro
Le verifiche servono per… sono sull’argomento di cui hai appena parlato in classe, e le prove Invalsi possono parlare di più argomenti
Le prove Invalsi servono per valutare gli insegnanti, mentre le verifiche servono per valutare gli alunni
Le prove Invalsi sono dei discorsi che hai fatto per tutto l’anno, invece le verifiche parlano di un argomento solo
Le prove Invalsi sono più lunghe perché racchiudono più argomenti e sono anche più difficili, invece le verifiche sono più corte e racchiudono solo un argomento
Le prove Invalsi servono per vedere se gli argomenti che sono stati fatti un mese fa te li ricordi ancora, invece le verifiche servono per vedere se l’argomento appena fatto lo ricordi bene
Le prove Invalsi è come se fosse un riassunto di quello che hai fatto nei cinque anni a conclusione delle elementari e per capire se sei pronto per le medie. A me mi mettono ansia, però.

Qui scatta il primo campanello d’allarme: la parola ansia, in bocca ad un decenne, mi fa pensare.
È una parola che ritorna.
Chiedo ai ragazzi di esprimere e motivare il proprio parere circa l’acquisto del libro per esercitarsi per le prove:
 


Le ragioni del sì:
Ci aiuta a prepararci meglio e a comprendere delle cose nuove, magari
Io di solito quando faccio una verifica o qualcosa sono in ansia e quindi magari se abbiamo il libro ce la togliamo
Ci aiuta, prima cosa, e poi ci aiuta a prepararci, a comprendere come saranno le prove Invalsi
Ci aiuta a esercitarci
Se facciamo le prove Invalsi preparati, è meglio che non averlo fatto, quindi è meglio esercitarci
Se ci esercitiamo meglio, potrebbero andare meglio le prove Invalsi
Prima di tutto per i bambini che sono in difficoltà in italiano o in matematica, può aiutarli il libro, e poi è molto più comodo, puoi affrontare le prove Invalsi senza preoccuparti
Le prove Invalsi per alcuni sono anche molto difficili, non per tutti appena leggi il testo lo capisci e inizi subito con le domande, magari a qualcuno serve di più esercitarsi
Arriviamo più preparati alle Invalsi e magari siamo già più pronti
Capiamo meglio come sono le Invalsi e ci abituiamo per quando le faremo
Possiamo esercitarci e arrivare alle Invalsi che sappiamo più o meno quello che ci sarà dentro quelle schede o il libro che ci sarà e farle meglio
Possiamo imparare di più e ci ricordiamo più cose che forse prima non sapevamo
Con il libro iniziamo con un livello non bassissimo però basso, non siamo ancora preparati, però quando avremo il libro ci eserciteremo e saremo più pronti
Ci aiutano a prepararci per la prova di ingresso alle medie
Così possiamo ricordarci quello che abbiam già fatto, perché forse non ce lo ricordiamo benissimo e in quel modo possiamo ricordarcene, in modo da arrivare più pronti all’Invalsi
Secondo me un libro può aiutarci di più nelle prove Invalsi


Le ragioni del no:
Secondo me non serve necessariamente un libro per esercitarsi, perché magari altri ragazzi fanno fatica sul libro, perché pensano che sia difficile
Sono prove Invalsi e secondo me dovrebbero essere su quello che abbiamo imparato a scuola, perché se prendiamo un libro per esercitarci poi diventa un po’ più facile
Non servirebbe perché si potrebbe fare anche una verifica di tutto quello che abbiamo studiato
Tanto le abbiamo già capite, le abbiamo fatte in seconda e non è che serva a molto un libro
Abbiamo già le verifiche

Per le prove Invalsi per me non ti devi preparare prima con un libro, perché devi ricordarti tutto quello che ti è stato insegnato nei mesi precedenti
In un libro, visto che le Invalsi racchiudono un po’ tutto quello che abbiamo fatto, nella nostra classe un libro non può racchiudere tutto quello che abbiamo fatto in questi anni, e anche perché le Invalsi le abbiamo già fatte quando eravamo in seconda e quindi sappiamo già un po’ come sono
Praticamente le verifiche racchiudono già quello che abbiamo fatto ed è possibile che facciamo un’altra verifica con la stesso argomento e sai già gli errori che hai fatto e così non li fai… non li sbagli più e così sai già questo argomento, lo sai bene
Abbiamo fatto verifiche su quasi tutti gli argomenti e secondo me non abbiamo bisogno anche di un libro per ripassare ancora



Alla fine di una discussione durata, in entrambe le classi, quasi un'ora, chiedo a tutti di votare, anticipando che la decisione sarà presa sulla base dei voti totali: il risultato è 38 sì e 14 no.
Anche chi non ha partecipato oralmente alla discussione motiva il proprio parere sulla scheda di voto.

Ora sono più tranquilla; i ragazzi hanno deciso.
Quel che ancora devo riuscire a spiegare bene loro è che il risultato delle prove non ha mai influito né influirà in alcun modo sul mio giudizio su di loro, né sulle rispettive competenze.


martedì 6 giugno 2017

La differenza tra ciò che si vorrebbe e ciò che è giusto



La differenza tra ciò che si vorrebbe e ciò che è giusto. Forse ieri abbiamo lavorato su questo.



"Scrivi in terza persona il giudizio che ti sembrerebbe giusto trovare sul tuo documento di valutazione rispetto a: comportamento, rispetto delle regole, relazione con gli altri, capacità di collaborare, attenzione, interesse, partecipazione, impegno, punti di forza, possibilità di miglioramento."



Quanta maturità richiede la capacità di autovalutarsi, cioè di scrivere non ciò che si vorrebbe, ma ciò che sarebbe giusto trovare nel giudizio del proprio documento di valutazione?
Io credo che davvero ne serva moltissima. E se devo valutare questa competenza, direi che  molti ragazzi la padroneggiano e la esprimono in modo chiaro e puntuale.



[…] è molto emotiva e in realtà vorrebbe sempre dire delle cose che pensa e che in alcuni casi possono servire e aiutare molto al lavoro che si sta eseguendo ma si vergogna moltissimo e ha sempre paura che i compagni abbiano un giudizio negativo su quello che ha detto […]






Non partecipa alle lezioni però alcune volte ha pensato a una parola giusta ma non la dice e alla fine la dicono altri. Si impegna a scuola e cerca di impegnarsi sempre di più per le medie e le superiori perché lei teme che non ce la farà mai a passare di classe in classe.




Si comporta bene e ha abbastanza rispetto delle regole, anche se a volte non le rispetta molto per via di rabbia verso i compagni. […] Ha attenzione in classe a parte quando dei compagni fanno un po’ gli sciocchi oppure quando ha un pensiero forte a cui a volte ci pensa durante le lezioni. […] Ha tanto interesse per alcune cose mentre in altre non ne ha tanto perché non gli piacciono anche se sa che sono le cose in cui ha più difficoltà. Partecipa molto nelle materie in cui ha più facilità. […] Ha grande possibilità di miglioramento in tutte le materie.





Le regole le rispetta quasi sempre, e si sta impegnando molto nelle possibilità di miglioramento.
  
Rispetta le regole anche se alcune volte scambia due chiacchiere.


 

Per X la capacità di collaborare scarseggia cioè preferisce lavorare da solo, l’attenzione nelle lezioni è tanta perché lui sta molto attento. L’interesse alle lezioni non è tantissimo perché a volte si perde.

Si relaziona molto bene con gli altri anche se le stanno antipatici o sono pesanti. Preferisce lavorare da sola proprio per questo.








Partecipa molto sa tante cose che gli vengono chieste, però la sua tanta voglia di partecipare gli fa dimenticare la mano alzata.





 






È sempre attenta e quasi mai parla però partecipa poche volte ma prima di alzare la mano ci pensa bene.








In ogni cosa che fa ci mette sempre molto impegno cominciando dall’inizio dei lavori fino alla fine.

Cerca di mettere molto impegno nelle cose che fa e così tende a migliorare su molte cose.

Si impegna in classe e prova a fare meno errori possibili.