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lunedì 30 agosto 2021

Incontro con l'autrice: Cristina Bellemo

19 aprile 2021, una data da ricordare



Succede che tu riesca a organizzare per le tue classi - finalmente, anche se online - un incontro con l’autrice.
 
Succede che l’autrice sia Cristina Bellemo, a cui ti unisce, oltre che una profonda stima per il lavoro che da anni ci regala occasioni di profonde riflessioni, anche una consonanza, che hai sentito risuonare ogni volta in cui c’è stata l’occasione di incontrarsi, ascoltarla, confrontarsi. 

Succede che bambine e bambini siano davvero molto emozionati per questa occasione: nel corso di questi tre anni insieme abbiamo letto molti suoi libri (Storia piccola ci ha accompagnato durante il primo incontro, a settembre 2018, con i genitori; abbiamo iniziato il 2021 con Pienovuoto, e proseguito con Il soldatino, per leggere, solo pochi giorni fa, Amelia. Tipi è lì, che ci aspetta, e ne troveremo un brano sul libro di testo del prossimo anno, in quarta). 

Succede, però, che a marzo si stia un mese in DAD, o DDI (che, con gli acronimi, pure le maestre si confondono). E così, tutto il lavoro di preparazione delle domande per l’intervista a Cristina lo prepariamo a distanza, ognuno scrivendo nel chiuso della propria cameretta, o al tavolo della cucina, o nel soggiorno dei nonni, e poi leggendo tutte le domande, e scegliendone una ciascuno/a.
 
Succede, ancora, che finalmente il 19 aprile Cristina si colleghi con noi, un’ora con ciascuna classe, e risponda con attenzione, rispetto, cura, a ogni domanda che le viene posta.

Succede, anche, che alla maestra dispiaccia che tutte queste parole (quelle pensate da bambine e bambini per Cristina, e le sue per ciascuno di loro, e per tutti), si perdano, come accade a volte, nella memoria, anche alle esperienze più belle. Così la maestra chiede alle bambine e ai bambini, attraverso un Modulo di Google che ormai sono espertissimi ad usare, di scrivere la domanda che ciascuno, ciascuna, le ha posto, e tutto ciò che si ricordano della risposta. 

Succede che alcune risposte siano molto ricche, complete, dettagliate. Succede, naturalmente, che altre lo siano meno. Così la maestra, in classe, completa con i ricordi condivisi ciascuna risposta dell’intervista (se ce ne fosse bisogno, un’ulteriore, e concreta, dimostrazione di quanto sia più potente, ed efficace, la memoria collettiva rispetto a quella individuale). 

Le interviste sono bellissime, e sono qui. Sono certa che ogni bambina e ogni bambino (più la maestra, e Cristina stessa) le custodiranno a lungo. 
La parola scritta può aiutare anche in questo. 


Intervista a Cristina Bellemo (3^A) 

Mi dai un dono? 
Ti regalo la mia parola preferita: sciabordio. 

Quando scrivi libri, prendi spunto da qualcosa oppure ti vengono in mente? Dipende, a volte le immagino a volte le vedo e prendo spunto. Spesso scrivo di notte perché il giorno è molto rumoroso per le macchine, chi suona il campanello e il telefono, invece la notte è tranquilla e la mia immaginazione può andare con tranquillità nel silenzio. 

Qual è l'ingrediente segreto per tutti i tuoi libri? 
Che domandona. (A questo punto, un compagno suggerisce: “L’amore”). È proprio la parola giusta, io stavo per rispondere: l’amore per la scrittura, ma non è solo quello, è anche l’amore che provo per le altre persone. 

Come trovi l'ispirazione giusta? 
A volte l'ispirazione arriva a caso, all'improvviso. Per esempio, una volta mio marito, tornato da un viaggio, mi ha regalato un quaderno e di colpo mi è venuta un'idea. Questo quaderno mi piace molto perché è molto strano, in particolare nell’apertura, ed è perfetto per scrivere delle poesie sulla notte, perché la copertina è blu notte con dei fiori dorati. 

Scrivi solo o leggi anche? 
Io leggo molto perché da piccola avevo pochi libri, e per lo più brutti, perché le persone a cui non piacevano li davano a noi. Poi, quando io e mio fratello abbiamo iniziato a studiare, abbiamo riempito la casa di libri. Ora passo più tempo a leggere che a scrivere. Mio marito dice che, quando prendo in mano un libro, sembra che lo sfiori, senza toccarlo. 

Qual è il libro che ti è piaciuto di più scrivere? 
Non ho un libro preferito. Mi piacciono tutti i libri che ho scritto. Se proprio devo sceglierne uno, direi Io e il falco, perché quando l’ho scritto mi è sembrato di vivere la stessa avventura del bambino. 




Hai sempre voluto fare la scrittrice? 
No. Non me lo sarei mai aspettata perché quando ero piccola avevo pochi libri ed erano brutti. Ma quando ho cominciato a studiare mi sono appassionata. E dopo sono diventata una giornalista e infine una scrittrice. 

Come ti sei sentita la prima volta che hai fatto la scrittrice? 
Ero felice e mi sono messa a saltellare per tutta la casa, solo che adesso sono meno atletica, però provo ancora lo stesso sentimento. 

Qual è il prossimo libro? Bella domanda (anche mia figlia si chiama Cecilia, quest'anno compie vent'anni…). Il mio ultimo libro, E la regina disse, sta per essere pubblicato dalla casa editrice Zoolibri, però ne sto scrivendo molti altri. Se ti facessi vedere la mia scrivania, ce ne sarebbero tantissimi, tra i quali uno che si intitola Quattro versi, poesie composte solo da quattro versi, quattro righe (ce l’ha fatto vedere, aveva la copertina con un soffione). 

Quanto tempo ci metti ad inventare un libro? 
Alcune volte ci metto molto tempo, anche anni, e altre volte poco tempo. 

Sei orgogliosa di quante persone leggono i tuoi libri? 
Più che orgogliosa sono grata, perché ringrazio le persone che hanno letto i miei libri. A volte mi dicono che nei miei libri hanno trovato un pezzo di sé stessi e a me fa tanto piacere, perché vuol dire che mi assomigliano. Sono molto orgogliosa di quante persone leggono e si divertono con i miei libri. 

Avrai conosciuto molte persone essendo una scrittrice molto famosa… 
Sì, ho conosciuto molte persone; oltretutto, essendo molto curiosa, mi piace conoscere nuove persone, soprattutto i bambini, perché mi danno molta ispirazione per i miei libri. 

Cosa ti ha ispirata a scrivere dei libri? 
I miei libri mi vengono in mente da qualche oggetto o persona. Mio marito l'altro giorno mi ha regalato un quadernino e da lì mi è venuta in mente una storia. Ad esempio, il libro Tipi è ispirato dai miei vicini. A 37 anni ho scritto il mio primo libro ispirato a mio figlio, dal titolo Il disegnatore di lune, perché lui le disegnava dappertutto: sui muri, sulle coperte, sui libri di scuola. 




I tuoi libri sono realistici.
Anche in quelli realistici, o ispirati a cose reali, c’è sempre un po’ di fantasia. E la fantasia mi fa pensare a Gianni Rodari, che aveva molta fantasia (la Fantastica). Il signor Pieno e il signor Vuoto possono essere persone reali, ma nei libri c’è una parte di realtà e una di fantasia. Per esempio, ne Il soldatino mi sono ispirata a me stessa perché da piccola mi sentivo obbligata dalle persone a rispettare le regole.




Come fai a inventare le storie? 
Io sono molto curiosa ed è quello che mi ispira. 

Come ci si sente a scrivere un libro che tutto il mondo può leggere? 
È una sensazione strana, perché una volta che il libro è stato pubblicato, non puoi più cambiare le parole, non puoi più cancellarle e non sai se può piacere ai lettori. Quindi sei sempre un po' indecisa. Dopo un po’ di tempo, però, mi calmo, e penso che sia giusto. 

Cosa hai provato a vedere il tuo libro pubblicato? 
Può succedere che pubblico un mio libro e mi viene il dubbio: forse ho sbagliato a scrivere o qualcuno nota un errore e tu non puoi più correggere il libro pubblicato, e così ti viene l'ansia e inizi a preoccuparti. Magari qualcuno ti dice: “Non mi piace” “È troppo lungo” o “È troppo corto”. 

Perché scrivi libri? 
Mi piace molto scrivere i libri e che tutti li leggano. 

Da quanto fa la scrittrice? 
Ho scritto il mio primo libro nel 2008, Parole di Natale




Quanti libri hai scritto nella tua carriera? 
Ho scritto 27/28 libri, molti tradotti in altre lingue. 

Hai scritto dei libri sullo spinosaurus aegiptyqus di Jurassic Park 3? 
No, per ora, ma da piccolo mio figlio mi chiedeva se potevo farlo. Perciò non ne ho già scritto uno, ma magari in futuro sì. 

I tuoi libri sono bellissimi perché mi piacciono. Grazie mille, sono felice, sono onorata. 


Intervista a Cristina Bellemo (3^B) 

Quanti libri fantastici hai fatto? E quanti realistici? 
Io ho fatto almeno due libri fantastici e tutti gli altri sono realistici. 

Perché hai scelto di fare la scrittrice e non la maestra? 
In realtà ho fatto la maestra, la giornalista e la scrittrice. Dopo un po' di anni passati a insegnare, ho iniziato a scrivere articoli e a fare interviste per i giornali. Poi ho iniziato a scrivere libri per bambini e romanzi. Ho capito che quello che mi appassiona di più è scrivere. Mi piacerebbe anche essere capace di illustrare i miei libri. 

Ti piace leggere? 
Si, mi piace molto. Tutti i libri che ho sulla sua libreria li ho letti. Anche quando finisco di scrivere un mio libro, lo rileggo decine di volte. Ogni volta che lo rileggo, aggiungo qualche particolare. Dedico più tempo a leggere che a scrivere. 

Quanti libri hai scritto? 
Faccio fatica a rispondere, credo di averne scritti 26,27 o 28. Molti di questi libri sono stati tradotti in altre lingue. 

Ti sei mai descritta?
Sì, mi sono descritta in alcuni miei libri, tipo Il soldatino, perché nell’infanzia ero sempre agli ordini dei miei genitori, così ero brava, come il soldatino che per essere bravo era sempre agli ordini del generale, anche se non voleva. Mi sono descritta anche nel libro Due ali, come se da un’aquila cadesse una piuma lenta lenta come me, fragile come me. 




Qual è il tuo animale preferito? 
La tartaruga, perché è lenta come sono io, e faccio le cose con molta calma. 

Hai mai scritto un manga? 
Io non ho mai scritto un manga, ma mio figlio sa come si fanno e ogni estate va a fare un corso. Mi piacciono molto e guardo gli anime con lui. Mi piacerebbe farli, ma non so se ne sarei capace. 

Qual è il tuo libro preferito tra i tuoi? 
È difficile, perché i libri sono una cosa molto importante; forse il mio preferito è Io e il falco, perché è stato per me come entrare nel libro e provare le emozioni dei protagonisti. 

Qual è il tuo libro che ha avuto più successo? 
25 storie di Natale, che è stato ristampato quattro volte e adesso è finito. 

Qual è il tuo colore preferito? 
Il mio colore preferito è l'azzurro perché mi ricorda il cielo. Prima mi piaceva l’arancione. 

Com'è nata l'idea di scrivere Pienovuoto
L'idea di scrivere Pienovuoto è nata prendendo spunto da altri libri sui contrari scritti da me. Per esempio, il libro che racconta di uno che per parlare piano doveva urlare e un altro per urlare doveva parlare piano. 




Ti piace leggere i tuoi libri? 
Sì, mi piace leggere i miei libri perché quando li scrivo dopo li rileggo decine e decine di volte per correggere gli errori del testo. 

Ma tu da piccola sognavi già di fare la scrittrice? 
No, non sognavo di fare la scrittrice perché in casa mia c'erano pochi libri da leggere, e anche brutti, perché le persone ci davano quelli che venivano scartati. Quando io e mio fratello siamo andati a scuola, abbiamo studiato tantissimo e comprato tanti libri, non solo per la scuola, ma anche che ci piacevano. Meno male che dopo ne ho scritti tanti io. 

Cosa ti ha ispirato a fare i libri? 
Tutto mi ispira a scrivere i libri, dalle cose belle alle cose brutte, le persone che osservo, gli animali. Io osservo molte cose e particolari, ad esempio la pelle, come sono vestite le persone, come parlano, perché sono curiosa. Tutto quello che vedo me lo conservo nella mente. 

Da quanto fai la scrittrice? 
Ho iniziato a 25 anni come giornalista e poi ho fatto la scrittrice. 

Perché hai scelto di scrivere e non disegnare? 
Il tempo che gli illustratori dedicano a disegnare io lo dedico alla scrittura. 

Ma come ti vengono queste idee? 
Queste idee mi vengono guardando la gente e la natura: sono una buona osservatrice.

mercoledì 23 maggio 2018

Mercoledì al cubo - Come si legge un libro?


Come si legge un libro?

L’ho chiesto, senza aggiungere altro, due giorni fa su Facebook. 
Queste le prime risposte dei grandi:

Assaporandolo pagina dopo pagina...con calma senza ansia

1) accarezzare la copertina
2) sentire il profumo delle pagine
3) saltare all'ultima pagina e leggere il finale
4) immergersi nel libro e leggerlo tutto tutto ricordandosi del resto del mondo fino all'ultima pagina
5) leggere prefazione, presentazione dell'autore, ecc.ecc. tutto insomma
6) lasciare il libro in giro e di tanto in tanto aprire una pagina a caso e ricomincia re a leggere.
Almeno, io leggo così

Dimenticandosi di esserci, diventando il libro. Non so dirlo meglio di così.

...avvolgendosi nelle pagine, nelle righe e nelle parole...spegnendo il mondo caotico che ci circonda

Quando inizio a leggere non smetterei mai. E volo con la fantasia, fino alla fine a volte anche immaginando un diverso finale. Aspetto molto intrigante della lettura.

Non credo ci siano ricette.
Quando si raggiunge un libro è perché si cerca, si desidera qualcosa.
E ognuno lo fa a modo suo.

Ciò che conta non è il "come" ma il "cosa", fosse anche solo cercare una tregua, o il tentativo, seppure impacciato, di andare oltre se stessi.

Sdraiati. A pancia in su, poi sotto o di fianco con la testa appoggiata alla mano, ma rigorosamente allungati su qualsivoglia superficie

Leggendo la tua storia tra le righe.

Per riuscire a sentire la voce dell'autore...in silenzio!


Queste, invece, alcune tra le risposte delle mie e dei miei grandi, in questi ultimi giorni in cui ancora posso porre loro domande:

Ognuno può leggere un libro come vuole. Un libro si legge con i cinque sensi.

Un libro si legge aprendolo, leggendo un insieme di lettere che formano parole. Un libro si comincia a leggere dalla pagina 1 in su.

Dalla trama alla copertina al titolo, da sinistra a destra o da destra a sinistra, dall’alto in basso, dal basso all’alto, toccandolo, leggendolo in profondità, in superficie, seduti, in piedi, sdraiati…

Un libro si può leggere dalla copertina o dalla trama, saltando dentro qua e là oppure andando a leggere subito il finale. Il libro si può leggere dalle immagini almeno ti puoi mettere nei panni dei personaggi. Puoi leggere l’indice e innanzitutto scegliere uno che ti piace e non leggere una cosa che non ti piace perché se no ti annoi.

Un libro si legge lentamente fin quando vuoi e puoi decidere se leggerlo in mente o ad alta voce.

Sfogliando le pagine e devi immaginare quello che leggi. Se non hai fantasia, è difficile leggere un libro e diventa molto noioso.

Si legge da cima a fondo con delle interruzioni ogni tanto per immaginarsi come sono i personaggi, se non ha immagini.

Un libro si legge dall’inizio alla fine, ma se proprio vuoi perché non hai tempo leggi la fine e basta, così puoi scoprire se il libro ti piace o non ti piace. E la cosa più importante per leggere un libro è saper leggere.

Si legge con tutta la voglia che hai perché i libri ti salvano la vita e ti aiutano a vivere.

Un libro si legge imitando i personaggi nei minimi particolari per far divertire la gente che ti ascolta, ascoltando bene le parole che arricchiranno il tuo vocabolario mentale e imparerai a non fare più così tanti errori.
Sotto le coperte
in piedi
sul divano
per terra
in giardino
a scuola

dove vuoi tu.

Un libro si deve vivere dino in fondo, tutto d’un fiato e le pagine si girano rapidamente ad ogni battito di ciglia.

Un libro si legge con gli occhi, con il cervello e con l’immaginazione.

Si legge parlando, urlando. La nostra insegnante legge i libri, le piace leggere, ogni volta ci porta un libro, ce lo legge con la bocca, si sono dentro tantissimo lettere, più di un milione. Ci sta leggendo Wonder, mi fa annoiare troppo ma devo sentire cose succede.


Come si legge un libro? è anche il titolo di un nuovo albo, recentemente pubblicato da orecchio acerbo, scritto da Daniel Fehr e illustrato da Maurizio A.C.Quarello.






Come incomincia:


Ehi, lettore, che stai facendo?

Stai tenendo il libro sottosopra.

Guardaci!



Gira il libro nel nostro

verso! Non resisteremo

              molto così…



Aspetta,

hai girato il libro?



Scusaci, non credevamo

l’avresti fatto davvero,

e quindi abbiamo cambiato lato.

Così ora siamo ancora

Sottosopra!



Per favore, gira solo pagina.

Non girare il libro!



Stiamo per andare

dall’altra parte.



E adesso, non vedo l’ora di poterlo chiedere a quelle piccole e quelli piccoli. Mi tocca aspettare qualche mese, lo so. Ma ne varrà la pena.

Qui il post delle Briciole
Qui il post di Scaffale Basso

venerdì 24 marzo 2017

Comprate libri, maestri, comprate libri



Rifletto spesso su quanto sia fondamentale, nel nostro lavoro, il ricorso a libri e testi di vario genere. Questa mattina, ancora una volta, ho pensato a quanta differenza possa fare, per un insegnante, possederli, questi libri, e potervi fare ricorso ogni volta che sia necessario, o lo si desideri.

Per me, è una differenza vitale.

Il mio stile educativo e didattico somiglia molto a quel procedere a tentoni tanto caro a Franco Lorenzoni: so bene dove voglio arrivare, con i miei ragazzi.
Quello che non so mai, e mai riesco a programmare, è il come.

I nostri percorsi sono sempre assolutamente imprevedibili, pieni di divagazioni, di rimandi, di soste non previste, di improvvise accelerazioni.
Lo sono tanto più quanto più mi è nuovo l’argomento che stiamo affrontando. Non ripeto quasi mai, da un ciclo all’altro, esperienze e attività. I ragazzi non sono gli stessi, e non lo sono neppure io.


Di arte, soprattutto, so ben poco; e cosa mai potrei narrare ai miei ragazzi se la mia personale biblioteca non fosse ben fornita?













Così, questa mattina, trascorrerò le due ore che mi separano dall’ingresso a scuola sfogliando i miei tesori, e cercando informazioni e ispirazioni per il lavoro dei prossimi giorni.


Comprate libri, maestri, comprate libri.



 







sabato 1 ottobre 2016

Hai visto un re? - Apedario allo Spazio BK




Ieri sera, ospite della Libreria Spazio BK e dei Topipittori per la manifestazione Hai visto un re?, ho scattato una sola fotografia:




Il nostro libro Io potrei essere tutto accanto a E sulle case il cielo, di Giusi Quarenghi, Topipittori.



Questa, invece, è di stamattina:





il libro, splendido, che da Chiara e Diletta ho ricevuto in dono




In mezzo, un’indimenticabile serata, immaginata più di sei mesi fa da Chiara, Diletta, Giovanna, Paolo, editori e librai indipendenti milanesi, a cui sono stata invitata e che ho avuto l’onore di condividere con molte più persone di quante immaginassi.

Con me c’era Lisa, la mia amica-collega. Sapevo che sarebbero arrivati Tommaso e Valentina, i miei librai del cuore, i Topipittori Giovanna e Paolo, due amiche conosciute a Bologna, Francesca e Marina, e un pezzetto importante della mia scuola di oggi e ieri.
Sapevo anche che due colleghe sarebbero arrivate da Piacenza, chiedendo permessi per potersi assentare dal lavoro; altre mi avevano scritto che ci sarebbero state. 

Le sorprese non sono comunque mancate: un neonato in collo alla giovanissima mamma, fresca di concorso, Paola Parazzoli, la mia amica, nonché Enrichetta, Lori Baldi, qualche ragazzo, una giovanissima ed emozionatissima collega… 



Una serata in cui ho parlato a lungo di albi illustrati, scuola, immagini, scrittura, poesia, bambini, fotocopie e poesia; in cui ho avuto la fortuna, e il privilegio, di poter raccontare quello che non è un metodo, ma semplicemente uno dei tanti modi, il mio, di fare scuola.   

Una serata in cui ho letto per intero un solo libro, I cinque malfatti






ma in cui molti altri sono stati aperti, sfogliati, raccontati









Una serata in cui ho sentito ancor più profondamente la gratitudine che provo per chi, con il proprio lavoro, mi offre strumenti preziosissimi perché io possa continuare ogni giorno a fare il mio con passione e impegno: autori, illustratori ed esperti che conosco “dal vero”, come Silvia Vecchini, Cristina Bellemo, Giusi Quarenghi, Giovanna Zoboli, Alicia Baladan, Giulia Mirandola, Carla Ghisalberti, Paolo Canton, Betty Cremaschi, Anna Castagnoli, o che invece apprezzo e ammiro attraverso quel che, con parole e immagini, non smettono di creare: un nome per tutti, Beatrice Alemagna.



E quando ripenserò a questa serata, avrò negli occhi quest'immagine:



visi sorridenti e protesi verso l’alto.