sabato 26 ottobre 2013

O come Odio




ODIO

Odio le felpe senza cappuccio.

Odio chi mi scarabocchia l’astuccio.

Odio i bottoni nelle magliette.

Odio le maniche troppo strette.

Odio le scarpe con i lacci uguali.

Odio che devo portare gli occhiali.

Odio gli zaini senza le scritte.

Odio i disegni con le righe dritte.

Odio il pesce senza patate

…e le zanzare in estate.

 

Janna Carioli, L’alfabeto dei sentimenti, Fatatrac

venerdì 25 ottobre 2013

O come Orco (che mangiava i bambini)





Come tutti gli orchi, anche l’Orco adora i bambini, soprattutto quelli golosi di dolciumi. Se invece preferiscono mangiare cereali, yogurt, zucchine o melanzane, gli causano dei terribili disturbi, tanto da farlo addirittura finire d’urgenza in ospedale o vomitare tutta la notte. E allora, bambini, attenti a quello che mangiate, perché l’Orco è vivo, vegeto e…affamato!


Come incomincia:

“C’era una volta un Orco brutto e cattivo. Non si lavava mai e quindi era sporco e puzzolente. Aveva molti difetti e nessun pregio.

Come tutti gli orchi famosi mangiava i bambini.

L’Orco aveva delle preferenze: gli piacevano solo i bambini golosi, golosi di zucchero, caramelle, patatine, bibite gassate, eccetera eccetera.”

GILBERTI F., L’Orco che mangiava i bambini, Corraini Edizioni 2012
















L’Orco goloso di O



Ho chiesto ai bambini di dire, e in seguito disegnare, dentro una grande O contornata sul quaderno, cose, persone o animali che iniziassero con la vocale O.





 
E' anche possibile operare già una prima divisione in sottoinsiemi: in questo modo si cominciano a porre le prime basi per la classificazione dei nomi comuni. Possiamo disegnare tre sagome identiche di Orco e inserire nella pancia del primo le cose, in quella del secondo gli animali, nell’ultima le persone.



Altre possibili attività

Una particolarità del libro proposto è l’illustrazione in bianco e nero, che ben si presta ad essere riprodotta dai bambini per mezzo di un pennarello a punta sottile.

Chiediamo quindi agli alunni di disegnare l’Orco il più possibile simile al protagonista della storia. Poniamo particolare attenzione agli occhi, enormi e accostati: due O con una piccolissima pupilla al centro.

Scriviamo in seguito alla lavagna la frase


L’ORCO E’ UN ORRIBILE MOSTRO


e chiediamo ai bambini di evidenziare, ripassandole con un colore diverso, le O.

Riflettiamo su una particolarità della parola ORCO: la vocale O è sia iniziale che finale. Chissà se qualche bambino saprà trovare altre parole simili: ORSO, ORTO, ORRENDO, ORNITORINCO, ORITTEROTOPO…



Il menu dell’Orco


La storia termina con due pagine da completare, dal titolo

IL MENU DELL’ORCO INVENTALO TU…

IL TUO MENU INVENTALO TU…

Proponiamo ai bambini di realizzare insieme un cartellone, su cui avremo disegnato un enorme Orco: all’interno della pancia, incolliamo tante tessere bianche su cui scriveremo, in stampato maiuscolo e con un pennarello nero, tutto ciò di cui può essere goloso il nostro Orco. Accettiamo ogni proposta dei bambini, aiutandoli però a riflettere sul fatto che all’Orco piacciono solo i bimbi golosi.

Chiediamo in seguito ai bambini di disegnare (o di provare a scrivere) sul proprio quaderno, sotto la scritta


IL MIO MENU


i cibi preferiti.



I contrari


È possibile un’ulteriore riflessione grammaticale, a partire dai contenuti del testo.

La storia inizia così:


“C’era una volta un Orco brutto e cattivo. Non si lavava mai e quindi era sporco e puzzolente. Aveva molti difetti e nessun pregio.”


Dopo aver riflettuto con i bambini su cosa siano pregi e difetti (qualità positive e negative), scriviamo alla lavagna i difetti dell’Orco, che è


BRUTTO

CATTIVO

SPORCO

PUZZOLENTE


Chiediamo in seguito ai bambini di trovare invece i CONTRARI di questi difetti, i pregi, e scriviamoli accanto ai precedenti.

Abituiamo i bambini, fin d’ora, al pensiero critico: è vero che abbiamo definito l’essere BELLO un pregio, ma osserviamo che anche chi è BRUTTO può possedere grandi qualità. A questo proposito, suggeriamo la lettura del sempreverde Sembra questo, sembra quello
di E. Agostinelli, Salani, che si conclude così:

Sembra questo, sembra quello, sembra brutto, invece è bello,
sembra un cesto, ma è un cappello,
sembra un monte, ma è un cammello
L'importante è di capire
che si può sempre sbagliare
e che spesso non vuol dire
quel che sembra e come appare.


giovedì 24 ottobre 2013

Da IO a NOI

Mesi fa, in un post pubblicato sul blog dei Topipittori (http://topipittori.blogspot.it/2013/05/detesto-le-fotocopie.html) , affermavo categoricamente: “Detesto le fotocopie”. Avevo però fatto, come oggi, un’eccezione.

Premessa:
adoro il tratto nitido e pulito del pennarello a punta finissima nero. Lo utilizzo fin da quando lavoravo nella scuola dell’infanzia, perché concentra l’attenzione, di chi disegna e di chi osserva la produzione, sul tratto grafico. Da qualche mese ho scoperto gli scarabocchi zen, che permettono anche ai bambini di lavorare in un clima disteso, con tempi lunghi, curando il tratto e realizzando delle piccole “opere d’arte”.


Ieri mattina ho chiesto ai bambini di disegnare su un foglio di piccole dimensioni ( 1/8 di A4) il proprio autoritratto a corpo intero e di ritagliarlo con cura. Poi abbiamo incollato ogni figura su un foglio, che ho fotocopiato e distribuito ai bambini perché lo incollassero sul cartoncino e lo colorassero.


Da IO a NOI: questa è la nostra classe

 
 
 
 

mercoledì 23 ottobre 2013

Da IO a MIO

 
Ponendo l’attenzione sulle diverse individualità e su ciò che ci rende unici e speciali, certo corriamo il rischio di accentuare l’egocentrismo innato del bambino, che a questa età e in quest’epoca non è facile superare, e che rende la propria individualità semplicemente ed egoisticamente esprimibile con un piccolo aggettivo possessivo. Se IO sono al centro del mondo, sia del mio piccolo casalingo che di quello esterno, tutto sarà MIO, sottoposto alle mie necessità e ai miei desideri. La relazione equilibrata con l’altro si costruisce invece proprio a partire dal riconoscimento anche delle necessità e dei desideri altrui.

Da IO a MIO il passo è molto breve: questa mattina ho proposto in classe la lettura di due albi molto simili nel titolo


 


Gli animali della foresta cercano d’impossessarsi di un uovo. Ma avranno tutti una bella sorpresa…

Come incomincia:
 
“Nella giungla, nella terribile giungla…
 
un ranocchio trova un uovo! –Ah! Ah! Mio! Mio! Questo è mio!
 
Sss…Sss…Sss…-Mio! Mio! Questo è mio!- dice il serpente.
 
Flap! Flap! Flap! –Mio! Mio! Questo è mio!- dice l’aquila.
 
Hem! Hem!–Mio! Mio! Questo è mio!- dice il varano
 
VAN ZEVEREN M., Mio! Mio! Mio!, Babalibri

 

 


 


 

Tre rane non sanno far altro che litigare e pensare per sé, fino a quando non corrono un serio pericolo, e il saggio rospo riesce a far comprendere loro che “insieme è meglio”.


Come incomincia:



 
“In mezzo al Laghetto dell’Arcobaleno, c’era un isolotto. Le sue spiagge erano piene di sassi lisci come uova, e fiori e felci coprivano le alture.

Sull’isolotto vivevano tre rane, Gianni, Piero e Lidia. Benché fossero fratelli, litigavano dall’alba al tramonto.

-Levati dall’acqua!- gridò Gianni, -L’acqua è mia!

-Via dall’isola!- urlò Piero, -La terra è mia!

-L’aria è mia! Strillò Lidia, mentre saltava in giro a caccia di farfalle.”

 

LIONNI L., È mio!, Fatatrac
 

 



Questa mattina, messa in scena di  “è mio” con quattro straordinari attori, per nulla intimoriti dal pubblico; poi una riflessione verbale, scritta e disegnata,
 
su ciò che è MIO
 
 
e ciò che è di tutti

 

 

martedì 22 ottobre 2013

A che pensi?

Un’altra ispirazione per un lavoro relativo ad arte e immagine, sempre nell’ambito della conoscenza di sé e della propria identità, mi è venuta dal bellissimo libro

 
 
di Laurent Moreau, Orecchio Acerbo editore.
 

In ogni pagina è raffigurato il viso di un personaggio; alzando l’aletta, è possibile leggere i suoi pensieri.



Abbiamo provato a fare la stessa cosa; questi sono alcuni risultati
 


 


 





 
 

 
 
 

 

 
 
 

 

 
 
 

 

 
 

lunedì 21 ottobre 2013

Io (ancora) non so...


Mentre preparavo l’attività per oggi (da IO SONO a IO SO), mi sono ricordata di un libro letto qualche mese fa, e che mi aveva molto colpita, perché parla ai bambini che sembrano nascondersi dietro i “Non sono capace”. Tutti noi abbiamo in mente almeno uno di questi bambini; forse qualcuno di noi lo è stato da piccolo, e sa quanto possa far male sentirsi inadeguati, in parte o totalmente.
Parlare di quel che ancora non si sa fare pone le basi per la consapevolezza dei propri limiti, finalizzata però al raggiungimento di obiettivi più alti.


Leo è un cucciolo di tigre che sembra non saper fare proprio nulla: non sa leggere, non sa scrivere, non sa disegnare né parlare; non sa neppure mangiare correttamente! Papà Tigre è molto preoccupato, ma per fortuna la mamma è più ragionevole: Leo ha solo bisogno, come un fiore tardivo, di tempi più lunghi. E finalmente, un mattino di primavera…

Come incomincia:

“Leo non sapeva fare proprio niente.

Non sapeva leggere.

Non sapeva scrivere.

Non sapeva disegnare.

Mangiava come un bambino piccolo.

Non sapeva dire una parola.

-Che cosa avrà Leo?- domandava suo padre.

-Non ha niente-, rispondeva sua madre. –Leo è lento a sbocciare. È un fiore tardivo.

-Meglio tardi che mai-, pensava il padre.”


KRAUS R., Leo, Babalibri


Ecco le frasi più significative del lavoro di questa mattina:

IO SO GIOCARE

IO SO NUOTARE

IO SO ARRAMPICARMI

IO SO SOLLEVARE COSE PESANTI

IO SO LAVORARE

IO SO FARE GINNASTICA

IO SO BALLARE

IO SO IMPARARE

IO SO ANDARE IN BICI

IO SO STUDIARE


IO ANCORA NON SO…

SCRIVERE IN CORSIVO

GUIDARE

GONFIARE IL PALLONCINO

LEGGERE

PARLARE ALTRE LINGUE


Un acceso dibattito è scaturito alla frase IO NON SO GUIDARE. Alcuni bambini hanno affermato con sicurezza di aver già guidato, e non solo con mamma e papà: uno di loro è sicuro di aver guidato da solo l’auto del nonno e di avergliela ammaccata!

sabato 19 ottobre 2013

I come identità




IDENTITA’

Se sei un corvo con il becco tutto giallo

rimani nero e non fare il pappagallo.

Se sei giraffa mostra fiera quel tuo collo

se sei tacchino non ti trasformare in pollo.

Se sei lombrico e non vuoi aver rivali

non ti spacciare per un cobra con gli occhiali.

E l’ippopotamo che sta leggero a galla

non può volare come fosse una farfalla.

Ognuno è bello quando ciò che vedi fuori

ti rappresenta veramente i suoi colori.

Ognuno è bello per com’è, per quel che vale

e non importa se son grilli o son cicale.

 

Janna Carioli – Sonia M.L. Possentini, L’alfabeto dei sentimenti, Fatatrac