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mercoledì 2 settembre 2020

Elogio della banalità

Oh, sì: che banalità.

Due cuori (uno per classe) colmi di parole. Parole tra le più abusate, da piccoli e grandi: amici, amicizia, felicità, maestre, bello, divertente, classe, scuola, amore. Sono quelle che spiccano maggiormente, è naturale.

Poi, leggermente più piccole: matita, strano, affetto, giocare, lim, noia, triste…

Ancora, se si aguzza la vista, si leggono intervallo, bagno, mensa, bacheca, musica, sonno

Per la nostra prima mattinata insieme, non avevo pensato nulla di originale, o creativo: solo, dopo averli ascoltati a lungo, ho chiesto di scrivere su un foglio tutte le parole che fossero venute loro in mente pensando proprio al primo giorno di scuola. Nessuna parola giusta o sbagliata: valeva tutto, e (ciò che ho preferito di quest’attività, al contrario di quel che solitamente avviene), non c’era bisogno di inventarsi nulla di nuovo: ogni parola acquistava valore tanto più veniva ripetuta.

Perché talvolta è bello pensare che non sia necessario essere originali, né, soprattutto, esserlo per forza. Non importa neppure se qualcun altro l’ha già scritto, e letto ad alta voce, anzi: a ognuno è chiesto di leggere, perché la maestra possa scrivere ciascuna parola, per tutte le volte che è stata scritta e letta.

Per finire, in un passaggio dalla scrittura manuale all’applicazione digitale (ma quanto ci tornerà utile, tutto quel che, a volte con estrema fatica e “obtorto collo”, abbiamo imparato nei mesi scorsi?), ecco i nostri “banali” cuori di parole: si chiamano wordart, e mi paiono a loro modo affascinanti.

Perché subito li abbiamo condivisi via mail. Perché ognuno potrà farne ciò che desidera. Perché sono una fotografia immediata e realistica di ciò che conta davvero.

Anche se può sembrare banale.





 

 

lunedì 17 settembre 2018

Anselmo, la scuola e i (brutti) voti

Mi fa sorridere pensare che, dal 2008, per ben tre volte, Anselmo abbia accompagnato i primi giorni di scuola miei e dei miei piccoli alunni.








Mi fa sorridere perché davvero quest'anno mi ero ripromessa di cambiare: non amo le attività ripetute, negli anni sempre uguali a loro stesse.
Eppure, anche quest’anno Anselmo mi ha chiamato.
Con il suo orecchio piegato, la sua preoccupazione, i suoi pensieri tristi, ha dato voce a qualche lacrima inattesa caduta in questi giorni, a uno sguardo timoroso, a una testolina che si poggiava sul banco.
Così, ancora una volta, Anselmo è venuto a scuola con me; e non so se sia perché, nel corso degli anni, è diventato più esperto e sicuro di sé, ma le nuove bambine e i nuovi bambini hanno interpretato le sue paure in modo totalmente inatteso.



Dopo aver letto il libro, ho chiesto loro: Cos’ha di speciale Anselmo?

Le orecchie
Anselmo parla.
Parla col suo amico.
Gli dice che è bella la scuola.
Anselmo all’inizio tremava.
Perché non voleva andare a scuola.
Perché aveva paura.
Della scuola.
Pensava che è brutta, invece è bella.


Di nuovo, ho chiesto: Anche voi avevate un po’ di paura come Anselmo?

Io sì. Avevo paura perché ci sono i compiti.
Perché si fanno tanti compiti.
Io per niente paura.
Io avevo un po’ paura per i voti.
Per le note.
Quelle che fanno ai maleducati.

Io ho paura dei brutti voti.


Lo ammetto. Questa risposta mi ha spiazzato. Che una bambina o un bambino di sei anni tema la scuola perché ci sono i compiti, mi pare sia nell’ordine naturale delle cose. Mi pare invece lo sia, o debba esserlo, meno la consapevolezza bambina che la scuola è dispensatrice di voti, in particolare di brutti voti.
Ancora una volta, mi sono confermata nella convinzione di quanto sia ingiusto un sistema di valutazione che fin dal primo quadrimestre della prima ci obbliga a utilizzare il voto numerico per codificare, quantificare, incasellare un processo di apprendimento di cui non conosciamo l’inizio, le basi, e che a fine gennaio 2019 avremo potuto verificare e valutare per soli 4 mesi; e soprattutto quanto questo sistema sia particolarmente ingiusto per chi parte con le sue piccole o grandi difficoltà. Proprio come Anselmo.


Come incomincia:

"Questo è Anselmo. 
Ha cinque anni e nove mesi, come me.
Siamo nati lo stesso giorno. 
Ad Anselmo piacciono le carote, ma soprattutto, quando andiamo in automobile, gli piace viaggiare sul ripiano di dietro, perché si vede meglio che dal finestrino e si possono salutare i cani e i gatti nelle altre macchine.”

ZOBOLI G. – MULAZZANI S., Anselmo va a scuola, Topipittori 











 

martedì 11 settembre 2018

Irrequietezza migratoria


Mi capita, a volte, prima che cominci la scuola -quella vera, con le bambine e i bambini, intendo-  di non riuscire a dormire. Con gli anni ho imparato a non lottare con l’insonnia, ma a farmela amica, sottraendole ore che durante il giorno non riesco a ritagliare per stare sola con me stessa e i miei pensieri. In queste ore rubate non è la lettura, a farmi compagnia, ma la scrittura: come se dare forma scritta, e in qualche modo ordinata, ai miei pensieri, potesse in qualche modo restituirmi il diritto al sonno.

Non è agitazione, la mia e neppure ansia, o inquietudine; mi pare somigli piuttosto a quell’irrequietezza migratoria che da anni mi affascina.

Fra poche ore inizierà un viaggio lungo cinque anni, di cui in questo momento conosco solo il punto di partenza e pochissimi compagni. Il grosso dello stormo, da guidare e proteggere nel volo, perché non si perda e arrivi a quella che sarà la destinazione comune, per ora è quasi solo dentro la mia, la nostra immaginazione. Li ho incontrati, qualche volta, quegli anatroccoli maschi e femmine, ma ancora non li conosco: non so cosa piace loro, cosa fa loro paura, in cosa eccellono e cosa temono di non saper fare. Non so cosa li farà sorridere, per cosa s’incupiranno, se a tratti mancheranno loro la mamma e il papà, o se la scuola, la classe, riusciranno sempre ad essere per loro una casa altra, sicura, accogliente, aperta.

Non so quante pause ci saranno necessarie, chi si attarderà e chi tenterà la fuga, chi, fin dal primo giorno, starà bene nel gruppo e chi avrà bisogno di tempo – tanto, poco, chi lo sa? – per fidarsi e affidarsi. Non so se saremo capaci, noi che alternandoci guideremo e chiuderemo lo stormo, di trovarne il giusto ritmo, assecondandolo alle fatiche e agli slanci e variandolo a seconda delle necessità. Non so se riusciremo a proseguire sempre insieme nella stessa direzione, o se ci saranno delle virate improvvise; non so come reagiremo alle difficoltà e agli entusiasmi.

Non so se nel viaggio incontreremo altri stormi, se ci saranno degli spostamenti da uno stormo all’altro, chi completerà il suo viaggio con una nuova formazione o chi, nuovo, arriverà.

Quel che so è che, quando sarà il momento, niente potrà fermarci. 



martedì 13 settembre 2016

La bellezza della scuola - le voci bambine

E dopo aver lasciato spazio e voce ai grandi, La bellezza della scuola diventa finalmente immagine
che accomuna e avvicina in modo concreto le riflessioni personali dei bambini, rielaborate graficamente e condivise, perché possano accompagnarci sempre lungo i mesi e le esperienze che verranno. Stare bene insieme e imparare cose nuove: questo conta più di ogni altra cosa.













lunedì 15 giugno 2015

Apedario si presenta...con Anselmo


In questi giorni riproporrò alcuni post per raccontare cos'è Apedario, in particolare a chi incomincia un nuovo percorso con le prime.


Per cominciare:

  
 Anselmo va a scuola


 


Che fare se il proprio coniglio preferito non vuol saperne della scuola? Il piccolo Anselmo è davvero molto preoccupato all’idea di questa nuova avventura, prova ne è il fatto che il suo orecchio sinistro si sia piegato.
Ma un giro nella notte in un’auto volante cambierà tutto. 

 
Come incomincia:
"Questo è Anselmo.
Ha cinque anni e nove mesi, come me.
Siamo nati lo stesso giorno.
Ad Anselmo piacciono le carote, ma soprattutto, quando andiamo in automobile, gli piace viaggiare sul ripiano di dietro, perché si vede meglio che dal finestrino e si possono salutare i cani e i gatti nelle altre macchine.”
ZOBOLI G. – MULAZZANI S., Anselmo va a scuola, Topipittori



 
Dopo aver letto il libro ai bambini, scegliamo insieme una frase significativa che contenga alcune A, da utilizzare come didascalia per il disegno del protagonista








 
ANSELMO VA A SCUOLA


Chiediamo poi ai bambini di provare a ricopiare la scritta e di ripassare con un pastello colorato la vocale A.

Nella pagina successiva, chiediamo ai bambini di  copiare  dalla lavagna la frase

ANCHE IO VADO A SCUOLA













Il treno (o l’albero) dei compleanni

Il libro inizia con queste parole:

Questo è Anselmo.

Ha cinque anni e nove mesi, come me.

Siamo nati lo stesso giorno.”

Chiediamo ai bambini se riescano a immaginare chi sia quel me che racconta: è un bambino, l’amico di Anselmo.

Entrambi hanno 5 anni e nove mesi: ciò vuol dire che non hanno ancora compiuto sei anni.

Chiediamo ai bambini chi di loro li abbia già compiuti, chi no e in quale mese siano nati.

Realizziamo poi il treno dei compleanni; a partire dal mese in corso, settembre, realizziamo un vagone per ogni mese e ai finestrini incolliamo le fotografie dei volti o gli autoritratti dei bambini che festeggiano il compleanno, con accanto il giorno di nascita.

Riflettiamo quindi con i bambini: chi compie gli anni nel mese di settembre ha sei anni esatti, chi li ha compiuti nei mesi precedenti ha più di sei anni, chi li compirà nei mesi successivi ha ancora cinque anni e …quanti mesi? Cerchiamo insieme un modo per rispondere a questa domanda…


La narrazione prosegue:

Ad Anselmo piacciono le carote, ma soprattutto, quando andiamo in automobile, gli piace viaggiare sul ripiano di dietro, perché si vede meglio che dal finestrino e si possono salutare i cani e i gatti nelle altre macchine.”

Se lo desideriamo, scriviamo alla lavagna le frasi

AD ANSELMO PIACCIONO LE CAROTE

AD ANSELMO PIACE VIAGGIARE IN AUTO

e chiediamo ai bambini di ricopiarle sul quaderno, illustrandole.

Ora sappiamo cosa piace ad Anselmo: ma cosa piace ai nostri alunni?
Chiediamo ai bambini di rispondere a questa domanda per alzata di mano, o facciamo un giro ordinato.
Dopo aver ascoltato tutti, suggeriamo di ricopiare la frase

A ME PIACE

completandola secondo i propri gusti.

Scriviamo poi su un cartellone tante volte quanti sono gli alunni

A ………………….PIACE……………………

inserendo negli spazi vuoti il nome di ogni bambino e l’oggetto (o gli oggetti) del piacere.
 




Amici a scuola

Seguendo la storia, scriviamo la frase

ANSELMO A SCUOLA TROVA TANTI AMICI

Proponiamo poi, a pagina nuova, un’ulteriore frase, scritta in alto:


IL MIO AMICO E’…

LA MIA AMICA E’…


oppure…

I MIEI AMICI SONO…

e chiediamo ai bambini di completarla con il nome dell’amico/a o degli amici e di disegnarlo/i nello spazio sottostante.
Proponiamo nuove letture che parlino di amicizia, e che abbiano per protagonisti bambini o animali (vedi bibliografia al termine del capitolo)

Le parole dell’amicizia

Guidiamo i bambini in una conversazione da cui emerga l’importanza di utilizzare, nella vita di relazione, parole gentili, affettuose, garbate. Chiediamo loro quali parole vorrebbero scrivere in un grande cartellone dal titolo LE PAROLE DELL’AMICIZIA.

Paroliamo


Proponiamo ai bambini di trovare oggetti, animali, persone il cui nome incominci con la vocale A.

Poi disegniamoli, e incolliamoli sulla prima pagina dell’ALFABETIERE della classe: un libro di grande formato di almeno 26 pagine, o multipli, in cui incollare fotografie, disegni e parole per ogni lettera dell’alfabeto.

Tale produzione, oltre ad essere patrimonio collettivo, potrà essere utilizzata come primo vocabolario per gli alunni stranieri che in qualsiasi momento dell’anno scolastico comincino la frequenza alla scuola primaria.