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lunedì 20 marzo 2017

La cura del lunedì - A hole is to dig, ovvero Il verde va sui prati di primavera

Sono passati esattamente tre anni dalla prima stesura di questo post, e quando questa mattina l'ho aperto ho sentito ritornare lo stesso sorriso di tre anni fa, sbucato mentre correggevo i quaderni dei mie (a quel tempo) bambini.

Allora, leggendo le frasi che avevano scritto in classe in totale autonomia, utilizzando come stimolo un elenco di parole che iniziassero o contenessero la consonante V, avevo immediatamente ripensato ad un magnifico libro scoperto durante il corso “Leggerescrivere2014”. 



A hole is to dig
(letteralmente Un buco è da scavare)


di Ruth Kraus e Maurice Sendak
Sfogliando il libro, e cercando di tradurlo nel mio stentatissimo inglese, mi è sembrato davvero di sentire risuonare le voci dei piccoli. Forse anche per questo, nei mesi e negli anni successivi, ho continuato ad appuntarmi le frasi più significative, che mi sono sempre sembrate, come  quelle che seguono, dei brevissimi trattati filosofici, sintesi estreme di quelle limpide verità che solo i bambini sanno vedere ed esprimere con chiarezza, e da cui purtroppo la maggior parte degli adulti continua ad allontanarsi col passare degli anni.

VERDE

Verde è un colore dispettoso.
Il verde è il colore del prato e è anche il colore preferito di Hulk.
Il verde va sui prati di primavera.
Il verde noi bambini l’usiamo.

VITA

Io sono contenta che sono in vita.
La mia vita è il cuore.
Matteo vuole che suo nonno ritorni in vita.
La vita è molto importante. Se non hai la vita muori.
La mia vita è meravigliosa come le farfalle che volano.
La vita è una cosa un po’ bella ma non tanto. (a domanda della maestra, risponde: “Perché si muore.”)
La vita è come un giorno bellissimo.
Nella vita si può vedere, parlare e anche mangiare.
Ho avvistato una vita più bella.
Sono ancora vivo.
Il leone è in vita.
Per vivere dovevamo avere gli occhi se no non potevamo vedere.

VISO

Io ho le ossa anche sul viso.
Nel mio viso c’è un brufolo verde.
Il viso serve a guardare e mangiare.
Il viso è la tua faccia.
Il tuo viso ti deve piacere. Se non ti piace lo devi sempre avere.
Io ho un viso bello come mio papà.
Il viso si trova sulla faccia.
Io non riesco a vedere il mio viso.


VACANZE

Le vacanze sono meravigliose.
La vacanza è moltissimo bella.
I bambini in vacanza sono più fortunati di noi.
Le vacanze piacciono a tutti perché si bagnano.
Io vado in vacanza quando c’è l’estate e anche il sole ci vorrebbe.

BRAVO

Io sono bravo quando voglio.

VADO

Vado è come se tu dicessi ciao.
Io vado di qua e di là perché mi piace.

DIVANO

Oh quanto vorrei stare sul mio divano.
Il divano è molto comodo per le persone ma anche per gli animali.
Il divano lo usano i genitori.

VENTO

Il vento soffia e sbuffa di qua e di là.
Il vento è leggero ma molto invisibile.
Il vento è tantissimo forte.
Soffia il vento per fare volare gli aquiloni.

VIPERA

La vipera è un animale che a alcuni non piace.
Io non ho mai visto una vipera in vita mia ma so come è fatta: è un serpente molto stretto, ti può strangolare al collo ma si trova solo in una montagna.

lunedì 6 febbraio 2017

La cura del lunedì: Siamo partiti cantando Etty Hillesum, un treno, dieci canzoni


Siamo partiti cantando
Etty Hillesum, un treno, dieci canzoni



di Matteo Corradini, illustrazioni di Vittoria Facchini, rueBallu

è, come tutti i libri della collana Jeunesse ottopiù, così bello - quasi un oggetto d’arte - che temi, aprendolo, di rovinarlo.


Eppure, bisogna proprio aprirlo, questo libro, e leggerlo, e farsi catturare al punto da continuare a leggere, a conoscere questa giovane donna, di cui colpisce – credo anche grazie alla bravura di Matteo Corradini – la capacità di sperare nell’uomo, nonostante tutto.




C’è un ritornello, che da ieri risuona dentro di me:

Ritornello

Ho voluto essere il cuore della baracca. A Westerbork ho provato ad aiutare chi aveva bisogno, ma soprattutto ho provato ad ascoltare, a prendere le parole degli altri e a donare le mie. Avrei voluto essere un cuore pensante.


Prendere le parole degli altri e donare le proprie. Forse basta questo a restituirci l’umanità.
 

«Mi chiamo Etty, sì. Mi chiamavo Etty anche quando passeggiavo per la campagna, da bambina, ma il contadino non sapeva il mio nome. Quale contadino? Quello a cui rubavo le ciliegie. Non lo sapeva perché avrebbe semplicemente urlato il mio diminutivo nell’aria, vedendomi da lontano tra i rami del suo albero.

Sotto un albero ho dato il più bel bacio della mia vita. Ci eravamo seduti là sotto, io e Julius. Ci guardavamo da tanto tempo, da troppo, così lui si è voltato più forte verso di me e mi ha baciata. Un bacio a cui ho risposto subito, e volentieri. Quel giorno era così bello che nessuna bella parola lo avrebbe reso migliore. Era così bello che non ci serviva arrampicarci per sentirci parte del cielo. Tornata a casa, ho preso un quaderno e ho cominciato a scrivere il mio diario più importante. Me lo aveva suggerito Julius: sapeva che mi avrebbe fatto bene come una ciliegia rubata o un panorama visto dall’ultimo ramo. O come un bacio».

Ho letto il libro in un pomeriggio, poi, nuovamente, di sera. L'ho riletto dopo essermi gustata, parola per parola, il bellissimo articolo che Elisabetta Cremaschi sul suo Gavroche dedica a Etty Hillesum, alla sua biografia, e, soprattutto, ai suoi imperativi morali: su tutti, il costante e fermo bisogno di non odiare.

 15 marzo, le nove e mezza di mattina

"[...] Ieri pomeriggio abbiamo scorso insieme le note che mi aveva dato. Quando siamo arrivati alla frase : basta che esista una sola persona degna di essere chiamata tale, per poter creder negli uomini, nell'umanità, m'è venuto spontaneo buttargli le braccia al collo. È un problema attuale: il grande odio per i tedeschi che ci avvelena l'animo. Espressioni come: «che anneghino tutti, canaglie, che muoiano col gas», fanno ormai parte della nostra conversazione quotidiana; a volte fanno sì che uno non se la senta più di vivere di questi tempi. Ed ecco che improvvisamente, qualche settimana fa, è spuntato il pensiero liberatorio, simile a un esitante e giovanissimo stelo in un deserto d'erbacce: se anche non rimanesse che un solo tedesco decente, quest'unico tedesco meriterebbe di essere difeso contro quella banda di barbari, e grazie a lui non si avrebbe il diritto di riversare il proprio odio su un popolo  intero".
 Dal Diario, Adelphi